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lunedì 12 novembre 2007

THE MOUSE THAT ROARED- IL RUGGITO DEL TOPO


Dopo una pausa piuttosto lunga mi accingo a completare finalmente l’ analisi dei film di Jack Arnold (purtroppo molti titoli sono attualmente inesistenti sul mercato e, ad eccezione di “No Name On The Bullet” che dovrò procurarmi in dvd in lingua inglese, ho recensito tutto quello che mi è stato possibile reperire).
L’ ultimo grande film di successo del Nostro dopo i fasti fantascientifici conclusi con l’ odiato (da lui ma non da me!) “Ricerche Diaboliche” è “Il ruggito del topo” datato 1959 con protagonista un incredibile Peter Sellers alla sua ottava presenza sul grande schermo e alla sua prima interpretazione in tre ruoli differenti.
La pellicola narra l’ incredibile e assurda storia del Ducato di Fenwick, il più piccolo stato al mondo (esteso per sole 15 miglia quadrate e posizionato da qualche parte tra le Alpi) che un giorno decide di dichiarare guerra agli Usa per la clandestina imitazione del gran Fenwick (il gran Enwick della California), il vino nazionale su cui l’ economia del Ducato si regge.
Se la premessa può sembrare quantomeno delirante non avete ancora sentito la dichiarazione del primo ministro che sostiene a voce alta:
“Certo che non potremo vincere questa guerra, ma potremo vincere la pace!”
Le intenzione dell’ arguto ministro, infatti, sono quelle di dichiarare guerra agli Usa per essere sconfitti e ricevere tutti gli aiuti che gli Stati Uniti tributano solitamente ai perdenti.
Per la missione viene incaricato il gran conestabile del Ducato nonché capo dell’ esercito Tullio Bescom che, a capo di una ventina di uomini armati di arco e frecce e bardati con armature seicentesche, intraprende il viaggio via mare per New York.
Caso vuole che nella città si stia effettuando un test antiatomico per l’ invenzione della nuova bomba Q, mille volte più potente della bomba H e quindi la città sia completamente deserta.
Tra equivoci di ogni genere l’ esercitino riuscirà a prendere con se la famigerata bomba insieme al suo inventore, la figlia e alcuni militari americani.
L’ inaspettato ritorno vittorioso manderà in frantumi tutti i piani del primo ministro e della Duchessa e porterà gli Stati Uniti ad una grave crisi dovuta all’ inaspettata difesa di tutti gli stati del mondo verso il Ducato di Fenwick a patto che possano portare a casa la bomba “per proteggerla”.
Devo ammetterlo.
Dopo aver visto tutti i film di sci- fi di Arnold non mi aspettavo granchè da questa pellicola (anche se Luciano mi aveva avvertito della sua bontà!).
Nonostante la presenza di Peter Sellers e una storia a dir poco originale non credevo di trovarmi di fronte la classica pellicola che ti fa rimanere con il sorriso stampato in faccia per più di un’ ora.
Niente risate fragorose o situazioni da sbellicarsi ma il film, e Peter Sellers in particolare, riesce in ogni situazione a tirar fuori il meglio da ogni scena con dialoghi da pazzi (il militare americano catturato esclama furioso alla duchessa: “Io so la convenzione di Ginevra a memoria!” e lei: “Ah si? Un giorno di questi me la recita allora!”) e personaggi tanto stilizzati quanto divertenti.
Il famoso comico nei panni dell’ ottocentesca Duchessa, del precisissimo primo ministro e dell’ imbranato gran conestabile del Ducato riesce a dare un tono burlesco, quasi circense, all’ intera pellicola mentre il resto del cast (tra cui la bellissima Jean Seberg) fa essenzialmente da contorno ad una buonissima storia.
Le ambientazioni “tra le Alpi” sono ben fatte e il Ducato sembra davvero essere sperso in una di quelle valli dove nessuno arriva mai. A riguardo si veda il cartello all’ incrocio di una strada che indica le direzioni per andare in Francia, in Italia in Olanda e al Gran Ducato di Fenwick (il film è pieno zeppo di piccoli particolari come questo tutti da gustare!).
Anche la New York deserta fa il suo bell’ effetto anche se la camera tende a evitare le strade per concentrarsi sui grattacieli che senza dubbio possono sembrare deserti anche quando non lo sono!
Arnold non imprime una particolare impronta registica al film ma riesce comunque a trasmettere uno dei suoi temi preferiti: la mostruosità dell’ uomo, e in particolare di una nazione (gli Stati Uniti) , che arriva addirittura a comprendere di essere sull’ orlo della scomparsa eppure continua sulla sua strada. Esemplificativa a riguardo è la frase della figlia dell’ inventore della bomba rivolta al primo ministro del Ducato: “Ridateci la bomba! Tanto se la terrete vivrete sempre col terrore che scoppi!”.
Non si chiede quindi di disinnescarla ma semplicemente di ridarla al suo legittimo proprietario così come nel finale il ducato deciderà di tenerla nei sotterranei per assicurare il disarmo degli altri paesi.
Ciò che più colpisce e che sembra quasi stonare in una pellicola fatta essenzialmente per ridere è una scena in particolare.
A 10 minuti dal termine durante un inseguimento in cui la bomba rischia di scoppiare da un momento all’ altro compare sullo schermo la scena di uno scoppio di una bomba atomica e la voce di Sellers che ci avverte: “Signore e signori questa non è la fine del film però potrebbe essere la nostra fine da un momento all’ altro. Ci è sembrato carino farvelo vedere perché possiate essere preparati.”
La pellicola interrompe così le risate nel bel mezzo del climax finale (dove si è solitamente più attenti) per lanciare un messaggio quantomeno inquietante che ti fa rimanere con quel gusto amaro in bocca che non sai come mandar giu.
Dopo di che il film riprende come se nulla fosse successo e mentre tu ti stai ancora domandando cos’ era quella esplosione il Ducato porta a termine la sua avventura.
Ad Arnold non importa essere implicito o cercare di trasmettere il messaggio con la comicità di Sellers: lui ce lo sbatte in faccia quello che vuole farci sapere in modo che non ci siano dubbi sull’ interpretazione della pellicola, in modo che nessun critico lo fraintenda, in modo che sia chiaro quanto poco gli piaccia il clima di quegli anni.
Insomma “Il ruggito del topo” vuoi per il grande Arnold (che qui dimostra, come in “Radiazioni bx: distruzione uomo” di saper lavorare alla grande senza il suo produttore preferito William Alland), vuoi per il magnifico Peter Sellers, vuoi per la scena che anticipa i titoli iniziali (la donna simbolo della Universal con la torcia in mano alza il vestito e scappa vedendo un topolino!), vuoi per il messaggio che vuole trasmettere, vuoi per le analogie con il Dottor Stranamore (anche li ci sono bomba atomica, Peter Sellers in tre ruoli e un umorismo non fine a se stesso) è un film che va visto.
E rivisto.
Per ricordarsi anche che una volta almeno si riusciva a far ridere con temi impegnati e trame sicuramente più originali del solito omaccione muscoloso costretto a badare ai bimbi o della solita coppietta con mille problemi.
Il film avrà un seguito nel 1963 con “Mani sulla Luna” (da quanto ho letto dovrebbe essere molto gradevole ma vi saprò dire) dove non si trova però nessun componente di questo primo capitolo.
P.S.: Ho revisionato un poco i voti dell’ intera filmografia di Arnold e di Sherwood dato che ho visto davvero tutto ora e riporto qui sotto i voti.
REGIA: Jack Arnold
ANNO: 1959
GENERE: Commedia
VOTO: 8
CONSIGLIATO A CHI: vuole vedere l’ ultimo grande successo di Arnold
QUANTO ERA UNICO E GRANDE SELLERS: 10


DESTINAZIONE TERRA: 8
IL MOSTRO DELLA LAGUNA NERA: 8
TARANTOLA: 7
LA VENDETTA DEL MOSTRO: 6+
CITTADINO DELLO SPAZIO: 8
IL TERRORE SUL MONDO: 6, 5
RADIAZIONI BX: DISTRUZIONE UOMO: 8
LA METEORA INFERNALE: 7
I FIGLI DELLO SPAZIO: 6
RICERCHE DIABOLICHE: 7