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giovedì 19 maggio 2016

LA SCENEGGIATURA QUESTA SCONOSCIUTA


C'è un problema grosso nei blockbuster americani odierni: la sceneggiatura.
Prendete un qualsiasi prodotto ipercostoso prodotto a Hollywood per il grande pubblico e vi renderete conto che non manca nulla: grandi attori, scenografie incredibili, effetti speciali da urlo, fotografia pazzesca e effetti sonori che ti sembra di essere catapultato dentro il film.
E la sceneggiatura?
La sceneggiatura nel 90% dei casi non esiste.
Si certo, ci hanno lavorato sopra 10 persone, c'è chi ha pensato il soggetto, chi lo ha elaborato per primo, chi l'ha ripensato, chi l'ha stravolto, chi lo ha riportato all'origine e chi, con sprezzo del pericolo ha fatto le ultime modifiche e ci ha messo pure la firma ma, statene pur certi, farà schifo.
Provate a guardare anche solo una megaproduzione Holliwoodiana degli anni '80 (senza andare a scomodare anni ancora più gloriosi) e notate le differenze tra un film scritto da persone intelligenti per persone intelligenti e un carrozzone scritto da persone (forse) intelligenti per quella che si crede una massa di rincoglioniti.
Non vi capiterà mai (o quasi) di vedere un blockbuster oggi iniziare in medias res perché tutto va prima spiegato, poi rispiegato a metà film e infine riassunto alla fine della pellicola, in modo che tutti, ma davvero tutti, possano comprendere.
Ma non è solo un problema di spiegoni il mio e non vuole nemmeno essere un discorso da vecchio trombone amante del vecchio cinema: mi piacciono i film moderni, non sono un amante del bianco-nero o uno che vi dirà mai “Ah ma come recitava Marlon Brando, oggi nessuno!”. Vi dirò di più: amo i blockbuster con tutti gli effettacci speciali e il loro dispiego di tecnologia, ma non ne posso davvero più.
Ieri sera ho visto Capitan America: Civil War.
Ho aspettato un paio di settimane dalla sua uscita perché, pur avendo visto finora tutti i film Marvel usciti nelle sale, con l'ultimo Avengers mi ero scottato non poco e Ant-Man mi aveva quasi dato la botta di grazia.
Ma io non demordo.
Le critiche a Civil War sono abbastanza buone (su metacritic, l'aggregatore di critiche ufficiali nel mondo ci aggiriamo sul 75/100) e quindi perché non provarci ancora una volta?
Forse il cambio di regia e le critiche durissime ricevute da Age Of Ultron hanno fatto comprendere gli errori alla Marvel/Disney e finalmente potremo godere di un buon film, come lo era stato il primo Avengers.
Non chiedo tanto: non mi aspetto un Batman di Nolan o un Xmen: giorni di un futuro passato di Synger, solo un buon film, niente di più.
Dopo un'ora e un quarto sulla poltrona, all'accensione delle luci per quello che mi piace ancora chiamare la “fine del primo tempo” (e non l'anonimo “intervallo”) avevo la bava alla bocca e stavo per svenire.
Che due palle.
La prima ora e un quarto del nuovo Cap America (che poi a dirla tutta è il terzo Avengers) è una sequela ininterrotta di: botte (sempre rigorosamente tutte girate male), battuta, botte, battuta, spiegone, cambio scenario, introduzione di un personaggio, battuta, botte, spiegone cambio scenario, personaggio nuovo, botte, battuta, cambio scenario e botte e blablabla dicendo all'infinito.
Inizio secondo tempo.
Botte, battuta, cambio scenario (ma solo un paio dopo i dieci cambi repentini della prima parte), personaggio nuovo (ancora), botte, battuta, botte, battuta e finalone spiegone.
Capitan America: Civil War è la ripetizione ostinata di tutte le caratteristiche buone e cattive che hanno portato al successo i film dei Marvel Studios e che, abbastanza prevedibilmente, li porteranno nella tomba insieme ai gangster movie degli anni '30 e ai film di guerra dei '50 tra non so quanti anni.
Sinceramente non mi va di star qui a fare un discorso articolato su cosa non funziona in un film del genere, perché spremermi le meningi per mettere assieme una sintassi corretta, battute, citazioni, riferimenti, quando tutto ciò che mi è stato rifilato ieri sera poteva essere pensato in 5 minuti esatti da una persona normodotata?
Vi farò quindi uno sterile elenco delle prime osservazioni che mi vengono in mente, sicuro che dimenticherò qualcosa e mi pentirò della mancanza di voglia di questa recensione già tra qualche ora.
Quindi:


  • Troppi personaggi: era già un problema di Avengers: Age of Ultron, non si poteva davvero fare niente per rimediare? Era necessario riportare Occhio di Falco in campo dopo che lo si era mandato in (quasi) pensione dopo l'ultimo capitolo? Non lo si poteva lasciare li dov'era? É necessario avere ancora Vedova Nera che senza alcun superpotere o superarmatura non può assolutamente competere con nessuno dei veri supereroi? Va bene, per qualcuno sarà anche una strafiga e tutto quel che volete, ma il suo personaggio è inutile e i suoi doppi-tripli giochi han rotto le palle, lo dice anche Downey Jr. Siamo sicuri di voler vedere ancora Falcon che adesso comanda pure un drone toccandosi il braccino? Se vi siete lamentati per come sono stati introdotti i personaggi nuovi nell'universo Dc in Batman V Superman, siete sicuri di volervi esaltare per uno Spiderman scoperto su Youtube da Iron Man? E soprattutto: di tutti sti cazzo di personaggi, possibile che non ne muoia mai neanche mezzo? Almeno il nero simil-Iron Man per Dio (War Machine, che poi se non lo dico i fumettari s'arrabbiano)! Non lo si poteva far morire? Lo teniamo buono per un eventuale abbandono da parte di Downey Jr all'universo Marvel? Qualcuno ha notato che le inquadrature tanto volute dal superdivo di Hollywood col pizzetto più disegnato della storia, su Don Cheadle non funzionano? Qualcuno ha notato che l'effetto “I mercenari” si avvicina sempre di più ad ogni film? Una battuta e una scena d'azione per personaggio e via, si passa al prossimo; quando anche i budget cominceranno a calare causa perdita d'incassi fisiologica, Stallone sarà li dietro l'angolo a ridersela beatamente, pensando che almeno lui non si era mai preso troppo sul serio.
Oh cacchio basta, non ce ne stanno più nella grafica, fermiamoci!
                       
  • Troppi attori delle pelle: questo è un corollario della prima osservazione. É ovvio che se vuoi avere trentordici supereroi protagonisti in un film non puoi avere trentordici superstar. Dopo i primi Downey Jr, Ruffalo, Johansson, si è sempre cercato di andare su visi nuovi che costassero poco. Chris Hemsworth è sicuramente il capo di tutti questi bellocci incapaci di recitare (e almeno in questo capitolo ce lo siamo evitati), ma Chris Evans gli è sempre stato dietro di pochissimi passi, capace di cavarsela quando il film richiede una ed una sola espressione (il primo Cap, il fantascientifico Snowpiercer), ma assolutamente non in grado in occasioni come questa, quando il personaggio richiede cambi repentini di espressione che evidentemente non appartengono al nostro. Vogliamo parlare di Cap America che sfoglia il fascicolo delle Nazioni Unite (o un librone gigante, perdonate la poca precisione) con sopracciglia corrugate e mento alzato e fiero? Vogliamo provare a salvare qualcuno tra Don Cheadle, Sebastian Stan o Paul Rudd? No, perchè sinceramente io non ci riesco.
Un uomo entra in un caffè, "splash"
  • Troppe battute: basta basta BASTA. Abbiamo compreso tutti che il successo dei Marvel Studios sta anche nell'aver portato questa vena umoristica all'interno del cinefumetto, ma siamo sicuri che sia questa la strada da seguire? Non vi manca la serietà di Nolan o le giuste dosi di Synger? Ci sono momenti in questa sceneggiatura del cazzo (fatemelo dire almeno una volta) in cui il momento-battuta è talmente scontato che ti sembra di vedere lo sceneggiatore fare capolino dietro lo schermo e strizzarti l'occhio per dirti che si, ora devi ridere. E il problema, il problema grosso, è che qualcuno ride anche a tutti questi ammiccamenti, facendomi preoccupare sulla salute mentale dell'umanità intera. Il prossimo passo sarà la risata finta da sitcom inserita direttamente nella pellicola.
  • Le motivazioni che muovono i personaggi e il loro status pre e post-film. Facciamola breve e senza spoiler: Civil War non cambia nulla nell'universo Marvel. D'accordo si sono presentati un paio di personaggi in più e si è scoperto che Antman può diventare gigante, ma nella storia non cambia nulla. Se domani uscisse il nuovo film degli Avengers potrebbe tranquillamente riprendere il filo da Age Of Ultron dato che, nonostante tutte le premesse e gli spiegoni, il finale conciliatorio ha riportato tutto alla situazione iniziale.
  • Il cattivo: il cattivo di turno fa semplicemente pena. Vedere sprecato uno dei pochi attori buoni sullo schermo per un ruolo del genere fa schifo e le motivazioni che muovono il suo personaggio sono altrettanto ridicole. Se la più grande minaccia per i supereroi è un idiota che si vuole vendicare di qualche parente morto, siamo davvero alla frutta.
  • Spiderman: mi ha messo i brividi. Si lo so che il personaggio è finalmente fedele al chiaccherone dei fumetti e le battutine e la giovinezza e la testardaggine e tutto quel che volete, ma io un film intero con un personaggio del genere non lo voglio vedere. Mi ha fatto cadere le braccia in 10 minuti, non voglio immaginare 2 ore così.
  • Antman gigante. Se al Bagaglino avessero avuto gli effetti speciali, molto probabilmente avrebbero girato una scena del genere, con un uomo gigante che si muove al rallentatore e i minisupereroi che sparacchiano tutte le loro armi e le loro battute come se non ci fosse un domani. Poi magari al Bagaglino ci mettevano l'imitazione di Occhetto e Pamela Prati, ma l'effetto è quello.
  • Le scene d'azione: sono tutte uguali. Tutte, tutte tutte tutte uguali. Io non sono un regista, non ho studiato da regista e neanche ho mai voluto esserlo, ma siamo sicuri che l'unico modo di girare una scena d'azione sia muovere la camera forsennatamente insieme ai due protagonisti per dare più movimento ad un'azione già di per sé caotica? Alla decima scazzottata tra superomini viene il dubbio che i fratelli Russo abbiano ancora 10 anni e abbiano pensato alle scene d'azione muovendo i pupazzetti sul divano di casa loro. Possibile che persino Lo chiamavano Jeeg Robot avesse una “scena di pugni” migliore? Si, possibile.
  • La seconda scena dopo i titoli: ne ho le palle piene di aspettare 20 minuti di titoli per una scenetta inutile da 10 secondi.

E questo direi che è tutto.
Sicuramente mi sarò dimenticato qualcosa e il voto presente qui sotto non sarà così basso come qualcuno si può aspettare (semplicemente perché esiste vera e propria spazzatuta cinematografica e non è questa), ma penso di aver parlato abbastanza di tutto quel che non va in questo terzo capitolo di Cap America, fiducioso che nulla cambierà finché gli incassi saranno di questa portata, ma convinto che prima o poi se ne accorgeranno tutti.
Che a Hollywood gli sceneggiatori sono stati sostituiti da scimmie ammaestrate.

CAPITAN AMERICA: CIVIL WAR
REGIA: Anthony e Joe Russo
ANNO: 2016
GENERE: cinefumetto
VOTO: 5


martedì 21 aprile 2009

DRAGONBALL EVOLUTION


Non è questione di non avere una storia da raccontare.
E non è nemmeno questione di non saperla riadattare in un 2009 che sinceramente vuole qualcosa di necessariamente diverso da un manga scritto nel preistorico 1984 (molti non saranno d’accordo).
Non è neppure “Ah ma vaffanculo gli americani dovevano lasciarlo fare ai giappa che loro si che ci sanno fare con le trasposizioni manga!” perché basterebbe guardarsi il trailer di Sampei da poco uscito in Oriente o il precedente film di Dragonball (si esiste, si con attori in carne ed ossa, si fa cagare in un modo improbabile) per capire che se stronzata dev’essere non c’è America, Giappone o Turkmenistan che tenga.

TRAILER DI SAMPEI

UNA SCENA DAL PRIMO FILM DI DRAGONBALL PRODOTTO IN TAIWAN
No, non sono gli attori.
Per quanto non eccelsi non sono nemmeno gli effetti speciali.
E no, non è nemmeno colpa di un Moccia qualsiasi che un giorno si è svegliato col suo cappellino sudato sulla capoccia mononeuronale pelata e si è chiesto perché mai non aveva pensato prima di rompere ulteriormente i coglioni agli italiani girando pure i “film” tratti dai suoi “libri” (dovrebbero trovare delle nuove parole per definire certe cose… filmmerda e libricartadaculo potrebbero andare).

James Wong non sarà Kubrick e nemmeno Danny Boyle.
A dir la verità James Wong non è quasi nessuno, ma qualche filmetto sulle spalle ce l’ha e insomma non posso passare mezza recensione a scrivere che non è colpa di James Wong se Dragonball Evolution non gira nel senso giusto.
La storia è stravolta.
Se pensate di andare al cinema per vedere un bimbo col pisellino di fuori che vive solo tra le montagne andando a caccia di dinosauri fino ad incontrare dopo svariate avventure un simpatico vecchietto maniaco che gli mette un guscio di tartaruga gigante sulla schiena fate una cosa: guardatevi la milionesima replica su Italia 1 della prima serie.
Sarete felici, soddisfatti e potrete snocciolare le battute che ormai conoscete a memoria con i vostri compagni di visione.
Nel caso in cui il vostro compagno di visione sia un emerito rompicoglioni potrete anche snocciolare onde energetiche che alla milionesima replica su Italia 1 dovreste ormai aver imparato ad utilizzare.
Nessun pisellino al vento quindi.
E nessun nonno baffone pelato, nessuna isola sperduta nell’oceano con annesso Maestro Muten pelato e compagna tartaruga parlante (ovviamente pelata), nessun amico pelato con sei puntini sulla fronte e nemmeno un nano pelato azzurro.
No pelati no party…

Quasi nulla di tutto quello che secondo voi tutti poteva essere un film di DragonBall
Ci sono le sfere del drago.
E i personaggi per quanto fisicamente diversi sono sempre loro: Goku è un adolescente perchè evidentemente si sperava nel fattore immedesimazione del pubblico, Chichi è diventata Cici, Yamcha è passato dall’essere il figo della situazione a un uomo dal volto orribile e Bulma ha portato con se solo qualche ciocca viola.
Il Grande Mago Piccolo (nel cartone Al Satan) tenta sempre di fare quello che il Prof prova ogni giorno.

Il problema però non è nemmeno questo stravolgimento di caratteri, luoghi, età, nomi, fisici, storia, trasformazioni.
Il problema semmai è che la sceneggiatura è stata molto probabilmente scritta da un Saiyan trasformato in scimmione (non commento tale trasformazione nel film perché il prete dall’altra parte del paese potrebbe avere un mancamento).
Quasi un ora e mezza di pellicola è riassumibile con:
- Goku è uno sfigato e si allena col nonno nelle pause da scuola (ovvero bam,bim, bum, blem sbang)
- Goku fa vedere a tutti che non è sfigato (bam,bim, bum, blem sbang)
- Arriva Piccolo. Dopo una piccola spiegazione sul chi sia (una cosa come: una volta la Terra stava per essere distrutta da questo essere potentissimo venuto da chissà dove poi chissà come qualcuno l’ha fermato e adesso chissà come è di nuovo libero), uccide il nonno (bam,bim, bum, blem sbang) e si prende la sfera. Viene fatto capire che Piccolo è potentissimo.
- Entra in scena il primo personaggio inutile: Bulma (viene fatto intendere che Piccolo è potentissimo).
- Si va alla ricerca delle sfere e Goku incontra il maestro Muten (bam,bim, bum, blem sbang) che dovrebbe far ridere (viene ricordato che Piccolo è potentissimo).
- Varie cazzate di vario genere: Yamcha, Chichi, bam,bim, bum, blem sbang, ritrovamento in 2 minuti di quasi tutte le sfere (Piccolo è potentissimo se qualche sasso non l’ha ancora capito).
Siamo a 15 minuti dalla conclusione (e se avete dei dubbi i bam, bim, bum, blem sbang possono stupire la prima volta se non si sono mai visti "Hero", "La tigre e il dragone", "La foresta dei pugnali volanti" e compagnia bella saltante per aria e ti rompere le palle dalla seconda).
E per tre quarti di film ti hanno rotto i coglioni che sto benedetto Piccolo è davvero qualcosa di immenso.
Ha i pugni nelle mani.
Ci sarà uno scontro epocale.
Di quelli alla Ken Shiro che duravano 30 puntate per tirarsi due pugni.


Di quelli alla Dragon Ball cartone animato che duravano 20 puntate per sfasciarsi con delle onde energetiche chiamate con svariati e improbabili nomi (kaioken di primo, secondo, terzo, n-esimo livello, bigbang attack, finalflash, dodonpa, caccahamehameha).


Di quelli alla One Piece che durano 10 puntate per spadaccinarsi e scazzottarsi (pugno, mano, calcio, testa, culo gamgam) in assurdi modi.

Di quelli alla cazzo di cane.
Che entra Piccolo in scena e 10 minuti dopo è morto a terra per una minchiatella di onda energetica che il mio cane alto 30 cm se alita molto probabilmente fa più danni.
Ancora 5 minuti per vedere il “E vissero felici e contenti” e tutti a casa senza perdersi la scena che qualcuno ha mirabilmente pensato per dare spazio ad un seguito.
E lo sceneggiatore è riuscito a lanciarsi in una minchiata tipo: “Devo avere altri 6 film per sviluppare completamente la storia”.
6 calci nel culo da ogni spettatore che ha visto sta porcata dovrebbe avere.
E ringrazi che sono pochi.
Evolution…
Che le evoluzioni alla fine sono solo i miei maroni che le fanno.
REGIA: James Wong
ANNO: 2009
VOTO: 4,5

venerdì 8 agosto 2008

THE DARK KNIGHT- IL CAVALIERE OSCURO

Eccolo!
Non vi dico nulla per non rovinarvi la sorpresa sul giudizio mio e di Leo...leggermente differenti questa volta!
Prima trovate la recensione di Leo e poi la mia...in attesa di ammettere che sono una testa di legno troppo dura persino per me.

IL TOTEM DEL PIPISTRELLO E LO SCIAMANO BUFFONE

BY LEO

Il pipistrello.
Le ali dell’angelo decaduto.
Temono la luce. Come i vizi capitali, come nel buio delle caverne.
Latino Vespertilio e greco Nykterìs, come i nomi dei sonnambuli notturni.
Le anime dei morti squittiscono come i pipistrelli, nell’Odissea omerica.
Chirotteri, mammiferi volanti.
Per Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) essi sono uccelli, ma assai peculiari. «Volano specialmente quando gli uomini dormono e gli spiriti, di conseguenza, se ne vanno in giro»; suggerisce che se qualcuno soffre di itterizia deve trafiggere un pipistrello vivo e appoggiarlo sul proprio dorso, stringendolo bene. La malattia passerà dall’uomo al ricettacolo sacro fornito dal corpo morente del pipistrello [Biedermann, H., “Simboli”, 1989 (ed. orig.); pp. 407-408] .
Eppure talvolta come per l’ambivalenza regale di tutti i simboli, esso si pone come speculare lato positivo. In Cina fu segno di felicità, e non mancano mandala orientali con una costruzione ‘à la quinconce’: quattro pipistrelli ai lati di un immaginario quadrato contenente al suo interno un cerchio, il cui centro è a sua volta un altro pipistrello alato.
Per i Quiqué-Maya, un divino essere infernale è il ‘pipistrello che strappa le teste’. Le streghe lo attorniano adoranti nei sabba iconici.

Un demone. Uno spirito, puro pneuma.
Non importa se sùpero od ìnfero.
Ambivalente, ambiguo. Morte e felicità.
Un simbolo potente.

Un folle.
Il buffone. Origo et fons degli ‘Arcani Maggiori’ dei Tarocchi, il numero 0.
Un lacero viandante vi è raffigurato sopra, cacciato e scacciato da un minuscolo cane.
È l’inesperienza, all’attiva ricerca della saggezza [Biedermann, cit., p. 80].
Nell’eterno Qohélet la follia può essere più saggia della sapienza (10,1).

L’uomo pipistrello è il totem del clan degli uomini dell’immaginaria città di Gotham.
Li unisce come costruzione sociale ipostatizzata, concreta, nella potenza arcaica del suo simbolo.
Le sue ali solcano i cieli nelle nuvole notturne. Avvolgono come un manto oscuro i sogni di una città creata nell’immaginale a fumetti tra gli anni ’30 e ’40 dell’America reale, uscita dalla Grande Depressione solo per scivolare in un’altra guerra mondiale.
Non è il rosso sgargiante dell’altro eroe della DC Comics, il fuoco della porpora imperiale combinato con il blu della regalità delle icone bizantine.
È il nero.
Gotham è il lato oscuro di Metropolis.
Gotham è una città di questo squarcio iniziale di III millennio.
I suoi cittadini sono i nostri vicini.
La polizia in balia del crimine sono le nostre forze dell’ordine. I suoi vigilantes privati sono le risposte allarmate della cittadinanza. A paura altra paura; all’indifferenza la spasmodica azione concreta.
Il loro panico è la nostra angoscia.
Metropolis è morta.
Lunga vita al nostro animale totemico, mentre ci lanciamo in un ballo sfrenato attorno al palo sacro, al nostro Axis mundi. Sapendo che, come in un blasfemo sabba lovecraftiano, poco oltre, là nella scia dei Grandi Antichi (=gli eterni archetipi umani dell’inconscio), sull’orlo del baratro, non stiamo facendo altro che divinizzare la nostra angoscia, la nostra sofferenza.
Questa è la nostra “sacra volta” che ci ripara, sotto cui difenderci dalla pioggia incessante di questa virtualità reale quotidiana, la nostra religione moderna ed accessibile democraticamente a tutti: la paura.
L’uomo-pipistrello è il nostro profeta.
Un simbolo.
Sùpero od ìnfero non ha importanza ora.
Questo è l’eroe di cui Gotham non ha bisogno, ma solamente colui che Gotham si merita.
La coscienza esteriorizzata ed oggettivata in un simbolo, in un animale.

Il buffone è il saggio.
Voilà, vengono date le carte.
Gira la pallina nella roulette.
Fa’ il tuo gioco.
Ma non è abbastanza. Perché non ha senso quell’eterno aspettare il numero giusto.
Il viandante ha già visto. Ha vestiti sfatti. Il viandante ha conosciuto l’animo umano. Ha capelli sporchi. Il viandante ha capito il fuoco spento che s’agita dietro i sorrisi falsi. Ha trucco sfigurato. Il viandante ha sentito tutte le voci, tutti i rimproveri, tutte le lodi, le poesie e le bestemmie.
Non lo guida mano di uomo, non sente voce di amici. Ignora convenzione per farsene gioco.
Dio stesso gioca con l’ambiguità, con il potere dei simboli: ad un pazzo donare la saggezza!
Eppure non pare idea così bislacca. Non quando lo si vede agitare le mani al vento, estasi estetica alla pioggia. Non quando sfida i potenti su regole d’imposizione.
Non quando sale sul palo del totem per farsene beffe – o per adorarlo – e dimostrarsi sciamano più vicino ai cieli dei comuni mortali che venerano timorosi il pipistrello da terra, in ginocchio, con la pelle sporca di fango, senza capirlo.

Perché lui è l’alter ego del pipistrello. Giorno e notte. Compagnia e solitudine. Caverne e reggia del
re. Insetti e corte principesca. Entrambi reietti, entrambi prigionieri di un archetipo. Due facce della stessa medaglia.

Non è ancora Frank Miller. Non è ancora Metropolis contro Gotham.
Ma le basi sono gettate. Il buio è calato. I buoni cadono. Chi ha tradito, è impazzito e ha ceduto al potere dell’inconscio, abdicando alla salute mentale [Harvey Dent]. E con il buffone il gioco diventa preda di sadismi folli, e masochismo inutile. Chi ha iniziato l’escalation al male? L’esaltazione del bene a tutti costi del pipistrello. Chi è allora causa prima del male? Il bene?
Alle domande i cittadini singhiozzano e non rispondo. Cadono.
Il pipistrello ed il buffone non cadono. Loro stessi si sono fatti miti. Un rito è la celebrazione di un mito, la sua riattualizzazione comunitaria. Un fatto accaduto agli dèi in epoche passate. Carne di mito, carne di dèi.
Celebriamo questo rito. Cediamo alla follia – o all’oscurità.

> Stiamo assistendo ad una vera e propria esplosione di film dedicati a personaggi dei fumetti; anzi, posso affermare che tale è il nuovo mainstream dell’industria cinematografica. E il sacro, il bisogno di religiosità (si badi bene, non “religione”) lasciato vuoto dagli spazi già secolarizzati, viene riempito dalle sale domenicali, dai DVD del week-end. È la vittoria della “nuova mitologia”, del fantastico todoroviano in chiave cinematografica. Ma, visto che di altro si tratta (e lambisce la storia delle religioni e la letteratura), di questo ne parlerò in un prossimo post su geomythology.blogspot.com…
Qui prossimamente, “Hellboy 1+2” [avrebbe dovuto accompagnare il Cavaliere Oscuro, ma tant’è…], e la promessa storia dei peggiori film tratti dai fumetti della ‘I Era Marvel’ cinematografica.

REGIA: Cristopher Nolan
ANNO: 2008
GENERE: Avventura; Fumetti
VOTO: 9 ½ [un pugno di battute fuori luogo – cfr. i poliziotti attaccati dal Joker; impassibile Wayne/Bale e monocorde, forse troppo. Come tono meglio l’atmosfera generale di Iron Man. Ma il resto del cast è eccezionale. Ode a Gordon/Oldman –da Dracula a Batman resta invischiato nell’archetipo del pipistrello – e Caine/Alfred. Geniale e incorruttibile da ambo i lati della salute mentale Eckhart/Dent. Ledger titanico, folle…no, questa volta lode e merito sono meritatissimi. Purtroppo, non so quanto questo ruolo c’entri con l’epilogo della sua vita. Certo, il contatto della persona/maschera con l’archetipo folle non può avergli giovato. Ma è solo una speculazione assolutamente non verificata. Lascia a tutti l’interpretazione ultima. Spazzati via tutti i dubbi che anch’io ebbi a suo tempo. Arte pura]
QUANTO E’ LEGGENDARIO LEDGER NEL RUOLO DEL JOKER: 10
CONSIGLIATO A CHI: tutti. Iron Man è -finora- il capolavoro della Marvel. Questo Batman è il capolavoro della DC Comics.
> Tralascio il “Superman” di Singer – troppo kitsch, troppo retrò, troppo buonista. Efficace Kevin Spacey, ma non lo si può prendere sul serio per tutto il film. A tratti molto meglio “Smallville”. Voto: 5-
> “Batman begins” alla luce del sequel: 7/8 - [evidenziati i limiti delle battute fuori luogo, presenti in numero maggiore; nel 2° episodio maggiore compattezza. Comunque era il miglior film dedicato all’uomo-pipistrello, ora spodestato dal Cavaliere Oscuro]
> Post Scriptum: On-line già disponibile il trailer di “Watchmen” (You-Tube)…dobbiamo temere qualcosa considerando il regista di “300”? (Nulla da eccepire, se non lo spirito totalmente differente che anima i due film).

FINE RECENSIONE DI LEO.
INIZIO DEL DELIRIO DI DENEIL.

Dunque.
C’è sto tizio tutto vestito di nero con un cappuccio con le orecchiette a punta tipo gatto che se ne va in giro per la città a spaventare tutti con la sua voce da trans appena operato.

E c’è un altro tizio che ha delle inspiegabili cicatrici in faccia, si diverte a truccarsi come un pagliaccio e continua a leccarsi le cicatrici e a deglutire come un maniaco perché evidentemente crede di essere simpatico.

Capita poi che il tizio con le orecchiette da gatto altro non è che uno sborone di nome Bruce Wayne che è il più ricco dei ricchi di sta città che nessuno sa dov’è di nome Gotham City.
Del tipo è uno che se ne va in giro a comprar ristoranti e a pavoneggiarsi con il nuovo procuratore della città che quel ristorante è tutto suo e quindi lui un posto ce lo trova sempre.
Capita anche che l’altro tipo, il maniaco che si crede simpatico, organizza delle rapine in banca praticamente perfette dove alla fine rimane vivo sempre e solo lui e poi se ne va in giro a ricattare i più potenti boss della mafia perché tanto lui ha le cicatrici in faccia e se le lecca quindi non può che essere potentissimo e invincibile.
Poi c’è un terzo.
È un figaccione biondo che fa delle campagne pubblicitarie che neanche Berlusconi ai tempi d’oro e ovviamente piace a tutti ma soprattutto al signor orecchiette che quasi quasi decide di smetterla di rendersi ridicolo ogni sera con quel costume delle palle che tanto non serve a nulla dato che si fa sempre un male cane.

Capita che sto figaccione sia innamorato (e stia con) della stessa faccia flaccida da zitella inacidita che un tempo era fidanzata con il signore sborone che potendo avere tutta la figa di Gotham City e dintorni (se esistono dei dintorni dato che sembra nessuno esca mai da quella città di merda che un tempo era anche oscura e piovosa e ora non si sa come sembra una metropoli qualunque… dev’essere evidentemente bello abitarci!) è ovviamente ancora innamorato della zitellaccia a cerca di riconquistarla nel migliore dei modi possibili: promette di non mettersi più le orecchiette e parlare come un trans ogni benedettissima notte.

IN BASSO A DESTRA LA PROSSIMA COMPAGNA DI BATMAN SECONDO NOLAN?
Ci son quindi sti tre tizi più un commissario coi baffi che finge di odiare Orecchietta come potrebbe fingere un bimbo di tre anni, un sindaco con l’eyeliner che non si capisce bene che cazzo serva in sta città di merda e una marea di cittadini che fan solo del casino nei momenti più inopportuni.
Ecco ci son tutti sti personaggi un po’ ridicoli che però si prendono terribilmente sul serio e son diretti da un certo signor Nolan che con un budget supermegaultraiperstratosferico decide bene che ora lo fa lui il cinefumettone del secolo e poche storie!
Prende tutti (compreso un tizio che gli piace tanto dato che l’ha già messo con esiti per me esilaranti in un altro film che se ne va in giro con un sacco di iuta sulla testa come se nulla fosse) e tira su una storiona un po’ da gangster, un po’ epica, un po’ drammatica e molto tamarra dove tra esplosioni da cinema e una buona dose di azione diretta senza dubbio in modo migliore rispetto a quel casino di Batman Begins cerca di infilare domande tanto profonde quanto ormai troppo abusate.
E l’eroe che in realtà eroe non è, anzi è pazzo quasi quanto il pagliaccetto.
E i normali cittadini che tanto son pazzi omicidi pure loro sotto sotto.
E i carcerati che in realtà sono i più buoni del mondo.
E la politica corrotta e con due facce.
E via di questo passo mentre Nolan ancora si diverte con qualche gingillo Batmanesco (quella cosa che segna gli impulsi o che cazzo fa un po’ di casino nelle scene d’azione) e con attori truccati in modo divino (Joker) o in modo imbarazzante (Due Facce sembra uscito direttamente da un Batman di Burton, e non è un complimento per un film che si vuole prendere così seriosamente!).

IL TRUCCO DI DENT NEL SEGUITO DEL CAVALIERE OSCURO...
C’è una fotografia tanto oscura e patinata da dar quasi fastidio (se davvero si vuole rendere una città sporca e cattiva per me una fotografia del genere non avrà mai un senso) e ci sono gli attori.
C’è la Gyllenhall a cui viene dato tanto spazio quanto se ne darebbe a un pesce lesso senza una reale motivazione (comincio a credere che a Nolan le compagne di Wayne stian sulle balle dopo la scelta di sorriso storto- Holmes), c’è Morgan prezzemolo Freeman che dove lo metti sta con quei denti tutti storti, c’è Gary Oldman con i baffi che fa la sua porca figura, c’è Michael Caine maggiordomo a cui sono sempre affidate le battute da simpaticone, c’è Aaron Eckhart che per metà del film sorride piacione e per l’altra metà viene annullato da quel mascherone ridicolo, c’è Christian Bale che poveraccio sotto quelle ridicole orecchiette cerca di dare un tono anche al suo personaggio (che alla fine risulta semplicemente uno sborone che si trasforma di notte in un trans dalla voce inascoltabile) e poi c’è lui.
Si.
Lo so che lo aspettate tutti.
C’è Heath Ledger.
Che ommioddio si diamogli l’Oscar postumo che lui è il vero Joker, che se lo porterà nella tomba, che, mamma mia, interpretazione dell’anno se non del decennio….ecco.
Ora caricatevi….
Prendete la mira….
A me non ha fatto impazzire.
Si, ha delle belle cicatrici in faccia.
Si, ha anche delle belle battutacce.
Si, si muove come un pazzo paranoico persino mentre cammina.
Si, deglutisce e si lecca le ferite ogni tre per due….però basta!
Interpreta un pazzo!
E in quanto pazzo è stato evidentemente lasciato libero di far quello che voleva per rendere il suo personaggio al meglio.
Per questo mi ritrovo ora, non a criticare l’interpretazione (molto buona!), quanto il fatto che il lavoro di Ledger sia stato ampiamente aiutato da una sceneggiatura che gli permetteva di far praticamente quello che voleva.
Immaginatevelo un Depp libero di far quello che vuole.
Un Robert De Niro.
Un Jack Nicholson (che invece nel film di Burton aveva comunque un impostazione ben definita).
Immaginateveli e non venitemi a dire che Ledger sia Dio sceso in Terra per quel che ha fatto.
E se credete che lo sia cazzi vostri.
Quando resuscita fatemi un fischio.
E tra duemila anni sappiam a chi dare l’8 per mille.
Per le campagne pubblicitarie ci pensa Dent….

VOTO:7/8 (nonostante tutto maledizione devo ammettere che è un buon film...)

mercoledì 9 luglio 2008

THE INCREDIBLE HULK- L'INCREDIBILE HULK

Magari quando un giorno la smetterò di scrivere e cestinare decine di recensioni vedrete che scrivo ancora.
Più del solito.
Forse pretendo solo troppo.
Grazie Leo!

PSICANALISI E SUPEREROI: HULK E IL COMPLESSO DI EDIPO


BY LEO
Tecniche di respirazione. Yoga. Controllo del respiro.
Pranayama.
Inspira, espira.
Abolire gli stadi della coscienza; regolare il flusso della respirazione, scendendo e salendo come onde, per rifiutare il prezzo della vacuità umana, per ottenere una concentrazione totalizzante, l’ekagrata.
Allora, solo quando l’asana –la posizione yogica– sarà non più uno sforzo ma normalità, comincerà la lunga strada verso il samadhi, l’ “enstasi”.
Perché? Perché tutta questa fatica?
Per rifiutare il mondo, per ingabbiare pensiero e corpo, immobilizzarli in un unicum senza più spazio né tempo, per rifiutare l’agitazione del respiro che non viene mai controllato, per –alla fine- superare persino la condizione degli dèi e raggiungere la liberazione in vita: niente più flussi disordinati di sogni, di latenze del subconscio, di pensieri che inondano le strade dell’Io, di illusioni e dolore, di speranza. Solo catalessi.
Inspira, espira.
La vita è “maya” potente, illusione, e squarciarne il velo è priorità per chi è giunto a sapere.
Perché è il respiro il punto da cui partire, il senso della calma e dell’agitazione, della rabbia e del soffio, dell’amore e dell’odio. Al respiro i battiti del cuore sono legati da un doppio filo. Controlla uno, controllerai tutto il resto.
Aria dentro, aria fuori.
Inspira, trattieni l’aria, espira.

Bruce Banner deve imparare a controllare il respiro.
Deve mantenere la calma, deve imparare a controllare “l’Altro” che è in lui.
Perché tutti abbiamo un “altro” chiuso e serrato nella gabbia dell’odio.
L’umanità ha imparato a relegare Prometeo nell’abisso del Tartaro, chiudendo la porta in faccia all’inconscio più animale, bestiale, istintuale, seme un tempo utile della collettività in-umana e ancestrale dei nostri antenati.
Sbattendogli la porta contro, gli è stato impedito di venire a patti, lentamente, con la nostra coscienza.
A quest’ultima abbiamo dato le chiavi della totalità, unica guida capace di guidarci nel mondo. Basta istinti, basta rapimenti estatici, possessioni violente, o anche solo intuizioni primordiali senza analisi.
Non è più tempo di sciamani o di Delfi.
Ordine, rigore, metodo le parole d’ordine più adatte.
Eppure, proprio perché è stato lasciato a marcire nella muffa dei bassifondi, laggiù, non ci si è accorti che la base della casa da edificare sono le fondamenta intere su cui impostare la partenza.
La base è solida, la casa sta su come costruita sulla roccia.
La base è labile, la casa è costruita sulla sabbia.
Quale secondo voi resisterà al primo temporale?
E l’inconscio collettivo è solido, forte come solo il vento sa essere, resistente come la pietra, vivo come fuoco. Da qui angosce moderne che scivolano nelle nevrosi, fobie, da qui drammi familiari, conflitti con padre/madre, problemi uomo/donna, relazioni con l’Altro/gli Altri, e nei casi peggiori, follia irrecuperabile. I pazzi, si sa, sono eterni: un pazzo è più vicino ad un’umanità primordiale di migliaia di anni fa che ad un uomo di oggi. Le fobie sono semi diacronici di paure eterne. Vive.
E la differenza tra nevrotico e psicotico è sottile come un foglio di carta: il nevrotico costruisce le sue manie, il suo castello/mondo di carta; lo psicotico lo abita.
Oggigiorno, con il nostro lifestyle assurdo, chi non è nevrotico? Il passo verso la follia è di pochi millimetri.

Perché l’Altro, a cui non è dato diritto di esistere alla luce del Sole, ce l’abbiamo dentro.
E a volte capita che magari non lo riusciamo a percepire se non proiettato nella persona che odiamo/amiamo. A pelle, ad istinto.

Bruce Banner queste cose le sa.
La rabbia frustrata dell’evirazione immaginaria che il ragazzo subisce secondo la legge inesorabile della pubertà da parte del padre, il ruolo ossessivo e morboso della madre, il “controllo” imposto o lasciato andare sui sentieri beceri del laissez faire, “il ragazzo si farà da sé”, “imparerà cos’è il mondo”.
I genitori credono che si debba imparare da loro anche se “predicano bene ma razzolano male”. Sbagliato; mai insegnamento popolare fu più sbagliato. Le persone sono ciò che fanno. Se il padre è un alcolizzato, inutili saranno parole di sobrietà nella vita civile. Se tradisce la moglie, futili i richiami alla fedeltà coniugale. Se la madre appare troppo acerba, aspra e severa, senza senso i suggerimenti per vivere serenamente un amore adolescenziale.
E il mostro dentro cresce. Lentamente, inesorabilmente.
E vorrebbe prendere il controllo sotto quella cravatta da impiegato, spaccare l’ufficio e i tavolini ordinati. Vorrebbe devastare, distruggere la vita di chi s’impone perché baldanzosamente ancorato ad un gradino della scala sociale più in alto di te. E gridare come solo gli animali possono fare. Liberi.
Perché se non c’è stato rispetto per la vita del bambino in età puberale, in fondo un bambino divenuto adulto non potrà mai conoscere il rispetto per gli altri. Schiacciato da genitori troppo o troppo poco ingombranti (gli estremi sono la stessa cosa), conoscerà il disprezzo per la vita, secondo le declinazioni dell’odio ossessivo esteriorizzato o l’interiorizzazione depressiva del dramma.

Bruce Banner non ha mai avuto una vita facile.

“La psicanalisi di Hulk”, 1991 – Storia: Peter David / disegni: Dale Kweon & Bob McLeod

- Ma dove credete di andare? [Padre di Bruce]
- Andiamo via Brian, non sopporto più la tua follia, i tuoi sfoghi su Bruce. È finita. [madre]
- Non è finita finchè non lo dico io! [p.]
- Mi stai facendo male! Brian…! [m.]
- Fermo! Sta’ lontano da lei! Farò il bravo! [Bruce]
- Smettila stai spaventando Bruce…AGKKHHH [m. presa per il collo dal padre]
- Tu, donna! Te lo faccio vedere io cosa vuol dire lasciarmi!... [p.]

Così muore nei ricordi del bambino la madre di Bruce, rievocata durante una seduta di psicanalisi.
Il bambino dirà solo “Le emozioni fanno male”. Nessuna lacrima. Chiuso dentro il mostro.
Poco oltre Bruce dirà del padre, rievocato come mostro demoniaco nella psiche: “Eri tu il mostro, papà! Eri pazzo […] e hai ucciso mia madre e io avevo tanta paura…ti arrabbiasti tanto che io vidi cosa provocano le emozioni e… avevo tanta paura d-di essere come te. Così…nessuna emozione, e io…sarei stato al sicuro…e protetto…un tale imbelle...e tanto cattivo, mi dispiace, mamma…”
A tali rivelazioni che dalla coscienza scuotono l’inconscio profondo, il padre da demone torna umano. Come tutti. Spogliato di ogni potere, detronizzato dal regno della paura.
Un essere come tutti gli altri, carne e sangue, ricordo tra i tanti. E come tutti gli umani inutili, anch’egli può essere assimilato, compreso e finalmente dimenticato, per poter riprendere a vivere. Farsi una ragione del conflitto paterno/edipico è la lotta col drago del mondo moderno.

Il film è tutto questo.
Non prendete il pre-quel di Ang Lee. Non ne vale la pena.
Noti i problemi che Norton/Banner ebbe con il regista, ci si poteva attendere il peggio. Non è stato così. Norton voleva più introspezione. La casa di produzione, conscia dell’ultimo flop “psicologico” (?!) con Hulk, voleva andare sul sicuro con più azione. Stallo, parità e palla al centro.

Questo Hulk non è un capolavoro, ma Edward Norton è perfetto, Tim Roth nella parte di Abominio-Emil Blonsky splendido (anche se gigioneggia sulla falsariga di “Un’altra giovinezza”, già recensito in illo tempore: qui e là stesso tema del ringiovanimento). Forse Betty a.k.a. elfo di “The Lord Of the Rings” (anche questo già recensito eoni fa!)+”Io ballo da sola” nonché “mrs. Aerosmith” Liv Tyler appare troppo ingrassata e superflua. Nel ruolo era di gran lunga migliore e assai più credibile Jennifer Connelly nel precedente Hulk, unica cosa salvabile da quell’atroce lungometraggio (anche si deve ammettere che Eric Bana non era pessimo; gli è andata male con il regista).
Tralascio i riferimenti incrociati, il solito cameo di Stan “Excelsior!” Lee, l’apparizione fugace di Lou Ferrigno (sempre uguale; grosso e muscoloso più del magerrimo ed agile Norton), e nell’ultimo pugno di secondi (non andatevene dal cinema! Non spegnete il dvd!) persino Tony Stark alias “Iron Man” ergo Robert Downey Jr. Stanno mettendo su una squadra governativa.
“The Avengers”.
Iron Man, Hulk, Thor, Captain America, Hawkeye, Scarlet, Nick Fury…chi vivrà vedrà…
Il nuovo corso della Marvel al cinema è cominciato. I vecchi film di supereroi sono morti. Lunga vita al nuovo Re!

Scena da appuntarsi (che vale il biglietto): Hulk e Betty, inseguiti dal padre di lei, il generale Ross (un altro conflitto familiare*) rifugiati in un anfratto roccioso durante un temporale. Scoppia un tuono e Hulk, bestia dell’inconscio animale, grida contro il cielo come una divinità greca sconfitta, un titano bestiale, perdente ed imponente. Lei lo vuole calmare, gli parla (può capire la bestia?), lo lenisce con una carezza, alla fine lo convince a stare accanto a lei. L’inconscio è stato lenito nella grotta, utero materno e simbolo di rinascita eterno, dallo spaeleum mitraico alla grotta del Redentore, dall’uscita dei tauroboliati iniziati dei culti misterici ai sogni che nella notte, eterna come solo l’alba dei tempi e il nostro inconscio possono essere, sogniamo credendo di vivere.

*= Un'altra linea-guida per l’analisi del film può essere il puer-senex, il “giovane-vecchio”, non nel senso (più o meno positivo) alchemico o psicanalitico, ma nell’accezione di un genitore, un padre, che non vuole rinunciare alla vita-giovane ed essere superato (spodestato) dal figlio.
Il generale Ross dà la caccia al ragazzo della figlia (Banner), ed Emil Blonsky, che si sente vecchio e inoperoso, vuole superare Banner per dimostrarsi di essere ancora un uomo. La sostituzione del padre al figlio è dannosa per l’uno e per l’altro, ma in particolare per il più anziano dei due. C’è un tempo ed un luogo per ogni cosa, come ci dicevano le protagoniste di “ Pic-nic ad Hanging Rock” (capolavoro micidiale). Sovvertire i termini del Tempo e della Natura provoca scompensi psichici irrimediabili ed irrecuperabili. Di questi tempi, in cui definirsi “vecchio” o “anziano” è un insulto perché significa essere tagliato fuori dal mondo mass-mediatico di eterne figure da pubblicità, in cui essere “giovani” per sempre è l’unico valore possibile (e via lifting, plastiche facciali, palestre, etc…), in cui la carriera inizia a 40 anni e l’università termina a 30/33 anni, in cui il divorzio dei 50 anni sfascia una famiglia –e la vita dei figli, dimenticati in un cassetto– per ricominciare dietro una ragazzina di 25 anni, sentirsi “esperti” di esperienza, saggi e “vecchi” normali nell’animo è un insulto dei più crudeli.
Comunque, foss’anche solo per motivi anagrafici, il figlio è “un nano sulle spalle dei giganti”. Secondo per tempo cronologico, non formato ed inesperto, è già superiore al padre perché piccolo e futuro adulto, che saprà vedere un metro più in là della generazione precedente.
Quello che questi padri-personaggi da film, spesso personaggi reali, dimenticano è che anche loro sono stati giovani, e che il figlio sarà a sua volta anziano. Rispettare i tempi e capire il proprio ruolo in tempo significa rispettare la propria umanità, quella degli altri e il rispetto per il figlio.
I capelli bianchi sono un segno, le rughe il nostro calendario. Accettiamo i giorni e le stagioni: ci accetteremo meglio. La vita non inizia né tantomeno finisce a 50 anni, è solo un altro cambio di età.

C’è abbastanza da pensarci bene e fermarsi un secondo a riflettere.
Hulk è molto più di un fumetto o di un film.


REGIA: Louis Leterrier
ANNO: 2008
GENERE: Avventura; Fumetti
VOTO: 8-
QUANTO SI E’ SFORZATO TIM ROTH PER FAR RENDERE DIFFERENTE EMIL BLONSKY DA DOMINIC MATEI DI “UN’ALTRA GIOVINEZZA”: 4--
CONSIGLIATO A CHI: vuole cancellare “Hulk” di Ang Lee del 2003 [voto: N. C. oppure 2--]