
Stephen King.
Che dire?
Non vi nasconderò di certo che si tratta del mio autore più amato.
Non voglio star qui a raccontarvi chissà quale balla per sentirmi più apprezzato da qualcuno.
Non vi vengo a dire che Dostoevski o Manzoni o che so io sono i miei romanzieri preferiti perché semplicemente non è vero. E non mi interessa farvelo credere.
Dunque Stephen King.
Tanto amato dai suoi lettori quanto odiato da una certa critica specializzata (e son sicuro anche da qualcuno di voi!) che lo vede come l’ emblema dello scrittore al chilo.
Quello che mette in commercio un libro all’ anno che deve avere almeno 200 pagine altrimenti è troppo piccolo.
Quello che in una sua biografia ha detto che la mattina quando si alza si impone di scrive tot-mila parole al giorno manco fosse un venditore di pesci.
Quello che scrive solo di horror perché sa scrivere solo di quello e poi almeno vende di più ai ragazzini imbecilli.
Alt!
Fermiamoci un attimo.
Siamo sicuri di volerlo considerare così?
Siamo sicuri di volerlo impiccare per luoghi comuni un po’ come ogni tanto fanno con qualche regista (tanto per dirne uno Verhoeven)?
Andiamo un attimo più a fondo.
Voi tutti, compreso io quando mi devo spiegare con qualcun’ altro, quando pensate a Stephen King avete “It” davanti ai vostri occhi.
Sono sicuro che chi, come me, ha visto la faccia di “It” sullo schermo da piccolo ne sarà rimasto traumatizzato almeno per una notte intera (io dormii l’ intera notte con la luce accesa!)
Ma Stephen King non è solo “It”.
Un divertente aneddoto che lo scrittore racconta spesso nelle prefazioni dei suoi libri lo vede conversare con il suo editore a proposito del secondo romanzo da pubblicare dopo il clamoroso (quanto inaspettato) successo dell’ horror Carrie (trasposto poi molto bene da De Palma su pellicola).
Stephen ha scritto un libro sui vampiri (diventerà poi "I vampiri di Salem Lot") e uno su argomenti più realisici ed è indeciso sul da farsi al che l’ editore gli suggerisce che con un'altra pubblicazione horror avrebbe senza dubbio raccolto molti consensi ma sarebbe stato inevitabilmente bollato come scrittore di genere.
Ovviamente King pubblica lo scritto sui vampiri e diviene LO scrittore horror per eccellenza.
Questo per dire cosa?
Semplicemente per farvi capire la mentalità di King: non importa il giudizio altrui quanto le idee che si hanno in testa in quel momento.
Il Re dell' horror avrà occasione più tardi di far vedere la sua maestria in altri generi ma per i primi anni non farà altro che divertirsi con la materia a lui più congeniale senza badare tanto alle critiche che lo volevano come inutile scribacchino popolare.
Questo è quello che si può notare all’ interno della vastissima produzione Kinghiana senza soffermarsi ad uno sguardo superficiale: non c’ è solo horror e ogni amante del buon cinema dovrebbe (o potrebbe) saperlo senza tante difficoltà.
Vi ricordate il bellissimo dramma carcerario “Le ali della libertà” con protagonisti Tim Robbins e Morgan Freeman? Bene, è suo il romanzo da cui è stato splendidamente tratto.
E “Il miglio verde”? è suo.
E lo splendido ed emozionante “Stand by me” con un River Phoenix ancora molto giovane ma già grande?
E “L’ allievo”, storia di un ragazzo di provincia a dir poco folle trasposto da Bryan Singer?
Ma poi ditemi sinceramente.
Che accusa è: “Sei uno scrittore horror!” ?
È come se dicessero a me: “Tu guardi solo film di fantascienza!”
È vero? Ni.
Nel senso che si, amo la fantascienza e magari tra “Orgoglio e pregiudizio” e “Il pianeta delle scimmie” prima mi guardo il secondo, ma senza dubbio più tardi vedrò anche la prima pellicola.
Allora ditemi il senso di un accusa quale quella fatta a King.
Un accusa che riceve da quasi trent’ anni ormai e a cui non ha dato mai nessun peso.
Anzi.
Se ci fate caso più le critiche si fanno forti più King tende ad avvicinarsi al suo pubblico, a parlargli dalla pagina scritta quasi come se i suoi lettori fossero li davanti a lui e i critici…e i critici non esistessero.
Il linguaggio che King utilizza nelle sue prefazioni (e postfazioni) è quanto di più colloquiale io abbia mai letto: sembra di trovarsi la, davanti al suo camino, a sentirlo raccontare un'altra delle sue spaventose storie.
Storie che hanno terrorizzato e incantato tutto il mondo e che affascinano proprio per il modo in cui sono raccontate.
Niente fronzoli, arcaismi, snobismo letterario, King punta all’ effetto e molto spesso ci riesce.
A volte scade in prodotti insignificanti (se vi capita NON leggete mai “La bambina che amava Tom Gordon”) ma chi non sbaglia in una così lunga e prolifica carriera?
Tutta questa lunga lamentela per dirvi che cosa poi?
Che ho letto 1408, il racconto da cui è stato tratto il film che sta per uscire nelle sale italiane con Samuel L. Jackson e John Cusack protagonisti.
Si tratta della storia di uno scrittore (King ha scritto almeno 6-7 storie con uno scrittore che non crede nel suo lavoro protagonista compreso il tanto acclamato Shining che ogni tanto viene il dubbio si tratti proprio di lui) che racconta le sue avventure nei luoghi cosiddette infestati e un giorno decide di recarsi in questo Dolphin Hotel dove si narra esista una stanza maledetta, la numero 1408 cioè la 1+4+0+8= 13 casualmente sita al piano tredicesimo (mascherato da quattordicesimo).
King io me lo immagino come una macchinetta sforna storie a questo punto.
Nella prefazione ci racconta di come un vero scrittore horror (ormai ci ha preso gusto anche a lui a definirsi così anche se c’ è sempre una sottile vena d’ ironia e di sfottò per i critici nelle sue parole) debba necessariamente scrivere nella sua carriera un racconto sulla tumulazione prematura e uno su una stanza d’ albergo infestata dai fantasmi e come questo racconto sia nato in realtà per caso, come esempio sullo scrivere nella sua autobiografia (molto carina se mai vi capitasse) “On Writing”.
Ma poi la storia è venuta a galla perché come ama spesso dire il buon Stephen: “è la storia non colui che la racconta" e si è deciso quindi ad includerla nella raccolta di racconti “Tutto è fatidico- 14 storie nere”.
1408, come mi piace dire, è il classico racconto breve a la King.
A differenza dei suoi romanzi dove King ha tempo e spazio di presentare i protagonisti con tutti i loro difetti e pregi e segreti e chi più ne ha più ne metta, il racconto breve per King è una sorta di storiella da raccontare intorno al fuoco ai ragazzi per spaventarli un po’.
Niente sottigliezze quindi, nessun messaggio implicito o che altro: solo una bella storia da dare in pasto al lettore frettoloso o che non ha tempo di addentrarsi in una delle sue meravigliose (e lunghissime) avventure.
C’ è da dire che “1408”, a differenza di tanti altri suoi racconti, funziona solo a metà perché se lo conosci sai che con una storia del genere il Re del brivido avrebbe potuto fare quello che voleva e invece si limita a delle buone scene di terrore nella stanza d’ albergo per poi tranciare il tutto proprio sul più bello.
Non vi racconterò certo il finale ma vi basti sapere che si rimane con una sensazione quasi di vuoto, nel senso che si sente la mancanza di qualcosa, il succo si direbbe.
Insomma ora sta per uscire la pellicola che è stata indicata addirittura come la miglior trasposizione di King dai tempi di “Shining” ma sono pronto a scommettere che non sarà così: evidentemente qualche stupido critico (molto probabilmente lo stesso pronto ad accusare King di essere un horrorofilo) si è dimenticato di “Le ali della libertà”, “Il miglio verde”, “Misery”, “Stand by me” e “L’ allievo” mentre qualcun altro sarà già pronto con la lunga serie di motivi per cui “1408” non è “nemmeno lontanamente paragonabile” a “Shining” (qui si cade nella demenza dato che si tratta di due storie completamente diverse per lunghezza, tempo in cui sono state scritte, messaggio e intenzione dello scrittore).
Per quanto mi riguarda io sono pronto, mi son visto il mio bel trailer dove appaiono una moglie e una figlia non presenti nello scritto (certo trarre un film di almeno un’ ora e mezza da un racconto di trenta pagine sarà dura!) e ho sopportato anche la locandina con scritto “tratto da un ROMANZO di Stephen King"
Dopo la delusione de “L’ acchiappasogni” di qualche anno fa (pessimo!) che partiva già da un romanzo (questo si) mediocre mi aspetto qualcosa di più, non un capolavoro ma un buon prodotto si.
Sinceramente spero di tornare a casa e controllare se sotto il letto c' è qualcosa, qualcuno.. come quella volta due anni fa dopo aver letto "It" quando avevo una paura folle di veder sbucare la faccia di Ronald Mc Donald nel cuore della notte.
SCRITTORE: Stephen King
ANNO: 2002
GENERE: Horror
VOTO: 7
QUANTO è BRAVO KING AD INQUIETARE IL LETTORE CON POCHE PAROLE: 10
CONSIGLIATO A CHI: Non ama le stanze d' albergo