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mercoledì 23 gennaio 2008

TRE CLASSICI DUE MITI: HOWARD HAWKS E JOHN WAYNE

Eccoci quindi.
Dopo aver dato ampio spazio ad un' ampia recensione come quella de "Il signore degli anelli" di Leo ed aver sistemato un po' i link alle varie recensioni che trovate in alto nella pagina (ho aggiunto "Percorsi", una sorta di sunto delle vie trafficate che segue il mio cervello nel recensire le pellicole) siamo giunti ad una nuova recensione.
E mi dispiace avvertirvi subito che si tratta di qualcosa di grosso. Magari non siamo ai livelli della precedente ma ci avviciniamo.
Ho cercato di strutturare comunque la recensione in modo che ogni film possa essere letto a parte, in modo da non stancarvi troppo.
Vi auguro una buona lettura sperando che il western non vi annoi perchè qui c'è di che riempirsene anche il naso!


UN DOLLARO D’ONORE- RIO BRAVO
EL DORADO
RIO LOBO





Da bambino ho visto tanti di quei western che a volte mi stupisco di non essere diventato un pistolero con il poncho e gli occhi di ghiaccio che se ne va in giro a sparacchiare a gente nascosta nelle finestrelle dei campanili.
Ne ho visti talmente tanti con protagonisti Clint Eastwood o Gian Maria Volontè che quasi mi ero dimenticato di tutte quelle volte in cui mi addormentavo di fronte a quell’ altro attore grosso e con il vocione che faceva sempre e comunque il buono salva tutti.
John Wayne.
Non so voi, ma io da bambino lo odiavo.
Trovavo insopportabile quell’ uomo che dovunque arrivava risolveva tutto in un attimo e si portava a casa la donzella di turno, trovavo insopportabile la sua camminata imperiosa, la sua robustezza fisica, i suoi colpi infallibili e soprattutto il fatto che non si vedesse mai un morto stramazzato o un pizzico di sangue.
Che ne potevo sapere di western classico, western epico, spaghetti western, burrito western e via dicendo con le definizioni più strampalate?
E così la mia immagine di western è rimasta sempre e solo quella del western all’ italiana: quello epico, violento e ambiguo di Leone o quello maccheronico e scherzoso di Bud e Terence.
Tutto questo fino a qualche mese fa quando in tv, su una di quelle reti regionali dove trovi sempre il rivenditore di macchine o la russa che si eccita al telefono (lo so che fa ridere ma è così!), mi son ritrovato davanti quell’ omone che tanto odiavo.
John Wayne.
E ho deciso che era ora di porre rimedio alle mie lacune.
Due giorni per i tre film sopra citati.
Un overdose di western, Howard Hawks e John Wayne.
Cosa c’ è di meglio per dar di matto?
Aggiungeteci poi che al gustoso piatto si è aggiunto “Mezzogiorno di fuoco”, tappa obbligata dato che Hawks e Wayne crearono “Un dollaro d’onore” come remake della pellicola di Zinnemann che trovavano evidentemente troppo rivoluzionaria e fuori dalle righe dato che alla sceneggiatura si trovava Carl Foreman, un uomo il cui nome era segnato sulle liste nere di cui il regista e il grande attore erano aperti sostenitori.
Non è assolutamente mia intenzione aprire un dibattito politico su tale enorme questione quindi prendo la rincorsa e salto tutto a piedi uniti per dirigermi verso i film veri e propri.
Tre film che ho deciso di unire in un’ unica, forse troppo semplicistica, recensione per un solo motivo: il secondo e il terzo sono semplici remake o aggiustamenti del primo, la cui base si poggia appunto su “Mezzogiorno di fuoco”.

UN DOLLARO D’ ONORE
La pellicola nasce nel 1959, prima dell’ avvento del cosiddetto spaghetti western ed è senza alcun dubbio il migliore dei tre film per una serie di motivi che andrò spiegando più tardi, durante la descrizione degli altri due.
“Un dollaro d’onore” o più semplicemente “Rio Bravo” nel suo titolo originale è considerato unanimemente uno dei classici del classic western (giocone di parole!) al pari di “Ombre rosse” di John Ford anche se, dell’ eticità di Ford, il film ha poco o nulla.
Ed è questo che distingue la pellicola di Hawks dalla marea di western dell’ epoca.
Al regista poco importa la storia dello sceriffo buono John T. Chance (ovviamente John Wayne) che si ritrova asserragliato prima nel suo villaggio e poi nel suo ufficio insieme all’ ex buon aiutante ora alcolizzato che cerca di redimersi Dude, al vecchio sclerotico Pat Wheeler e al bel giovanotto molto anni ’50 (ha i capelli alla Elvis! Sfido chiunque a trovare un immagine di quegli anni con uno con capelli simili!) Colorado Ryan.
E non gli importa nemmeno delle scene epiche con cavalli, tramonti, solitudine, sparatorie incredibili o chi per loro.
A Hawks importa del vecchio sclerotico.
Ogni sua battuta, ogni sua parola, ogni suo gesto o movimento così come quelli di tutti gli altri personaggi sono controllati alla perfezione dal regista.
Non una singola sillaba fuori posto, non un solo secondo sprecato, non un solo momento in cui rimanere impassibili di fronte a “Un dollaro d’ onore”.
Hawks prende il western e lo trasporta di peso ai limiti di quel ponte che verrà poi attraversato per sempre dallo spaghetti- western.
Certo Howard sta ben attento a non mostrare sangue, a far vedere quanto è buono e giusto Chance, a mostrarci la redenzione dell’ ubriacone Dude (un grandioso Dean Martin, altro che i cantanti- attori di adesso come quell’ effeminato di Jared Leto) a porci di fronte ad un piacevole quanto classico finale.
Eppure durante tutto lo svolgimento Hawks sembra prendersi gioco di tutto: fa parlare i suoi personaggi come se fossero in un mondo reale (cosa che accadeva molto poco spesso nel classico western), li fa scherzare tra loro, li prende in giro (più volte ci sono riferimenti alla vecchiaia di Wayne per certi ruoli!) e li macchiettizza al limite della farsa come nel caso di Stumpy che non può non strappare una risata anche alla persona più seriosa di questo mondo.
Insomma Hawks imbastisce un classico non classico e lo fa con maestria mettendo in mostra tutto il suo mestiere e tutto quello che ha imparato dalla mitica Hollywood degli anni d’ oro.
Hawks crea un mito western tutto suo.
E non sa più uscirci.

EL DORADO
El dorado nasce nel 1967 ed un chiaro rifacimento di Rio Bravo.
Dopo quasi 10 anni Hawks ritorna al western e lo fa tentando di ripetere il successo del suo illustre predecessore.
E quale metodo migliore se non ricalcare il modello perfetto?
Il regista tiene con se dalla prima avventura il solo fidato compagno Wayne e da all’ intero cast un nuovo volto.
Al posto del grandissimo Dean Martin, davvero impeccabile nella prima pellicola, chiama un Robert Mitchum abbastanza moscio nei panni dell’ ubriacone mentre il vecchio sclerotico (prima era Walter Brennan) è interpretato altrettanto brillantemente dallo sporco Arthur Hunnicutt.
Infine nei panni del bel giovanotto viene chiamato un certo James Caan a sostituire Ricky Nelson, personaggi abbastanza differenti a dir la verità con un James Caan che alza il livello comico della pellicola con un interpretazione molto buona.
“El dorado” è “Rio Bravo” centrifugato.
Se nella prima (abbastanza deludente) mezz’ ora si può anche pensare di assistere a un film tutto nuovo con Wayne che stranamente non fa lo sceriffo ma il pistolero a pagamento e uccide addirittura un povero ragazzo (quasi) innocente, tutti i sogni vengono ad infrangersi quando senti che in un paese vicino ci sta uno sceriffo che si è dato all’ alcool dopo essere stato lasciato da una donna.
Che sorpresa!
Wayne parte, va dall’ ubriacone (che ovviamente è un suo vecchio amico pistolero) e là incontra un vecchio sclerotico che ti fa venire qualche dubbio sul dvd che hai messo su: non è che mi sono sbagliato e sto riguardando la versione estesa di “Un dollaro d’ onore”?
Già perché alla fine “El dorado” altro non è che “Un dollaro d’ onore” con una breve prefazione che ci mostra cosa faceva Wayne prima di arrivare al villaggio (per strada incontra ovviamente anche il giovanotto che qui però è un imbranatone con la pistola tanto che ricorda moltissimo Owen Wilson in “Pallottole cinesi”) e la situazione disastrosa dello sceriffo ubriaco (che nel primo film era solo accennata ma mai mostrata per intero).
Ovviamente anche qui Hawks è ben attento ai dialoghi e alle scene in cui ci si prende gioco del finto duro Wayne (che comincia a mostrare davvero troppo i suoi anni con quella pancia e quel viso consumato) eppure “El dorado” non convince appieno nemmeno superata la prima mezz’ ora.
Le scene notturne (davvero molte e ben fatte, anche se in studio) con i nostri in agguato dei nemici che li hanno ovviamente chiusi nel loro villaggio (e poi nell’ ufficio dello sceriffo) non possono certo valere un’ intera pellicola.
Sembra che il regista si limiti a fare il suo mestiere senza osare troppo e la quasi contemporanea uscita dei primi spaghetti western di fama internazionale di certo non aiuta Howard che si ostina a rimanere da questa parte del ponte e risulta, lui che per primo aveva osato, già sorpassato.
La mancanza della colonna sonora di Dimitri Tiomkin (anche in “Mezzogiorno di fuoco”) che con “Il canto della morte” aveva saputo donare un' epicità tutta sua alla prima pellicola si fa sentire pesantemente e “El dorado” rimane un western senza neanche troppe pretese e che, solo per questo, non può essere dichiarato come insufficiente.

RIO LOBO
Rio Lobo è datato 1970 ed è l’ ultima pellicola di Hawks alla regia.
Un western.
Ancora.
E ancora un western che prende come idea di base quella di “Un dollaro d’ onore”.
Non sarà troppo osare un remake per la seconda volta?
Forse si.
Eppure Hawks ci prova.
Mette nuovamente a centrifugare “Rio Bravo” e, come nel caso di “El Dorado” ne tira fuori una pellicola dal cast completamente rinnovato e dalla storia finalmente rinnovata.
Ci troviamo questa volta durante la guerra di secessione e ovviamente Wayne è un nordista: buono, leale e tutto quello che vuole il nome in questione.
La prima parte della pellicola è tutta impegnata a mostrarci una rapina ad un treno carico di oro nordista degna del miglior Ocean (George Clooney in Ocean’ s Eleven) da parte dei sudisti comandati dal belloccio di turno Cordona alle cui dipendenza sta un altro belloccio, tale Tuscarora.
La seconda parte vede Nordisti e Sudisti riconciliarsi dopo la fine della guerra e il nostro buon Wayne unirsi a Cordona e Tuscarora per ricercare il traditore nelle file dei Nordisti che passava le informazioni per le rapine ai treni.
Va a finire che si trovano tutti in un villaggio sfruttato dal cattivone di turno che ha messo degli sceriffi corrotti a capo della cittadina.
A questo proposito, so che non centra assolutamente nulla, ma sembra davvero di trovarsi in uno di quei villaggi che Ken Shiro (avete presente il cartone animato?) attraversava durante i suoi infiniti pellegrinaggi con lo sfruttatore di turno da sconfiggere dopo aver abbattuto tutti i suoi scagnozzi.
La stessa cosa avviene qui.
Wayne si unisce al padre di Tuscarora (si, è un vecchio sclerotico!) e insieme alla sua banda riesce ad eliminare tutti i cattivelli meno uno che ovviamente ha rapito Tuscarora.
Nell’ ultima mezz’ ora Hawks ricostruisce il finale dei precedenti film con uno scambio di ruoli e fucilate a più non posso (con un esplicito rimando a “Un dollaro d’ onore” quando i nemici provano a far saltare il rifugio dei buoni con la dinamite, come questi ultimi avevano fatto con la casa dei banditi nel primo film) e il solito lietissimo finale.
Howard nell’ ultimo film della sua sterminata carriera ci prova ma alla fine si tira indietro.
Se nella prima ora sembra di assistere finalmente ad una nuova pellicola non ci vuole molto poi per rimanere delusi dalla strada che il regista imbocca sul finale.
Nonostante il cast sia comunque molto buono nessuno sa prendere la scena come Dean Martin e il vecchio John Wayne non sembra davvero in grado di reggere da solo un film di tale portata.
Troppo grosso, troppo statuario, troppo vecchio.
E perché no?
Mi permetto: troppo noioso.
Saranno i tre film in due giorni eppure dopo la prima mezz’ ora non ne posso davvero di più di quel faccione da bonaccione.
Voglio Clint e i suoi occhi di ghiaccio.
Voglio Lee Van Cleef.
Voglio Leone e la sua Neo- epicità.
Forse l’ hanno pensato anche nel 1970 quando il film di Hawks fu pesantemente criticato per le scelte troppo classiche.
Nonostante le musiche davvero eccezionali di Jerry Goldsmith (autore due anni prima dell’ altrettanto fantastica colonna sonora de “Il pianeta delle scimmie”) e il finale nelle mani di una donna (ma “Johnny Guitar” è di secoli prima) “Rio Lobo” non è nemmeno paragonabile a “Un dollaro d’ onore” anche se riesce senza dubbio a essere più caratteristico del debole “El dorado”.
Tre film due miti?
Si, nonostante tutto, qui si parla di miti.

UN DOLLARO D’ONORE
ANNO: 1959
SCENA MEMORABILE: Dude (Dean Martin) entra nel bar ancora mezzo ubriaco e trasandato alla ricerca del bandito che si è rifugiato li dentro e, dopo aver controllato tutti in mezzo alla derisione generale, nota una goccia di sangue cadere nel suo boccale di birra. Si volta e spara al volo uccidendo il nemico.
VOTO: 9

EL DORADO
ANNO: 1967
SCENA RIMEMORABILE: Harrah (Robert Mitchum) entra nel bar ancora mezzo ubriaco e trasandato alla ricerca del bandito che si è rifugiato li dentro e, dopo aver controllato tutti in mezzo alla derisione generale, fa cenno al pianista di spostarsi e spara una raffica di colpi al piano. Il nemico cade in terra morto e Harrah dice di essersene accorto per le troppe stecche del vecchio pianista!
VOTO: 7-

RIO LOBO
ANNO: 1970
SCENA MEMORABILE: Tom Hendricks (Mike Henry) prova a sparare ai suoi compagni banditi che fuggono e la canna del suo fucile esplode con uno schizzo di sangue che gli arriva in faccia. Una scena molto Carpenteriana. Già, Carpenter…
VOTO: 7

REGISTA: Howard Hawks
GENERE: Western