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martedì 11 dicembre 2007

REVOLVER



Chiiiii? Cosaaaaa? Comeeeeee?
Sono appena uscito da un esperienza traumatizzante.
Ho visto “Revolver” di Guy Ritchie datato 2005, sua prima regia dopo il floppone (giustificatissimo) di “Travolti dal destino”.
Ecco ora io non so cosa girava nella testa di Guy al momento di mettere in scena “Revolver”, non voglio sapere cosa aveva fumato o si era preso, non voglio sapere neppure se era semplicemente arrabbiato perché nessuno aveva capito il suo splendido (?!) remake del film della Wertmuller prima citato e quindi aveva bisogno di dimostrare qualcosa.
“Adesso gli faccio vedere io a questi bambocci!” avrà pensato e subito dopo ha preso la camera in mano, ha chiamato l’ amico Jason Statham, l’ abbronzato Ray Liotta, il ciccio riccio Vincent Pastore, l’ uomo dal riporto più brutto del mondo Mark Strong e già che passava di li ci ha messo dentro pure Andrè Benjamin (Andrè 3000 degli Outkast).
Con l’aiuto di Luc Besson ha messo giù una storia che secondo lui poteva reggere e ovviamente non ha escluso nessuno degli elementi che lo hanno reso famoso: milioni di personaggi, una storia basata essenzialmente su un tizio di nome Jake che si incasina per aver fottuto (stiam parlando di un film di Ritchie e io parlo come i suoi personaggi dato che la visione è fresca, scusatemi) un boss mafioso (Macha, ovvero Ray Liotta) e che si compone, proprio come “Lock e Stock” e “Snatch” , di mille incastri e altrettanti colpi di scena.
Me lo vedo già tutto esaltato sulla scena, a far primi piani velocissimi, a cercare sempre nuovi pertugi dove mettere la telecamera e nuovi metodi per stupire lo spettatore.
Stanno giocando a scacchi? Ovviamente io piazzo la camera sulla scacchiera.
Stanno per uccidere qualcuno? Togliamo le immagini reali e sostituiamole con dei cartoni animati.
Stanno tutti aspettando Statham rasato? Facciamolo uscire alla prima scena con capello lungo unto e baffi.
Insomma Guy Ritchie torna a divertirsi e si vede.
La classica ironia che pervade ogni personaggio- scena- inquadratura lo dimostra ma Guy non si accontenta.
Lui vuole farci vedere che vale ben di più di un noir simpatico.
Ma “gli faccio vedere io” che cosa Guy?
Che cosa cazzo ci volevi far vedere?
Se nei primi 30- 45 minuti sei li che dici “finalmente è tornato il nostro compagno di bevute Guy” nonostante qualche rallentamento eccessivo e qualche pacchianata di troppo (e dai con sta musica classica contemporanea non puoi pretendere che ti prenda sul serio), dopo un po’ vedi che il regista comincia a darci giù di brutto con ogni intrico possibile e immaginabile.
Insomma al posto di risolverli come al solito, il marito di Madonna a metà pellicola decide che è ora di complicare il tutto, “che mica ve la cavate così facilmente stavolta!”
Eh già, peccato che da qui in poi non si capisce più nulla.
Guy ci prende gusto e si infila in cunicoli sempre più stretti di doppie personalità e citazioni da ogni dove (Machiavelli, guida degli scacchi, carta igienica di casa sua) in cui inevitabilmente non riesci a seguirlo.
Ci provi, perché alla fine ci sei affezionato a questo simpatico burlone inglese ma alla fine ti devi arrendere perché Guy sul finale non ci degna nemmeno di una spiegazione, butta li uno che si spara e chiude l’ obiettivo indispettito.
“Gliel’ ho fatta vedere io eh?”
Ma che cosa Guy?
Il film va abbastanza male al botteghino nonostante una citazione del “The Sun” inesistente piazzata sulla locandina (in realtà si trattava della recensione di un sito internet il cui nome conteneva all’ interno la parola Sun) e in Italia penso non sia nemmeno uscito in sala.
Insomma per Guy è un altro mezzo flop e nonostante “Revolver” non si avvicini minimamente alla bruttura di “Travolti dal destino” ora c’è il rischio di essercelo davvero perso per strada il buon Ritchie.
Tra citazioni, Kabbalah (pare che il film sia pieno di riferimenti alla Kabbalah come il numero 13 che per questa sorta di mistica religione segna l’età del passaggio all’ età adulta e che noi ritroviamo nell’ ascensore al momento dell’ avvenuta comprensione di sè da parte di Jake) e Madonna io non so davvero più che pensare di questa ex promessa inglese.
Mentre penso a Tarantino e al fatto che lui il vero azzardo non lo ha ancora tentato (chissà se ci proverà mai!) cerco di immaginarmi il prossimo “Rocknrolla” di Ritchie che dovrebbe uscire nelle sale il prossimo anno e che vedrà protagonisti Gerard Butler, Tom Wilkinson e Thandie Newton e che ovviamente metterà al centro la storia di un malvivente russo e i suoi loschi affari con i gangster (saranno milioni come al solito) della zona.
Statham è dato per assente.
Chissà se si è montato la testa con gli ultimi successi action (e farebbe bene!) o se semplicemente ha iniziato a sentir puzza di morto intorno a Ritchie.
Io ancora ci spero, sono curioso di vedere che strada intraprenderà Guy, se si infilerà in cunicoli sempre più stretti o se uscirà di nuovo all’ aria aperta a farsi di nuovo una bevuta con noi.
UPDATE: Guy Ritchie ha recentemente dichiarato che il film dopo Rocknrolla sarà un film di guerra. Io attendo Rocknrolla poi vi dico se c' è ancora da fidarsi!
REGIA: Guy Ritchie
ANNO:2005
GENERE: Noir a là Guy Ritchie (i primi due film li avevo indicati come pulp ma, mentre già in Snatch si faceva fatica a trovare la vena pulp, qui non ve ne è nemmeno l’ ombra).
VOTO:6 (di incoraggiamento perché comunque i primi 45 minuti sono godibili. Comunque sarebbe un 5- 5,5)
QUANTO FA STRANO VEDERE STATHAM COI CAPELLI: 10
CONSIGLIATO A CHI: non ne ho idea. Consigliato a chi vuole sfidarmi per vedere se lui riesce a capirci qualcosa!

martedì 4 dicembre 2007

THE HIRE SERIES- STAR

PREMESSINA: quella che state per leggere è la prima recensione di una serie di spot della Bmw datati 2001 che sono veri e propri microfilm (vedere recensione per dettagli) con registi e attori di un certo calibro. In questo caso la recensione è abbastanza lunga perchè si tratta dello "spot" di Guy Ritchie di cui sto analizzando interamente la filmografia (a brevissimo la recensione di Revolver che attende solo di essere pubblicata e che avevo promesso tempo fa a Weltall).
Cosa dire ancora? Se avete 8 minuti date un occhio allo spot che vi posto subito dopo almeno saprete di che si parla!



Sapete cosa mi ha fatto più rabbia quando ho tentato di recensire l’ intera opera di Jack Arnold? Il non essere riuscito a trovare in nessun modo (ad eccezione di due pellicole che dovrò comprarmi in dvd in lingua originale) molte (diciamo praticamente tutte!) le sue produzioni successive agli anni ’50.
Ora, capisco anche io senza bisogno che me lo urliate in faccia che, evidentemente, quelle pellicole sconosciute al mondo di un regista che molto probabilmente non avrà mai la fama che si merita (se non in una ristretta cerchia di matti come me appassionati di sci-fi anni ’50) non sono il massimo della vita cinematograficamente parlando.
Il problema è che mi vengono in mente tanti di quei film spazzatura (e non sto parlando del trash volontario, che pure apprezzo!) disponibili in dvd con inclusi i più svariati contenuti speciali che dubito si tratti di qualità a volte.
Anzi, lo dubito sempre.
Come non biasimare quei benedetti produttori cinematografici che preferiscono pubblicare l’ ennesimo horror di serie z con attori fantoccio e trame risibili (ma con una bella copertina con un mostrone pauroso per i quindicenni mi raccomando!) al film western di Jack Arnold (si legga il nome di centinaia di registi dimenticati) “Tramonto di fuoco”?
No, è impossibile non capirli.
Loro sono attenti ai possibili incassi, al possibile spettatore che “sarà più o meno invogliato a vedere il film di Stiller se nel poster ci metto un culo nudo?” E a quale target puntiamo? E come la facciamo la pubblicità? Diffondiamo indizi sparsi su internet mantenendo il mistero? Facciamo un normalissimo trailer? Proviamo a creare scandali e storie d’ amore fasulle sul set?
Insomma cosa centra tutto ciò con “The Hire”?
Quasi nulla, se non fosse per il fatto che il breve cortometraggio in questione prodotto dalla Bmw per pubblicizzare i suoi prodotti è diretto da Guy Ritchie, lo stesso regista del primo film che recensii su questo blog (il fantastico “Lock & Stock”) e di cui sto per completare l’ “analisi filmografica” (eccolo qui il nesso con Jack Arnold) con questo e, infine, il suo ultimo lungometraggio “Revolver”.
E non è forse di Guy Ritchie quella schifezza di “Travolti dal destino” con sua moglie Madonna protagonista che recensii tempo fa e che meriterebbe di NON avere una versione in dvd per far spazio a film magari meno conosciuti ma molto più interessanti?
E per ricollegarmi infine alle prime parole di questo post, non è forse vero che di un regista contemporaneo è molto più semplice reperire l’ intera opera comprese le parti più piccole e insignificanti (sul fatto che sia più facile analizzarla non sarei così sicuro dato che l’ artista potrebbe essere ancora in evoluzione)?
Non avete seguito il mio ragionamento contortissimo che mi ha portato a Guy Ritchie? Non importa, non è utile ai fini della comprensione di questa recensione e poi io mi sono capito!
“The Hire” nasce nel 2001 ed è prodotto dalla Bmw la quale nell’ anno dell’ attentato alle Torri Gemelle (che ci volete fare? Credo che lo ricorderò sempre così!) pensò bene di trovare un nuovo modo di farsi pubblicità: produrre una serie di cortometraggi (8 per la precisione se si esclude la seconda serie che sarà prodotta nell’ anno seguente) al cui interno spicca un modello da reclamizzare (in questo caso la Bmw M5).
Si tratta di veri e propri film a differenza di quello che si potrebbe pensare in un primo momento dove senza dubbio la componente pubblicitaria assume un aspetto importante (almeno qui è dichiarata, non come nei film dei Vanzina!) ma in cui sono presenti veri attori (il più delle volte grandi star) e veri registi (tanto per farvi due nomi impressionanti: Wong Kar Wai e Alejandro Gonzalez Inarritu oltre a John Frankenheimer )
In questo caso ci troviamo di fronte alla regia di Guy Ritchie precedente il tremendo flop di “Travolti dal destino” e a Clive Owen e Madonna come protagonisti.
La storia è presto detta: una star irascibile e viziata (Madonna interpreta se stessa) sale sulla macchina del tassista bellone di turno (Clive Owen) e vuole essere assolutamente portata all’ hotel dove i suoi fan la attendono. Dopo pochi metri percorsi ad un andatura molto pacata Madonna si lamenta con voce isterica e Clive Owen da il meglio di se con una sola frase: “Let me see what I can do!”
Parte “Song 2” dei Blur ad un volume assordante e con lei la Bmw di Clive che si diverte tra sgommate cinematografiche in mezzo al traffico e salti che nemmeno “Bo e Luke” all’ imbocco del cavalcavia.
Dopo un tragitto in cui Madonna viene letteralmente sballottata all’ interno della vettura ( e tu intanto godi perché pensi che si meriti molto di più dopo quel che ti ha fatto passare con “Travolti dal destino”!), l’ autista arriva a destinazione e la star è catapultata fuori dove tutti i giornalisti armati di macchina fotografica dopo uno sguardo allibito collettivo si vendicano sulla smorfiosetta fotografandola dalla vita in giù, dove un evidente macchia di bagnato si allarga sul vestito segnandola a vita.
Insomma come potete ben capire non c’ è molto da dire sulla pellicola, se non il fatto che Guy Ritchie sfrutta il suo stile tutto primi piani velocissimi, stop e ralenty e la sua consueta ironia con una colonna sonora d’ eccezione (ad aprire sono i Primal Scream) e due attori a loro agio nei loro ruoli-macchietta.
Insomma se proprio non avete nulla da fare provate a perdere 10 minuti davanti a questa sciocchezzuola, sarà sempre meglio che perdere un’ ora e mezza davanti a quel pattume di “Travolti dal destino”!
REGIA: Guy Ritchie
ANNO: 2001
GENERE: Spot, azione
VOTO: 7 (considerate che è uno spot in teoria!)
CONSIGLIATO A CHI: Vuole comprare una Bmw
QUANTO MI ASPETTO DA REVOLVER: Sinceramente non ne ho idea ma giuro che se è peggio di “Travolti dal destino” vado a prenderlo a schiaffi Guy Ritchie!

lunedì 19 novembre 2007

ORIGINAL AND REMAKE_ TRAVOLTI DAL DESTINO

-TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL' AZZURRO MARE D' AGOSTO
-SWEPT AWAY- TRAVOLTI DAL DESTINO




È stata una decisione difficile.
Di fronte al mio porta dvd ieri sera ci ho pensato un quarto d’ ora prima di scegliere questo film (e quindi il più temibile remake da vedere subito dopo).
Dopo settimane di stagionatura (la prima volta che mi venne in mente di vederlo fu all’ epoca della mia prima recensione di questo blog, non a caso “Lock e Stock” di Guy Ritchie, regista del remake con la moglie Madonna) mi sono deciso.
Ho preso il dvd, l’ ho messo dentro al mio computerino e ho detto: “Basta! Ora lo vedo!”
Vibra il telefono, tempo di rispondere ad un messaggio e sono già indeciso.
Mi chiedo se ne valga la pena.
Un film italiano del 1974 di Lina Wertmuller dove senza alcun dubbio ci sarà un aspetto di critica sociale (il 90% dei film dell’ epoca che conosco lo hanno, non vedo perché questo doveva fare eccezione!) e una storia strappalacrime.
“Ne sei così sicuro? Davvero poi avrai il coraggio di vederti il remake criticatissimo che passa almeno 3 volte all’ anno in tv su rete 4 o canale 5 quando hanno dei buchi nel palinsesto? Ti ricordi che una volta ne hai visti 10 minuti e sei scappato al campo sportivo a giocare da solo con la porta?”
“Si, me lo ricordo. Ma questa volta sono deciso.”
“E poi almeno l’ originale non può essere così brutto!”
Infatti.
Mi decido finalmente a premere play e via, verso nuove avventure.
Ci troviamo su una barca a vela affittata da un ricco uomo e da una ricca donna che intendono fare una bella crociera con i ricchi amici negli splendidi mari dell’ Italia del Sud (ricchi di pesce, tanto per non sbagliarsi!)
Oltre ai ricconi sulla barca sono presenti degli inservienti tra cui tale Gennarino, siciliano barbuto che non fa altro che borbottare ad ogni assurda lamentela della riccona viziata Raffaella: “E la pasta è scotta e il caffè è riscaldato e le vostre magliette puzzano” e Gennarino è sempre li li per esplodere trattenuto dal capitano che gli ricorda come siano pagati bene per quello sporco lavoro.
Ma l’ imprevisto è in agguato.
Per uno stupido capriccio la viziata Raffaella decide di andare in mare con il gommone accompagnata da Gennarino e capita che, nel bel mezzo del nulla, il gommone si fermi.
“E fai qualcosa e sei incapace e che marinaio sei? E se fossi venuta con il capitano non sarebbe successo” e Gennarino si trattiene mentre esplode la tempesta dopo giorni di vagheggiare senza meta e in men che non si dica si ritrovano sulla terraferma.
Sembra la fine di un incubo per Raffaella e invece si tratta ancora più drasticamente della fine di una vita.
Della sua vita precedente.
“Trattasi di isolotto deserto, senza nessuno” urla dalla cima di una rupe Gennarino con il suo incredibile accento siciliano ma lei no.
“E figurati se non c’è nessuno e ti pare che possa esistere un luogo senza l’ uomo e” e basta.
Perché Gennarino questa volta esplode: “Ora mi hai rotto davvero la menghia, io faccio quello che stracazzo mi pare, vaffanculo, bottana industriale, troia, zoccola, sottana, maiala, meretrice, sgualdrina, fetusa gran mignotta! Uno poverazzo deve sopportare e poi arriva un momento che se caga u cazzo o no? Ora per tia sono cazzi da cagare! Bagascia, sgualdrina, prostituta!” E via di questo passo, di insulto in insulto.
Ma come si fa a sopravvivere su un’ isola deserta? Mentre Gennarino si da da fare per costruire una rete per i pesci e cercare un riparo, Raffaella (non più tanto ricca) si lamenta, trascina i piedi, si lamenta, cammina a vuoto, si lamenta, piange e si lamenta e quando vede il compagno di naufragio mangiare un pesce cotto sul fuoco lo insulta dicendogli che bisognerebbe mandarlo in galera perché mangia da solo senza dar nulla a lei che, povera, non è riuscita a procurarsi nulla.
Ma qui non siamo più sulla barca, Gennarino è libero di dire quello che pensa finalmente: “Se c’ era una legge del genere tutti i ricchi sarebbero in galera”
La pellicola si trasforma, lo vedi nel volto di Gennarino che si incattivisce, lo vedi nel volto di Raffaella che lascia finalmente la sua arroganza dopo una notte passata all’ addiaccio per colpa di un insulto di troppo.
“Ora tu stai sotto e io sto sopra!” dichiara Gennarino.
E così è.
Dopo botte in faccia che ti senti bruciare le guance persino tu che la stai guardando sullo schermo Raffaella cede in toto e si trasforma letteralmente nella schiava di Gennarino.
Gli lava le mutande, cucina, lo serve e infine dopo essere stata quasi stuprata sulla spiaggia dopo un lungo inseguimento lo vuole.
Ma lui vuole una schiava d’ amore, non una donna che semplicemente lo ami e così via ad altri mille servigi fino alla sottomissione totale: mentre Gennarino infilza un coniglio per cuocerlo sul fuoco lei si prostra davanti a lui, gli dice di sentirsi come quel povero animale infilzato e gli bacia i piedi.
Inizia una nuova vita fatto di un amore quasi normale dove la donna deve però sottostare alle leggi dell’ uomo fino ai dubbi di Gennarino: lui vuole una prova.
Esisterebbero loro due fuori di li?
E mentre lei dice che non c’ è bisogno di pensarci, che non gliene frega più niente del mondo di fuori, lui vede una barca e riesce a richiamarne l’ attenzione.
Sono salvi, la moglie di Gennarino in porto lo abbraccia, lo bacia, lo adora ma lui non ci pensa.
Con i soldi donatigli dal marito di Raffaella le compra un anello e la aspetta al peschereccio in fondo al porto pronto a ripartire con lei.
Non arriverà mai e mentre Gennarino lancia l’ ultimo ricordo della sua avventura (un orecchino di lei) contro l’ elicottero di Raffaella in partenza si avvia mesto dietro la moglie infuriata fino a raggiungerla, come se un giorno potesse di nuovo ritornare a capo della coppia.
The End?
Già “The end” se nel 2002 Guy Richie non avesse avuto la brillante idea di farne un remake e Lina Wertmuller non avesse deciso di lasciare i diritti a Madonna per l’ammirazione nei suoi confronti.
Madonna?
Si Madonna, moglie di Guy Richie, interprete protagonista della nuova pellicola al posto della tanto odiosa quanto fantastica Mariangela Melato nei panni di Raffaella.
E Gennarino- Giancarlo Giannini con chi lo sostituiamo?
Facciamo una cosa cool!
Prendiamo il bel figlio Adriano Giannini e facciamogli fare il ruolo del padre!
Ganzissimo!
Già me lo vedo Richie tutto esaltato all’ idea del figlio di Giannini, come se fosse l’ idea più geniale di questo mondo.
Già.
Geniale.
Peccato che non ci sia nulla di geniale in questo remake.
La storia è praticamente identica a parte il finale leggermente meno amaro che vede Madonna abbandonare Giannini non per scelta sua ma per colpa del marito un po’ stronzo (ma neanche tanto alla fine è sua moglie!) ma tutto cambia.
Là dove la pellicola della Wertmuller si basava su una forte critica sociale che metteva in contrapposizione i democratici (nel senso che votavano Democrazia Cristiana) contro i comunisti la pellicola di Richie decide bene di sorvolare sull’ argomento facendo solo un leggero accenno al capitalismo.
Là dove l’ originale sceglieva di rappresentare un’ Italia spezzata in due con i milanesi ricchi e democratici (o di destra) da una parte e i siciliani poveri e comunisti dall’ altra Richie riduce l’ ambientazione italiana a stupide musichette tipicamente italiane, di quelle che senti nel classico ristorante “italiano” all’ estero, tutte mandolini e melodie (italiane! Provate piuttosto a sentirvi la splendida colonna sonora dell’ originale vincitrice di un David di Donatello a cura di Piero Piccioni).
Là dove Giancarlo Giannini era la perfetta incarnazione del siciliano che sovrastava la donna con tutta la sua forza, Adriano Giannini sembra arrancare dietro la scia del padre. Ne imita l’ accento ma non è neanche paragonabile. Ne imita la forza ma non è credibile (guardate uno schiaffo tirato da Giancarlo alla Melato e uno tirato dal figlio a Madonna, sembra una carezza in confronto!). Ne imita la bellezza e forse almeno in questo riesce (ma non tocca a me giudicare!). Ne imita la barba ed è meglio lasciar perdere perché sembra un quindicenne spelacchiato!
Là dove la Melato la volevi prendere a schiaffi per la prima ora e poi riusciva a farti pena dopo tante botte e supplicavi Giannini di smetterla con quegli schiaffi, Madonna ti viene voglia solo di urlargli “Basta! Smettila! Stop! Non sai recitare ti prego basta!”
Là dove la regia sobria della Wertmuller risultava adatta ad un film di questo tipo (non per niente se lo è anche scritto!), quella di Richie cerca sempre il colpo ad effetto anche quando non ce n’ è alcun bisogno. E così via a scene veloci in parallelo dei due protagonisti che dicono cose opposte (dovrebbe far ridere? Dimmelo tu Guy!), via a scenette nella cambusa della nave che sembra il classico sobborgo da città inglese così ben rappresentato da Richie in “Lock e Stock” (con annessi classici personaggi a la Richie!), via a inquadrature che inseguono l’ anello lanciato in aria da Giannini.
Via al niente.
Già perché Richie non è in grado.
Adriano non è in grado (per quanto sia il migliore del lotto!)
Madonna non è in grado (mamma mia se non è in grado!)
Nessuno è in grado in questo filmaccio ma allora perché rovinare una pellicola del genere?
Certo anche quella della Wertmuller aveva i suoi difetti (in primis una voglia di mostrare il proprio punto di vista politico troppo sfacciato) e metafore nascoste come un elefante potrebbe fare dietro un palo della luce ma nel complesso risultava un film più che buono.
Senza dubbio nel 2002 appariva un po’ invecchiato come film con tutti quei riferimenti alla Democrazia Cristiana e al “Partito” ma perché Richie?
Non lo si poteva lasciar in Inghilterra a dirigere le sue belle pellicole pulp- noir (perché male non sono come potete vedere dalle mie precedenti recensoni si “Lock e Stock” e “Snatch”)?
E Madonna non poteva rimanere a cantare le sue belle canzoncine (beh oddio anche qui ci sarebbe da dirne ma almeno un disco davvero bello nel pop glielo concedo.. magari un giorno lo recensirò pure!) ?
“Perchèèè? Ma soprattutto perchèèèèè?” si domandava un giorno un personaggio a “Mai dire gol”.
Me lo chiedo anch’ io.. e nel frattempo cerco di recuperare la memoria di un mitico Giannini che urla a Raffaella sull’ elicottero “Bottana industriale” !

TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL’ AZZURRO MARE D’ AGOSTO
REGIA: Lina Wertmuller
ANNO: 1974
VOTO: 7/8

TRAVOLTI DAL DESTINO
REGIA: Guy Ritchie
ANNO: 2002
VOTO: 3—

GENERE: Drammatico (e di critica sociale l' originale)
CONSIGLIATI A CHI: Vuole vedere come non si fa un remake
QUANTO FA RIDERE GIANNINI CON TUTTI I SUOI BRONTOLII IN SICILIANO NELLA PRIMA PARTE DELL’ ORIGINALE: 10
QUANTO NON è IN GRADO SUO FIGLIO DI PARLARE SICILIANO: 10

sabato 11 agosto 2007

SNATCH- LO STRAPPO

Guy Ritchie se ne frega.
L’ anno scorso in un albergo all’ estero mangiai per quasi 2 settimane intere al buffet del ristorante interno e notai una cosa assai curiosa: se il lunedì c’ era pasta in bianco, il martedì c’ era pasta al sugo, il mercoledì pasta al sugo con le zucchine, il giovedì pasta al sugo con zucchine e melanzane, e così via.
Notate qualcosa di strano?
Forse che la pasta che mangiavo non era altro che la pasta del giorno precedente riscaldata con un ingrediente in più?
Bene.
Ora immaginate che Pulp Fiction sia già un piatto di pasta riscaldata (a me personalmente piace molto se fatta saltare in padella!) con molti ingredienti tutti diversi e tutti speciali in modo che non vi rendiate conto della somiglianza con la pasta del giorno precedente.
Ora prendete “Lock e Stock” e immaginate di scaldare la pasta riscaldata una seconda volta: non il massimo della genuinità ma si, si può ancora fare.
Infine vi capita “Snatch” tra le mani: è 2 giorni che mangiate la stessa cosa, non ne avete le palle piene?
Eppure c’ è qualcosa.
C’ è qualcosa nella storia assurda imbastita da Guy Ritchie piena come al solito di personaggi incredibili con nomi come Franky 4 dita (Benicio Del Toro) o Tony pallottola al dente che ti fa venire voglia di assaggiarla ancora una volta.
C’ è qualcosa in quella storia strafottente dove uno zingaro di nome Mickey (Brad Pitt) viene convinto a lottare per 2 combattimenti clandestini, mentre intorno succedono cose incredibili come cani che inghiottono giocattoli squittenti, diamanti rubati nei modi più insperati, boss che uccidono i propri scagnozzi e li danno da mangiare ai porci che ti fa venir ancora l’ acquolina in bocca.
C’ è qualcosa nel montaggio frenetico e ubriaco di Guy Ritchie pieno di inquadrature roteanti, stop and go (anche se molto probabilmente non si chiamano così), rallentamenti e flash che inevitabilmente ti attira ancora verso quel piatto.
C’ è qualcosa nel vedere Brad Pitt impersonare uno zingaro dislessico e sporco lottare su un ring a mani nude con la faccia incrostata di sangue che ti fa venir voglia di dire: “Ancora!”
C’ è qualcosa in quei monologhi irreali (quello iniziale sulla religione) e in quei dialoghi deliranti (“Tony guarda nel cane!” “Che vuol dire guarda nel cane?” “Vuol dire che devi aprirmelo!)” che ti attira come una calamita attira la limatura di ferro.
C’ è qualcosa in tutta quell’ insensata violenza di fondo simbolo di una società ormai allo sbaraglio (a un uomo viene chiusa la testa nel finestrino e viene costretto a confessare un nome mentre l’ automobile procede a velocità sostenuta) che ti dice che non puoi smettere.
C’ è qualcosa in quella maledetta testaccia di Guy Ritchie che riesce a farti credere di mangiare una pasta appena scolata, mentre lui ti mette nel piatto sempre la solita minestra riscaldata e se ne frega altamente, o, forse, più semplicemente, finge di essere un buzzurro, un malato di cinema alla Tarantino, un pazzo con troppe cose per la testa.
Mentre è attento a ogni minimo particolare, a ogni minima inflessione verbale e inquadratura, Guy Ritchie ci spia mentre gustiamo la sua specialità: pasta riscaldata.
Guy Ritchie finge di fregarsene.
REGIA: Guy Ritchie
ANNO: 2000
GENERE: Pulp
VOTO: 7
QUANTO SEMBRA FUSO BRAD PITT NEI PANNI DI UNO ZINGARO STRACCIONE E DISLESSICO: 9
CONSIGLIATO A CHI: ama Quentin e “Lock e Stock”, come me non riesce a mettere un brutto voto ad un film come questo nonostante non abbia nulla di originale rispetto a “Lock e Stock”.

sabato 30 giugno 2007

LOCK, STOCK AND TWO SMOKING BARRELS- Lock e Stock pazzi scatenati


Iniziamo dalla fine per questa prima volta:
"Ma che è Pulp Fiction questa?"
Ecco il film è condensato tutto in questa breve frase detta da uno dei protagonisti (Tom) sul finale del film alla vista di un considerevole numero di cadaveri sparsi per il suo appartemento (e relativo sangue in ogni angolo).
Ma veniamo alla recensione vera e propria. Innanzitutto il regista: Guy Ritchie. Si è il marito di Madonna se siete li a pensare "Dove l' ho già sentito?". Già vi vedo che pensate a quanto è paraculato, a quanto essere il marito di Madonna aiuti e non poco, a quanto faccia schifo quella ciofeca di film (dovrebbero vietare di utilizzare la parola "film" per certe cose) che è "Travolti dal destino" con Madonna come protagonista. Già, perchè in Italia c' è la concreta possibilità che quest' ultima "cosa" sia trasmessa molto più spesso di quello che può essere considerato un mezzo capolavoro del genere pulp quale è questo "Lock & Stock", con conseguenze disastrose sulla fama del povero Guy Ritchie.
Ma di cosa parla questa pellicola? Brevemente si può dire che quattro ragazzi decidono di unire i loro risparmi per sfidare a poker un poco di buono (baro peraltro) quale è Harry, ovviamente perderanno tutte le centomila "sterle" investite e si troveranno con un debito di 500000 sterline nei confronti di Harry da restituire entro una settimana. Da qui avrà inizio per i protagonisti la ricerca del modo in cui procurarsi l' ingente somma, modo che verrà infine trovato (dopo alcune proposte assurde come creare una società che venda protesi per finocchi) nella rapina ad un gruppo di rapinatori in possesso di un ingente quantitativo di erba.
Il film, proprio come Pulp Fiction, è costituito da una serie di trame intrecciate (quella dei protagonisti sopra descritta, quella dei rapinatori, quella di Harry, quella degli scagnozzi di Harry) che andranno a scontrarsi tutte nel finale esplosivo.
Il regista è bravo a muovere un cast di 30 personaggi circa, tutti ugualmente importanti, anche se a volte la pellicola risente di certi momenti di stanca dovuti senza dubbio alla difficoltà di intrecciare per bene così tante storie. Senza dubbio uno dei meriti di Ritchie è quello di avere utilizzato certe riprese particolari nei momenti giusti quali la soggettiva strettissima nel momento della perdita a poker, certi rallentamenti ben riusciti e alcuni veri e propri stop della pellicola.
Gli attori sono tutti azzeccati nelle loro parti e incredibilmente sono tutti ben tratteggiati, particolarmente buone sono le prove di Statham (si quello di The Transporter, per chi non lo sapesse attore feticcio di Ritchie), Moran e persino del buon Sting, nei panni di suo padre.
Il film ovviamente non è pregno di significati (trovatemi un pulp che lo sia!) ma è senza dubbio un eccellente opera di intrattenimento, capace di rimanere impressa per certi personaggi irreali alla Tarantino, e certe battute che lo hanno fatto diventare un cult del genere. Tanto per dirvi cosa vi aspetta ci sarà un racconto sulla vendicatività di Harry capace di uccidere un uomo a forza di colpi con un "cazzo di gomma nero" e uno sull' altro boss malavitoso del film, tale Rory (un piccolo nero dai capelli arruffati con una voce stridula, tutto un programma..) capace di dar fuoco ad un altro sputandogli addosso prima dell' alcool per averlo infastidito mentre guardava la partita alla tv. E come dimenticare il dialogo surreale nel pub e i vari riferimenti ad altri film compresi quelli a Scarface e a pulp fiction? Il finale, poi, è tutto da gustare, non vi voglio rovinare la sorpresa.
Insomma " é Pulp Fiction questa?" si è no rispondo io. Certamente si rifa al capolavoro del genere per quanto riguarda personaggi, trama, battute e bontà della colonna sonora (davvero da avere!) ma la pellicola si discosta nel suo essere dichiaratamente inglese (insomma un protagonista dai capelli rossi con la tipica faccia da inglese e la guida a destra aiutano!) e per la produzione più scarna eppur più curata: sembra un paradosso ma è così!
ANNO: 1999
REGIA: Guy Ritchie
GENERE: pulp
VOTO: 8
QUANTO è PULP FICTION: 9
CONSIGLIATO A CHI ama Quentin, le sua storie surreali e i suoi spargimenti di sangue.