
BY LEO
Tanto per cominciare in quarta, lo spettatore dietro di me, durante la visione del film in sala, russava della grossa.
Tanto per continuare in salita, all’uscita, nessuno dei partecipanti ha osato dire nulla sulla riuscita di questa pellicola.
Perché sinceramente è un film veramente brutto, esempio per l’esercizio di stile nel riconoscere i film pessimi a naso, memorandum per le volte a venire. Prego che il regista vada immantinente in pensione, perché tediare ed abusare dell’intelligenza della gente in questo campo deve essere da oggi considerato alla stregua dei reati contro l’umanità (ritengo essere peggiore della “cura Ludovico”).
Inghilterra, 1558. La regina Elisabetta (un’eterea Cate Blanchett) deve affrontare il problema del numero ancora alto di cattolici nel paese, da poco entrato a far parte del protestantesimo. Questo perché i lealisti cattolici sostengono Maria Stuart (o Stuarda), detenuta in Scozia dalla regina inglese, e potrebbero fioccare attentati contro la regale persona di Sua Maestà Elisabetta I.
Essenzialmente più che un problema religioso si tratta di solita routine politica europea.
Ma il regista ce lo presenta come uno scontro di religione pazzesco e di dimensioni pan-globali, senza che vengano spiegate le differenza tra anglicani protestanti e cattolici (ma forse perché il protestantesimo anglosassone ancora differisce non troppo dal cattolicesimo, ricevendo difatti la sua forma attuale solo nel XVII secolo...).
All’uccisione della Stuart, insorge Filippo II re di Spagna, il figlio di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, detentore di un regno che si estendeva fino al Nuovo Mondo, dalla Borgogna alle Fiandre, dalle terre austriache alla Spagna.
Peccato che il figlio di cotanto padre, ch’ebbe in regno la penisola iberica e i territori del Nuovo Mondo ispanico, venga liquidato in un paio di sequenze come un mezzo imbecille, dedito più alla monomania religiosa, paranoide del cattolicesimo più oltranzista, nonché politicamente miope, che alla salute del regno.
Ricordiamo che la Spagna era lo stato più potente dell’epoca: allora, il primo dubbio mi sfiora...ma che Bignami ha consultato il regista??
Ma perché ho studiato anni di Storia all’università per beccarmi queste immonde schifezze al cinema??
Comunque, essendo il film cominciato da relativamente poco, vado avanti spavaldo, ridendo in faccia ai primi pedissequi dubbi storici.
Ma quando inizia una storiella d’amore ridicolmente tratteggiata tra Sir Walter Raleigh (colui che portò il tabacco in Europa, ricordato persino in “The Continuing Story Of Bungalow Bill” dei Beatles, del 1968, “...and of course Sir Walter Raleigh he was such a stupid git...”), con una Elisabetta I paranoide nei confronti del sesso tanto quanto Filippo lo è nei confronti della religione, la quale punisce gelosa la protetta per essere rimasta incinta del prode Raleigh (interpretato da un piattissimo Clive “King Arthur” Owen), beh, gli occhi mi cadono in bocca, e il sonno devastato dalla noia mi appesantisce le membra.
La recitazione è vergognosa: al confronto, i cartoni animati della Russia sovietica erano da Oscar.
Ho ancora un tiepido sussulto prima della morte cerebrale: dopo quasi due orette, gli ambasciatori avvertono che Filippo II prepara l’invasione dell’Inghilterra, a causa dell’uccisione della cattolica Maria (ma perché nei film storici gli ambasciatori gironzolano sempre liberi per palazzi e castelli e, quando dopo aver tramato alle spalle dei re, PER CASO incontrano per i corridoi le Altezze Reali, non fanno altro che lanciare insulti e gridare “alla guerra!”??? Qualcuno dica ai registi che questa è la politica di oggi, ma che fin dall’epoca dei Greci e dei Romani, la diplomazia era regolata da codici e costituzioni...).
Che i Cattolici siano interpretati da attori brutti, che appaiono più brutti dei Protestanti, stupidi, beceri, ottusi, ignoranti, totalitaristi, terroristi e anche un po’ stronzi, non mi va.
Per una semplice ragione: non era così. Ma su questo torneremo tra poco.
Per ora concludo dicendo che c’è ancora tempo perché si svolga una battaglia tra le veloci navi corsare inglesi e l’enorme Invencible Armada degli Spagnoli (non vi dico come finisce, tanto è in tutti i libri e i sussidiari di Storia, descritta meglio del film!), un appello insignificante e insipido di Elisabetta I al popolo inglese, in blando stile Giovanna d’Arco, un monito finale di quest’ ultima agli spettatori, tipo Papa: “Sono la Regina Vergine. Sono la vostra Regina. Che Iddio mi aiuti a sostenere questa enorme libertà”.
Fine.
Per sfortuna, non così presto come avrei desiderato.
La mia noia non è mai stata così felice e non vede l’ora di rivederlo in dvd, aspettando con ansia le prossime esaltanti uscite del regista.
Ora, il regista è indiano.
Venne declamato al tempo dell’uscita al festival di Roma come un buon esempio di integrazione globale, e poi fa molto gossip e inutile/stupido servizio da Italia1, il regista indiano che si cimenta bene con la storia europea.
Mi venne un dubbio: ma cosa sapranno della storia europea i giornalisti del suddetto canale televisivo? (Nulla, ovvio). E cosa saprà mai combinare un regista così con questo soggetto? (Nulla, ovvio).
Bene. Le mie previsioni erano corrette.
La banalità del film si staglia ampia come un gonfalone spagnolo al largo delle coste inglesi.
Scene ridicole che appaiono stupidamente lunghe. Una scena in cui il bagno della regina, con lei a mollo nella tinozza, pare essere più un bagno nobile del Bengala che una stanza regale con arredo inglese del XVI secolo.
Un’atmosfera da Bolliwood che assolutamente risalta e risulta fuori luogo.
Scene che paiono strappate a forza dalla BhagavadGita che da un libro di storia redatto nell’Inghilterra d’allora.
Insomma, c’è un vivo senso di anacronismo storico. Come se il regista abbia trasposto -malamente e a casaccio- temi ed immagini da una sensibilità indiana. Esempio: una nave incendiaria inglese viene lanciata a forza contro un galeone spagnolo. Questo prende fuoco, devastato dalle fiamme. Un cavallo bianco scalcia. Il cavallo salta fuori dalla barca in una scena al rallentatore, con tanto di magna musica e tamburi d’orchestra. Lo rivediamo una decina di minuti dopo, mentre infuria la battaglia, nuotare felice verso le coste inglese...MA CHE COSA MI RAPPRESENTA QUESTA SCENA, PIAZZATA Lì SENZA CAPO Né CODA?!?!?!?
Questo è un tipico esempio di ciò che dicevo prima, cioè di stilemi culturali altri incollati senza spiegazione nel film in questione.
Vorrei conoscere i consulenti storici del film, per condannarli a vedere musical in lingua hindi per il resto della loro vita (contro i quali non ho nulla da dire, sia chiaro). Se questo è un esempio del cinema d’integrazione globale, tra le culture del mondo, beh, è evidente che questo obiettivo è fallito miseramente, e che è meglio evitare i film girati secondo queste prospettive.
Ultima questione: la guerra di religione. I cattolici sono dipinti come fanatici, le frasi nel film secondo cui “sulle navi spagnole arriverà l’Inquisizione!”, “Non ci sarà più libertà, quando arriveranno gli Spagnoli!!”, e spauracchi agitati senza senso farciscono la visione dell’inutile e pretenzioso film.
Mancava solo “Mangia la minestra, altrimenti arriva l’Uomo Nero che ti prende e ti porta via lontano!”
Credo di aver capito il punto di vista (malato!) del regista: ha trasposto fedelmente l’arrivo, nel XVII secolo, della dinastia Moghul in India, di religione musulmana, dando vita all’India che conosciamo oggi, alla creazione della quale contribuì pure l’Inghilterra dell’800: puritana, sessualmente bloccata, tradizionale e arroccata sulla difesa delle proprie tradizioni più conservatrici. Insomma, soffocando la sperimentata libertà di pensiero e sessuale/morale che vigevano da tempo immemore nel subcontinete indiano, di religione hindu (e ci sarebbe molto da dire a livello di decostruzionismo per tutta l’immagine assolutamente falsata ed edulcorata che l’Occidente ha della vita in India, glorificata come esempio di libertà. Ma tanto basti per ora).
Peccato che qui non c’entri ASSOLUTAMENTE NULLA. Peccato che qui si tratti dell’Europa del XVI secolo. Peccato che la Spagna di Filippo II non fosse così scellerata. Peccato che i Protestanti non fossero così lungimiranti ed esenti da ogni macchia, anzi. Tutt’altro. Ma non sprecherò altre parole per descrivere e correggere il film.
Non vi dirò cose del tipo “Ma perché in questo dannato film in costume i luoghi e le chiese dove hanno girato le scene sembrano antichi di 3/4 secoli, quando all’epoca dovevano essere nuovi, e ben curati? Perché in una scena si vede addirittura la grata metallica di scolo (moderna) all’interno di una chiesa?? Ma perchè un dizionario del cinema notissimo (no stavolta non è il Morandini!) ha ignobilmente dato 1 pallino e 1/2 ad “Alexander” di Oliver Stone, un voto pari ad “Alien vs. Predator, e il secondo ne esce meglio del primo?????????????????????????? (No, Deneil, stai calmo! Mantieni la calma!) etc...etc...etc...
Se volete sprecare alcune ore della vostra vita invano, andate a vedere i Vanzina. Almeno non hanno pretese e sono più onesti (No, non scherzo).
Ah, c’è anche Geoffrey Rush, forse il migliore del lotto, nel ruolo di Sir Francis Walsingham; ma in costume è senz’altro meglio come Barbossa di “Pirati dei Carabi”. E questa la dice lunga.
Se siete interessati alla vicenda, guardatevi “Il favorito della grande regina” del 1955, con Bette Davis, è di gran lunga più corretto di questo giocattolone circense.
P.S.1: Non posso esimermi dal far notare che quando Sir Raleigh entrò a corte Elisabetta aveva circa una sessantina d’anni...ma evidentemente la giornalista che parlò così bene del film non sapeva fare i conti senza la calcolatrice... Ma che fine ha fatto la flotta fiamminga del Duca di Parma, al servizio di Filippo II??!? Beh, non pretendiamo troppo da questo filmetto.
P.S.2: “Alexander”è uno dei migliori film storici in assoluto, e certamente la migliore ricostruzione della vita di Alessandro Magno. Non per altro il regista (O. Stone) s’è avvalso di Robin Lane Fox, autore della migliore monografia su Alessandro il Grande mai uscita (edita in Italia da Einaudi). Ma tornerò in seguito sulla questione, con una scheda apposita.
Per ora torno ai cartoni animati di “Ghost In the Shell” (questo sì un capolavoro di integrazione culturale tra Oriente ed Occidente, tra filosofia, azione, alchimia, e tecnologia), per consolarmi di quest’ ”americanata” (leggi: stupidaggine angusta ed inutilmente becera) di “Elizabeth. The Golden Age”. Quale fosse l’età dell’oro, in un film così brutto, ancora non l’ho capito.
P.S.3: Se volete dare un’occhiata agli errori del film di Kapur, leggete un libro di Storia moderna, uno qualunque, purchè recente, vedrete con i vostri occhi le castronerie demenziali del film...fosse almeno recitato bene...In ogni caso c’è sempre Wikipedia. Fate una scheda excel con i 10-15 punti principali della Storia d’Inghilterra dell’epoca. Organizzate poi visioni a premi del film in questione. Invitate a casa gli amici dopo cena e cercateli tutti: chi ne trova di più vince una retrospettiva completa del regista. Con il commento entusiasta di mio e di Deneil (spero come sottotitoli del film, in tempo reale!)
P.S.4: L’ultima nota, lo giuro...Sembra che lo stesso regista, non pago dello scempio perpetrato ai danni dei poveri avventori di cinema, stia lavorando alla Trilogia della Fondazione di Asimov (NOOOOOOOOOOOOOOO! Sarà una porcheria! Qualcuno lo fermi!) e al terzo capitolo della vita di Elisabetta I d’Inghilterra, dopo il primo capitolo del 1998 (altro polpettone zeppo di magagne ed errori, appena migliore, va comunque detto, di quest’ultimo) e quest’ultimo indegno episodio (altro polpettone zeppo di magagne ed errori, appena migliore, va comunque detto, di quest’ultimo).
REGIA: SHEKHAR KAPUR
ANNO: 2007
GENERE: Storia, dramma, amore (mah)
VOTO: 2--
CONSIGLIATO A CHI: soffre d’insonnia. Ricetta consigliatami dall’ignaro spettatore russante dietro di me: una cena bella pesante, niente tè e caffè, una bella tazzona di camomilla, e il film di Kapur. Risultato garantito.
QUANTO E’ BRAVO CLIVE OWEN A RECITARE TUTTE LE EMOZIONI DEL FILM CON LA STESSA FACCIA IMBELLE: 10++