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mercoledì 3 novembre 2010

EAT, PRAY, LOVE- MANGIA PREGA AMA

Con questa recensione ho iniziato (ormai un mese e mezzo fa) la collaborazione con il sito persinsala per cui scrivo recensioni cinematografiche e seguo qualche festival.
Qui potete trovare la medesima recensione sul sito e cliccando sul mio nome in alto a destra (daniele bellavia, casomai qualcuno cercasse di cliccare su 21 settembre 2010...) tutto ciò che scriverò per il sito!
Ogni tanto pubblicherò anche qui le recensioni, ma per averle..diciamo in anteprima..sarà meglio seguire persinsala.
Sperando che qualcuno mi segua in questa nuova avventura eccola qui la recensione del nuovo film con la donna dai 76 denti: Juuuuulia Roberts!
A voi!

PUBBLICATO SU PERSINSALA


Ci sono film in cui tutto è perfetto: il soggetto è qualcosa di eccezionalmente valido ed originale, la sceneggiatura è scritta in modo invidiabile, il regista e la sua troupe non sbagliano un inquadratura e gli attori sembrano nati per recitare quella parte.
Mangia, prega, ama NON fa parte di questa categoria tanto quanto Hot Movie non fa ridere, It non fa paura e Australia non emoziona.
Il nuovo film con la superdiva Roberts è la più classica delle opere buttate al vento, come solo gli americani sanno fare.
Prendono un soggetto, qualsiasi esso sia, e dopo averlo girato e rigirato in padella, impanato e pastellato lo servono sul piatto crudo, ma con un sacco di condimenti.
Ci mettono lo sceneggiatore-regista promessa che ha fatto il botto con le serie tv (Nip/Tuck e Glee), gli attoroni Hollywoodiani con cachet stellari e Oscar in tasca e le location più affascinanti al mondo.
Il film, quello vero, quello fatto di attori che recitano una sceneggiatura ben scritta, ripresi da un regista che non usa la telecamera per girare uno spot tv è poi lasciato lì, in attesa che il vento se lo porti via.
Ad un’introduzione che sembra promettere bene, nonostante l’ex Pretty Woman sfoggi una bocca se possibile ancor più grande del solito (siamo ormai al 60% del viso occupato dalle sue labbra e dai 56 denti), seguono tre parti assolutamente non convincenti.
Liz (Julia Roberts appunto), alla ricerca di un suo equilibrio interiore, divorzia dal marito e, dopo una breve storia con un giovanotto meditativo (moralina sui baby fidanzati tanto di moda oggi), parte alla ricerca di se stessa in un giro per il mondo di un anno, prima tappa: Italia.
Spaghetti, case fatiscenti, romanacci che sparlano, frasi latine da scrivere sul diario delle medie, traffico, bar intasati di folle impazzite che urlano per un caffè, napoletani, pizze margherite, panni appesi tra le vie, gente che gesticola manco fosse sordomuta, famiglie della Mulino bianco riunite a mangiare la pasta, suore che si gustano un gelato in piazza davanti ad una fontana, monumenti grandiosi e dulcis in fundo una bella partita di calcio al bar con persone che si abbracciano e baciano al goal della squadra di casa.
Siamo al culmine dello stereotipo e Ryan Murphy (regista e sceneggiatore) me lo vedo a disperarsi per non essere riuscito ad infilarci un mafiosetto con lo stuzzicadenti in bocca.
In compenso le scenette sul cibo sono tante e sempre più esasperate con primi piani abbacinanti di formaggio grattato che cade come neve sugli spaghetti (??) e olio che scivola leggiadro sugli asparagi (???) fino ad arrivare alla tavola illuminata dai raggi del sole obliqui, come se dovesse scendervi Cristo da un momento all’altro.
Altro che Barilla.
Giusto il tempo di vedere la Roberts che ingrassa (ovvero non gli entrano i pantaloni anche se nessuno la può vedere ingrassata con il teschio che si ritrova al posto del viso) e siamo in India.
Il mio collega recensore indiano, a questo punto, metterà giù la lista degli stereotipi sul suo paese, che io non sto neanche a fare, mentre l’americano si vedrà dipinto come il solito texano sgrezzo (e in cerca di redenzione) che da consigli fondamentali ad una persona in difficoltà.
La seconda parte, quella del “prega”, del perdono di se stessi, è la peggio riuscita: tra tagli senza motivo e personaggi-macchiette che parlano come fumetti (sempre l’americano che continua a chiamare Liz “mandibola” come se facesse ridere per 20 minuti) ci si ritrova ormai senza speranza pronti all’ultima parte.
L’ “ama”, ambientato a Bali, riesce fortunatamente a risollevare un poco il giudizio generale.
È vero che lo sciamano sembra il maestro del primo Karate Kid ma Javier Bardem, nel ruolo di un brasiliano che parla genovese, non se la cava male e la sceneggiatura sembra concedergli qualcosa in più rispetto a tutti gli altri personaggi appena abbozzati che popolano questo film buttato al vento.
Ovviamente, senza star a rivelare un finale che diventa scontato fin dalla seconda parte, l’equilibrio interiore di Liz verrà trovato nell’ammore, nonostante i primi 20 minuti vogliano convincerci che la protagonista cerchi qualcosa di molto più profondo di una simpatica storia con un compagno più simile a lei.
Lasciando perdere un doppiaggio italiano imbarazzante (la ragazza indiana parla come una sdentata, lo sciamano come un cinese nei film degli anni ’80 e di Bardem ho già detto), ringrazio il cielo che i titolisti non si siano sbizzarriti un’altra volta con qualche titolo delirante del tipo: “Un piatto di spaghetti, l’India e l’ammmore”, non mi sarei stupito comunque, ci tengo a dirlo.
Insomma, non si fosse capito, Mangia, prega, ama non è un bel film.
In mezzo a tanti difetti di sceneggiatura, regia (a tratti davvero fastidiosa e senza nessuna sensibilità) e attori sbagliati (la Roberts con quel sorrisone non centra nulla con il personaggio oltre a sembrare fintamente naturale per tutta la pellicola e Bardem, per quanto bravo, sembra un’imitazione di se stesso nelle ultime pellicole) ci sono anche buone cose come la colonna sonora con brani di Eddie Vedder e Neil Young e certi discorsi che Liz esprime con voce fuori campo ma, senza nemmeno aver letto il libro, si ha l’impressione che questi siano semplici brani estrapolati dallo scritto.
Rimane poco se non pochissimo: una buona idea scarabocchiata su un foglio di carta, pasticciata fino a renderla abbastanza lunga da sembrare un film e poi buttata in mano a persone che, non sapendo che farsene, l’hanno fatta diventare la solita commedia sentimentale americana.
Brutta.

REGIA: Ryan Murphy
GENERE: commedia romantica
ANNO: 2010
VOTO: 5- 

PUBBLICATO SU PERSINSALA

lunedì 26 maggio 2008

WHAT HAPPENS IN VEGAS...- NOTTE BRAVA A LAS VEGAS

Io amo i multisala e Alessandria.......

I multisala.
Posti incredibili: 7 sale cinematografiche con poltroncine che sembra di essere sempre nel salotto di casa tua, impianti audio stratosferici, parcheggio sempre disponibile e gratuito, bar interno pieno di qualsiasi schifezza un uomo possa desiderare di avere a fianco alla sua poltroncina da Re scelta appositamente da uno schermo tra centinaia, giovani baldanzosi alle casse e al bar e tanta tanta tanta voglia di far vedere che sei in un posto nuovo di zecca.
Il progresso.
Solo questione di tempo e vedrete che il multisala arriverà anche in Alessandria e allora finalmente anche questa infima cittadina incapace di sfruttare la sua posizione strategica all’interno del triangolo industriale più importante d’Italia (Genova-Torino-Milano), la città di Borsalino o qualsiasi cazzata possiate leggere su wikipedia, allora anch’essa finalmente si muoverà verso lo status di città moderna.
Come può una vera città non avere il multisala?
E allora via a una megacostruzione da milioni di euro piena di vetro e cemento e vetro e cemento e scritte sberluccicose che si vedono da miglia e vetro e cemento e vetro e cemento.
In centro in Alessandria?
Certo che no, non c’è spazio.
Nella periferia di Alessandria?
Figurarsi chi lo vuole un palazzone tipo Torre nera di Stephen King di fronte a casa?
L’idea geniale: mettiamolo a 10 km da Alessandria in mezzo a un campo coltivato contornato da capannoni della Michelin, di Guala e qualsiasi altro schifo industriale vi possa venire in mente.
Mettiamolo li a marcire tra operai che finiscono i turni di lavoro alle 10 di sera e l’ultima cosa che vogliono vedere sono una serie di facce da culo felici di andare al cinema proprio di fianco a dove loro si sono appena fatti un mazzo gigantesco.
Mettiamolo li e ficchiamoci dentro anche un bell’hotel!
In mezzo al nulla.
Anzi.
Vicino alla più conosciuta discarica della zona capace di impuzzare persino Alessandria se il vento gira male.
E aggiungiamoci anche una pizzeria di RossoPomodoro e una bella salagiochi che non fan mai male.
Una piscina con scivoli multipli ed eccolo li.
Homo sapiens 2000.
Un palazzone osceno in mezzo al nulla, vicino a una discarica con uno scrittone “HOTEL” sopra che sembra di essere in un film horror dove l’ HOTEL è l’ultima speranza di salvezza.
O sembrerebbe esserlo.
Perché il multisala Uci Cinemas (che nome è????) di Alessandria è la morte della poesia.
Del cinema.
E non solo.
Il multisala Uci è la morte e basta.
7 sale cinematografiche con poltroncine che sembra di essere sempre nel salotto di casa tua con un audio stratosferico e parcheggio sempre disponibile?
Ma certo.
Peccato che le poltroncine abbiano un bracciolo largo più o meno mezzo metro che se uno vuole abbracciare la propria ragazza deve fare stretching per mezz’ora prima o avere le braccia di Gianni Morandi.
Peccato che dell’audio stratosferico sinceramente me ne sbatta un po’ le balle se proprio non devo vedere l’ultimo cazzatone di Emmerich o Bay.
Peccato che chi ha progettato il parcheggio molto probabilmente è uno scimmione portato di peso dall’Africa.
Ora io non saprei come descriverlo a parole ma immaginatevi voi un’immensa piazza asfaltata con qualche muretto ogni tanto.
Se una persona dotata di cervello dovesse disegnarci dei parcheggi è logico che partirebbe dai muretti per segnare le strisce per terra ma.
“Ma tanto abbiam tanto spazio chissenefrega!Chiama lo scimmione che lo paghiam poco e risolve tutto lui”

Peccato che il bar interno sia si pieno di qualunque schifezza ma si faccia pagare come il bar più costoso di Torino situato in pieno centro a un passo dalla Mole (non dalla discarica di Castelceriolo).
Per dirvene una: mezza d’acqua 2 euro.
Per dirvene un’ altra: i peggiori popcorn che io abbia mai mangiato al cinema, tra il vecchio, lo scaldato, l’acido e il bruciato.
3,30 euro per una porzione piccola.
Devo commentare?
Peccato che i giovani baldanzosi alla cassa sono le persone più scazzate della Terra.
A ragione.
È gente sottopagata che la prima cosa che ti viene in mente son i lavoratori del Mac (4 euro all’ora mi pare con turni anche improbabili come quello dalle 23 alle 3 di notte) e poi pensi e ripensi e si: quella che strappava i biglietti prima lavorava proprio al Mac.
Peccato che tutta quella voglia di far vedere che sei in un luogo di grandi divertimenti, nuovo di zecca, simbolo del progresso, simbolo di un Alessandria che va avanti in realtà sembri semplicemente un brutto scatolone di vetro e cemento messo in mezzo al nulla tra discariche e fabbriche di pneumatici.
ATTENZIONE: INIZIO FRASE SBORONA
Che poi i ventenni alessandrini entrando in un luogo del genere dimostrino tutto il loro provincialismo (e qui so che mi prenderò degli insulti da qualcuno dato che io pure dovrei considerarmi tale) con bocche spalancate e “oooohh” di meraviglia e sguardi che girano impazziti per capire se si tratta davvero di Alessandria o è un sogno, quello penso non sia affar mio.
Contenti loro, contenti tutti direbbe qualcuno.
Tutti meno me.
FINE DELLA SBORONATA
Comunque.
Comunque è del film che volevo parlare.
Almeno inizialmente.
Almeno prima che mi ricordassi in che razza di posto sono finito ieri sera.
Ma dovevo provarlo.
Non si può sparlare di una cosa senza averla provata.
Provata!
Ora ne posso sparlare quanto voglio!

E quindi “Notte brava a Las Vegas”.
Altra cosa di cui mi sarebbe piaciuto sparlare malamente.
Altro film che già dal trailer dicevo: sarà la solita cazzatina prevedibile con Ashton Kutcher che fa il figo e la Diaz che fa le sue faccette buffe.
E lo è.
“Notte brava a Las Vegas” è la cazzatina cn Kutcher che gira metà film con i jeans a petto (muscoloso) nudo e la Diaz che si aggira tra faccette buffe e “facciam vedere quanto son ancora in forma alla mia età!”
Ma è una cazzatina fatta bene.
Diretto da un Tom Vaughan capace di ridare nei pochi minuti iniziali tutta l’atmosfera di Las Vegas con un montaggio frenetico e immagini simbolo della città del gioco, del vizio e di tutto quello che volete.
Interpretato da due attori che molto probabilmente non vinceranno mai un oscar se continuano a girare un certo genere di film (nonostante la Diaz abbia comunque lavorato per registi importanti come Gilliam) ma che si dimostrano immancabilmente la scelta migliore a discapito di tanta altra gentaglia.
E soprattutto scritto in modo impeccabile da una Dana Fox capace di legare alla perfezione un certo tipo di comicità tipico di questo genere di film a una più spicciola e magari più grezza alla “American Pie” senza dimenticare il lato romantico che ovviamente alla fine prenderà il sopravvento (non è uno spoiler, lo sappiam tutti come deve finire un certo genere di film!)
“Notte brava a Las Vegas” è una bella cazzatina mi tocca ammetterlo.
Nonostante tutti i dubbi iniziali, nonostante vedere due facce da pirla del genere in una locandina è quanto mai raro, nonostante pensassi che le uniche scene divertenti sarebbero state quelle del trailer (il che è quasi una sicurezza quando vai a vedere certi film), mi tocca ammettere di aver visto un buon film di genere.
E ci tengo a ribadirlo: nel suo genere.
La Diaz riesce benissimo nel ruolo di eterna ragazza sovreccitata dalla vita moderna e con il suo sorriso da orecchio a orecchio e tutte quelle smorfie, quelle urla e quelle scene da pazza isterica non può non far sorridere.
Kutcher ce la mette tutta per far vedere quanto è figo (gli sguardi gigioneggianti alla camera non si contano!) e ogni tanto prova persino a far vedere di essere capace a recitare come dimostrò ormai secoli fa (4 anni Den, solo 4 anni) in “The Butterfly effect”
Il regista fa di tutto per dare una sua impronta ad una pellicola che probabilmente molti altri si sarebbero limitati a dirigere con una mano sola.
Il risultato è buono.
Certo mentre esci dalla sala e cerchi di raccogliere due idee che sian due ti rivengono in mente (e sullo stomaco) solo i popcorn rancidi e quei poveracci costretti a lavorar dentro quello scatolone abbandonato nel nulla ancora per qualche ora.
Pensi ai 7,20 euro di ingresso (8,20 euro se vuoi le poltrone vip ovvero delle robe rosse enormi al centro del cinema manco fossi a un ricevimento Reale…)
Non c’è bisogno neanche di pensarci, ci pensa il portafoglio a farsi sentir più leggero.
Ti riavvii verso la nuova Alessandria (quella che finalmente ha il multisala) e vedi ancora sullo sfondo vetro e acciaio sormontati dallo scrittone luminescente HOTEL.
Ti volti verso chi sta guidando e capisci che non c’è film brutto, luogo orrendo, posto triste che possa rovinare una serata con lei.
Ti volti verso chi sta guidando e semplicemente ti senti bene.
REGIA: Tom Vaughan
GENERE: Commedia romantica
ANNO: 2008
VOTO: 7
QUANTA PUBBLICITà HA PIAZZATO IL MULTISALA UCI IN ALESSANDRIA NEI POSTI Più DISPARATI: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole una commedia romantica di buon livello e farsi due grasse risate.

domenica 18 novembre 2007

THE HEARTBREAK KID- LO SPACCACUORI



2 premesse se mi permettete:
- Mi sono rifiutato di riportare l’ orribile locandina italiana con il culo in vetrina acchiappa dodicenni
- Sotto di questa trovate la recensione dei Robinson che ho tenuto pochissimo in alto per la delusione che mi ha portato a scrivere questa recensione quindi dategli ancora un occhiata se volete.

Posso dirlo?
No?
Be lo dico lo stesso.
Che schifo!
Che cosa?
Ma questo film ovvio!
Praticamente costretto a vederlo per mancanza di altre pellicole (la scelta era tra questo, ginocchio Boldi e Beowulf) sono entrato in sala con poche speranze.
La paura di vedere l’ ennesimo film con Stiller che fa sempre le stesse facce e sempre le stesse scenette era davvero forte ma mi sono fatto coraggio insieme agli amici.
Mi son detto che così brutto non poteva essere.
Insomma sono i fratelli Farrelly e “Tutti pazzi per Mary” e sono politicamente scorretti e blablabla… basta!
E va bene: la storia è più che scontata perché si tratta della solita commedia rosa con uno che si innamora della persona sbagliata e poi capisce che la ragazza della sua vita è un'altra, ma questo ci sta… il genere vuole questo (oltre al fatto che si tratta di una sorta di remake del “Il rompicuori” quindi la colpa della storia non è tutta da imputare ai registi e sceneggiatori!)
Va bene anche che si creino equivoci di ogni tipo per cui Stiller si prende come al solito un sacco di botte e si fa un gran male fisico e morale ogni secondo… questo lo vuole il personaggio Stiller e le sceneggiature dei Farrelly.
Ammetto pure che le due ragazze (ma quanto è bella Michelle Monaghan?) e Jerry Stiller che interpreta il padre di Ben non se la cavano affatto male.
Però basta!
Ma certo la sala ride e anche a me ogni tanto la risata scappa ma su un 1 ora e 45, 45 minuti sono di silenzio angosciato e un po’ interdetto.
Ti viene l’ angoscia a vedere che fine farà quello sfigato di Stiller, se riuscirà a lasciare la moglie sbagliata per la donna della vita anche se lo sai come andrà a finire.
Ti viene l’ angoscia a rivederti magari in qualche scenetta, il marito (o il ragazzo) frustrato che si prende la colpa per ogni cosa e “si appiccica un sorriso falso sul volto per 40-50 anni fino alla morte” .
Ma soprattutto ti viene l’ angoscia per le bassezze di questo film.
In certe scene sembra di assistere all’ ennesimo film dei Vanzina: passi la scoreggia della moglie e passi anche l’ orribile ciuffetto dell’ amico di Stiller ma una che si tira giù le mutande facendola vedere a tutti e poi piscia sulla schiena di Eddie (Ben) no.
Va bene che sono andato a vedere un film dei Farrelly ma mamma mia che tristezza!
Dopo mezz’ ora io e il mio amico di fianco abbiamo cominciato a lanciarci occhiate storte ad ogni nuova terribile scenetta.
Dopo un’ ora è arrivata la frase tanto temuta: “Ma quanto manca alla fine di sta roba?”
Tanto.
Troppo.
Magari Stiller s’ è divertito ad interpretare finalmente un personaggio della sua età con tutti i suoi capelli bianchi ma qualcuno gli dica che fa sempre la stessa parte! Ma certo fa ridere la scenetta con i messicani che suonano e lui che gli dice di smetterla (anche nel trailer) però ogni volta sai già che faccia avrà quell’ uomo. Quell’ espressione un po’ frastornata con l’ occhietto mezzo abbassato e la faccia un po’ stupita. Ahah che ridere Ben. Però davvero non ne posso più!
Magari i Farrelly si sono divertiti a scrivere l’ ennesima commediuola senza sforzarsi troppo ma qualche idea un po’ originale non guasterebbe ogni tanto (se poi le 2-3 scenette migliori non finissero nel trailer sarebbe ancora meglio!) . Meno scoregge e un po’ più di intelligenza non guasta mai a nessuno.
Magari c’ è anche qualcuno che è uscito soddisfatto da questo filmetto: si è fatto le sue due buone risate su Stiller, sulla ragazza pazza, sui messicani stereotipati (che neanche i Vanzina) e su un finale col botto (una roba che neanche vi immaginate! Ma per favore!) ma io spendere 6, 50 per una cosa del genere mi girano anche un po’ se permettete!
Loro e il loro politically scorrect.
REGIA: Bobby e Peter Farrelly
ANNO: 2007
GENERE: Commedia sentimentale
VOTO: 5 (ah beh è sicuramente meglio di quello di Boldi senza averlo neanche visto e supera di pochissimo anche “2061: un anno eccezionale”.. ma non di molto lo ammetto.)
QUANTO SONO BASSI I MODI PER FAR RIDERE: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole gustarsi l’ ennesima commedia romantica un po’ amara (per tanto così vi consiglio assolutamente “Ti odio ti lascio ti…” molto più fresca di questa cosa trita e ritrita!) e le solite faccette del simpatico Ben (ti prego Ben stai perdendo tutta la mia stima smettila di girare certe oscenità! Anche “Una notte al museo” era più simpatico!)

martedì 31 luglio 2007

THE BREAK UP- TI ODIO, TI LASCIO, TI...


Se avete mancato di leggere la mia recensione di Prime ( peraltro pellicola davvero piacevole!) ve lo dico ora: non apprezzo la commedia romantica.
Se a questo aggiungete un orrido titolo italiano (ma un giorno conoscerò qualcuno di questi titolisti e giuro che mi vendicherò per tutte le storpiature che mi tocca sopportare!) potete immaginare la mia voglia di vedere questo film.
Mi siedo rassegnato e pigio play, sperando con tutto il cuore che la mia ragazza ci abbia azzeccato per l’ ennesima volta (anche se “Mr e Mrs Smith” mi sta ancora un po’ qui!).
Un incontro occasionale in uno stadio, il corteggiamento, la felice vita di coppia raccontata con le solite foto da fidanzatini felici piene di sorrisi e dolcezze: la storia è finita, tutti a letto!
No! Stop! Alt!
Se nella classica commediola tutto ciò occuperebbe un’ ora e mezza (quando va male anche due!) di pellicola, qui passa tutto in 5 minuti: ha inizio il vero film, quello che racconta la crisi e il successivo quanto graduale allontanamento di Gary e Brooke.
Lo so: state pensando a quanti drammoni o finte commedie ci sono sull’ argomento ma qui, credetemi, c’ è qualcosa di diverso.
Non sembra di assistere ad una stupida e banale separazione da film, di quelle tutte urla, battibecchi, scenate teatrali e ridicola risoluzione finale. Il regista (Peyton Reed) riesce, grazie ad un ottimo soggetto scritto dallo stesso protagonista del film, Vince Vaughn, a darci un’ idea di quello che può significare per una coppia spaccarsi letteralmente in due.
Non si tratta di prendere un filo e spezzarlo in due in un nanosecondo, si tratta di prendere un fascio di fili elettrici e cercare di strapparli tutti in una volta, senza riuscirci, con il conseguente passaggio di una minima scossa elettrica fino a quando l’ ultimo filo non è reciso.
Dopo una cena con gli insopportabili quanto caricaturali parenti di lei ci si rende conto che non tutto va per il verso giusto: le foto tutte sorrisi e abbracci sono solo una faccia della medaglia, perché, come in tutti gli album fotografici di famiglia, mancano quelle foto venute male, nascoste dietro ad altre con sorrisoni a 32 denti.
La vera crisi sembra iniziare per uno stupido rifiuto di Gary di lavare i piatti ma pian piano che la pellicola prosegue si comprende quanto le basi del rapporto fossero già corrose prima dello scossone finale.
Da questo momento ha inizio quella che si può definire la parte più leggera del film (è assurdo ma è così!), un continuo tentativo dei due di riavvicinarsi all’ altro senza mai riuscirci: si sbaglia il modo (si cerca di ingelosire l’ altro), si sbaglia il tempo (quando lei lo rivuole lui è ancora diffidente e viceversa), si parla, in definitiva, una lingua diversa.
I lunghi anni passati insieme non bastano per comprendersi: i due credono i conoscersi alla perfezione ma in realtà conoscono solo le foto più belle, quelle messe in bella mostra per l’ altro in modo che tutto sembri combaciare alla perfezione.
Quando Vaughn e la Aniston tirano fuori ciò che non hanno potuto esibire per anni all’ interno di un splendido rapporto in realtà limitante per entrambi è la fine: entrambi vogliono essere accettati per tutto quello che sono ma entrambi vorrebbero ritrovare lo stesso rassicurante partner pre- crisi.
Se a tutto ciò aggiungete un’ assurda situazione in cui i due si ritrovano a vivere da separati in casa (lui con tutta la sua testardaggine sul divano e lei con tutti i suoi pianti sul letto), allora tutto si fa estremamente più difficile.
Se vi state chiedendo dove sta la commedia in tutta questa tristezza vi posso assicurare che l’ elemento comico è presente, soprattutto grazie ad uno straordinario Vince Vaughn, sempre brillante e spontaneo e ad una Jennifer Aniston adattissima al genere con quel suo sorriso felice e malinconico allo stesso tempo, ma io non sono dell’ umore adatto per sottolinearlo a sufficienza.
Ora provate a prendere un fascio di fili molto sottili e a strapparli tutti insieme, sono sicuro che alcuni rimarranno intatti, magari non quelli esterni in piena vista ma alcuni all’ interno si, ne sono sicuro.
REGIA: Peyton Reed
ANNO: 2006
GENERE: Commedia romantica (ma non troppo)
VOTO: 7,5
QUANTO è UN SEX SYMBOL VINCE VAUGHN: 2
CONSIGLIATO A CHI: Vuol passare una bella serata rilassante riflettendo su quanto può essere dannoso un rapporto basato sulla falsa felicità.

giovedì 26 luglio 2007

PRIME


Gli elementi per starci lontano c’ erano tutti: una commedia romantica (la sola definizione funziona per me come l’ Autan per le zanzare) in cui una donna di 37 anni (Uma Thurman) appena uscita da una difficile separazione si innamora quasi per caso di un uomo 14 anni più giovane (Bryan Greenberg) che scoprirà essere solo in seguito il figlio della sua psicoanalista (Meryl Streep).
Ma si sa: a volte puoi spruzzarti intere bombolette di Autan e le zanzare saranno ancora li a pungerti, incuranti del tuo insopportabile puzzo e del tuo portafogli alleggerito per un prodotto inutile.
Così, nonostante i miei dubbi, incoraggiato dalla presenza di una Meryl Streep appena vista nel più che buono “Il diavolo veste Prada” , mi sono deciso: divano, dvd, ragazza (è immancabile per questo genere di film) e una buona dose di pazienza per sopportare i prevedibili equivoci, la prevedibile storia smielata dal lieto fine e il prevedibile belloccio di turno.
E invece.
E invece mi sono ritrovato davanti ad un buon prodotto: complici le fantastiche interpretazioni della Thurman (forse mai così bella e naturale) ma soprattutto di Meryl Streep (capace di dare un volume persino a un personaggio come questo che sarebbe stato piatto come un cerchio disegnato su un foglio se interpretato da chiunque altro) la pellicola scorre via che è un piacere nella sua ora e mezza.
Per una volta sembra di non essere davanti alla solita fiaba cinematografica: i personaggi sono credibili anche se a volte volutamente caricaturali (si veda la famiglia ebrea di lui) e la storia risulta non così irreale grazie anche ad un finale meno sdolcinato del solito. Il regista contribuisce a questo clima di “realtà” girando alcune scene come quelle a tavola o nella casa di lui con una telecamera in spalla, in modo che tutto sembri più veritiero.
Una vena di ironia mai sgradevole fa capolino dietro a una sceneggiatura più che buona e Younger cerca in tutti i modi di evitare certi noiosi clichè da commedia romantica anche se non sempre ci riesce.
Non è mia intenzione star qui a svelarvi i profondi significati che un critico cervellotico riuscirebbe a trovare in una pellicola come questa (certo ci sono spunti di riflessione come la critica al sistema terapeutico ma siamo sicuri di voler addentrarci in certe noiose discussioni?), destinata semplicemente a far passare una bella serata in compagnia della propria ragazza/o, ne voglio star qui a dirvi che, si, esistono ancora nel 2007 (leggete bene: 2007) famiglie non in grado di accettare persone di differente cultura/ religione/ colore della pelle (2007 ragazzi!) come sposo/a dei propri figli.
Insomma, per l’ ennesima volta l’ Autan non ha funzionato (per non parlare di quell’ altro “Ne punti ne unti”) ma questa volta mi è andata bene, chissà magari un giorno riuscirò addirittura ad accettare il fatto che le zanzare alla fin fine mi pungono perché sono affamate.
REGIA: Ben Younger
ANNO: 2006
GENERE: Commedia romantica (ma non troppo)
VOTO: 7
QUANTO è SUPERIORE MERYL STREEP AL 90% DELLE ATTRICETTE DI OGGI: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuol passare una piacevole serata davanti allo schermo in buona compagnia senza scervellarsi troppo.