Più del solito.
Forse pretendo solo troppo.
Grazie Leo!
PSICANALISI E SUPEREROI: HULK E IL COMPLESSO DI EDIPO

BY LEO
Tecniche di respirazione. Yoga. Controllo del respiro.
Pranayama.
Inspira, espira.
Abolire gli stadi della coscienza; regolare il flusso della respirazione, scendendo e salendo come onde, per rifiutare il prezzo della vacuità umana, per ottenere una concentrazione totalizzante, l’ekagrata.
Allora, solo quando l’asana –la posizione yogica– sarà non più uno sforzo ma normalità, comincerà la lunga strada verso il samadhi, l’ “enstasi”.
Perché? Perché tutta questa fatica?
Per rifiutare il mondo, per ingabbiare pensiero e corpo, immobilizzarli in un unicum senza più spazio né tempo, per rifiutare l’agitazione del respiro che non viene mai controllato, per –alla fine- superare persino la condizione degli dèi e raggiungere la liberazione in vita: niente più flussi disordinati di sogni, di latenze del subconscio, di pensieri che inondano le strade dell’Io, di illusioni e dolore, di speranza. Solo catalessi.
Inspira, espira.
La vita è “maya” potente, illusione, e squarciarne il velo è priorità per chi è giunto a sapere.
Perché è il respiro il punto da cui partire, il senso della calma e dell’agitazione, della rabbia e del soffio, dell’amore e dell’odio. Al respiro i battiti del cuore sono legati da un doppio filo. Controlla uno, controllerai tutto il resto.
Aria dentro, aria fuori.
Inspira, trattieni l’aria, espira.
Bruce Banner deve imparare a controllare il respiro.
Deve mantenere la calma, deve imparare a controllare “l’Altro” che è in lui.
Perché tutti abbiamo un “altro” chiuso e serrato nella gabbia dell’odio.
L’umanità ha imparato a relegare Prometeo nell’abisso del Tartaro, chiudendo la porta in faccia all’inconscio più animale, bestiale, istintuale, seme un tempo utile della collettività in-umana e ancestrale dei nostri antenati.
Sbattendogli la porta contro, gli è stato impedito di venire a patti, lentamente, con la nostra coscienza.
A quest’ultima abbiamo dato le chiavi della totalità, unica guida capace di guidarci nel mondo. Basta istinti, basta rapimenti estatici, possessioni violente, o anche solo intuizioni primordiali senza analisi.
Non è più tempo di sciamani o di Delfi.
Ordine, rigore, metodo le parole d’ordine più adatte.
Eppure, proprio perché è stato lasciato a marcire nella muffa dei bassifondi, laggiù, non ci si è accorti che la base della casa da edificare sono le fondamenta intere su cui impostare la partenza.
La base è solida, la casa sta su come costruita sulla roccia.
La base è labile, la casa è costruita sulla sabbia.
Quale secondo voi resisterà al primo temporale?
E l’inconscio collettivo è solido, forte come solo il vento sa essere, resistente come la pietra, vivo come fuoco. Da qui angosce moderne che scivolano nelle nevrosi, fobie, da qui drammi familiari, conflitti con padre/madre, problemi uomo/donna, relazioni con l’Altro/gli Altri, e nei casi peggiori, follia irrecuperabile. I pazzi, si sa, sono eterni: un pazzo è più vicino ad un’umanità primordiale di migliaia di anni fa che ad un uomo di oggi. Le fobie sono semi diacronici di paure eterne. Vive.
E la differenza tra nevrotico e psicotico è sottile come un foglio di carta: il nevrotico costruisce le sue manie, il suo castello/mondo di carta; lo psicotico lo abita.
Oggigiorno, con il nostro lifestyle assurdo, chi non è nevrotico? Il passo verso la follia è di pochi millimetri.
Perché l’Altro, a cui non è dato diritto di esistere alla luce del Sole, ce l’abbiamo dentro.
E a volte capita che magari non lo riusciamo a percepire se non proiettato nella persona che odiamo/amiamo. A pelle, ad istinto.
Bruce Banner queste cose le sa.
La rabbia frustrata dell’evirazione immaginaria che il ragazzo subisce secondo la legge inesorabile della pubertà da parte del padre, il ruolo ossessivo e morboso della madre, il “controllo” imposto o lasciato andare sui sentieri beceri del laissez faire, “il ragazzo si farà da sé”, “imparerà cos’è il mondo”.
I genitori credono che si debba imparare da loro anche se “predicano bene ma razzolano male”. Sbagliato; mai insegnamento popolare fu più sbagliato. Le persone sono ciò che fanno. Se il padre è un alcolizzato, inutili saranno parole di sobrietà nella vita civile. Se tradisce la moglie, futili i richiami alla fedeltà coniugale. Se la madre appare troppo acerba, aspra e severa, senza senso i suggerimenti per vivere serenamente un amore adolescenziale.
E il mostro dentro cresce. Lentamente, inesorabilmente.
E vorrebbe prendere il controllo sotto quella cravatta da impiegato, spaccare l’ufficio e i tavolini ordinati. Vorrebbe devastare, distruggere la vita di chi s’impone perché baldanzosamente ancorato ad un gradino della scala sociale più in alto di te. E gridare come solo gli animali possono fare. Liberi.
Perché se non c’è stato rispetto per la vita del bambino in età puberale, in fondo un bambino divenuto adulto non potrà mai conoscere il rispetto per gli altri. Schiacciato da genitori troppo o troppo poco ingombranti (gli estremi sono la stessa cosa), conoscerà il disprezzo per la vita, secondo le declinazioni dell’odio ossessivo esteriorizzato o l’interiorizzazione depressiva del dramma.
Bruce Banner non ha mai avuto una vita facile.
“La psicanalisi di Hulk”, 1991 – Storia: Peter David / disegni: Dale Kweon & Bob McLeod
- Ma dove credete di andare? [Padre di Bruce]
- Andiamo via Brian, non sopporto più la tua follia, i tuoi sfoghi su Bruce. È finita. [madre]
- Non è finita finchè non lo dico io! [p.]
- Mi stai facendo male! Brian…! [m.]
- Fermo! Sta’ lontano da lei! Farò il bravo! [Bruce]
- Smettila stai spaventando Bruce…AGKKHHH [m. presa per il collo dal padre]
- Tu, donna! Te lo faccio vedere io cosa vuol dire lasciarmi!... [p.]
Così muore nei ricordi del bambino la madre di Bruce, rievocata durante una seduta di psicanalisi.
Il bambino dirà solo “Le emozioni fanno male”. Nessuna lacrima. Chiuso dentro il mostro.
Poco oltre Bruce dirà del padre, rievocato come mostro demoniaco nella psiche: “Eri tu il mostro, papà! Eri pazzo […] e hai ucciso mia madre e io avevo tanta paura…ti arrabbiasti tanto che io vidi cosa provocano le emozioni e… avevo tanta paura d-di essere come te. Così…nessuna emozione, e io…sarei stato al sicuro…e protetto…un tale imbelle...e tanto cattivo, mi dispiace, mamma…”
A tali rivelazioni che dalla coscienza scuotono l’inconscio profondo, il padre da demone torna umano. Come tutti. Spogliato di ogni potere, detronizzato dal regno della paura.
Un essere come tutti gli altri, carne e sangue, ricordo tra i tanti. E come tutti gli umani inutili, anch’egli può essere assimilato, compreso e finalmente dimenticato, per poter riprendere a vivere. Farsi una ragione del conflitto paterno/edipico è la lotta col drago del mondo moderno.
Il film è tutto questo.
Non prendete il pre-quel di Ang Lee. Non ne vale la pena.
Noti i problemi che Norton/Banner ebbe con il regista, ci si poteva attendere il peggio. Non è stato così. Norton voleva più introspezione. La casa di produzione, conscia dell’ultimo flop “psicologico” (?!) con Hulk, voleva andare sul sicuro con più azione. Stallo, parità e palla al centro.
Questo Hulk non è un capolavoro, ma Edward Norton è perfetto, Tim Roth nella parte di Abominio-Emil Blonsky splendido (anche se gigioneggia sulla falsariga di “Un’altra giovinezza”, già recensito in illo tempore: qui e là stesso tema del ringiovanimento). Forse Betty a.k.a. elfo di “The Lord Of the Rings” (anche questo già recensito eoni fa!)+”Io ballo da sola” nonché “mrs. Aerosmith” Liv Tyler appare troppo ingrassata e superflua. Nel ruolo era di gran lunga migliore e assai più credibile Jennifer Connelly nel precedente Hulk, unica cosa salvabile da quell’atroce lungometraggio (anche si deve ammettere che Eric Bana non era pessimo; gli è andata male con il regista).
Tralascio i riferimenti incrociati, il solito cameo di Stan “Excelsior!” Lee, l’apparizione fugace di Lou Ferrigno (sempre uguale; grosso e muscoloso più del magerrimo ed agile Norton), e nell’ultimo pugno di secondi (non andatevene dal cinema! Non spegnete il dvd!) persino Tony Stark alias “Iron Man” ergo Robert Downey Jr. Stanno mettendo su una squadra governativa.
“The Avengers”.
Iron Man, Hulk, Thor, Captain America, Hawkeye, Scarlet, Nick Fury…chi vivrà vedrà…
Il nuovo corso della Marvel al cinema è cominciato. I vecchi film di supereroi sono morti. Lunga vita al nuovo Re!
Scena da appuntarsi (che vale il biglietto): Hulk e Betty, inseguiti dal padre di lei, il generale Ross (un altro conflitto familiare*) rifugiati in un anfratto roccioso durante un temporale. Scoppia un tuono e Hulk, bestia dell’inconscio animale, grida contro il cielo come una divinità greca sconfitta, un titano bestiale, perdente ed imponente. Lei lo vuole calmare, gli parla (può capire la bestia?), lo lenisce con una carezza, alla fine lo convince a stare accanto a lei. L’inconscio è stato lenito nella grotta, utero materno e simbolo di rinascita eterno, dallo spaeleum mitraico alla grotta del Redentore, dall’uscita dei tauroboliati iniziati dei culti misterici ai sogni che nella notte, eterna come solo l’alba dei tempi e il nostro inconscio possono essere, sogniamo credendo di vivere.
*= Un'altra linea-guida per l’analisi del film può essere il puer-senex, il “giovane-vecchio”, non nel senso (più o meno positivo) alchemico o psicanalitico, ma nell’accezione di un genitore, un padre, che non vuole rinunciare alla vita-giovane ed essere superato (spodestato) dal figlio.
Il generale Ross dà la caccia al ragazzo della figlia (Banner), ed Emil Blonsky, che si sente vecchio e inoperoso, vuole superare Banner per dimostrarsi di essere ancora un uomo. La sostituzione del padre al figlio è dannosa per l’uno e per l’altro, ma in particolare per il più anziano dei due. C’è un tempo ed un luogo per ogni cosa, come ci dicevano le protagoniste di “ Pic-nic ad Hanging Rock” (capolavoro micidiale). Sovvertire i termini del Tempo e della Natura provoca scompensi psichici irrimediabili ed irrecuperabili. Di questi tempi, in cui definirsi “vecchio” o “anziano” è un insulto perché significa essere tagliato fuori dal mondo mass-mediatico di eterne figure da pubblicità, in cui essere “giovani” per sempre è l’unico valore possibile (e via lifting, plastiche facciali, palestre, etc…), in cui la carriera inizia a 40 anni e l’università termina a 30/33 anni, in cui il divorzio dei 50 anni sfascia una famiglia –e la vita dei figli, dimenticati in un cassetto– per ricominciare dietro una ragazzina di 25 anni, sentirsi “esperti” di esperienza, saggi e “vecchi” normali nell’animo è un insulto dei più crudeli.
Comunque, foss’anche solo per motivi anagrafici, il figlio è “un nano sulle spalle dei giganti”. Secondo per tempo cronologico, non formato ed inesperto, è già superiore al padre perché piccolo e futuro adulto, che saprà vedere un metro più in là della generazione precedente.
Quello che questi padri-personaggi da film, spesso personaggi reali, dimenticano è che anche loro sono stati giovani, e che il figlio sarà a sua volta anziano. Rispettare i tempi e capire il proprio ruolo in tempo significa rispettare la propria umanità, quella degli altri e il rispetto per il figlio.
I capelli bianchi sono un segno, le rughe il nostro calendario. Accettiamo i giorni e le stagioni: ci accetteremo meglio. La vita non inizia né tantomeno finisce a 50 anni, è solo un altro cambio di età.
C’è abbastanza da pensarci bene e fermarsi un secondo a riflettere.
Hulk è molto più di un fumetto o di un film.
REGIA: Louis Leterrier
ANNO: 2008
GENERE: Avventura; Fumetti
VOTO: 8-
QUANTO SI E’ SFORZATO TIM ROTH PER FAR RENDERE DIFFERENTE EMIL BLONSKY DA DOMINIC MATEI DI “UN’ALTRA GIOVINEZZA”: 4--
CONSIGLIATO A CHI: vuole cancellare “Hulk” di Ang Lee del 2003 [voto: N. C. oppure 2--]













