Visualizzazione post con etichetta Penn Sean. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Penn Sean. Mostra tutti i post

domenica 27 gennaio 2008

INTO THE WILD

Mi ero ripromesso di pubblicare questa recensione domani sera, dopo essermela riletta a fondo e magari riscritta a freddo...magari ne avrei un' altra visione..vi saprò dire.
Per ora ecco le mie impressioni a caldo.. mi perdoni "American
History x" che potete trovare poco più sotto!



Lo avete visto “Chicken Little”?
No? Si? Forse mentre mi mangiavo un panino?
Bene, comunque io ve ne racconto una scena.
Dopo che Chiken Little (un pulcino sfigato, brutto, nano e anche abbastanza scemo) ha salvato il mondo dagli extraterrestri in modo rocambolesco (cioè con tanta tanta fortuna, ovvero di culo!), lui e i suoi amici si ritrovano al cinema a vedere il film che è stato tratto dalla sua grandiosa avventura.
Mentre il film sta per iniziare qualcuno in sala si chiede come sarà il film e il padre di Chiken Little afferma qualcosa come “Come potrebbero rovinare una così bella storia?”
La proiezione ha inizio e il primo a vedersi è il l’ alter ego di Chiken Little sullo schermo: muscoloso, imponente, deciso e intelligente.
È quello il Chiken Little che viene portato sullo schermo.
No.
Non ho totalmente perso la testa se vi interessa.
E non ho nemmeno pensato che questa fosse la recensione di Chiken Little (che peraltro ho già scritto ma non ancora pubblicato).
Mi interessava solo ricordarvi quell’ episodio perché è da li che nascono le mie considerazioni su “Into the wild”, il nuovo acclamatissimo film con Sean Penn alla regia tratto da una storia vera.
La storia di un ragazzo che abbandona casa, soldi, scuola, società per dare il via ad un’ avventura solitaria più grande di lui.
E la finisco qui con le trame.
Perché a me le trame stancano e sinceramente di film come questi la trama la potete trovare ovunque.
Cosa dire quindi di “Into the wild”?
Che non è un capolavoro prima di tutto.
A dispetto di tutti i complimenti che ho sentito in giro, di tutte le esclamazioni di giubilo per un Sean Penn miracoloso, per un Emile Hirsch (il protagonista Christopher Mc Candless… o se volete Alexander Supertramp, capirete vedendo) straordinario, per una vicenda incredibile per me “Into the wild” rimane solo una buonissima pellicola.
Non è questione di andare controcorrente o che so io, semplicemente non mi va di raccontarvi frottole.
“Into the wild” dura circa due ore e mezza.
Ecco.
Non vorrei mai parlare della lunghezza di un film come un difetto perché poi sembra che uno dica “se è corto è bello, ma non dev’essere troppo corto, ma non troppo lungo, ma se è troppo corto è pattume, se è troppo lungo è un mattone…”
Prendete tutti questi discorsi e buttateli nella spazzatura, differenziata prego.
Solitamente non mi importa della lunghezza di un film ma stavolta mi ci soffermo: perché io di vedere su due ore e mezza 1 ora e un quarto buona di paesaggi non sono in grado.
Ma certo sono fantastici, sono eccezionali, alcuni scorci fanno venire le lacrime agli occhi e ti senti il cuore dire: “Vorrei esserci io li”… ma più di un’ ora di paesaggi sono davvero troppi.
Sean Penn ce la mette anche tutta: posiziona la camera tra gli arbusti, sulla canoa, sull’ elicottero per visioni aeree da brivido… ma sinceramente preferisco guardare fuori dalla finestra e andare a scoprire le colline che mi circondano prima di vedere un’ ora di natura plastificata dalla schermo.
Ma non è nemmeno lo scorcio, l’ inquadratura delle montagne, dei canyon, dei fiumi che stanca.
È l’ insieme di tutte queste bellezze naturali con in primo piano un tizio che allarga le braccia e assapora l’ aria, un tizio che parla da solo e guarda la telecamera, un tizio che fa citazioni ogni tre per due e non ha il buon gusto di smetterla quando è ora.
Perché alla fine non è la durata, non è la regia di Sean Penn (seppure le poche scene in città siano decisamente fastidiose, ma molto probabilmente era quello l’ effetto voluto), non è nemmeno il quasi documentarismo.
È il personaggio di Emile Hirsch che mi ha infastidito.
Perché se la durata (e tre!) poteva essere anche minore grazie a qualche taglietto qua e là (francamente non credo che nessuno avrebbe sentito la mancanza dei danesi per esempio), è il protagonista a mancare in pieno il bersaglio.
O ancora meglio: “Into the wild” cade nel solito difetto di tutti i biopic.
Quell’ eccessivo ingigantimento che aveva fatto diventare Chiken Little un pollo muscoloso sullo schermo, qui fa diventare Christopher un figaccione in super forma con chioma fluente e lingua sciolta.
Non ho conosciuto il vero Christopher, sinceramente non ho nemmeno letto il libro da cui è stato tratto tutto ciò eppure quello che mi si insinua dentro è qualcosa di più che un sospetto: perché penso che non sia andata esattamente così?
Un ragazzo capace di far riappacificare un uomo e una donna nel giro di 5 minuti, di far rivivere un uomo di 70 anni, di far innamorare una ragazzina di 16 con uno sguardo… davvero ci vogliamo credere?
Personalmente preferisco pensare all’ opera di Penn come un inno alla natura, a Dio (tema fin troppo insistito) e alla convivenza.
Il tutto spalmato su due ore e mezza di cui una prima ora fin troppo lenta e una seconda che riesce a riequilibrarsi per trovare l’ apice su un finale davvero ispirato.
Forse è questo che ha fatto urlare tutti al capolavoro, questa vetta finale che potrebbe anche far dimenticare una prima parte un po’ così.
Io questa volta non ci sto.
Non urlo al capolavoro.
Perché la felicità è nello stare insieme.
Ma sinceramente se non lo sapessi di mio, non sarei mai arrivato a una conclusione del genere dopo la visione di una pellicola come questa.

Discorso a parte merita la colonna sonora per cui il film riceve, almeno da parte mia, almeno un voto in più. Insomma sarebbe stato un 7 senza Eddie Vedder. Magari un giorno recensirò anche quella… per ora dico solo grazie Eddie!
REGIA: Sean Penn
ANNO: 2008
GENERE: Biopic, Documentario
VOTO: 8-
QUANTO FA VENIR VOGLIA DI VIAGGIARE: 10++++++
QUANTO è BRAVO HAL HOLBROOK NEI PANNI DEL VECCHIETTO RON: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole vedere fantastici paesaggi americani e uno dei più bei film di formazione degli ultimi anni.