Vi ricordo, tanto per far un po' di pubblicità che il primo capitolo è quello rappresentato da "Dark Star" e che questo "Distretto 13" segue una scia portata avanti da "Mezzogiorno di fuoco" e "Tre classici due miti: Howard Hawks e John Wayne".
Ma tutto questo intrico di recensioni lo potete trovare comunque su quel link in testa alla pagina intitolato "percorsi".
Buona lettura!
- ASSAULT ON PRECINT 13- DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE (1976)
- ASSAULT ON PRECINT 13 (2005)

Una volta avrei voluto essere l’Howard Hawks degli anni settanta e ottanta
By John Carpenter
Non doveva essere così.
Io avevo scritto una recensione tutta per quel capolavoro che è l’ originale di Carpenter ma il remake non mi ha lasciato scelta.
Lo dico chiaramente: come cazzo faccio a scrivere una recensione di un film così inutile?
Inutile.
È l’ aggettivo giusto per una pellicola del genere.
Ma partiamo da Carpenter.
“Distretto 13: le brigate della morte” fa la sua comparsa nelle sale nel 1976 e si tratta di quello che viene indicato da molti (giustamente o meno tocca a voi giudicarlo) come il primo vero lungometraggio di John Carpenter.
È la prima pellicola in cui il regista lavora con Debra Hill (futura collaboratrice per molti film), la prima in cui ha a disposizione un budget decente (se 300000 dollari possono essere considerati un budget decente…), la prima in cui ci mostra una storia a la Carpenter e la prima in cui i personaggi sono decisamente Carpenteriani.
Distretto 13 è la prima opera che molti vorrebbero poter creare.
È un western.
Ma è un western ambientato in città.
È un horror.
Ma è un horror in cui non accade nulla di veramente orrorifico.
È anche una mezza tamarrata.
Ma è una mezza tamarrata in cui si ride amaramente.
Insomma è Carpenter al 100%.
In sostanza Distretto 13 nasce come remake di “Un dollaro d’ onore” di Howard Hawks e si trasforma in qualcosa di completamente diverso.
Ambientato in una città deserta a cui mancano solo le classiche balle di paglia sospinte dal vento (mai capito cosa sono!) per diventare un villaggio abitato da John Wayne, la pellicola racconta le avventure del tenente Ethan Bishop che, appena nominato tenente, viene mandato a sorvegliare una stazione di polizia in disarmo per l’ ultima notte in funzione.
Il suo dovrebbe essere un lavoro semplice semplice se non fosse per l’ arrivo inaspettato di un camion della polizia con a bordo un condannato a morte e altri due detenuti e quello di un uomo evidentemente sconvolto da qualcosa che nessuno riesce a comprendere.
Quel qualcosa è la follia.
Provocata dall’ uccisione davanti ai suoi occhi della figlioletta innocente da parte di una banda giovanile armata di tutto punto e dal suo conseguente omicidio a sangue freddo ai danni dell’ uccisore, la follia di quest’ uomo non è sola.
È accompagnata dalla rabbia dei compagni del giovane bandito ucciso che decidono di attaccare la stazione di polizia di fatto chiudendo in un assedio estenuante i nostri.
Ethan Bishop, messo alle strette, decide di liberare i due detenuti rimasti vivi (uno nel frattempo è stato ucciso dagli assedianti) ed è convinto a non arrendersi a nessun costo.
Ecco: fermiamoci.
Ora prendete questa trama e adattatela ad un poliziesco dei giorni nostri con le dovute variazioni per richiamare l’ originale ma non troppo.
Innanzitutto il tenente ha una storia tormentata alle spalle: in una missione per un suo errore i suoi due compagni sono stati uccisi dai banditi che stavano per catturare e lui ne è rimasto irrimediabilmente sconvolto tanto che ancora adesso è insicuro e prende delle pastiglie di chissà che cosa per andare avanti.
Per seconda cosa i prigionieri che arrivano alla stazione di polizia nella notte sono dei coglioni che devono far ridere lo spettatore imberbe e devono fargli anche esclamare: “Guarda quello nero è Ja Rule! Yo Yo!” ad eccezione del condannato a morte che ovviamente è serissimo e ha la voce profondissima (vi sconvolgerò più tardi con il nome dell’ attore che lo interpreta!).
Infine, proprio per non farsi mancare nulla, la segretaria della stazione di polizia che nell’ originale era una donna abbastanza normale, è un puttanone con una minigonna lunga tre dita a cui piace stare con i ragazzacci e mentre parla con il condannato a morte accarezza la canna di una pistola in una delle metafore meglio riuscite del cinema del nuovo millennio… per favore!
Ma ritorniamo al maestro.
Carpenter parte da Hawks, passa per Romero e prosegue.
È Romeriano e zombiesco l’ assalto alla stazione di polizia dei banditi, è Romeriana la loro non identità (provate a ricordarvi un viso degli assedianti e vi renderete conto che è quasi impossibile. Per quanto diversi sono tutti uguali!), è Romeriana la loro immortalità (esplicativo in questo senso il primo colpo del padre della bambina al bandito in pieno stomaco che non sembra fargli nessun effetto) ed è fin troppo Romeriana la colonna sonora che Carpenter crea per l’ occasione.
Ma a Carpenter non basta.
Lui prosegue.
Mescola la rivolta sessantottina di Romero ad una violenza tipica da cinema anni ’70, una violenza così esplicita e brutale che difficilmente Hollywood (e non) proverà a riportare sugli schermi finito quel decennio.
Una violenza che disturba.
Persino me.
Cresciuto a pane, Stallone, Schwarzenegger e omicidi consumati nei tg ogni tre per due non credevo che qualcosa al cinema potesse ancora disturbarmi.
E invece Carpenter ci riesce: fa uccidere una bambina con una pistola lunga 30 centimetri a sangue freddo.
Come se nulla fosse.
Stop!
Secondo voi cosa rimane di tutto ciò nel remake del nuovo millennio?
Ma è ovvio!
Nulla.
Il film perde la carica eversiva dell’ originale e si trasforma in un banalissimo poliziesco dove gli assediati devono difendersi dagli assedianti nei modi più disparati senza fermarsi un attimo a pensare.
Ma il peggio deve ancora venire.
“Assault on precint 13” non si limita a distruggere le intenzioni del film originale fracassando personaggi (ad eccezione del condannato a morte sono tutti invariabilmente ridicoli!), dialoghi (per carità! Spero che Carpenter non li abbia mai sentiti perché a differenza dell’ eccessivo realismo della sua pellicola qui sembra di sentir parlare delle marionette) e messaggi socio- politici.
No.
“Assault on precint 13” diventa una specie di thriller fatto male!
Si scopre ad un certo punto (neanche tanto in là nella pellicola) che gli assedianti sono poliziotti corrotti che collaboravano con il condannato a morte (un gangster della città) che ora vogliono la sua morte a tutti i costi perché non parli.
E poi la perla finale: c’ è un traditore all’ interno della staione che verrà svelato solo nell’ insipido finale!
Direi che si può proseguire con Carpenter: certe cose non vanno neppure commentate.
Il carpentiere riprende Hawks e il western e lo mescola a Romero in un mare di citazioni più o meno riconoscibili.
Il montaggio è firmato da John T. Chance, pseudonimo di Carpenter utilizzato perché così si chiamava lo sceriffo interpretato da John Wayne in “Un dollaro d’ onore”.
La scena del fucile lanciato da Ethan a Napoleone è identica a una scena dello stesso film e ancora sul finale i poliziotti all’ esterno della caserma riconoscono l’ assedio grazie a delle gocce di sangue che cadono dall’ alto sulla loro macchina (scena che segnai come memorabile in “Un dollaro d’ onore”).
Ma Carpenter non si ferma mai.
A Romero e Hawks il regista aggiunge se stesso: personaggi come Napoleone Wilson con frasi come “Io sono nato fuori tempo!” e il perfezionismo di alcune riprese (da citare almeno quella sul fanale dell’ automobile in corsa!) diventeranno un marchio di fabbrica per tutta l’ opera di questo fantastico artigiano del cinema.
Insomma Carpenter si diverte e ci fa divertire con un sorriso amaro sulle labbra.
Non mi va neanche di dirvi che ovviamente “Assault on precint 13” non mantiene nessuna di queste citazioni perché credo abbiate capito di fronte a che prodotto vi trovate davanti.
Il remake di “Distretto 13: le brigate della morte” è l’ ennesima pellicola costruita ad uso e consumo di un pubblico giovane in cerca di un filmetto con cui passare due ore tra sparatorie e qualche colpo di scena annunciato ovvero l’ esatto contrario del film di Carpenter che necessita di una vera conoscenza delle basi culturali del regista per essere realmente compreso.
Molto probabilmente se riguarderò Distretto 13 tra qualche tempo, quando la mia cultura cinematografica sarà ancora più vasta, riuscirò a scorgere nuovi significati e nuove citazioni del maestro mentre già penso a cosa succederebbe ad una mia seconda visione del remake.
Già mi vedo bello addormentato sul divano.
Piccola curiosità sul remake: Il film di Carpenter nasce come remake di “Un dollaro d’ onore” il quale a sua volta nasceva come remake di “Mezzogiorno di fuoco” (di cui comunque è già stato fatto un remake per la tv via cavo in America nel 2000). “El Dorado” e “Rio Lobo” dello stesso Hawks altro non erano che remake di “Un dollaro d’ onore”.
Ora, mi chiedo io, c’ era davvero bisogno del remake (il film del 2005) di un remake (“Distretto 13”) di un remake (“Un dollaro d’ onore”) di un capolavoro (“Mezzogiorno di fuoco”).
Rispondetevi da soli.
ASSAULT ON PRECINT 13- DISTRETTO 13: LE BRIGATE DELLA MORTE (1976)
REGIA: John Carpenter
ANNO: 1976
GENERE: Carpenter!
VOTO: 10- (a parte il 10 che ho dato a Dark Star perchè si tratta di qualcosa di completamente differente c'è almeno ancora un Carpenter migliore di questo!)
QUANTO è SIMILE LA SCENA IN CUI I NOSTRI FANNO ESPLODERE LA NITROGLICERINA A QUELLA DI UN DOLLARO D’ ONORE DOVE JOHN WAYNE E SOCI FAN SALTARE LA DINAMITE: 10
CONSIGLIATO A CHI: Ama il Carpenter più polemico con la società ma anche quello fracassone.
ASSAULT ON PRECINT 13
ANNO: 2005
REGIA: Jean Francois Richet
GENERE: Thriller, action
VOTO:4
QUANTO è L’ UNICO CHE SI SALVA MORPHEUS (EHM LAURENCE FISHBURNE) NEI PANNI DEL CONDANNATO A MORTE: 8
CONSIGLIATO A CHI: Vuole vedere come si distrugge pezzo per pezzo un capolavoro.




