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giovedì 8 novembre 2007

TRE CLASSICI UN MITO PT I: IL VAMPIRO

BY LEO

-NOSFERATU EINE SYMPHONIE DES GRAUENS- NOSFERATU IL VAMPIRO
-NOSFERATU: PHANTOM DER NACHT- NOSFERATU IL PRINCIPE DELLE TENEBRE
-BRAM STOKER' S DRACULA- DRACULA DI BRAM STOKER





NOTA INTRODUTTIVA: Devo dare per scontato che un minimo di accenni al personaggio letterario di Dracula li sappiate…altrimenti non mi basterebbero dei papiri interi…non posso farne un Bignamino, e comunque, come ama dire il collega Deneil, “c’è sempre Wikipedia a disposizione!”.

Atto Primo; Scena Prima: DEFINIZIONI
STRIGÓI (fem. STRIGOÁIE): Sostantivo maschile romeno che, derivo dalla stessa radice latina che in italiano darà “strega” (con tutti i composti e derivati possibili, cfr. veneto striga, it. strega, stregone/stregoneria/stregare” etc.), viene così definito sul DEX [“Dicţionarul explicativ al limbii române”, Academia Româna Institutul de Lingvistica “Iorgu Iordan”, Bucureşti, 1998, II ed., p. 1029]: “(nella superstizione popolare) Anima di un uomo (morto o vivo) che subirebbe una trasformazione nottetempo in un animale o in un apparizione sotto forma di fantasma, provocando disgrazie in coloro i quali incontra; per estensione, un uomo nato sotto un segno zodiacale infausto, il quale si verrebbe a trovare – in virtù di ciò – in legame col diavolo e che si occuperebbe di incantesimi e malefici. Epiteto dato ad un uomo cattivo, asociale, oppure ad un anziano con comportamenti viziosi e fuori moda.
E’ questa la parola che in situ designa il vampiro.

Atto Primo; Scena Seconda: ESEMPI
In un’opera del 1645, il metropolita della Moldavia, tale Varlaam, nell’opera intitolata “I sette sacramenti della Chiesa”, lascia alcuni appunti sulle credenze popolari riguardo i non-morti e le persone che credono che, essendo i non-morti seppelliti ma agenti in maniera negativa nei confronti delle persone vive, si debba provvedere dando loro un trattamento post-mortem (ossia, bruciarli su un rogo). Poco dopo, nel 1652, un codice valacco riporta l’estensione delle credenze locali, e ci dice che gli uomini levatisi dalla tomba, che tornano e uccidono i vivi, sono solo una bestemmia nei confronti della cristianità, vittima della superstizione popolare, e del buon senso venuto meno: solo Cristo il Redentore ha da ultimo vinto sulla Morte.
Altre storie di cadaveri dissotterrati, a volte trafitti con un paletto, tagliati, fatti a pezzi, si susseguono dal 1927 al 2002, riportate localmente dai giornali.
P.S. : Nulla del folklore romeno e balcanico lega la figura dello strigoi/vampiro a quella del personaggio reale Vlad III Ţepeş, voivoda di Valacchia, astuto politico quanto feroce e crudele combattente, nato tra 1429/1430 e il 1436 e morto nel 1476, [nota. pronun.: “tzepésh”], personaggio storico reale sul quale, post-mortem, si accanì la propaganda più becera da parte delle bieche macchinazioni/operazioni politiche dell’Ungheria e della parte germanica dell’Impero asburgico. Insomma, a posteriori venne ricucito il folklore sull’immagine del personaggio storico per screditarlo il più possibile agli occhi dell’opinione pubblica. Nonostante fossero veri gli impalamenti durante le campagne contro i Turchi (ma anche contro i locali delinquenti, parrebbe), di certo non s’alzava la notte per trasformarsi in pipistrello e succhiarne il sangue!
P.S.2 : Nella tanto civilizzata Inghilterra vennero praticati gli impalamenti per i malfattori, poco tempo dopo e per brevissimo periodo, mentre i Turchi solevano scorticare la pelle del viso del vinto (meglio se voivoda o generale); inoltre costruivano con le teste mozzate ai nemici piramidi alte nel cielo sul campo di battaglia.
Giusto per riabilitare un poco il povero Vlad, tanto ingiustamente accusato di ogni nefandezza possibile. Non giustificare, ma capire e situare nel giusto quadro del suo tempo.
...Ma, allora, chi è stato in tempi recenti ad incollare definitivamente lo strigoi/vampiro al nome di Vlad III?
Bram Stoker con il celeberrimo romanzo ottocentesco “Dracula”, del quale parleremo più avanti.
[Notizie tratte principalmente dall’ottima opera di storia del folklore ed evenemenziale di Matei Cazacu, Dracula, Mondatori, 2006]


Atto Secondo; Scena Prima: L’OMBRA DI MURNAU, IL REMAKE DI HERZOG E IL CAPOLAVORO DI COPPOLA
Una definizione iniziale e un paio di esempi non possono dare più di quanto esse non ci comunichino, per quanto vivide possano essere: sterilità da dizionario ufficiale, comunicazione non immaginifica.
Allora, come trattare in modo corretto e in poche parole il concetto di vampiro a cavallo tra letteratura e filmografia nel ‘900, avendo solo fatto notare che i pochissimi estratti precedenti non sono che una infima parte degli aspetti da trattare?
Semplice, iniziando dal fatto che il titolo del film di Murnau del ’22 è scorretto. Già, perché la parola Nosferatu non si trova in nessun dizionario etimologico romeno, ed è spiegabile solo per analogia attraverso la parola nefârtatu (all’incirca ”falso fratello”), indicante il demonio (ma esistono tante altre teorie per spiegarne l’origine, da parole greche corrotte a neologismi romeni). Presa da Bram Stoker, venne utilizzata in precedenza in un resoconto folklorico transilvano di una inglese, moglie di un comandante di cavalleria austroungarico, edito nel 1888.
Il film, tanto osannato dalla critica, è stato probabilmente la più geniale iniziazione al mondo dell’occulto e del paranormale della storia del cinema, nonché la più immaginifica del cinema tedesco degli anni ’20, insieme all’altro capolavoro espressionistico esoterico/misteriosofico di Lang, “Metropolis” (1927), nuova incarnazione del mito rabbinico del golem e della vita creata dall’uomo, traslata ed adattata all’epoca della tecnica industriale e della meccanica.
L’immagine dell’ombra del Conte Orlock sul muro (interpretato da un alienato ed alienante Max Schreck) è stata persino ripresa in una pagina del nuovo libro di Umberto Eco, “Storia della bruttezza”, destinata ormai a entrare di diritto nella storia delle consacrate icone del mondo moderno.
Problema numero due: i nomi e i luoghi, per non parlare di parte della trama, sono invariabilmente inesatti e/o completamente mutati, la qual cosa depone a sfavore di un completo avvicinamento al “Dracula” (1897) di Bram Stoker che l’avrebbe reso certamente più attraente, e tutto solo per meri problemi di pagamenti mancati dei diritti del libro.
Evito la storia del ripescaggio delle copie scampate alla condanna per il misfatto accennato, e passo ad altro (non siamo il Morandini!)... nel film purtroppo i cambiamenti apportati sono tali e tanti da creare una sorta di doppione del romanzo a cui si ispira: un esempio su tutti, il conte Orlock (alias Dracula) non abusa nel rendere vampiri gli altri personaggi (eccetto qualche sporadico intervento sul collo di qualche malcapitato) ma porta con sé una sorta di peste, di malattia che contagia la città.
Personalmente ritengo che, nonostante tutto, il film accusi il segno evidente del passaggio del tempo e che il gioco allora stupefacente del grande cinema muto sia ormai arrugginito, perdendo in immediatezza e scorrevolezza, essenziali per il rapporto film-fruitore. Dico questo ben sapendo che altri film hanno retto maggiormente l’impatto del tempo (cfr. “Metropolis, nonostante la lunghezza, e gli altri film dell’età del muto recensiti sul blog): avrebbe retto certamente di più se non fosse arrivato Francis Ford Coppola nel 1992 a ri-creare il nuovo paradigma interpretativo del “vampiro da film”, rendendo obsoleto e stantio il prototipo – pur affascinate – di Murnau, e a dirigere quello che può essere considerato un vero capolavoro di tutti i tempi, “Dracula di Bram Stoker” (nonostante il finale sia un poco stravolto rispetto al libro di Stoker, è uno dei pochi casi in cui la versione filmica supera di gran lunga l’originale letterario, insieme al semi-dimenticato “L’uomo che volle farsi re” del 1975, regia di J. Houston, con Michael Caine e Sean Connery, tratto da un racconto di Kipling. Non vi basta?!? Spero di farne quanto prima una recensione).
Perché ho saltato il remake di Herzog del ’78? Perché tutto il suo film è semplicemente un atto d’amore sviscerato da parte del regista, che si è cimentato in un’operazione di “trucco e messa in piega”, secondo il gusto e la moda nuova dei suoi tempi, dell’originale di Murnau.
Risolta la penosa questione dei diritti cinematografici , e ridati i nomi originali della novella di Stoker (quasi tutti!), il film (con uno strepitoso Klaus Kinski nel ruolo del conte) è una fotocopia dell’originale, se non il suo perfezionamento: Bruno Ganz (tra l’altro presente nel recente film di Coppola nel ruolo del medico Stanciulescu) è perfetto con il suo faccione da teutone nel ruolo di Harker, e Isabelle Adjani è semplicemente fantastica nella svampita e bella Lucy Harker (ma perché nei film di Dracula cambiano sempre i nomi dei protagonisti dell’originale di Stoker??? Il suo vero nome è Mina Harker!!!!)...cade un po’ nel ridicolo il faccione di Bruno Ganz vampirizzato e con i dentoni davanti, ma tant’è, il film procede comunque bene verso la meta.
E ritorniamo al nostro Coppola.
Essendomi dilungato abbastanza nella precedente recensione dedicata al suo ultimo “Youth without Youth – Un’altra giovinezza”, mi limito qui a dire che il film è semplicemente quanto di meglio fosse possibile trarre dal libro: finalmente abbiamo ciò che avrebbero dipinto nei loro racconti Stoker e, prima di lui, John William Polidori (il segretario di Lord Byron, figlio del segretario Gaetano Polidori di Vittorio Alfieri) nel racconto “The Vampire”, prode assassino delle sue amanti, apparso nel 1819 e scritto nel 1816, sulle rive del lago di Ginevra, assieme a Lord Byron, P. B. Shelley e Mary Shelley (la quale nello stesso tempo scrisse “Frankestein”).
Giorni memorabili.
Ecco quello che volevano rendere: un aristocratico, un vero aristocratico, già decadente à la D’Annunzio, o meglio sul genere di Huysmans (“A ritroso”), che sensualmente, carnalmente seduce, porta a sé, le donne che mortalmente finiscono tra le sue braccia. Perché perdendo l’amore “vero”, resta solo lo sbandamento animale del sesso conturbante, per perdersi ancora. Il sesso è una chiave di volta del vampiro: strumento di potere per il Conte, sottomissione, nonché appagamento, per le sue compagne. Ma tutto come un eroe romantico, un Satana miltoniano che ha perso ogni speranza, un Achab dietro la balena bianca che sa che non vale la pena di lottare, ma che è tanto più grande perché lotta lo stesso, con la disillusione amara dell’essere uomo, in una terra desolata in cui esiste solo il vento che soffia, la sua fame che cancella lenta i ricordi e gli amori, un Prometeo che incatenato ai ceppi della sua condizione cede all’amore puro, ancora una volta (nel film di Coppola), nel volto della rediviva sua principessa Elisabeta, riapparsa sotto le sembianze della giovane Mina compagna di un Jonathan Harker un po’ imbelle ma ben recitato (un Keanu Reeves che raramente eguaglierà questa giovane interpretazione).
Gary Oldman, il nemico di Jean Reno nell’ottimo “Léon” di Besson, qui non interpreta Dracula.
E’ Dracula.
Sembra che quel ruolo non avesse apettato altri che lui, e che mai più potrà essere toccato da comuni mortali in cerca di glorie filmiche. Quel posto spetta solo a lui. Semplicemente spettacolare.
E che dire agli altri artisti? Anthony Hopkins pazzo e ottuso Van Helsing (ottuso perché lui HA la Verità, perché lui è dalla parte della Ragione, con le maiuscole, nuovo mostro intransigente e fondamentalista paladino della scienza contro il folklore: ovvio, non può avere i dubbi dell’umanissimo Dracula), una bellissima quanto inutile Monica Bellucci nel ruolo di una nuda moglie vampirizzata di Dracula (ma perfetta perché bella come le scenografie iper-sontuose del film), una strepitosa Winona Ryder nei panni della smunta Mina Harker (finalmente col nome corretto!), uno strabiliante Tom Waits nel ruolo di Reinfield, il precedente agente immobiliare tornato folle dall’ultimo viaggio nelle lande romene.
Si perdona persino a Coppola l’errore più vistoso: i protagonisti parlano romeno anche se nell’originale di Stoker il Conte è uno Szekély, un nobile magiaro-ungherese...Ma Vlad III era romeno, per l’appunto della Valacchia! Comunque l’ordine del Dragone fu effettivamente concesso ad un antenato storico di Vlad III dall’imperatore di Germania, e quindi un 1-1 in fatto di bilancia tra verità ed errori storici pareggia i conti, e siamo tutti più contenti!
Dopo anni e anni di film e di errori accumulati, la matassa dell’identità del Conte era contorta, confusa ed ingarbugliata da morire e quindi ode a Coppola che ha saputo districarla e renderla al massimo delle sue potenzialità (e oltre!).


Atto Terzo; Scena Unica ed Exeunt: DRACULA STORIA D’AMORE E DI MORTE?
Il mostro è più umano dell’uomo (scontato in un film horror?! Forse, ma mai realizzato così bene) e le diaboliche trasformazioni animalesche di Gary Oldman/Dracula sono quanto di più umano possiate vedere nel mondo dell’horror tout court: informe pipistrello-uomo ritto sul letto, grida che lui solo ha conosciuto Dio, lui che ne è stato ripagato con la morte della compagna, lui che ha diretto eserciti contro gli infedeli, lui che è destinato ad una triste eternità di Nulla. Poiché Vlad, nel film, fu creduto morto dalla sua amata Elisabeta a causa di un dispaccio proveniente dai turchi che lo indicava come morto sul campo di battaglia (mentre il buon Vlad non vedeva, vivo e vegeto, l’ora di tornarsene a casa dalla bella Elisabeta), e lei si suicidò. Non poteva vivere senza di lui. Vlad impazzì dal dolore, e abiurò Iddio e la fede che aveva fino ad allora difeso dagli attacchi degli infedeli: guardate mille volte la scena in cui trafigge la croce con la spada e la statuettina piange sangue, mentre un imbecille pope-Hopkins simbolo di una religione lontana dal dolore umano e dalla comprensione le dice che tanto lei è condannata agli inferi perché suicidatasi).
Un uomo solo.
Morto dentro come la sua amata.
Prinţul meu e mort, il mio principe è morto. E noi non facciamo altro che aspettare il finale che, come recitava una delle locandine d’allora del film, ci ripete solo questo: LOVE NEVER DIES.
E ci commuoviamo come bambini di fronte al miracolo di chi ha ceduto, e ha saputo cedere, all’amore puro. Quello che può riscattare ancora la Vita, che può fare credere ancora.
Quello forse non “vero” da pubblicità del Mulino Bianco e “purissimo” come un litro d’acqua in bottiglia, ma semplicemente quello più umano e reale possibile.

NOSFERATU, IL VAMPIRO
REGIA: Friedrich Wilhelm Murnau
ANNO: 1921-uscito nel 1922
VOTO: 6 [purtroppo non posso dare di più, ma è solo un’opinione personale: il conte Orlock deve cedere il posto al Dracula di Oldman]

NOSFERATU, IL PRINCIPE DELLE TENEBRE
REGIA: Werner Herzog
ANNO: 1979
VOTO: 7+

DRACULA DI BRAM STOKER
REGIA: Francis Ford Coppola
ANNO: 1992
VOTO: 10+

GENERE: Horror, sentimentale, mistica
CONSIGLIATO A CHI: vorrebbe scandagliare le origini e le evoluzioni del mito del vampiro nella filmografia che attraversa il ‘900, e a chi –ovvio- ama il cinema di Coppola
QUANTO E’ UN TOPO GIGIO DEFORME BRUNO “FAMMI CRESCERE I DENTI DAVANTI” GANZ VAMPIRIZZATO NEL DRACULA DI HERZOG (E ANCHE UN PO’ TRUCCATO MALACCIO): 10