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domenica 16 dicembre 2007

ENCHANTED- COME D' INCANTO



Sono le aspettative che contano.
Credo che questo sarà il mio nuovo motto.
Mi aspettavo poco o nulla da questo “Enchanted”, nuovo prodotto della Disney per metà animato e per metà con attori “veri”.
Sono andato a vederlo un po’ obbligato dalle uscite di zona (ancora non mi è andata giù l’ esclusione di “Eastern Promises” da tutte le sale nel giro di 30 chilometri!) e un po’ perché ero davvero curioso di vedere cosa aveva tirato fuori dal cilindro la casa del topolino più famoso del mondo questa volta (non vi nascondo che potevo optare benissimo per “Irina Palm”).
E spero che nessuno strabuzzi gli occhi a mo’ di pesce lesso se vi dico che “Enchanted” è stata davvero una piacevole sorpresa!
Una piacevolissima sorpresa.
Per metà animato e per metà reale ho detto.
Le cose non stanno proprio così!
In realtà su un ora e mezza circa di proiezione solo i primi 20 minuti sono occupati interamente dall’ animazione mentre per il resto si vedono solo attori in carni e ossa (ad eccezione di qualche breve comparsata animata).
20 minuti di animazione.
Ma che animazione!
In quei pochi attimi la Disney concentra tutti i luoghi comuni (che brutta definizione!) delle sue produzioni classiche: dalla bella fanciulla canterina con seguito di animali aiutanti (non possono mancare le classiche caratterizzazioni Disney tra cui il gufo burbero e gli scoiattolini simpatici) al principe vanesio cattura orchi.
Senza contare il migliore di tutti i suoi luoghi comuni: disegni tondeggianti e coloratissimi rigorosamente in 2D, come non se ne vedevano da tempo.
20 minuti per tornare bambini.
Per rivedere la nostra bella fanciulla cantare insieme agli animali e sperare nell’ arrivo del principe nel momento più difficile.
Per spaventarsi di fronte alla strega cattiva che si trasforma in vecchina mentre il suo brutto e gobbo aiutante non riesce a colpire la bella.
20 minuti.
Poi la musica cambia.
Quasi senza preavviso.
E il colpo è forte.
Ci si trova in una classica città americana tutta traffico, urla e gente che si muove in massa.
E mentre ancora ti chiedi che fine ha fatto il gufo con il suo broncio ti vedi la bella fanciulla (Amy Adams) trasportata senza pietà da una massa informe.
Ma alla Disney non interessa colpire lo spettatore duramente e a lungo con forti contrasti.
Alla Disney interessa lo spettacolo.
E spettacolo sia.
Mentre la bella e ingenua fanciulla tenta di entrare in un castello di cartone dopo numerose gaffe viene notata dalla figlia di Robert (Patrick Dempsey, il dottore “Stranamore” di Grey’ s Anatomy nella sua prima incursione post- successo telefilmico al cinema in un ruolo tagliato apposta per i suoi sguardi dolci e sorpresi) che decide a malincuore di portarla a casa sua per aiutarla.
Di qui in poi il classic Disney riprende il sopravvento.
Ci saranno uomini duri che pian piano si scioglieranno, traditori che cercano di impedire il lieto fine, streghe cattivissime (azzeccatissima la scelta di Susan Sarandon) che entreranno in campo per un ultimo spettacolare scontro, lieto fine e morale (anche se quest’ ultima è forse l’ elemento meno marcato rispetto al solito).
E ovviamente non mancherà “il bacio del vero amore”.
Ma.
Ma “Enchanted” non è solo una bellissima favola Disney ambientata nel mondo reale.
“Enchanted” è al tempo stesso un classico e la parodia del Classico.
Una parodia che si muove tra vere e proprie copie (la strega cattiva prova ancora nel finale la carta vecchina con risultati davvero spaventevoli questa volta) e simpatiche prese in giro di tutto quello che un bambino cresciuto a pane e Disney credeva intoccabile.
Ma c’ è già Shrek!
No!
Shrek è tutt’ altra cosa.
Shrek (mi riferisco soprattutto al terzo episodio a cui abbasserò il voto ad un 7) è una presa in giro abbastanza pesante di tutta la classicità Disney tra rutti, scoregge e citazioni.
Enchanted è una leggera parodia della Disney stessa su se stessa.
E la differenza è grande.
Molto grande.
Mentre Shrek sembra muoversi come un tritatutto senza pietà, “Enchanted” sembra quasi sfiorare con un tocco leggero la sua vittima per muoversi subito verso altri lidi.
La differenza tra “Enchanted” e “Shrek” (due prodotti comunque diversi per un pubblico diverso, ci tengo a dirlo perché so che potreste criticare questo mio accostamento) sta nel fatto che la Disney conosce molto meglio della Dreamworks se stessa e i suoi cosiddetti difetti ed è in grado di affrontarli a testa alta, senza vergognarsi di nulla e, anzi, facendo entrare in testa anche all’ adulto più cocciuto, un nuovo motivetto da fischiettare sotto la doccia cantato in coro dai mille personaggi del parco.
E così, mentre io mi aspetto ancora il vero nuovo capolavoro della Dreamworks (l’ ultimo a mio parere è stato Shrek, il primo capitolo) la Disney sforna in un anno “Ratatouille” e questo “Enchanted” confermando ancora una volta (se ancora ce n’ era bisogno) che la casa di Topolino ha ancora idee da vendere.
Sono le aspettative che contano.
E le mie questa volta sono state abbondantemente e felicemente superate.
REGIA: Kevin Lima
ANNO: 2007
GENERE: Animazione, commedia
VOTO: 8
QUANTO è BRUTTO TIMOTHY SPALL NEL RUOLO DEL CLASSICO AIUTANTE DELLA STREGA: 10 (lo rivedremo a breve nell’ attesissimo “Sweeney Todd”)
CONSIGLIATO A CHI: è un po’ nostalgico della vecchia cara Disney 2D e vuole anche divertirsi.

sabato 1 dicembre 2007

RATATOUILLE

E dopo una delle recensioni più lunghe in assoluto (Alexander) ecco la più breve...se volete chiamarla recensione.

Per molti versi la professione del critico e` facile, rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realta` a cui ci dobbiamo rassegnare e` che nel grande disegno delle cose anche l'opera piu` mediocre ha molta piu` anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero: ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo.
[…] Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque.
REGIA: Brad Bird, Jan Pinkava
ANNO: 2007
GENERE: Animazione (e molto di più!)
VOTO: 7,5 (ridimensionato di molto dopo una seconda visione, a differenza dei grandi capolavori Pixar il topino non riesce a tener duro anche alla seconda)
CONSIGLIATO A CHI: Vuole godersi uno dei film d’ animazione in 3d più belli di sempre (competono solo “Monsters & Co.” ,“Alla ricerca di Nemo” e “Toy story” a mio parere)
QUANTO ERO EMOZIONATO SUL FINALE: 10 (e che ci posso fare?)

sabato 17 novembre 2007

MEET THE ROBINSONS_ I ROBINSON- UNA FAMIGLIA SPAZIALE



Eccolo finalmente.
Quando tempo fa mi lamentavo nella recensione di “Basil l’ investigatopo” che di cartoni come quelli non se ne fanno più (come i vecchi lo so!) non avevo ancora visto questa pellicola.
Per cartoni animati come un tempo intendo quei piccoli gioiellini che puntavano semplicemente a far rimanere un bambino a bocca aperta di fronte alle meraviglie di un mondo fantastico o spaventato di fronte all’ ennesimo cattivone oscuro.
Non si interessavano agli adulti, non avevano doppi sensi che solo un maggiorenne (o comunque uno che ha più di 12- 14 anni) può comprendere, non cercavano di far ridere lo spettatore con scoreggie o bassezze simili.
Erano semplicemente delle bellissime favole per bambini.
Se la Disney anche con l’ avvento della Pixar e della computer graphic ha tentato di rimanere su questa lunghezza (si veda il bellissimo “Alla ricerca di Nemo” o il padre di tutta una generazione di nuovi cartoon quale è “Toy Story” ), la Dreamworks ha puntato tutto su un innalzamento dell’ età media per la visione dei suoi cartoni animati.
Ecco così spuntare Shrek (1, 2, 3, 1000!), Shark Tale e Madagascar pieni zeppi di riferimenti cinematografici e non e battute a doppio senso che solo un adulto può comprendere.
A seguire, come in un circolo vizioso, anche la Disney per non perdere terreno ha provato a fare la stessa cosa con “Gli incredibili”.
Sia chiaro: io non ho assolutamente nulla contro i cartoni della Dreamworks che, anzi, apprezzo molto ma resta il fatto che di cartoni per bambini ne rimangono ben pochi!
L’ ultimo fenomenale “Ratatouille” della Disney ha riportato la casa del Topolino più famoso del mondo sui suoi passi facendoci notare come una storia piuttosto semplice possa ancora conquistare i cuori di tutti noi adulti seriosi troppo presi dal folle ritmo della quotidianità.
Ma prima di Ratatouille e dopo Gli Incredibili e il mezzo flop di Cars c’è stato un film.
Una pellicola nata senza la collaborazione della fidata Pixar (la terza dopo “Chiken Little” e “Uno zoo in fuga”) che non è stata oggetto del solito tremendo battage mediatico che ti fa venir voglia di non andare più al cinema per sei mesi.
I robinson- Una famiglia spaziale nasce nel 2007 e si ricollega al filone delle pellicole adatte ai bambini.
La storia è quella di un bambino abbandonato in orfanotrofio che dopo 12 anni non è stato ancora adottato da nessuna famiglia a causa della sua mania per le invenzioni (che il 90% delle volte esplodono!)
Lewis condivide la camera con il piccolo e dolce Grufolo e la sua vita è destinata a cambiare con l’ arrivo dal futuro del coetaneo (o quasi, ha un anno in più) Wilbur che dice di venire dal futuro e lo incita a non arrendersi di fronte all’ ennesima invenzione “esplosiva” e per convincerlo della sua provenienza lo porta con se sulla macchina del tempo.
Da qui in poi il film si trasforma in un enorme sogno coloratissimo: macchine volanti, persone che viaggiano attraverso tubi trasparenti, i bizzarri famigliari di Wilbur (da ricordare assolutamente nonno Bud che non si capisce se si veste al contrario o si mette la testa al rovescio) e un nemico oscuro (l’ uomo con la bombetta) che non da pace ai due ragazzini.
Tra simpatiche gag confezionate appositamente per un pubblico molto piccolo (ad eccezione del piccolo riferimento a Tom Selleck in una scena!) e un piccolo- grande colpo di scena l’ ora e mezza della pellicola scorre via abbastanza velocemente anche se la prima parte un po’ macchinosa può far temere il peggio.
Insomma non ci troviamo di fronte ad un capolavoro (quale è “Ratatouille” a mio parere) ma “I Robinson” è senza dubbio una buona pellicolina.
Un passo indietro nel senso della ripresa di uno svolgimento a la vecchia maniera che rappresenta, a mio parere, un enorme passo in avanti per riportare i bambini al cinema senza che, all’ ennesima battuta a doppio senso di Shreck, rimangano con la bocca mezza spalancata ad interrogarsi se devono ridere perché lo fa il papà o se devono starsene zitti e buoni mentre tutti gli adulti si divertono al loro posto.
REGIA: Stephen J. Anderson
ANNO: 2007
GENERE: Animazione
VOTO: 7
QUANTO SOMIGLIA LA MAESTRA PAZZA A DORIS DI “ALLA RICERCA DI NEMO”: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole tornare un po’ bambino e non pretende di assistere a chissà quale capolavoro

martedì 9 ottobre 2007

THE GREAT MOUSE DETECTIVE- BASIL L' INVESTIGATOPO


No.
Non sono impazzito.
Semplicemente ho deciso che a 21 anni suonati non potevo non aver visto ancora moltissimi dei classici Disney.
Quelli che quando parli con gli amici ti dicono: “Ma vaaa figurati se non hai visto Biancaneve almeno una volta!”
Quelli che quando vedi “Shrek terzo” devi chiedere a quello a fianco chi è Cenerentola perché non la sai riconoscere.
Quelli che quando senti una canzoncina stupida pensi a dove l’ hai già sentita e poi ti accorgi che era in “Pinocchio” ma tu non hai mai visto “Pinocchio”.
E io ogni volta a spiegare che da bambino non avevo le cassette Disney come tutti i bambini, guardavo le registrazioni di Ken Shiro, dell’ Uomo Tigre, di Holly e Benji, di Alf (il cartone animato non il film) oltre alle innumerevoli repliche di tutti i film d’ azione possibili e immaginabili (Schwarzenegger, Stallone, Van Damme, Seagal e compagnia bella).
E no: non sono cresciuto male come qualcuno ogni volta mi dice, non sono diventato un ragazzo che pensa di far esplodere le persone toccando i suoi punti di pressione segreti, non ho mai provato la mossa dell’ Uomo Tigre e non ho mai creduto di essere un Cyborg venuto dal futuro per annientare l’ umanità.
Semplicemente ho deciso che era ora di guardare i classici Disney, per curiosità, per cultura, per poter rispondere finalmente a tuti che si, anch’ io l’ ho visto “Basil l’ investigatopo”.
Se vi state chiedendo perché mai sono partito da un film tra i meno conosciuti dell’ intera produzione vi dico subito che l’ idea di un topo investigatore che vive sotto la casa di Sherlock Holmes mi attirava assai e il fatto che le sequenze canterine fossero molt inferiori rispetto al solito ha aiutato non poco.
La storia, come molte delle classiche fiabe Disney, riprende personaggi o personalità famose e li trasporta su animali antropomorfizzati: in questo caso Basil è lo Sherlock della situazione, David Topson è Watson e il malvagio Rattigan altro non è che l’ alter ego del genio del male Moriarty.
Ovviamente, se qualcuno non l’ avesse capito, si parla di topi.
In breve “Basil l’ investigatopo” è il racconto della prima missione insieme per Basil e Topson, alla ricerca del padre della piccola Olivia, rapito da Vampirello (un pipistrello ovviamente!) per conto di Rattigan che ha intenzione di conquistare il potere sul mondo (dei topi) eliminando la regina (dei topi) Moustarda.
Ci sono due cose che mi hanno davvero colpito in tutto questo ambaradan di topi (e tre!) e investigatori.
Una è senza dubbio la grande capacità di imbastire una storia molto semplice capace di colpire anche lo spettatore adulto con tutti i suoi riferimenti ad un mondo (quello di Sherlock Holmes) che viene dipinto con gran dovizia di particolari senza lasciare nulla al caso. Basil prende il nome dall’ attore Basil Rathbone (interprete di ben 14 film nei panni dell’ investigatore più famoso al mondo e qui doppiatore del protagonista), il personaggio della regina è ricalcato sull’ immagine che noi tutti abbiamo di una classica regina inglese dell’ ‘800 mentre il malvagio Rattigan è, a mio parere, uno dei cattivoni meglio riusciti: oscuro, teatrale e molto ottocentesco senza dubbio richiama alla mente quel Vincent Price che gli donò la voce e che definì Rattigan il personaggio da lui interpretato preferito.
L’ altra è la meravigliosa grafica. In un mondo in cui la Dreamworks e la Disney fanno a gara per produrre cartoni animati che assomiglino sempre più alla realtà, è una gioia per gli occhi vedere questi disegni in 2d passarti davanti agli occhi in tutti i loro meravigliosi particolari (ditemi se lo studio di Basil non è fantastico!) e il finale con la lotta tra gli ingranaggi del Big Ben realizzato quasi totalmente in computer graphic (una delle prime scene realizzate dalla Disney con questa innovativa tecnica) è semplicemente superlativo.
Curioso il fatto che la pellicola sia uscita inizialmente nel 1986 con il titolo di “Basil Of Baker Street” ma non abbia ottenuto grande successo così la casa di produzione decise di rimetterlo in commercio nel 1992 come “The Great Mouse Detective” conquistando grandi consensi.
Insomma “Basil l’ investigatopo” prodotto nel periodo di crisi più nera della Disney degli anni ’80 (in quel periodo altri film come “Alla ricerca della valle incantata” o “Asterix” cominciarono ad essere seri concorrenti nel campo dell’ animazione) dimostra di essere ancora un gran prodotto a distanza di più di 20 anni dalla sua uscita e riesce nell’ obiettivo che molti film d’ animazione oggi hanno perso: essere un buon cartone animato per bambini, senza sfottò a vecchi personaggi e senza battute incomprensibili ad un pubblico infantile (tutt’ al più alcune possono essere meglio comprese da un adulto ma risulteranno comunque divertenti per un bimbo).
Sarà un discorso antiquato e tutto quello che volete ma di cartoni così, per quanto io ami Shrek e compagnia bella, ce ne vorrebbero ancora.
REGIA: Ron Clements, Burny Mattinson, David Michener, John Musker
ANNO: 1986
GENERE: Animazione
VOTO: 8
CONSIGLIATO A CHI: vuole vedere un classico Disney con alcuni momenti musicali in meno rispetto al solito
QUANTO SONO DIVERSI I CARTONI ANIMATI OGGI: 9