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martedì 18 dicembre 2007

LA PLANèTE DES SINGES- IL PIANETA DELLE SCIMMIE_ IL LIBRO

Questa è solo la primissima parte di un' avventura tutta nuova con "Il pianeta delle scimmie", spero che sia gradita.
Il primo film tratto da quest' opera lo trovate poco più in alto o semplicemente cliccando qui.
Il progetto Carpenter e quello sull' altro regista di cui ancora non vi ho detto nulla sta proseguendo.
Proseguirà tutto in parallelo, tempo permettendo.
Staccate il biglietto.
Il giro sulla giostra inizia.
Vi farò delirare.



Folgorato.
Ecco il termine giusto per descrivere le mie sensazioni dopo 10 pagine di lettura.
Voglio essere chiaro fin dall’ inizio: “Il pianeta delle scimmie” è un romanzo incredibile.
E io me ne sono innamorato perdutamente.
Nonostante le mie aspettative altissime, nonostante avessi paura di ritrovarmi impigliato in uno di quei romanzi fantascientifici dell’ editrice Nord (per che ne ha mai letto uno sa cosa intendo, per tutti gli altri bastino le parole a fianco) tutti paroloni e avventure spaziali in puro stile yankee-western, “Il pianeta delle scimmie” ha saputo sorprendermi.
Pierre Boulle ha saputo sorprendermi.
Con una scrittura sobria e priva di complicazioni inutili, Boulle ha messo su carta una storia senza tempo.
Una di quelle storie che meriterebbe di entrare in quella categoria rappresentata da libri come “1984”, “Fahrenheit 451”, “Brave New World” ma con una leggerezza che mi è capitato di trovare solo ne “La fattoria degli animali” di Orwell stesso.
Perché “Il pianeta delle scimmie” è si il racconto di un uomo che si ritrova su un pianeta popolato da scimmie intelligenti (sono sicuro che questo lo sapete tutti) ma è molto di più.
Molto ma molto di più.
Innanzitutto un breve accenno alla storia per i meno preparati: Ulisse Meroù parte con una spedizione spaziale alla volta del sistema di Betelgeuse alla ricerca di nuovi pianeti abitati insieme a due compagni.
Dopo due anni in viaggio (affrontato per brevissimo tempo ad una velocità superiore a quella della luce per cui si hanno squilibri con il passaggio del tempo sulla terra) i nostri individuano un pianeta abitabile e si dirigono sulla sua superficie che trovano incredibilmente simile alla nostra.
Qui decidono di buttarsi in un laghetto per rinfrescarsi e si accorgono di essere spiati da una donna totalmente nuda che ha qualcosa di strano negli occhi e si rifiuta di parlare.
Il giorno seguente i nostri avventurieri vengono raggiunti da quello che sembra essere il gruppo con cui vive Nova (così è stata battezzata la ragazza del giorno precedente da Ulisse) ma qualcosa non va nel loro comportamento: neanche loro parlano e addirittura sono spaventati dagli abiti civili dei nostri astronauti.
Neanche il tempo di comprendere cosa accade davvero su quel pianeta e i protagonisti insieme al gruppo di umani incontrati si ritrovano nel bel mezzo di una battuta di caccia in cui loro stessi sono gli animali braccati.
Ma quella che porta quel fucile sulla spalla non è una scimmia?
Non voglio anticiparvi altro.
Se già sapete cosa accade veramente su questo pianeta riuscirete facilmente a comprendere le mie parole altrimenti correte a procurarvi il libro (o perlomeno date una scorsa al riassunto di esso su wikipedia se volete rovinarvi il gusto di leggerlo) e poi tornate qui.
Dicevo che “Il pianeta delle scimmie” è molto più di un libro di fanta- avventura da editrice Nord.
Già.
Ma per quale motivo?
Innanzitutto Boulle non è uno scrittore di fantascienza.
Prima del “Pianeta delle scimmie”scrisse altri libri, molti incentrati sulle sue vicende durante la seconda guerra mondiale, di cui senza dubbio il più conosciuto rimane “Il ponte sul fiume Kwai” (da cui fu tratto poi un film vincitore del premio oscar).
Non essendo uno scrittore di fantascienza Boulle non scrive come uno di essi e nemmeno come un romanziere d’avventura: non si preoccupa di quale mirabolante segreto si nasconda dietro i razzi iperveloci dell’ astronave di Ulisse e nemmeno della prestanza fisica del suo eroe.
A Boulle importa solo la storia si potrebbe dire.
La storia e le sue interpretazioni.

Perché “Il pianeta delle scimmie” proprio come “La fattoria degli animali” e i migliori scritti di questo genere, è il classico libro multistrato (non è un mobile Ikea questo sia chiaro!)
Ci si può leggere una bella avventura fantascientifica o una delle migliori metafore sul mondo moderno che uno scrittore abbia mai raccontato con così tanta semplicità.
E così eccoci nel pianeta delle scimmie: dove sono gli uomini a essere trattati come animali e le scimmie a dominare il mondo incontrastate, “senza dubbio perché dotate di 4 arti prensili con cui si possono muovere in tutte le direzioni senza difficoltà”.
L’ uomo è inferiore, con quelle due braccia deboli e quelle gambe utili a muoversi su di un solo piano, l’ uomo sul pianeta delle scimmie è semplicemente un animale leggermente più simile alla scimmia rispetto agli altri.
E su cui quindi queste ultime possono effettuare esperimenti a proprio vantaggio.
Gli uomini sono solo cavie da laboratorio.
Nient’ altro.
È così che viene trattato Ulisse per buona parte del racconto senza nemmeno rendersi conto che quella che lui crede crudeltà nelle scimmie altro non è che il comportamento umano sulle cavie da laboratorio sulla terra.
E una volta compreso l’ equivoco il protagonista dovrà subire ancora centinaia di umiliazioni prima di vedere la sua intelligenza riconosciuta da un popolo che lui si ostina a chiamare di scimmioni.
Perché tutta la sua intelligenza, tutta la sua perspicacia, tutta la sua evoluzione non servono a nulla in un pianeta dominato da scimmie intelligenti e cocciute.
Cocciute come l’ uomo sulla Terra.
Incapaci di andare al di la delle loro sterili convinzioni tramandate di libro in libro dagli eminenti della cultura: gli orangutan.
Odiosi esseri capaci solo di riconoscere l’ auctoritas (mi vengono in mente per andare verso il campo cinematografico quei critici cocciuti incapaci di andare al di la di un nome) gli orangutan rappresentano la casta degli intellettuali a cui talvolta si aggiungono alcuni scimpanzè troppo sfacciatamente perspicaci per essere esclusi.
Al di sopra degli orangutan solo i gorilla dediti alla politica, ossia a quell’ attività che permette a tutti di rientrare nella propria casta senza lamentarsi troppo.
Al di sotto degli orangutan, gli scimpanzè, ossia il popolo operaio, ossia i veri protagonisti di questo romanzo.
Boulle finge di raccontare la storia di Ulisse mentre in realtà pone tutta la sua attenzione sugli scimpanzè e anticipa di qualche anno quello che sarà il momento di maggiore riflessione su se stesso che “la massa” ha avuto negli ultimi 100 anni: il periodo intorno al 1968.
Senza risultare terribilmente anacronistico (per noi del 2007) e nemmeno troppo rivoluzionario (per chi leggeva il libro al momento della sua uscita) Boulle racconta di una società scimmiesca che per molti tratti ricorda quella di fine ‘800 terrestre (i modi di governare, gli usi della civiltà) ma che per molti altri aspetti si confronta senza dubbio con quella attuale (di oggi e soprattutto del periodo in cui il libro è stato scritto).
“è ora che l’ importanza degli scimpanzè venga riconosciuta in modo che il mondo riesca finalmente a disincagliarsi da uno scoglio troppo grande che impedisce un sano progresso”
È questo il messaggio finale che Boulle ci trasmette.
Al di la della sorte di Ulisse che si è spinto troppo oltre le colonne di Ercole (mai nome fu più adatto), al di la della tremenda scoperta di uomini in grado di regredire fino ad uno stato selvaggio, al di la di tutto, quello che importa a Boulle è riuscire ad aprire gli occhi ai nostri orangutan cocciuti e ai nostri scaltri gorilla.
Folgorato dopo 10 pagine di lettura.
Sconvolto dopo 173.
AUTORE: Pierre Boulle
ANNO: 1963
GENERE: Fantascienza, fantapolitica
VOTO: 10
QUANTO è STATO GRANDE BOULLE A TRASFORMARE IL SUO MESSAGGIO IN UNA STORIA FANTASCIENTIFICA ADATTA AI TEMPI: 10
CONSIGLIATO A CHI: a tutti i gorilla e gli orangutan.