
È il cinema delle aspettative il mio.
Soprattutto quello di quest’ultimo periodo, quello delle tre grandi attese: “Non è un paese per vecchi”, “Il petroliere” e “Sweeney Todd”.
Del primo ho già sparlato abbastanza e troppo.
Del secondo mi occuperò in seguito.
Veniamo a questo fantomatico e tanto strombazzato barbiere assassino.
Non c’è persona che conosca che abbia detto prima del film: “Non mi aspetto molto”.
Tutti a urlare a squarciagola il nome di Tim Burton, quello di Depp, La Coppia d’oro, la Bonham Carter, Dante Ferretti, il musical oscuro, il dark e blablabla.
Tutti a sognare il film di Burton ancora prima dell’ uscita, gente impazzita che già urlava al capolavoro dopo aver visto i soli titoli di testa, follie generali di emo finto depressi che accorrevano ad ascoltare il sommo Burton in conferenza quando non sapevano neanche loro cosa fosse una conferenza.
Poi c’ero io.
Quello che all’annuncio della produzione si esaltò un sacco e che pian piano cominciò ad avere dei dubbi.
Ma davvero aveva bisogno di fare un musical?
Ma davvero doveva tornare così prepotentemente al dark?
Ma davvero c’era bisogno ancora una volta di Depp?
Ma davvero voleva far cantare la Bonham Carter?
Si davvero.
E le mie aspettative nel frattempo?
Sono crollate.
Persino quei titoli di testa che tanto hanno esaltato i fan di Burton a me parvero troppo esagerati, troppo falsi, troppo Burtoniani.
Ma è un film di Burton!
Certo, eppure a me non basta più.
Dopo aver visto “Big Fish” non mi accontento più dell’ emarginato oscuro, della fiaba gotica, del Depp smagliante e del Burton dark in generale.
Dopo aver visto “Big Fish” io mi aspetto di più.
E di più.
E di più ancora.
Lo stesso “La sposa cadavere” mi sembrò un buon filmetto e nulla più.
Dov’era quella magia, quell’ emozione, quella pienezza che fa di “Big Fish” (a mio parere) il suo capolavoro?
E dove poteva essere in tutto quel sangue plasticoso e in quel Depp così disturbato e scuro la meraviglia per il cuore che è “Big Fish”?
Aspettative sottozero.
Ma non si può rinunciare a un Burton al cinema, soprattutto se l’amico con tono da cane bastonato si lamenta che se lo guarderà poi a casa da solo dato che nessuno lo porta.
E così via, vediamo questo benedetto “Sweeney Todd”.
Vediamolo con tutti i pregiudizi del caso ma vediamolo prima di dire fesserie a vuoto.
“Sweeney Todd” è un esercizio di stile.
È questo il primo pensiero che ho avuto fin dalla prima immagine.
Quelle scenografie così oscure e curate nei minimi dettagli dal nostro Ferretti, quei costumi così Burtoniani, quelle capigliature ancor più Burton-Style non possono non fartelo pensare.
E quando vedi la camera correre veloce tra i palazzi di una Londra decadentissima dici: “Si, questo è L’esercizio di stile”.
Eppure.
Eppure Burton riesce comunque a dare un certo tocco tutto suo alla pellicola.
Al di là di tutto quel darkume che ormai immagino tanto semplice per lui quanto preparare il caffelatte c’è qualcosa in questo “Sweeney Todd” che convince anche me.
Non saranno di certo le canzoni che si faticano a ricordare e neppure la voce abbastanza odiosa della Bonham Carter.
Non sarà la faccia da matto che Depp si cuce addosso dal primo all’ ultimo minuto della pellicola.
E non sarà neanche tutto quel sangue così plasticoso da risultar divertente vederlo schizzare ovunque (nonostante gli squittii di schifo di quella a fianco che evidentemente credeva di andare a vedere “Pretty Woman”).
Eppure Tim Burton ha dei lampi di genio.
Ogni tanto si ricorda che nessun contratto lo obbliga a darkeggiare tutto e tutti (nonostante ormai gli convenga) e si sbizzarrisce come nel sogno a colori della coppia Depp- Carter che risulta senza alcun dubbio la cosa migliore dell’ intera pellicola.
Sweeney Todd al di là della storia che non vi sto a raccontare (potete leggerne praticamente ovunque) è L’opera dark di Burton come tutti la vorrebbero.
C’è l’emarginato allucinato (che ovviamente è Johnny Depp), c’è La Bonham dark Carter, ci sono le scenografie oscure e perfette di Ferretti e Lo schiavo (meritatissimo l’Oscar) e c’è la regia oscura di Burton che tutto permea.
“Sweeney Todd” per rubare l’ espressione di un collega universitario e blogger è un fumettone dark ben disegnato ma con personaggi sottili come pagine di carta riciclata.
“Sweeney Todd” è semplicemente una meraviglia per gli occhi.
Peccato non lo sia nè per le orecchie nè per il cuore.
REGIA: Tim Burton
ANNO: 2008
GENERE: Musical
VOTO: 7,5
QUANTO è IL MIGLIORE SACHA BARON COHEN: 10
CONSIGLIATO A CHI: Fan del Burton più oscuro e chi vuole vedere un musical un po’ fuori dalle righe.
