sabato 15 maggio 2010

UN LIBRO UN FILM & ORIGINAL AND REMAKE

Questa è la classica recensione- follia mastodontica che nessuno leggerà mai me ne rendo conto e lo capisco, il motivo che mi spinge a scrivere e pubblicare certe cose ancora non mi è chiaro, per un mio ordine mentale forse, o forse no, sono semplicemente matto.

WHO GOES THERE- LA COSA DA UN ALTRO MONDO
THE THING FROM ANOTHER WORLD- LA COSA DA UN ALTRO MONDO
THE THING- LA COSA

Ci sono due leggi che dominano il cinema da sempre:
- La trasposizione su pellicola di un libro letto, al 99% è una delusione;
- Il remake di un film visto, al 99% è una delusione.
Non si scappa.
Non è importante l’anno, il genere, il regista o l’autore del libro, la delusione vi attende, sempre pronta a colpirvi girato l’angolo, appena vi scorderete di una delle due regole.
Io non le dimentico mai, anzi, mi piace prenderle di petto: le mie sole risorse nell’affrontarle sono la pazienza e la voglia di farmi stupire mentre loro continuano a colpire basso, con trucchetti di bassa lega (attori di grande richiamo per il pubblico più giovane) e artiglieria pesante (effetti speciali strabordanti).
Il 99% delle volte vengo sconfitto brutalmente da trasposizioni orride e remake senza motivo di esistere, al punto da chiedermi in ogni occasione perché..ma soprattutto peeerchè?
Effettivamente non ho ancora trovato una risposta, se non quell’1% di probabilità di successo, capace di darmi immense soddisfazioni.
In questi giorni ho riportato due grandi vittorie e una sconfitta cocente.
Non voglio aggiungere nulla riguardo quest’ultima, vi basti quel che ho scritto alcuni post fa riguardo “La notte dei morti viventi” di Tom savini.
Mi soffermo piuttosto sulle due vittorie, ancor più clamorose se penso che vengono entrambe da un'unica pellicola, remake di una vecchia trasposizione.

Ciò da cui tutto ha avuto inizio è il romanzo breve (o racconto lungo, un giorno qualcuno mi spiegherà la differenza) di John W. Campbell Junior, “Who goes there”, trovato (mi riferisco ovviamente alla mia esperienza) in un libro pubblicato nel 1977 dalla Fanucci dal titolo omonimo, che raccoglie alcuni dei suoi racconti migliori (qui sopra la copertina).
Considerato uno dei padri della fantascienza moderna per aver diretto per anni una delle riviste americane di fantascienza più famose e aver scoperto gente del calibro di Asimov o Heinlein, Campbell è oggi poco considerato in Italia per i suoi scritti.
Vi basti una breve ricerca su internet alla ricerca di qualche ristampa recente delle sue opere: vi troverete di fronte al nulla.
Sicuramente scorgerete qualcosa che riguarda la sua “Cosa da un altro mondo”, ma per il resto dovrete rivolgervi ai buoni vecchi Urania usati, abbondanti su bancarelle o Libracci vari.
é un peccato.
Mentre fioriscono ristampe su ristampe di autori come Asimov (nulla da dire sull’opera, ma i libri della Fondazione si trovano in trilogia, quadrilogia o separati in tre edizioni diverse) o Heinlein (l’unico libro letto, Starship Troopers, non è niente di eccezionale), Campbell viene abbandonato alle edizioni degli anni ’60 e ’70, considerato antiquato per il pubblico di oggi.
Ingiustamente.
Sto andando fuori tema, lo so, (il giovane Holden ne sarebbe entusiasta) ora cercherò di rientrare sui binari prestabiliti, ma se vi piace la fantascienza e non avete letto ancora nulla di questo autore procuratevi almeno racconti come “Crepuscolo”, “Notte”, o “Il pianeta del silenzio”, pensate agli anni in cui furono scritti, e domandatevi quanti geniali idee contenevano questi brevi e densi racconti.

Dunque “Who goes There” o, come è meglio conosciuto, “La cosa da un altro mondo”.
Mi sembra onesto mettere subito in chiaro che non si tratta del migliore racconto presente nella raccolta anche se, senza dubbio, è quello con una più forte componente horror, e quindi quello più appetibile per il pubblico adolescenziale dei drive-in degli anni ’50, lo stesso che seguirà, pochi anni più tardi, le storie incredibili raccontate, tra gli altri, da Jack Arnold.
Il cinema sci-fi ha bisogno (un tempo per forza di cose e oggi ormai solo per abitudine) di tensione e di una storia piena di azione. “La cosa” di Campbell si prestava bene al gioco della trasposizione, certamente più di un racconto come “Crepuscolo” che oggi, con i mezzi tecnici a disposizione, potrebbe essere messo su schermo ma che non interesserà mai, probabilmente, a nessuno per la mancanza dell’ormai onnipresente azione (a meno di adottare la soluzione “I robot”, come fatto per Asimov).
Senza stare a perdersi in una trama più che conosciuta, passo al film di Niby, o, più precisamente, di Hawks come risultava già assodato pochi anni dopo la sua uscita: la mano esperta e il fatto che Niby, dopo un film notevole come questo, sia sparito praticamente nel nulla, la dice lunga sull’intervento pesante del regista di “Un dollaro d’onore”, qui ufficialmente solo produttore.
Il film “La cosa da un altro mondo”, uscito nel 1951, è un film importante.
È uno dei primi sci-fi degli anni ‘50, come vengono definiti oggi, e quindi costruisce topoi che verranno riutilizzati in seguito milioni di volte, ma è allo stesso tempo in grado di distruggerli non essendone imprigionato.
Un esempio ne è il confronto uomini di scienza- militari, sempre presente in questo genere di film: lo scienziato (biologo, etologo, geologo e quanti ologhi vi vengono in mente) è sempre chi rimane affascinato dall’evento che accade (alieno invasore, torri che si alzano dal nulla, formiche giganti) e vuole capirlo, mentre il militare è chi, per il bene della popolazione, risolve il problema distruggendo l’ imprevisto.
In “La cosa da un altro mondo” non accade diversamente, se non che lo scienziato (solitamente nel giusto, dato che la minaccia diventa tale solo dopo l’attacco dei soldati) è qui tanto dedito alla scienza da passare noncurante sopra le vite degli uomini, mentre i militari si vedono costretti a ricorrere alle armi per fermare il pericolo imminente.
Il film di Hawks, come molti nel suo genere, viene accusato oggi di essere un’ allegoria del pericolo d’oltrecortina in cui la Cosa rappresenta il nemico Rosso infiltrato ma, a dir la verità, il paragone sembra forzato rispetto a film come “Assalto alla terra”.
Il mostro del film, a differenza di quello del libro di cui parlerò a breve, è, secondo gli stessi protagonisti, un carotone intelligente ad un livello che l’uomo non può comprendere.
La Cosa ha sembianze umane, è vero, ma è tanto disumano quanto quel Michael Myers a cui John Carpenter pensò parecchi anni più tardi nel suo “Halloween” ispirandosi (almeno per quanto riguarda l’immagine esterna) a questo indistruttibile gigante senza volto.

Carpenter con il suo “The thing”, nel 1982, da vita al remake di una vita.
Il regista devoto di Hawks (“Distretto 13: le brigate della morte” si rifa a "Un dollaro d’onore") e del suo “The thing from outer space” (numerose le citazioni in Halloween ma non solo) nel suo periodo di maggior successo commerciale, con un budget di tutto rispetto, ha il via libera per un remake di cui si parlava ormai fin dalla metà degli anni ’60 (già nel ’62 si vociferava di un remake ad opera di George Pal che poi non si fece per mancanza di fondi).
“La cosa” di Carpenter non è la stanca riproposizione del film di Hawks con una spruzzata di effetti speciali e una bella fotografia patinata, perché il regista di “Halloween” e “1997 fuga da New York” decide di usare le nuove tecnologie per ridare finalmente a chi di proprietà quell’opera: John W. Campbell.
Qualche anno più tardi gli U2 in " Rattle and Hum" compiranno un’ operazione simile, riportando, con un interpretazione fantastica di Bono, Helter Skelter nelle mani dei Beatles dopo decenni in cui era divenuta semplicemente LA canzone di Charles Manson e della sua…
Ma sto vagando per campi fin troppo aperti.
Cominciamo a riannodare i fili di tutto il discorso.
“The thing” è infedele al film di Niby e Hawks tanto quanto quest’ultimo lo era nei confronti del racconto da cui tutto è nato.
Quello che Campbell descriveva come un mostro in grado di prendere sembianze umane e canine a suo piacimento, venne trasformato da Hawks nel gigante invincibile di cui si è parlato prima, così come i protagonisti del libro vennero sostituiti da personaggi più consoni al genere di film che si voleva creare: spuntò una fanciulla dal nulla, il bel capitano a proteggerla e uno scienziato talmente folle da voler letteralmente coltivare la creatura scesa dal cielo.
Carpenter, grazie a effetti speciali davvero ben riusciti, ricreò, invece, la creatura multiforme e i protagonisti originali, riportando alla luce le vicende raccontate nel libro.
“The thing” però, nella sua infedeltà al film di Hawks, non vuole essere critico: Carpenter, anzi, omaggia continuamente la pellicola del ’51 e, a ben vedere, sembra quasi crearne un seguito; il cane che raggiunge la base americana è sfuggito ad una base in cui “La cosa” ha già mietuto le sue vittime e quando i protagonisti riguardano i filmati delle telecamere di sorveglianza per farsi un’idea di quel che è accaduto si rivede sullo schermo la famosa scena del ritrovamento del disco volante nel primo film in cui gli scienziati si mettono in cerchio per delimitare il perimetro dell’oggetto caduto dal cielo.
Il cane, a voler guardare bene, potrebbe essere uno di quelli infettati nel primo film di cui nessuno si era più accorto e il blocco ghiacciato, ritrovato nella base attaccata, ha esattamente la forma che aveva quello nel primo film.
Insomma Carpenter riesce a omaggiare Hawks pur essendogli infedele e a rendere moderno un racconto del 1938 pur essendogli fedele.
In tutto questo rimandare e rifarsi ad altri, il regista riesce comunque a fare de “La cosa” un film marchiato a fuoco con il suo nome: Kurt Russel, al massimo della sua forma, è splendente nell’interpretazione dell’eroe solitario carpenteriano e le citazioni che Carpenter sparge per tutto il film (una su tutte quella, ancora dopo Dark Star, da “2001: odissea nello spazio” in cui i due protagonisti si rifugiano sullo spazzaneve come gli astronauti facevano sul modulo di salvataggio) sono, come al solito, Carpenter 100%.
Una regia attenta al minimo dettaglio (da manuale l’incipit con il cane che fugge nella landa desolata ripresa dall’alto) e un finale tanto epocale quanto lo era stato quello del film di Hawks (“Tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenzione al cielo, dovunque, scrutate il cielo!”) rendono “La cosa” il remake-trasposizione perfetto.
Quello che, una volta su cento, mi fa gridare alla vittoria.
L’insuccesso economico a cui andò incontro la pellicola, dovuto forse a una differenza troppo abissale con il film di Hawks, preso come modello a discapito del racconto di Campbell, la dice lunga sull’ incomprensione della grandezza di un regista come Carpenter che, dopo questo film, si vide nuovamente costretto a lavorare con budget ridicoli per creare, comunque, ancora grandi cult.
Verrà il giorno, ne sono cosciente oggi più che mai, in cui qualcuno penserà ad un bel remake del film di Carpenter, un ottimo remake di un remake (“La cosa”), di una trasposizione (il film di Hawks), con qualche bell’attorucolo tirato fuori da qualche serie tv (vedi remake di “The Fog”) e qualche regista incapace accompagnato da uno sceneggiatore della stessa risma (vedi remake di “Distretto 13”).
Sarà il giorno in cui, ancora una volta, perderò la mia battaglia personale.
Non la guerra.
Quella è ancora molto lunga.
“E allora Mac?”
“Allora niente”.

GENERE: Fantascienza
VOTO RACCONTO DI CAMPBELL "WHO GOES THERE"  DEL 1938: 6,5
VOTO FILM "THE THING FROM ANOTHER WORLD" DI NIBY DEL 1951: 7
VOTO FILM "THE THING" DI CARPENTER DEL 1982: 9

5 commenti:

Leo ha detto...

La recensione che attendevo da mesi: grazie Deneil!
Ci vorrebbe ora "Il seme della follia" - ma non ne avevo scritto io da qualche parte?!? Forse sepolto nel mio hard disk... ;-)

Leo

FiliÞþØ ha detto...

Ciao, sei stato nominato ;)

http://cinedelia.blogspot.com/2010/07/premio-dardos-la-redazione-di-cinedelia.html

ilaria ha detto...

questo blog è fantastico! chiunque tu sia, sei veramente geniale.

ila.

Deneil ha detto...

@Leo:il mio pc è morto, la tua recensione devo averla però ancora in qualche mail, appena riuscirò a mettere a posto il pc provo a recuperarla!
@Fil:grazie Fil, stessa risposta di Leo, appena riesco a far qualcosa per il mio pc ritorno!
@Ilaria:grassie, chiunque tu sia!

mauryy1982 ha detto...

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