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giovedì 27 dicembre 2007

ORIGINAL AND REMAKE_ CAT PEOPLE- IL BACIO DELLA PANTERA

- CAT PEOPLE- IL BACIO DELLA PANTERA (1943)
- CAT PEOPLE- IL BACIO DELLA PANTERA (1982)




Non avevo nessuna voglia di vedere questi due film.
Ve lo dico subito.
In modo che nessuno poi mi venga a dire di essere stato troppo freddo o cattivo.
Non ne avevo nessuna voglia eppure li ho visti comunque perché si ricollegano al prossimo regista che mi accingo ad analizzare.
E sia chiaro che non si tratta ne di Jacques Tourneaur (magari più avanti nel tempo) ne di Paul Schrader (magari in un’ altra vita data l’ esperienza…).
Ma non importa chi sarà la mia prossima vittima.
Quello che importa qui sono questi due film: l’ originale del 1943 diretto dal grande Jacques Tourneaur e prima produzione per la Rko dell’ ancor più grande Val Lewton e il remake datato 1982 con regia di Paul Schrader, un signore autore dello script di pellicole come “Taxi Driver”, “Toro scatenato” e “L’ ultima tentazione di Cristo”.
Premesse importanti quindi.
Nel primo caso si parla di un produttore che ha fatto la storia dell’ horror psicologico degli anni ’40, nel secondo caso si tratta semplicemente dello scrittore di due film che hanno fatto la storia del cinema moderno.
Due capolavori quindi queste due pellicole?
Andiamo con calma.
Nel primo caso ci troviamo di fronte a quello che viene indicato da molti come il primo horror psicologico di rilievo.
Horror psicologico.
Che belle le definizioni.
Tu dici horror psicologico e tutti capiscono cosa intendi senza che stai li tanto a scervellarti per trovare le parole.
E se non lo capiscono proprio tutti vi riassumo io brutalmente cosa significa: film di impostazione horror in cui semplicemente deve sempre accadere qualcosa ma non accade mai nulla. E se accade, state sicuri che voi non vedrete (quasi) niente.
Perché la filosofia di Val Lewton (“una storia d’ amore, tre scene di atmosfera orrorifica e una scena carica di violenza”) in questa sua prima produzione a capo dell’ unità horror della Rko diventa regola ferrea a cui Tourneaur deve rigidamente attenersi.
Budget ristretto (134000 dollari), durata inferiore ai 75 minuti e supervisione di Lewton sul titolo.
Le regole imposte dalla Rko al produttore sono tutte rispettate.
Cosa ne è venuto fuori?
“Il bacio della pantera” racconta la storia di una donna tanto attraente quanto inquietante di nome Irena che si innamora e si sposa con Kent Reed dopo averlo conosciuto per caso allo zoo.
La vita dei due procede in modo strano: se da una parte lui è terribilmente attratto dalla donna misteriosa che si trova a fianco quasi per caso, dall’ altro ne è evidentemente spaventato, soprattutto per le parole di Irena che si convince sempre più di essere maledetta e di appartenere addirittura ad una razza “mutante” maledetta della Serbia, capace di trasformarsi in una pericolosa pantera se farà sesso con il suo amato.
La pellicola si muove così interamente sull’ ambiguità del personaggio di Irena: è maledetta? Si può trasformare realmente? Sono suoi i passi che seguono quelli di Alice (che rivelerà il suo segreto amore per l’ amico del cuore Kent solo sul finale)? Sono suoi i ruggiti che terrorizzano Alice in piscina? Ma soprattutto: chi ha scritto la sceneggiatura di questo film?
Se da una parte la mia voglia di vederlo era già abbastanza bassa dall’ altra lo sceneggiatore ce la mette tutta per confondere le idee e stancare (o stupire, secondo il suo punto di vista) lo spettatore con idee balzane che spuntano all’ improvviso senza il minimo preavviso e buchi di sceneggiatura enormi.
Mentre Tourneaur si impegna al massimo in una regia davvero magnifica con almeno tre momenti storici da ricordare (l’ inseguimento, la scena in piscina poi omaggiata da Dario Argento in “Suspiria” e quella del sogno psichedelico di Irena) lo sceneggiatore ingaggia una battaglia con se stesso: sta benedetta Irena è o non è una pantera?
Bella domanda!
Peccato che persino alla fine si hanno dei dubbi!
Certo: geniale, precorre i tempi, è un horror psicologico! È una grande metafora della paura del sesso e di una società castigata.
Però io alla fine lo vorrei dare un senso al tutto e invece non ci riesco.
Fino ad un attimo prima sono convinto di una cosa e poi mi crolla tutto addosso in un finale che sembra messo li giusto per fissarti il punto di domanda sulla fronte.
Purtroppo se questo dire- non dire poteva anche essere apprezzato in un momento meno svogliato quello che fa davvero più infuriare sono i buchi enormi nella sceneggiatura e le banalità che il film non prova nemmeno ad evitare.
Irena e Kent si conoscono al parco in modo insensato (tipo lui la vede, le dice due parole, la invita a casa sua e lei accetta!) e nella scena dopo si stanno sposando!
Come se non bastasse al matrimonio spunta un personaggio assurdo mai visto (e che mai si rivedrà) di nero vestito che accusa Irena chiamandola sorella.
Le incongruenze (se vogliamo chiamarle in modo gentile) non si fermano qui eppure non mi va di insistere.
Certo “è cinema” dirà qualcuno, è la fantasia al potere.
Però non esageriamo. Il problema qui è che si vuole dare un’ aria di realismo a qualcosa che di realistico non ha nemmeno l’ ombra.
“Il bacio della pantera” è una pellicola a basso budget che ottenne un successo strepitoso nel 1943 e dopo più di 60 anni ci sta il suo invecchiamento (anche se moltissimi critici non sono assolutamente d’ accordo con questa mia idea dell’ invecchiamento).
Lo perdono quindi perché, nonostante tutto, un suo senso come anticipatore di un nuovo modo di girare horror senza mettere mostri e mostricciatoli davanti a tutto ce l’ ha.
Ma quello che davvero non comprendo è il suo remake datato 1982.
Voluto fortemente dalla Universal che aveva visto nel fantastico “Un lupo mannaro americano a Londra” una sorta di rinascita di quell’ horror mostruoso che aveva segnato il suo successo tra gli anni 30 e gli anni 50, il remake de “Il bacio della pantera” viene affidato a Paul Schrader alla sua seconda regia dopo quel simbolo degli anni ’80 che è “American Gigolò”.
Premesso il fatto che a me “American Gigolò” non è mai sembrato davvero nulla di che nonostante tutto il suo successo, quello che più mi infastidisce è la stupidità dei dirigenti della Universal.
Perché mai tra tutti i film remakabili hanno scelto “Il bacio della pantera”? Un film che si dichiarava in aperto contrasto con la concezione di horror che la Universal ha sempre avuto: mostri in primo piano, scene di terrore ogni 3x2 e un’ ironia di fondo che permea ogni suo film.
Cosa aveva “Il bacio della pantera” di tutto questo?
Assolutamente nulla.
Ma nessuno ferma un produttore in cerca di remake fortunato e quindi.
E quindi eccolo “Il bacio della pantera” degli anni ’80.
Un film che riprende la storiella dei “mutanti” serbi per trasformarla in qualcosa di terribilmente anni ’80.
Viene aggiunto il fratello di Irena, una colonna sonora di sintetizzatori all’ ennesima potenza e il classico mostro anni ’80.
Perché quello che la Universal (e Paul Schrader) fa con questo remake è trasformarlo in un suo horror di concezione anni ’80 (si era per caso capito? Ho detto anni ’80 per tre volte in tre fasi, quattro!)
Mostri in primo piano, scene di terrore (o di schifo) ogni 3x2 e nessuna ironia.
Qui tutti si prendono terribilmente sul serio e il risultato è davvero qualcosa di grottesco.
Tra incesti tra fratello e sorella (come potevano mancare nei favolosi anni ‘80?), braccia strappate a morsi e trasformazioni da filmaccio di serie c, “Il bacio della pantera” diviene in questa verione ottantina qualcosa di davvero mostruoso.
In tutti i sensi.
Mentre nell’ originale alla bella Simone Simon nei panni di Irena bastava uno sguardo per incantare tutta la platea, Nastassja Kinski (figlia di Klaus Kinski che oggi si diletta tra filmetti tv di serie z) deve mostrare le tette ogni quarto d’ ora per non farci assopire con i suoi fintissimi pianti e il suo (pur incantevole) sorriso con la bocca storta che ricorda molto una certa Katie Holmes.
Mentre Jane Randolph nei panni di Alice è solo un po’ odiosetta nell’ originale, Annette O’ Toole (la mamma di Clark Kent in “Smallville”) risulta semplicemente detestabile.
Ma il massimo è raggiunto da Malcolm Mc Dowell.
Si.
Quello di “Arancia meccanica”.
Sappiamo più o meno tutti del decadimento fisico, morale e filmico che subì quest’ uomo dalla fine degli anni ’70 circa fino al recente “Evilenko” ma sinceramente io ci speravo un pochettino in questo film.
Macchè!
Malcolm nei panni del fratello di Irena si aggira tra il ridicolo e il demenziale e tutte le sue smorfie e i suoi occhi strabuzzati per farci capire quanto è pazzo non possono che farci ridere dopo 5 minuti, quando capisci che non ci crede nemmeno lui a quello che sta facendo.
Un uomo pantera.
Certo.
Come no.
Ma per carità!
Ma l’ orrore non finisce qui.
Perché se un cast sbagliato può anche essere sopportato con molta fatica quello che infastidisce più di tutto è quell’ aria ottantina (o ottantiana, fate voi!) che Paul Schrader vuol far trasparire fin dalle primissime immagini.
Quel vago senso di plasticoso, finto, esagerato, irreale si respira persino nelle scene di terrore puro (quelle che vorrebbero esserlo): un braccio umano che esce da una pantera tagliata in due per un’ autopsia, un braccio staccato non si sa come da una pantera ad un guardiano incauto che fischiettava allegramente (ovviamente come ogni horror anni ’80 che si rispetti se fischietti vieni ucciso brutalmente due minuti dopo!) e infine una trasformazione pessima in pantera con tanto di quel silicone e trucco per alterare i lineamenti che sembra di trovarsi nel più infimo degli horror anni ’50.
Paul Schrader non fa nulla e anzi contribuisce a questo circo degli orrori con una regia praticamente nulla mentre David Bowie prova con la sua canzone nella colonna sonora “puro sound eighties” di Giorgio Moroder (premiata con un Golden Globes) a risollevare le sorti di una pellicola che cade ogni secondo più in basso fino all’ ultima mezz’ ora in cui sembra di star di fronte ad uno di quei soft porno da rete regionale con tutte quelle tette e quelle scene a letto.
Insomma “Il bacio della pantera” dell’ ‘82 riesce in qualche modo a nobilitare l’ originale che viene così ricordato con gran piacere dal sottoscritto.
Almeno è servito a qualcosa.
Più in basso il trailer dell' originale e i primi 5 minuti della pellicola di Schrader che potrebbero farvi venire 2 pensieri: "Mio dio quanto è anni 80?" e "Magari lo guardo, non sembra brutto". Non seguite il secondo consiglio. é brutterrimo!

IL BACIO DELLA PANTERA (1943)
REGIA: Jacques Tourneaur
ANNO: 1943
VOTO: 6,5
GENERE: Horror psicologico!

IL BACIO DELLA PANTERA (1982)
REGIA: Paul Schrader
ANNO: 1982
VOTO: 3,5
GENERE: horror anni ’80, soft porno

QUANTO MI è VENUTO IN MENTE PAUL HAGGIS E IL SUO PASSAGGIO DALLA SCENEGGIATURA (ANCHE SE ANCORA NON HA SCRITTO QUALCOSA CHE SI AVVICINI MINIMAMENTE A QUEL CAPOLAVORO DI “TAXI DRIVER”) ALLA REGIA PENSANDO A PAUL SCHRADER: 10
QUANTE VOLTE HO RIPETUTO ANNI ’80 E AFFINI: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole vedere, nel primo caso uno dei primi “horror” giocati sulle atmosfere più che sugli effetti, nel secondo caso una schifezza di rara bruttezza ottantina (11).