
L’altro giorno ho risentito una mia compagna delle medie che non sentivo da 8 anni circa.
Certo una volta o due ci si era visti di sfuggita, un saluto, un “come va?” di circostanza, ma niente di più.
Poi pochi giorni fa capita che la trovo su msn.
Si quel posto infimo che cerco di frequentare il meno possibile dato che ogni volta che mi collego inizio a sentire trilli di qua e di la che mi avvertono dei messaggi che tutti quelli che conosco devono mandarmi.
Si passa dai “Come va?” di gente che fatico a sopportare (ormai credo che vivano di fronte al pc in attesa che qualcuno si colleghi a msn per riempire il vuoto delle loro esistenze) ai soliti amici che mi aggiornano sulle novità burlesche di questo mondo.
E poi c’è questa ragazza che non vedevo e sentivo da anni.
Due o tre scambi di riscaldamento e poi inizia una vera e propria discussione su qualsiasi cosa.
E mentre penso a come sia incredibile ritrovarsi dopo così tanti anni e ricominciare a parlare come e meglio di prima penso a “Made in Japan”.
Associazione strana lo so, ma io sono quello che ha citato Chicken Little per spiegare meglio “Into the wild”, non potete pretendere che diventi normale tutto d’un colpo.
Penso a quando presi “Made in Japan” e dopo averlo ascoltato due- tre volte lo misi nella mia bella pila di cd (ormai sono pile e pile) a prendere polvere mentre pensavo: “Si bello bello, però che palle ste canzoni da 10 minuti con 6 minuti di assoli…”
Pazzo!
Io ero completamente pazzo!
Mi ero bevuto il cervello, non sapevo quel che dicevo, il nu metal (mamma mia che brutta parola) mi aveva succhiato via il cervello come fanno gli alieni nei film di fantascienza degli anni ’50!
Ero diventato uno di loro!
Poi la cura: rock italiano, grunge, metal, folk e finalmente hard rock.
E finalmente Deep Purple.
E finalmente Made in Japan?
No.
Non ci riprovai con Made in Japan.
Ero rimasto scottato da quella prima volta e lo lasciai li a prendere ancora più polvere mentre i cd crescevano e crescevano e crescevano.
Poi un mese fa lo ripresi in mano.
“Made in Japan”, vediamo se faceva così schifo come pensavo.
Ero totalmente fuori di testa quando dissi che un disco del genere non meritava più che la sufficienza.
È l’ unica spiegazione possibile.
Perché quando un mese fa ho inserito il cd nel lettore in macchina sono andato in cortocircuito.

Made In Japan non è un disco eccezionale…è di più!
È incredibile, è fenomenale.
Made in Japan è oro.
E mentre il cd mi riempiva le orecchie, il corpo, il cuore in macchina mi sono chiesto quanti live ho ascoltato a questi livelli di un gruppo negli ultimi 10-15 anni.
E mi sono risposto immediatamente: nessuno.
Nessuno ha pubblicato un live del genere negli ultimi 15 anni perché nessuno è in grado di fare una cosa del genere.
E non mi riferisco alle scale di Blackmore, agli assoli di Jon Lord alla pianola o alla batteria di Ian Paice.
Mi riferisco al tutto.
Perché “Made in Japan” non è suonato da un batterista, un bassista, un chitarrista, un uomo al piano e uno alla voce.
“Made in Japan” è suonato dai Deep Purple.
E i Deep Purple non sono la somma di componenti ma un qualcosa che va oltre.
Va oltre ogni cosa.
Va oltre il concetto di gruppo, va oltre l’ hard rock, va oltre il rock, va oltre il concerto, va oltre il disco.
Va oltre.
Made in Japan è un esperienza, ma è un esperienza che potrebbe provocare gravi turbamenti.
Qui (nel 1972 in Giappone) c’ era gente che sul palco vedeva le note.
Le vedeva e le inseguiva, le inseguiva e le catturava, le catturava e le offriva al pubblico.
Non si spiegano altrimenti certi assoli, certi acuti, certi suoni.
Ascoltate Blackmore nelle sue scale incredibili, sentite la sola batteria di Paice in “The Mule” per 10 minuti , porgete l’ orecchio alle armonie di Lord e spaventatevi di fronte agli acuti di Gillian.
Poi rimettete su il disco e sentite quel che combina Paice mentre i suoi compagni improvvisano: li segue, li rincorre, li prende, ne detta il ritmo e a sua volta ne viene influenzato.
Ascoltate quel che combinano Blackmore e Gillian in “Strange Kind Of Woman” dove chitarra e voce si scambiano i ruoli.
Meravigliatevi di fronte alla pianola di Lord che fa da sottofondo perfetto ad ogni singola nota e rimanete a bocca aperta di fronte al gran lavoro sotterraneo di basso di Glover.
Infine rimettete su il cd chiudete gli occhi e cominciate ad impazzire di fronte ad una marea di suoni che vi travolge come un onda impetuosa.
“Made in Japan” è più di un disco.
Più di un live registrato.
“Made in Japan” è il rock.
E mentre penso a quanti dischi mi dovrò riascoltare che un tempo avevo scartato ricomincio a pensare alla mia vecchia compagna, penso a quando una volta ci picchiavamo a scuola.. e mi viene in mente che alla fine anche con lei sono stato così: prima la trattavo male e ora ci si confida come due amici che si conoscono da una vita, almeno credo.
Sarò scemo?
AUTORE: Deep Purple
ANNO: 1972
GENERE: Hard rock
VOTO: 10
QUANTO è PAZZESCA LA VOCE DI GILLIAN: 10
CONSIGLIATO A CHI: A ogni persona che pretende di saperne qualcosa di rock.