E finalmente si torna alle recensioni!
Dopo una grande pausa natalizia a cui si sono aggiunti alcuni giorni per l' elaborazione di classifiche varie ritorno alla mia grande passione riprendendo il discorso la dove si era interrotto ma portandolo più avanti nel tempo.
Il titolo riporta la recensione all' "Original and remake" semplicemente perche all' inizio avevo pensato ad un unico post per entrambi i film ma poi mi è sembrato conveniente dividere le due parti per la mole di pensieri che ognuna di esse conteneva.
Fine dei preamboli e delle seriosità.
Se volete leggere del film originale cliccate pure qui mentre per la recensione del libro scendete fino a qui!
Buona lettura!

Tim Burton è intoccabile.
Mi è capitato ultimamente di girare su molti forum, blog e siti di cinema e sono giunto alla conclusione che ci sono personaggi intoccabili per il pubblico.
Tim Burton, Nicole Kidman e Johnny Depp sono tra questi.
Francis Ford Coppola, Martin Scorsese o Jack Nicholson non lo sono.
Gli ultimi tre sono degli Dei per la critica ufficiale (o quasi), ma al pubblico poco importa.
E di questo sono felice.
Mi fa piacere vedere un film di Coppola criticato al di là del suo nome, al di là della sua carriera, al di là di tutto quanto può comportare un nome del genere.
Peccato che poi lo stesso non si faccia con Tim Burton.
“Tutti i film di Tim Burton sono capolavori!”
“Tim Burton è un genio!”
“Tim Burton non ha mai sbagliato una pellicola!”
“Tim Burton è Dio!”
E via dicendo.
Credetemi non sto delirando, ma ho letto tante di queste frasi girovagando in rete che ne ho davvero la nausea.
Ne ho lette talmente tante che un po’ ho cominciato ad odiarlo.
“Eresia!” afferma qualcuno.
Eppure credetemi che non c’ è davvero nulla di eretico nell’ affermare che “Il pianeta delle scimmie” è una schifezza bella e buona.
Avevo già visto molti spezzoni alla tv del film in questione e già allora, da buon amante di Burton (lo confesso), mi ero chiesto che diavolo fosse quella roba.
Scimmie giovani con giubbotti di pelle che si spaventano al passaggio di un uomo, scimmioni che si profumano con petali di non so che, bimbe scimmie che danno la buonanotte al loro umano domestico chiuso in gabbia.
Non avevo ancora letto il libro di Boulle.
Non avevo ancora visto la pellicola originale di Schaffner.
Non mi ero ancora innamorato de “Il pianeta delle scimmie”.
Ora lo posso ridire ad alta voce senza vergognarmene: “Il pianeta delle scimmie” diretto da Tim Burton nel 2001 è una schifezza bella e buona, senza nessuna scusante.
Durante la visione ho avuto più volte la tentazione di spegnere tutto e usare il dvd come disco per il flessibile, ma ho resistito nonostante tutto.
Nonostante la visione favolistica Burtoniana del mondo delle scimmie che si aggira tra il patetico, il ridicolo ed il pietoso ho resistito.
Nonostante le scene d’ azione siano qualcosa di allucinantemente brutto e noioso sono rimasto davanti allo schermo.
Nonostante Mark Wahlberg ad un certo punto affermi “A volte anche pochi possono fare la differenza!” non sono scoppiato a ridere.
“Planet Of The Apes” diretto da Tim Burton diventa qualcosa di veramente sconclusionato: tra personaggi completamente inventati e una storia sostanzialmente differente sia da quella del libro sia da quella del film originale del ’68 Tim Burton ci propone (nonostante molte critiche non siano d’ accordo con questo) l’ ennesimo mondo Burtoniano.
Personaggi marchiati e rifiutati dalla loro società che non sanno bene da che parte stare ma che alla fine hanno un cuore d’ oro (Ria, la scimmia che aiuta Leo a salvarsi), viscidi vermi che fanno di tutto per farsi odiare ma che fanno anche un po’ ridere (Limbo, il mercante di umani) e due concezioni molto diverse di vita (quella delle scimmie e quella degli umani).
Tra villaggi molto scuri, paesaggi molto scuri, costumi molto scuri, e cieli molto scuri Tim Burton fa muovere i suoi personaggi come se fossero in una delle sue belle favole gotiche perdendo così il messaggio di Boulle riguardo il progresso e le caste della società qui appena accennate e quello del film originale riguardo il bisogno di saggi.
Tim Burton perde tutto.
Nel suo voler far apparire “Il pianeta delle scimmie” come qualcosa di totalmente nuovo (lui non parla di remake infatti, ma di reimmaginazione di questo mondo) crea un ibrido che non convince davvero nessuno.
Ne l’ appassionato del libro di Boulle, ne l’ amante del film originale e neppure il bisognoso di un buon film di fantascienza.
Il film di Burton perde in epicità, in metafora, in musiche (seppur buone le musiche di Elfman non sono paragonabili a quelle meravigliose di Jerry Goldsmith nell’ originale) e ovviamente in recitazione: Mark Wahlberg è pari a un sacco di patate a confronto con Charlton Heston (ma anche non a confronto) che nei suoi 2 minuti di riapparizione nei panni dello scimmione Zaius fa tremare tutti ripetendo la mitica frase “Maledetti, maledetti! Siano tutti maledetti!” (ingiustissimo il Razzie award per peggior attore non protagonista in questo caso!)
Per il resto non c’ è davvero nulla da dire.
Tim Burton incontra la sua Helena Bonham Carter sul set e di li a breve se la scarrozzerà in ogni film e forse questo è uno dei maggiori pregi di una pellicola inutile e persino dannosa per chi non ha visto l’ originale che non sarà certo invogliato dopo questa schifezzina.
Insomma Tim Burton è intoccabile?
Direi di no.
REGIA: Tim Burton
ANNO: 2001
GENERE: Fantascienza
VOTO: 3,5
QUANTO TIM ROTH NEI PANNI DELL’ ODIOSO GENERALE THADE È L’ UNICO A SALVARSI IN MEZZO A QUESTO PANTANO: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole vedere l’ ennesimo prodotto fantascientifico scadente di questo nuovo millennio. Ci immaginavano tutti su auto volanti e razzi supersonici e non siamo neanche in grado di fare un buon film di fantascienza. Che vergogna!

