giovedì 29 novembre 2007

ALEXANDER

PREMESSONA: Siccome non mi piace starmene a far sempr le solite recensioni e questo è un film gigantesco (per mole, regista e tutto quel che volete) vi ho fatto aspettare qualche giorno in più per una recensione ma ora do il via a un megaesperimento che sarà difficile da replicare, si tratta di due recensioni completamente diverse di me e Leo (come modo di scrivere, come idee, come tutto!) più una sua piccola appendice su una serie animata (che si trova tra le due) sempre su Alessandro Magno.
Chiedo perdono a tutti voi se il tutto risulterà troppo pesante ma ho fatto in modo che le recensioni si possano leggere separatamente in modo che possiate scegliere voi la più adatta ai vostri gusti e di conseguenza commentare quella che vorrete alla fine di questo gigantesco post e chiedo perdono anche a Leo che non sapeva niente di questa cosa fino ad ora.
La prima recensione che trovate è la sua, seguita da quella sulla serie animata e infine dopo la terza locandina potrete trovare la mia.
E con questo ho finito.
Buona lettura, spero che apprezzerete lo sforzo e non sentitevi in obbligo di leggere tutto insieme!


BY LEO

168 minuti. Colore. Musica di Vangelis (per lui, solo nomi legati indissolubilmente alla musica: “Blade Runner”, “Chariots Of Fire”, “1492: La Conquista del Paradiso”...). Con Colin Farrell (Alessandro Magno). Anthony Hopkins (Tolomeo). Val Kilmer (Filippo il Macedone, padre di Alessandro). Angelina Jolie (Olimpiade, madre di Alessandro). Rosario Dawson (Moglie persiana di Alessandro). Regia di Oliver Stone.

Ecco il film. Aderenza o meno alla storia non importa. Questo racconto reggerà agli anni, alla consunzione della pellicola, ai tarli. In questo film c’è tutto l’umano. Passione, amore, ambizione, distruzione, psicologia, guerra... Homo sum, humani nihil a me alienum puto.
Questo è un film che amo.
Oliver Stone è riuscito là dove altri hanno sbagliato, fallendo.
Stone ci ha dato il respiro della sabbia, il sommesso pianto delle onde dell’ignoto inconscio che da sempre si agita sotto le coperte sicure della civiltà, ci ha restituito un Bildungsroman degno della più grande tradizione lirica. Ci ha concesso di prendere parte al banchetto degli dèi e ai problemi di rimozione e identificazione dell’uomo col padre e con la madre.
Questo è Alexander.
Due ultimi grandi dizionari del cinema appena usciti nella versione nuova di zecca 2008 – grandi per mole e per importanza – lo hanno o bocciato irreparabilmente (voto pari ad “Alien vs. Predator” , e non è un complimento come potete vedere dalla recensione di deneil!!!!], o giudicato un film in cui Oliver Stone è riuscito ad essere “noioso”.
Lasciate stare i dizionari. Fateveli voi stessi. Guardate e giudicate voi, ma non cedete mai alle lusinghe o alle stroncature dei critici. Consultateli ma non fatevi ingannare.
Questo è grande cinema.

Alessandro Magno è un mito.
E’ l’uomo che ha varcato le soglie del conoscibile per approdare là dove nessuno si avviò mai, vedendo cose mai viste e respirando i venti creatori qui mai aspirati nei polmoni. E’ l’uomo che ha fatto fluire il corso della storia aderendo al suo destino, fino alla morte, fino al sogno e oltre quest’ultimo.
Alessandro è un re.
Ancora oggi ci sono popolazioni afgane che hanno occhi azzurri, che si fanno chiamare discendenti di “Iskandar”, i figli dei macedoni di Alessandro. Alexandreia Eschate, l’ultima delle città da lui fondate, pendeva alle soglie del conosciuto, là dove nessun greco potè mai aspirare di arrivare. Il Cairo, l’Alessandria prima, la città delle meraviglie, del porto sul delta del fiume, faro dell’unione tra il mondo egizio e quello greco, saggezza platonica tra Oriente ed Occidente, che darà nuova linfa al regno eterno/etereo del Nilo.
Alessandro, il dio.
Colui al quale l’oracolo di Ammone decretò nell’oasi africana la futura reggenza dell’Asia, del mondo. E così lo ricordiamo nei Cantari di gesta medievali dell’Europa intera, trasfigurato e sospeso nel simbolo della sua stessa esistenza.
Alessandro, il sapiente.
Il discepolo di Aristotele, a sua volta edotto da Platone. La biblioteca di Alessandria, la più vasta raccolta di manoscritti del mondo antico, labirinto del quale solo Borges saprà ritrovare le chiavi.
Alessandro, il continuatore dell’opera del padre, Filippo, al quale fu legato a vita da un rapporto conflittuale; il ruolo della madre, l’Olimpiade cara al culto del serpe, misteriosofico simbolo lunare e della fecondità, ambigua sintesi di maschile e femminile. Ambigua come la splendida Angelina Jolie, finalmente grande in un ruolo che le si incolla addosso con una malizia da Afrodite classicheggiante.
Alessandro, colui che compie gli oracoli, il prescelto, colui che tagliò il nodo gordiano.
Precursore dei tempi, portatore dell’idea della fusione dei popoli, fece sposare donne persiane ai suoi macedoni, i soldati e i comandanti che lo seguirono fino alla fine, e che gli succedettero spartendosi il regno enorme in porzioni di regalità.
I diàdochi. E tra questi Tolomeo, quell’ Anthony Hopkins che alla fine del film, ci lascia con un explicit da antologia: i sognatori ci dissanguano, ci fanno morire letteralmente dentro. I sognatori sono un ostacolo alla vita normale. Loro, sono pazzi che danzano scalzi sulle note di un mare che soli vedono. Folli, che riescono a precorrere i tempi. Dementi, che soli possono portare fino alla fine i propri ideali.
Per questo i sognatori sono grandi. Per questo vedono al di là. Perché siamo noi i veri ciechi, le “normali persone di tutti i giorni”. E per questo devono spegnersi, per non consumarci la nostra mediocrità.
Per questo devono morire come hanno vissuto. Nel sogno, avvolti dalle nebbie fitte dei misteri della storia che, proprio per la loro natura, sono le verità più banali.
Colin Farrell interpreta Alessandro riuscendo a centrare in pieno la follia pacata, le braci del Sogno che infiammano di colpo la vista offuscata del Macedone, in squarci di lucida follia.
INTERMEZZO
Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa trattando del protagonista Farrell e sia chiaro: le tinture dei capelli esistevano già da tempo immemore, e non è irreale che Alessandro avesse quel colore di capelli con la ricrescita. Le donne egizie conoscevano già la depilazione con la cera e le pinzette di metallo, tanto per fare un esempio stupido. Questo perché – all’uscita del film, anni fa, ormai – mi era capitato di leggere un attacco indebito circa l’acconciatura di Farrell, “così anni 80, ossigenato e metrosexual”!!! Assurdo.
Così anche il tema della bisessualità è stato di gran lunga bistrattato dai media, ma si deve considerare che all’epoca era cosa socialmente normale, nel mondo grecofono, e anche nella Persia asiatica. Tengo a precisare che questo tema ha un ruolo così minimo che la discussione è sterile a priori e nuoce al tema e allo svolgimento del film.
Concludo ricordando che comprendere non significa certo giustificare né fare delle sottili apologie; solo inquadrare il problema per capirlo. E certamente il film di Stone avrebbe meritato dai media un briciolo di attenzione in più.
FINE INTERMEZZO
Val Kilmer è perfetto nel ruolo di un padre autoritario e ambivalente nei confronti del figlio, Filippo, il re di Macedonia che ha già assoggettato la Grecia delle pòleis e che progetta di invadere la Persia, per liberare le città greche della costa anatolica-egea .
Ma, a sorpresa, la palma d’oro va alla perfida Jolie, credo mai brava come in questo film. Affascinante, la cui mente appare maledettamente infestata da culti ofidici e la cui figura ristagna attorniata da serpenti che pungono la mente del giovane Alessandro.
Perfida, nella lotta con il padre per il possesso, spesso al limite della carnalità incestuosa, del giovane Alessandro.
Magnifica, nell’abbandono voluttuoso di una giovane madre che ha definitivamente associato mentalmente al figlio il padre, confusione sessuale di ruoli che imperverserà nella psiche del futuro re di Macedonia.
A metà tra ricerca del confronto con la figura paterna e la sua approvazione, e spinto dalla sete ambiziosa di potere della madre, morbosa nel suo attaccamento disperato al figlio, Alessandro si muove fino ai limiti estremi della lucidità umana, fino ai confini del mondo.
Bisognerebbe dare a questo film la giusta dimensione; se non siete convinti non avvicinatelo; riprendetelo quando avrete tempo e voglia di viverlo. Altrimenti, aspettate. Ogni cosa ha il suo tempo e luogo giusto, come si diceva in quel di “Pic-nic at Hanging Rock” (altra pietra miliare).
E rimettiamo quella scena del confronto titanico di Alessandro a cavallo di Bucefalo, lanciato furioso e obnubilato dalle sue visioni di morte, contro un elefante indiano e le schiere di soldati nemici. Rallentatore sapiente. Filtro fotografico virato rosso. Suoni in sordina. Tutto è immerso in un’atmosfera incantata e terribile. Tutto appare come visto nel sangue della fine dell’apogeo, della discesa a terra dell’aquila conquistatrice macedone, uccello che tornerà in seguito a portare con sé Alessandro nell’oltretomba degli eroi, in un clima degno della regalità sciamanica d’altri tempi. Non per altro siamo nella Persia asiatica.
E riguardiamo ancora l’immagine trasognata di Alessandro avvolto dalla pesante porpora regale sui monti della catena himalayana: mai sullo schermo, almeno dalla seconda metà dei novanta, abbiamo assistito ad uno sguardo tanto romantico, tanto da riuscire a ricreare quell’ atmosfera del quadro di Friedrich, il Monaco sulla spiaggia del 1808 - 1810, esposto a Berlino. Sembra quasi che di fronte alle montagne che lo bloccano, tutta l’opposizione della Sensucht, del senso di limite e del suo attraversamento non possano nulla contro una natura che a guardarla per intera pare ti si strappino le palpebre tanto c’è da vedere, oltre le montagne e tutta quella eterna, dannata distesa di bianco neve che brucia gli occhi.
Ma andrà avanti.
E vincerà tutte le battaglie, arrivando ad oggi, nell’aura delle più grandi leggende dell’umanità. Alessandro il Grande.
Colui che porta in sé il germe della disperazione, dell’inutilità e della vacuità di tutte le cose, vanitas vanitatum.
Colui che solleverà il nome dell’Uomo accanto a quello degli dèi, novello Prometeo che concesse agli uomini il dono del fuoco.
Colui che possiede un occhio scuro come la morte, e un occhio azzurro come il cielo.
Colui che arrivando al Fine, all’Oceano, al Niente, ci lasciò il ricordo dell’impresa più grande.


“Fiumane che passai! Voi la foresta
immota nella chiara acqua portate,
portate il cupo mormorìo, che resta.

Montagne che varcai! dopo varcate,
sì grande spazio di su voi non pare,
che maggior prima non lo invidiate.

Azzurri, come il cielo, come il mare,
o monti! o fiumi! era il miglior pensiero
ristare, non guardare oltre, sognare:

il Sogno è l’infinita ombra del Vero.”

Giovanni Pascoli, “Alexandros”, 1895 (pubblicato nel 1904 in “Poemi Conviviali”)


[Oliver Stone s’avvalse della consulenza del maggior biografo vivente di Alessandro Magno, Robin Lane Fox, che ha assicurato al film una veridicità assoluta. Purtroppo il film è andato male ai botteghini, schiacciato dalle inutili e futili polemiche sul colore dei capelli di Alessandro e sulla sua bisessualità, in ogni caso componenti assolutamente minoritarie dell’impianto del film. Peccato.]

REGIA: Oliver Stone
ANNO: 2004
GENERE: Azione, Storia, Dramma
VOTO: 10+
CONSIGLIATO A CHI: sono piaciuti i film storici, ma anche a chi pensa che Colin Farrell non sia bravo a recitare [sì, lo so, era Bullseye nell’indecoroso “Daredevil”, ma a tutti capita di sbagliare le prime volte, no?!?]
QUANTO VORREMMO AVERE AVUTO LE TURBE ADOLESCENZIALI DI ALESSANDRO NEI CONFRONTI DI UNA MADRE COME ANGELINA JOLIE: 9 [!]


BY LEO

APPENDICE – “ALEXANDER: CRONACHE DI GUERRA”
Volevo dedicare una scheda anche all’ ”Alexander: Cornache di Guerra” prodotto dalla Madhouse, di Peter Chung e Rintaro, serie anime TV di 13 episodi, ma mi sono accorto che questa non toglie nulla né potrebbe essere introduzione più precisa, trattandosi della medesima storia e del medesimo impianto narrativo, tenendo conto – peraltro e giustamente – della dilatazione temporale della narrazione (ciascun episodio copre una ventina di minuti circa). Trasmessa in illo tempore da MTV in Italia.
Nonostante alcune scelte grafiche (si insiste troppo su atteggiamenti ambigui da parte dei protagonisti maschili, tutti efebici e oltremodo effeminati, fino alla noia per alcuni poco riusciti), il lotto risulta essere una serie splendida, il cui tasto dolente forse è il commento musicale, azzeccato ma poco sfruttato e spesso sottotono e pasticciato (sarà problema della sola versione italiana?).
Da citare le discussioni filosofiche-cybe- uturistiche stupende, l’ambientazione e la cura dei personaggi (Aristotele e i Pitagorici sono pazzeschi! Vedere per credere!).
La resa grafica dei culti misterici dei Cabiri di Samotracia mi ha fatto pensare che gli animatori abbiano perlomeno letto qualcosa di Jung (cfr. “La Libido”...possibile?!?).
Una chicca: il tema “persiano” ricorda da vicino le armonie di “Gates Of Babylon” dei Rainbow di Ritchie Blackmore, e i giardini pensili di Babilonia mi hanno fatto pensare alle copertine progressive degli Yes, con quelle atipiche architetture biologiche di Roger Dean. Se volete vedere qualcosa di insolito e sorprendente, non perdete altro tempo e guardatelo!
L’ultima puntata è da antologia, tra deus ex-machina universali, rivelazioni psicologiche e destini incrociati di universi, uomini e dèi. Una gioia pura per gli occhi, e un ottimo risultato per quest’adattamento nipponico.
Mi aspettavo molto di meno, ma la pazienza è stata premiata con un buon risultato.

VOTO: 7,5 (ma attenzione!!! Il cartone animato può non piacere!!! Discussioni filosofiche come se piovesse e un’atmosfera da Blade Runner!!! Comunque è un’esperienza folle. Dagli stessi produttori di Aeon Flux, la serie Tv, non il film con Charlize Theron).


BY DEN

Premessa: questa recensione è stata scritta dopo aver letto la recensione di Leo di cui sopra quindi è possibile che vi siano riferimenti ad essa. Detto questo mi riprometto di scrivere in modo che voi tutti possiate leggere questo scritto indipendentemente. Lasciatemi solo evitare lo strazio di trascrivere cast e dettagli tecnici presenti nell’ incipit della recensione di Leo e una trama che ripercorre essenzialmente in lungo e in largo la vita di Alessandro Magno (e poi c’ è sempre Wikipedia!)

Su Alexander di Oliver Stone ne ho sentite e lette davvero di tutti i colori.
Dalle accuse sui capelli biondi di Colin Farrell a quelle sulla presunta omosessualità di Alessandro Magno tanto blaterata dalla stampa, dalla noia che ha provocato in molti critici “esperti” (fino ad arrivare ad un tipo di cui non cito il nome che sostenne il suo parteggiare per gli elefanti nella battaglia finale perché non ne poteva più!) all’ accusa di essere un film troppo epico, troppo falso, troppo bello, troppo sopra gli altri, troppo avanti, troppo tutto.
Appunto, troppo tutto.
Il difetto o pregio o quel che volete dei film di Oliver Stone è sempre quello alla fine: il troppo.
Può piacere, non piacere, nauseare e stancare ma sembra che Stone non sia davvero in grado di dominare il suo volere (chiamatelo estro, strafottenza, mania di grandezza, genio o come diavolo vi pare) che straripa da ogni angolo.
E questo Alexander cosa fa infine?
Segue i suoi predecessori.
Il progetto imponente di Oliver Stone di portare sullo schermo la vera vita di Alessandro il grande basandosi sugli studi del suo più grande biografo Robin Lane Fox si concretizza nel 2004 con un grande cast, un grande budget (154 milioni di dollari), grandi ambientazioni (per lo più si gira in Marocco per tagliare i costi) e grandi collaboratori (tra cui la grandiosa colonna sonora di Vangelis, si veda incipit recensione di Leo).
Si concretizza nel 2004 e nello stesso anno crolla brutalmente sotto le pesanti accuse della critica americana (la tinta dei capelli e blablabla) con un misero incasso mondiale di 133 milioni (solo 34 milioni negli Usa).
Ma al di la di questi sterili dati tecnici cosa si può dire di questa pellicola?
Credo che il difetto più grande dei lungometraggi di Stone siano i giudizi che se ne fanno.
Ogni volta è una battaglia, tra chi è pronto a dar la vita per difenderlo definendo ogni sua opera un capolavoro (IL capolavoro!) e chi lo bistratta malamente senza sapere neanche quel che dice (a volte mi sembra che l’ odio nei suoi confronti sia dettato da una grande invidia, ma è un’ impressione!)
Io, stranamente, questa volta mi colloco in mezzo.
Credo di aver visto più o meno tutte le pellicole storiche che sono uscite in questi ultimi anni e sono quasi sicuro che l’ unico metro di giudizio per una pellicola di questo tipo sia di confinarla nel suo genere (ancor più che altri tipi di film, che comunque uso giudicare a seconda della categoria a cui appartengono).
Non parlerei di capolavori assoluti tra “Il gladiatore” (che comunque ho molto apprezzato), “Troy” (per carità…), “Le crociate” (ne carne ne pesce) o “King Arthur” (che rientra in questa categoria solo per la tanto proclamata “reale vita di Re Artù” ma che considero sufficiente solo come film fantasy) ma di più o meno grandi film che non sanno mai distaccarsi troppo da certi clichè straabusati.
Chiedete ai mega ralenty, alle scene di guerra gloriose con il comandante che incita i soldati (che adesso con la computer graphica si fa la gara a chi crea l’esercito più grande!), ai grandi attori nei panni di muscolosi eroi con la voce altisonante, alle regie piene di voli pindarici sugli eserciti e alle colonne sonore magniloquenti.
Chiedete ad Oliver Stone e vedrete che il risultato è sempre quello, più o meno.
Certo Colin Farrell biondo (soprattutto quando è sbarbato) fa un po’ ridere ma vi assicuro che se avete visto Pitt- Achille questo è niente!
Senza dubbio Angelina Jolie che nella realtà ha 1 anno in più di Colin nei panni di sua madre vi farà un po’ sorridere nonostante incarni quello che noi tutti ci aspettiamo da Angelina, la femme fatale con i serpenti e le occhiate maliziose e i baci al figlio come sostituto del padre e via dicendo (ma non mi sbilancerei a definirla migliore interpretazione, che rimane, a mio parere, quella in “Ragazze interrotte” , forse l’ unica sua vera interpretazione).
Sono sicuro che Val Kilmer nei panni di Filippo il macedone farà la vostra gioia perché sembra il più adatto a quel tipo di ruolo così come Anthony Hopkins vi convincerà finalmente che non è un pazzo omicida cannibale.
E che dire di Jared Leto nei panni di Efestione, l’amico caro di Alessandro, che sembra tanto fuori luogo quanto una zucca di Halloween a Natale?
Oliver ce la mette tutta con la sua camera, scenografie meravigliose, immagini che rimarranno negli annali (quella di Colin sulle montagne è davvero uno spettacolo per gli occhi!), voli pindarici sugli eserciti (quelli non ve li toglie nessuno!) e sequenze da “guardate adesso che vi tiro fuori con un cavallo e un elefante” che fanno rabbrividire, peccato che tutto sia sempre troppo.
Stone si diverte (perché si diverte, non c’è altro motivo per cui avrebbe dovuto farlo!) a mettere qua e là un aquila che vola sul campo di battaglia e che ogni tanto ricompare fino alla sua caduta di fronte agli occhi di Olimpiade come sottile e mai utilizzata (????) metafora della morte di Alessandro ed esagera nelle pur bellissime e crudissime battaglie quasi che ti viene da chiederti se stai guardando una battaglia o uno scontro tra insetti (ma forse è proprio questo che il regista ci vuole comunicare).
Insomma la lunga pellicola (2ore e 40 minuti, ma credetemi con tutto questo materiale Stone si è già limitato! ) non delude assolutamente se si sopporta il genere ma eviterei di consigliarlo a chi non apprezza questo storico sontuoso in voga negli ultimi anni perché Alexander è Lo storico Sontuoso in voga negli ultimi anni.
A mio parere si piazza tra il Gladiatore (in testa) e il non troppo acclamato “Le crociate”.
Vorrei chiudere solo citando il fatto che qualcuno è riuscito a dare una stellina e mezza a questo film (su quattro) e tre e mezzo a quello scempio di Troy.
Il mondo è bello perché è vario si dice.
Si ma a un certo punto che tappino la bocca a qualcuno!
REGIA: Oliver Stone
ANNO: 2004
GENERE: Storico
VOTO: 7/8
CONSIGLIATO A CHI: Vuole vedere Colin Farrell biondo, Val Kilmer senza un occhio e Jared Leto che fa lo scemo
QUANTO è SUPERIORE A QUELL’ IGNOBILE PELLICOLA CHE è WORLD TRADE CENTER: 10

52 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

dunque...se n'è andato un pomeriggio a leggere tutta le recensione. ti dirò che l'idea della doppia recensione schizofrenica è geniale.

Non c'è molto da aggiungere a quello che hai detto nel bene e nel male su Alexander di Stone(che a me non è piaciuto per nulla). Solo un rimpianto: quando era in preproduzione contemporaneamente in cantiere c'era un Alexander di buz Luhrmann. I produttori decisero: dei due uno soltanto; la spuntò Stone.
Pensando al film mancato del regista di Mouli Rouge mi chiedo: Cosa e QUANTO abbiamo perso?

Weltall ha detto...

Ragazzi che vi devo dire?
Complimenti per le vostre recensioni!!!
Non avendo ancora visto il film (lo so! Avevo detto che lo recuperavo ma ancora non ce l'ho fatta T__T) non entro nel merito di quanto scrivete ma prendo per buono quanto scrivete.
Ecco giusto un paio di cose che mi sono particolarmente piaciute:

Leonardo:
"Lasciate stare i dizionari. Fateveli voi stessi. Guardate e giudicate voi, ma non cedete mai alle lusinghe o alle stroncature dei critici. Consultateli ma non fatevi ingannare"
Parole sacrosante che sottoscrivo in pieno.
Visto che citi uno dei miei film preferiti "Picnic ad Hanging Rock" mi aspetto una recensione primo o poi ^__*

Deneil:
"Il difetto o pregio o quel che volete dei film di Oliver Stone è sempre quello alla fine: il troppo.
Può piacere, non piacere, nauseare e stancare ma sembra che Stone non sia davvero in grado di dominare il suo volere..."
Perfettamente d'accordo. Inutile puntare i piedi sul suo modo di fare cinema. Stone è un regista così, prendere o lasciare.

Ottimo comunque questa tripla recensione sperimentale ^___*

Mthemanager ha detto...

A me non ha fatto impazzire pur ammettendo la qualità generale del prodotto. Concordo pienamente col fatto del troppo di tutto stoniano

Deneil ha detto...

@mario:si in effetti capisco che anche io abbia esagerato..anch'io sono caduto nel troppo!già mi ricordo anch'io della produione di un altro alessandro..addirittura si vociferò di dicaprio se non sbaglio..purtroppo molte produzioni sono stroncate così e sono davvero poche quelle di cui veniamo a conoscenza!sul film che dire??be niente..assolutamente niente perchè penso che in due abbiam già detto tutto!però capisco benissimo che possa non piacere, davvero è uno dei pochi film che posso capire non piaccia senza cercare di difenderlo ulteriormente!
@weltall:grazie per i complimenti weltall!comunque nel bene o nel male è un film da vedere, almeno per rendersi conto di cosa possa fare un regista come stone (molto legato al reale, all'odierno) in un contesto storico quale quello di Alessandro Magno!e poi son curioso di avere la tua opinione!comunque concordo sulla bellezza della frase di leo!
@M:al cinema di 100 posti dove andavamo deve esser stato tragico stare 2ore emezza stretti come delle sardine..forse anche quello influì sulla tua visione!comunque mi ha stupito abbastanza alexander, soprattutto se ci si basa sulla critica sembra un film disastroso!

Leonardo ha detto...

...confesso anch'io che ho amato questo film per motivi personali legati al momento in cui lo vidi...ma quali film non si amano proprio per questo?!? Alcuni non ti dicono nulla, poi li rivedi dopo anni, e ti spalancano un mondo di interpretazioni, oppure può persino capitare il contrario...li rivedi e buio totale, non ti dicono nulla, come in una canzone di Guccini...

Dan, hai avuto un'idea splendida: la doppia rece (qui addirittura tripla) è un'idea da coltivare! I pro e i contra vengono tutti immediatamente al pettine: quattro occhi sono meglio di due!

Così come te e gli altri, capisco che Stone possa annoiare, ma dargli lo stesso voto che "Alien vs Predator" mi ha inidgnato!!![tutto vero: l'ho letto su un dizionario del cine appena uscito!]Indi, ho buttato giù una rece di "risposta totale", che facesse a pezzi i critici degli stivali. Non capisco proprio come si possano pubblicare importaNTI GUIDE DEL CINEMA con tali giudizi (Qui, almeno per una volta, il Morandini si salva perchè gli ha dato un po' di +, riconoscendo comunque il taglio epico del film, e le riprese magnifiche- cfr. Alessandro sull'Himalaya)

Sia chiaro: senza nulla togliere all'uso e alla consultazione dei dizionari del cinema: senza non saprei dove sbattere la testa per raccapezzarmi un poco nel variopinto mondo del cinema, ma davvero spesso si lasciano andare a giudizi discutibili...e rimando alla mia frase già citata...per cui non mi ripeto!

A prestissimo
Leo
Leo

Mthemanager ha detto...

Beh diciamo che ha aiutato il giudizio il luogo angusto, anche perchè alle scene rosso-viola-fuscia stavo per avere una crisi epilettica (con tutto il rispetto per chi soffre di ciò...dragon cartoni epilettici!!!)

Deneil ha detto...

@leo:praticamente d'accordo su ogni parola!beh io ho trovato quello che gli dava meno che troy quindi direi che se la gioca con quello che l'ha messo sul livello di Alien Vs Predator!
@M:immagino immagino

Luciano ha detto...

@Leo e Deneil. Di Oliver Stone ho visto diversi film (più di tutti mi piace Platoon), ma non ho visto Alexander. Eppure mi ha sempre incuriosito (mi piace la storia antica), ma questo film è uno tra quelli che per un motivo o l'altro non sono ancora riuscito a vedere. C'è sempre qualcosa che me lo impedisce (o forse non lo cerco con volontà). Ma dopo aver letto una recensione a quattro mani (l'ho letta come fosse un unico respiro), tra l'altro ottima, mi piacerebbe pescare il film e finalmetne vederlo. La storia del biondo ossigenato mi è piaciuta. Anche se all'epoca non avessero tinto i capelli, oggi però li tingiamo, e non è pensabile cercare di "ricostruire" un'epoca tanto lontana e sperare che sia fedele all'originale. Capelli tinti o non tinti, nessuno potrà mai sapere e imamginare com'era quell'epoca. I capelli anzi dimostrano l'eccellenza dell'autore. A questo punto voglio proprio vedere i capelli tinti di Alessandro. A presto e grazie.

Deneil ha detto...

@luciano:io ho visto quattro o cinque film di stone (oltre a world trade center che ti sconsiglio vivamente ho visto anni fa JFK, nato il 4 luglio e spezzoni di the doors mentre clamorosamente non ho ancora visto platoon che pare essere all'unanimità il migliore anche e è presente nella mia videoteca..vedrò di recuperare!comunque hai ragione è impossibile ricreare una società così antica..soprattutto ricreare il carattere dei personaggi è a mio parere qualcosa di talmente assurdo che ogni volta è una sfida..il pregio di alexander è quello di avere un personaggio come hopkins che all' inizio avverte subito tutti della leggendarietà di alessandro e quindi si capisce che il racconto, per quanto veritiero (la morte di alessandro ad esempio non avviene in india come si dice), sarà qualcosa che includerà anche i caratteri della leggenda.
insomma se hai un buchetto di 2ore e mezza guardati alexander..senza dubbio sarà un esperienza migliore rispetto a troy!

leorepiccole ha detto...

Oliver Stone non mi piace, Colin Farrel non mi piace, questo film non mi piace. Stone ci ha provato, ma forse ha puntato troppo in alto... che film può rendere degnamente la vita di Alessandro,che attore è degno e in grado di interpretarlo?... belle le parti in cui Hopkins racconta,belle alcune scene e belle le vostre recensioni, anche se questa volta non mi trovano d'accordo... ma meglio prendere un libro di storia e far correre l'immaginazione....p.s. troy?? ahhaaahhh... une delle più grandi schifezze mai girate, povero Omero, povera Iliade....

Deneil ha detto...

"che film può rendere degnamente la vita di Alessandro,che attore è degno e in grado di interpretarlo?"
la risposta è nessuno in entrambi i casi non posso negarlo ma è appunto quel "ci ha provato" che me l'ha fatto apprezzare..ed è anche per quel "ha puntato troppo in alto" che stone molte volte non piace (pure a me non va molto a genio a dir la verità..)..colin farrel ci ha provato pure lui..e qualcosa è riuscito a fare..certo non è un genio come attore (va bene giusto per degli action a mio parere)ma qui almeno ci ha provato!
io ho precisato che il voto si riferisce ad un confronto con le altre pellicole di questo genere..e solo a quelle!o almeno credo di averlo detto ora non ricordo!se confrontato con il solo troy ad esempio questo film merita un 10..io mi sto ancora chiedendo chi abbia permesso quello scempio!e poi sinceramente ho apprezzato di più farrell che quella statua di brad pitt..strano caso di attore che ogni volta mi sorprende..a volte in positivo (fight club, snatch) e molte volte in negativo (troy e mr e mrs smith che recensii tempo fa tanto per dirne due ma c'è n'è una lista infinita!)

alebu1 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
leorepiccole ha detto...

emh... si, sbagliato nick... pardon

Deneil ha detto...

le crociate lascia un po così..nel senso che l'idea era abbastanza buona (un po' trita) ma la realizzazione è come sospesa..senti proprio che manca qualcosa..uno spessore che ad esempio quella sboronata del gladiatore ha (nella sua sboronaggine..mamma mia che italiano..)..non ho visto lawrence d'arabia bello??devo ancora vedere babel con pitt..me ne han parlato molto bene..

filippo ha detto...

Per quanto mi riguarda nessun altro film storico riuscirà a raggiungere i livelli di Troy (dio quanto è brutto quel film).
Questo l'ho visto, ricordo che non mi era dispiaciuto, ma non mi aveva neanche esaltato.
I miei Stone preferiti rimangono Assassini nati, JFK, platoon e wall street.
Quando troverò il coraggio, guarderò anche world trade center...

Deneil ha detto...

ma anche no..non guardarlo che vivi meglio senza world trade center!cage non si può vedere (non è una novità) e stone ci mette tutta la retorica di questo mondo!
dei nominati ho visto solo jfk anni fa ma li ho tutti..peccato che manchi il tempo..credo che il primo che recupererò sarà assassini nati!

leorepiccole ha detto...

ho fatto un casino... è sparito il post... cmq... si, per me è bellissimo... quando hai tre ore libere (non finisce più) guardalo, merita...babel non l'ho visto,non so dirti...

Deneil ha detto...

me lo procuro e ti farò sapere!grazie del consiglio!

Anonimo ha detto...

Di solito amo questo genere di film se vogliamo definirli storici o che in qualche modo descrivono le gesta e la vita di personaggi e spesso nonostante siano una sterile o noiosa biografia comunque li apprezzo.Questo e' stato davvero lungo, non posso dire di essere rimasta poi cosi' delusa dopo essere uscita dalla sala, ma sinceramente nemmeno cosi' entusiasta.A volte si fa fatica arrivare al termine di una cosa, l'esempio piu' classico che mi viene inmente e' la lettura di un libro, mille intoppi, ci si ferma ma alla fine, il risultato e' comunque soddisfacente, o almeno a me spesso capita cosi', con questo film non proprio.
Complimenti a Leo, e' sempre costruttivo leggere le tue critiche e a volte riesci quasi a far apparire un film bello nonostante tu stia dicendo che e' stato una cacca....a den...no poi ai complimenti ti ci abitui ti monti la testa, quindi per te nulla...ma continua a fare recensioni.Ciauz, saretta
P.S: ma Efestione nn sembra il cantante dei 30 seconds to mars?

Deneil ha detto...

efestione è il cantante dei 30 second to mars...teribbile!concordo sul discorso intoppi..per me di solito sono i libri la cosa più problematica..se non mi piacciono fin dalle prime pagine tendo addirittura a smettere di leggere!poi magari riprendo in mano il libro secoli dopo e scopro che era una figata e mi mangio le mani!be leo immagino ringrazi e io pure tanto lo so che in fondo in fondo me li stai facendo i complimenti!:-b

leonardo ha detto...

@ saretta: grazie mille! ;-)

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