E posso dire di concluderla con quello che a mio parere è il film migliore del lotto.
Ora tra qualche buona uscita (mi aspetta ancora "Persepolis") e magari qualche sorpresa si proseguirà durante l'anno con anche un po' più di spazio alle visioni casalinghe di classici e non.
Buona lettura!

“Il petroliere” è il classico del 2008.
È quel film che quando inizia e per un quarto d’ora non senti pronunciare una parola dici: qui o si va sul capolavoro o si muore di intellettualismi tanto alti quanto inutili.
Ma subito vedi le scintille del piccone di Daniel che batte sulla nuda roccia all’ interno di un pozzo e cominci ad avere una vaga idea del film che ti attende.
Capisci subito, dopo quel quarto d’ora, che “Il petroliere” sarà il suo film.
Di quell’uomo baffuto così solo e duro con la madre Terra (guardate la violenza che ci mette nello sradicare l'argento e poi il petrolio dal suo elemento naturale) che è Daniel Plainview.
Per un momento pensi a tutte quelle discussioni sul titolo italiano, sul fatto “che non si può, che non è accettabile, che “Il petroliere” fa ridere, che allora il film di Burton chiamiamolo “Il barbiere”, che i titolisti italiani son pazzi, che se ci fossi io vedi che roba, che il doppiaggio deve essere eliminato, che viva viva l’olio d’oliva” e dici: “Il petroliere, perché no?"
In fondo si tratta del suo film.
Sceneggiato e girato da Paul Thomas Anderson ma essenzialmente costruito su Daniel Day Lewis.
Il petroliere.
Non “Un petroliere”.
Forse con quell’articolo avrei anche avuto da ridire qualcosa ma quel “Il” riassume tutta la pellicola.
Daniel Plainview (addirittura il nome omonimo sembra richiamare lo stesso attore anche se capisco si tratti di pura coincidenza dato che il tutto è tratto da un romanzo) è Il Petroliere.
L’unico sulla Terra.
Poco importa delle compagnie petrolifere rivali rappresentate da personaggi tratteggiati con uno scalpello mal fatto, qui l’unico che conta è lui.
Non state a guardare se il personaggio del predicatore poteva essere approfondito o se si poteva guardare con più attenzione al rapporto padre- figlio.
Ad Anderson interessa solo di Daniel.
Tutti gli altri non sono nessuno.
Esiste Daniel e il petrolio, il petrolio e Daniel.
E la scena in cui Il petroliere guarda estasiato la colonna di oro nero fiammeggiante mentre il figlio diventa sordo a causa dell'esplosione del gas è la dichiarazione d’intenti più forte del regista.

Non guardatevi attorno, guardate Daniel che lavora in prima persona, guardate Daniel che prende il potere, guardate Daniel che sfida il potere, guardate Daniel salire, salire, salire e ancora salire e poi guardatelo crollare nel suo delirio di onnipotenza.
Ma mentre lo osservate crollare, proprio come in “The aviator” di Scorsese guardate ancora cosa è capace di fare.
L’ astuzia, l’ingegno, la forza fisica.
Di petroliere c’è n’è solo uno e ha la faccia di Daniel Day Lewis.
Ha le sue movenze, il suo accento, i suoi baffi, i suoi tic.
Daniel Day Lewis come e forse addirittura meglio di Leonardo Di Caprio in “The Aviator” prende la storia (del film e la storia in senso generale) e la stringe tra le mani.
La stritola e ne fa uscire il petrolio per cui vive.
Daniel Day Lewis diventa il petroliere.
Daniel Day Lewis coperto di petrolio mentre lo osserva infuocato nell’ aria è il petrolio.
E le musiche che accompagnano ogni epica immagine di Anderson sono parte di Daniel.
Non sono i rumori del paesaggio che interessano così come avviene in “Non è un paese per vecchi” ma quelli più profondi dell’anima di Daniel.
Quell’anima così grande, così abnorme che sembra sempre uscirgli dagli occhi.
Sgorgargli dagli occhi come il petrolio che ama.
Mentre viene schiaffeggiato beffardamente durante il suo battesimo ti aspetti da un momento all’ altro che si alzi e si rivolti contro quel finto predicatore, lo vedi nei suoi occhi che sta per esplodere eppure come Jack Torrance in “Shining” lo senti trattenersi fino all’esplosione finale.
La senti fisicamente quella sensazione di un uomo incapace di rimanere dentro il suo vile corpo.
Lui vorrebbe essere di più.
Vorrebbe essere come il petrolio che raccoglie: denso, viscoso, brutto da vedersi eppure irresistibilmente attraente.
E ci riesce.
Quello stronzo di Daniel non può non attirare chiunque.
Con quella strafottenza, quella rabbia covata, quella follia sempre sull’orlo del baratro nessuno spettatore è capace di rimanergli impassibile come nessun cercatore di petrolio rimarrebbe indifferente di fronte alla scoperta di un nuovo pozzo.
“Il petroliere” è il migliore della triade delle aspettative.
Tre film diversissimi che non devono essere paragonati.
Ma “Il petroliere” è il migliore.
REGIA: Paul Thomas Anderson
ANNO: 2008
GENERE: Drammatico
VOTO: 9
QUANTO è GRANDE L’ULTIMA SCENA: 10
CONSIGLIATO A CHI: A chiunque sappia resistere due ore e mezza di fronte all’ epicità di una storia magistralmente raccontata.