
L’ espressione più azzeccata l’ ha data un mio carissimo amico uscendo dal cinema.
“è un cinema sclerotico!”
Un cinema, quello della Dreamworks animation, che sopravvive anche in questo caso di ricalchi (se stessa), citazioni (“Il Laureato, Ocean’ s Eleven), parodie della concorrenza (Winnie The Pooh), sfottò del mondo reale (Ray Liotta, Sting) e prese per i fondelli persino di se stessa.
Neanche la classica presentazione Dreamworks se ne può stare più tranquilla al suo posto nell’ animazione per adulti della Dreamworks.
Già per adulti.
Perché quello che la casa di animazione di Spielberg (se è ancora sua… a volte tendo a perdermi in queste compravendite folli) ha sempre tentato di proporre fin dal rinomato Shrek (escludiamo per questa volta le pellicole precedenti, ce ne occuperemo magari in un’ altra recensione) è un’ animazione diversa, lontana dalla classicità Disney e soprattutto diretta quasi esclusivamente ad un pubblico adulto.
Certo, anche in Shrek un bambino può ridere di fronte all’ omino focaccina o ai rutti dell’ orco verde, ma potrà mai comprendere i mille rimandi presenti nella pellicola?
La risposta è no, o almeno, non totalmente.
Così come non potrà neppure immaginare certe inperdibili citazioni presenti in “Bee Movie”, prodotto che ho creduto ingenuamente dedicato ad un pubblico leggermente meno cresciuto.
Mi sbagliavo.
Potrà mai apprezzare un bambino di 6- 10- 15 (bambino??) anni una citazione enorme de “Il laureato” di Mike Nichols con la celeberrima scena della piscina ripresa fotogramma per fotogramma?
Senza dubbio riderà come un ossesso fino a farvi innervosire nelle scene caotiche della nostra ape Barry sballottata qua e la nel traffico cittadino ma di fronte a Ray Liotta che da di matto in tribunale cosa potrà mai pensare?
Sono pazzi, i miei genitori sono pazzi!
Esattamente quello che pensa l’ ape protagonista del mondo umano visto dall’ esterno, un mondo folle, caotico e senza nessun senso della misura.
Perché alla fine Barry non è altro che un bambino indifeso in un mondo di adulti incomprensibili.
Piccolo, indifeso e anche piuttosto ingenuo il nostro riuscirà ovviamente a farsi strada fino a realizzare il suo sogno che si trasformerà progressivamente in incubo e a cui riuscirà a porre finalmente fine con un colpo di coda (o di pungiglione) finale.
Perché alla fine la Dreamworks è così.
Critica la Disney, sfotte, prende per il culo Sting ma dopo pochi anni sembra di vederla già li ad arrancare.
È ancora in piena forma, lo si vede dalle splendide animazioni, dai personaggi briosi, dalle storie sempre divertenti eppure c’ è qualcosa sullo sfondo che ti fa pensare.
Ti fa pensare che alla fine a forza di criticare si sono adagiati anche loro sugli allori, un po’ come fece la Disney durante gli anni ’80.
Hanno trovato la ricetta giusta: un protagonista (o più) divertente e simpatico e un po’ scemo più un po’ di parodia più qualche sfottò alla Disney più un pizzico di cinismo e la storia è fatta.
In tutta la sua nuova classicità.
Il problema è uno solo a è abbastanza spaventevole: mentre la Disney alla fine degli anni ’80 riuscì ad uscire dalla sua stasi creativa grazie anche al fatto che la concorrenza ancora latitava (le animazioni giapponesi avevano si preso piede ma non su larghissima scala, soprattutto al cinema), oggi il campo dell’ animazione è saturo di prodotti eccellenti a partire dalla cara vecchia Disney che insieme alla fidata Pixar ci ha regalato quest’ anno un gioiellino di nome “Ratatouille”.
È un cinema abbastanza sclerotico già di suo.
Se la Dreamworks non contribuisse ulteriormente io gliene sarei grato.
REGIA: Steve Hickner, Simon J. Smith
ANNO: 2007
GENERE: Animazione
VOTO: 6,5 (perché alla fine il film si fa guardare piacevolmente)
QUANTO FA RIDERE BARRY CHE URLA AL RALLENTATORE APPICCICATO AD UNA PALLINA DA TENNIS: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole farsi due risate su Ray Liotta!