giovedì 28 gennaio 2010

UN LIBRO UN FILM_ STARSHIP TROOPERS

Leggermente preso dal periodo-esami ma così finisco il percorso su Starship Troopers.


Ci sarebbe da dividere questa recensione in due parti.

Quel che penso del libro a se stante.
Il libro di Robert A. Heinlein datato 1959 è esattamente il tomo di fantascienza che ti aspetti edito dalla Nord, quella simpatica casa editrice i cui libri si trovano a milioni negli scaffali della fantascienza usata solitamente di colore argentato o dorato (vengo a sapere ora che i volumi dorati sono i classici e quelli argentati i contemporanei).
Tomi (il cui autore non compare quasi mai sulla costa del libro per motivi a me oscuri) spesso illeggibili se non dannosi per l’intelligenza umana: avventure spaziali americane tipiche degli anni ’50 con eroi e cowboy spaziali che combattono contro creature improbabili ma sempre e comunque cattivissime per salvare una donna o un’intera nazione-pianeta-galassia.
Prendete Conan di Howard, un film di cowboy degli anni ’40, qualche futuribile e ridicola arma spaziale e metteteli in un bel frullatore: ecco un buon (???) libro dorato per la Nord.
Starship Troopers a queste caratteristiche fondamentali aggiunge un sottotesto di critica alla nostra società odierna, una critica ai metodi spesso troppo indulgenti verso i criminali e al cosiddetto diritto di voto universale portata avanti con argomenti validi che fanno pensare a un’ idea politica decisamente contrastante con quella dei nostri tempi.
Quel che Heinlein vuol far comprendere è che la sua società futura non è una società fintamente utopica come quella di Huxley ne “Il mondo nuovo” ma un serio progresso della democrazia dei nostri tempi.
Ora immaginatevi 350 pagine.
Di queste 350 pagine una cinquantina dedicate alla descrizione di questa società del futuro e alla sua politica e le restanti 300 da addestramenti (la parte più interessante) e infinite battaglie contro aracnidi e esseri oblunghi con descrizioni particolareggiate dei movimenti dell’esercito e delle decisioni spettanti ai comandanti, tenenti, sergenti, soldati semplici e così via.
Ora.
Al di là del fatto che per chi non ha mai avuto nozioni militari (e non si è mai interessato ad averne) è abbastanza delirante comprendere i vari gradi di comando e i vari schieramenti in battaglia, ci si può concentrare per 20 pagine sulla descrizione di una tuta potenziata usata per combattere?
Può anche essere stata un idea innovativa, geniale e ben sviluppata tanto da aggiudicarsi un premio Hugo nel ‘59 ma sinceramente oggi è qualcosa di quantomeno pesante se non ridicolo (si legga idea invecchiata male).
Sento che se leggessi un libro di cucina oggi non vorrei soffermarmi per 20 pagine sulla descrizione di una patata geneticamente modificata da usare in futuro per migliorare il mio riso con patate.
Poi magari, forse, molto probabilmente, nel futuro tutti useranno la patata geneticamente modificata per il loro riso con patate e ne tesseranno le lodi (di forma oblungamente perfetta, senza un baffo e deliziosa al palato) ma comunque si, sono noiosamente inutili queste avveniristiche 20 pagine sulla PGM.
Insomma il libro di Heinlein è sicuramente un libro ben scritto e su questo non si discute, che scorre via velocemente come nessun tomo della Nord è in grado di fare (almeno tra i letti) e presenta anche spunti interessanti su un’ ipotetica società militarizzata del futuro ma si ferma appunto a ottimi spunti che non vengono sviluppati a sufficienza rispetto ad una trama principale fatta di battaglie alla lunga frangipalle.
Quel che penso del libro rispetto al film.
Ho già parlato a lungo della trilogia di Starship Troopers cinematografica (di cui solo la prima pellicola si ispira esplicitamente al romanzo di Heinlein) quindi cercherò di non dilungarmi troppo concentrandomi giusto su pochissimi aspetti.
La società utopica di Heinlein è in Verhoeven una società falsamente utopica e il regista non fa altro che ripeterlo ossessivamente con i vari video di propaganda fascio-militare sparsi per tutto il film.
Sarà una lettura sballata di Verhoeven, sarà una volontaria rilettura, fatto sta che sembra davvero di stare di fronte a due società simili nei fatti ma opposte nell’idea che vogliono trasmettere.
Discorso diverso per l’esercito: se i fanti sono in entrambi i casi carne da macello, quello che Heinlein sottolinea più volte è il numero eccessivo di volontari che invece a Verhoeven non sembrano bastano mai.
L'esercito-bordello in cui uomini e donne si lavano e si strusciano insieme non era esattamente l’idea dello scrittore che fa della mancanza del sesso femminile una delle “malattie” di questi uomini superaddestrati.
Infine le tute potenziate.
Heinlein ne parla per 20 pagine approfonditamente, ne descrive ogni minuzia e durante ogni battaglia tiene a precisare come questa guerra del futuro sia molto diversa da quella di oggi grazie ad esse.
Va bene, Heinlein esagera nel descriverle e nel farle notare ad ogni possibile frangente ma a Verhoeven ste benedette tute potenziate cosa avranno fatto di male?
Forse nel ’97 non c’erano effetti visivi sufficienti, forse non gli sembravano importanti, forse semplicemente gli stavano in culo ma perché eliminarle del tutto dal film per poi farle comparire (in una versione moooolto personalizzata e tamarra) nel terzo film (di cui Verhoeven è produttore) che, se possibile, a livello visivo è ancora peggio?
Ruggeri cantava “Mistero!”
AUTORE: Robert A. Heinlein
ANNO: 1959
GENERE: Fantascienza
VOTO: 6,5
CONSIGLIATO: ai cultori della fantascienza più classica.

NOTA: Al momento di pubblicare controllando su internet scopro che il libro di Heinlein è stato pubblicato dalla Nord, non so se meravigliarmi della mia intuizione o rivalutare un poco la bistrattata Nord.

sabato 16 gennaio 2010

AVATAR

Finalmente.

C'è poco da dire.
3Damente parlando (così Cameron quando legge è contento se lo metto al primo posto) siamo a livelli improponibili rispetto al presente.
È come se 18 anni fa qualcuno avesse reso credibile un personaggio che si scioglieva e si ricreava come se nulla fosse.
Come se con 4 milioni di dollari e 36 giorni a disposizione sul finire degli anni ’80 potessi fare un film di fantascienza credibile.
Come se nel ’97 uno potesse ricreare un transatlantico in scala 1 a 1 spendendo 200 milioni di dollari e andare ancora in attivo di centinaia e centinaia di milioni dollari.
Ecco è un po’ una cosa così..
Non siamo al luna park, Cameron se ne sbatte di oggetti che ti vengono addosso e corse folli su carrellini da minatori, ti prende la testa e te la immerge in una vasca da cui non vorresti mai riemergere.
Si, graficamente parlando è una rivoluzione.
Storicamente parlando siamo sui livelli di un “Pocahontas”, “Battaglia per la terra”, “Braveheart” e chi più ne ha più ne metta.
Leggasi: uomo del popolo X che entra nel popolo Y per studiarlo e distruggerlo ma infine se ne innamora e comprende che il popolo bastardo è X, non Y.
No Cameron, non è assolutamente niente di nuovo, nemmeno il fatto che noi umani siamo alieni è innovativo (tanto per dirne uno recente “Placet 51”).
Si Cameron, è sempre una storia esaltante non posso darti torto.
Personaggisticamente parlando siamo dalle parti delle accette.
La dove i personaggi son tratteggiati col machete e persino il protagonista viene trascurato per far spazio a Pandora.
Pandoristicamente parlando: Sbav (Si veda Ratman per traduzione di sbav).
Fantascientificamente parlando: luce dei miei occhi.
Un “District 9” avrà una storia molto più innovativa, un “Terminator Salvation” sarà molto più apocalittico, Un “Il mondo dei replicanti” avrà un protagonista molto meglio tratteggiato ma un fan di fantascienza, fantasy e fantasia in generale non può che inginocchiarsi e sbavare ettolitri di bava fumante per tanto spettacolo chiuso in 2 e 40.
E ne vorresti ancora di più.
Vorresti vedere come vive il popolo del mare.
E quello delle pianure.
E scoprire ancora di più le montagne fluttuanti.
E esplorare tutta Pandora.
E cosa mangiano i Na’vi.
E qual è la loro storia.
E chi sono i loro antenati.
E com’è strutturata la loro famiglia.
E come vanno in bagno.
Ti prego Cameron.
Ancora.

REGIA: James Cameron
GENERE: fantascienza, fantasy.
ANNO: 2010
UNA PAROLA: portatevi un bavagliolo per la bava.
VOTO: 10-

venerdì 8 gennaio 2010

TRE CLASSICI UN MITO: STARSHIP TROOPERS

Due settimane di vacanza e si riprende...con un perdonabile giorno di ritardo.

STARSHIP TROOPERS: LA FANTERIA DELLO SPAZIO

STARSHIP TROOPERS 2: HERO OF THE FEDERATION- STARSHIP TROOPERS 2: GLI EROI DELLA FEDERAZIONE

STARSHIP TROOPERS 3: MARAUDER- STARSHIP TROOPERS 3: L’ARMA SEGRETA



A vedere certi film a volte ci si fa un torto.
Quelle pellicole con cui si è cresciuti, che si sono viste una o mille volte ma che inevitabilmente (e a volte inspiegabilmente) rimangono nella memoria.
Passano settimane.
Mesi.
Anni.
E ogni giorno il nostro simpatico cervelletto sovraccarico di immagini e ricordi di ogni genere si diverte a cancellare, ingigantire e reinventare particolari su particolari.
Io Starship Troopers lo ricordavo più o meno così: quel film che ci sono gli insettoni giganti su un pianeta e gli uomini vanno per ucciderli ma vengono tutti smembrati brutalmente.
Grossolanamente sarebbe anche accettabile come storiella da raccontare al bar il mattino dopo.
Non grossolanamente e rivedendolo almeno 8 anni dopo l’ultima volta si scoprono elementi più o meno incredibili per i miei ricordi annebbiati.
Innanzitutto Verhoeven regista, lo stesso malato di mente di quegli altri due cult visti e stravisti da bambino di nome Robocop (quello che lui all’inizio lo maciullavano e poi tornava mezzo robot e uccideva tutti e c’avevo anche il gioco dell’Amiga) e Atto di Forza (quello con Schwarzenegger che andava su marte e alla fine c’era la scena che lui si salvava con tutte le vene in testa che gli stavano per scoppiare e, particolare non trascurabile, una donna con tre tette).
In secondo luogo l’anno di uscita: il 1997, non così vecchio come pensavo.
Infine, cosa (forse) più importante, il film.
Quello con gli insettoni sul pianeta alieno che smembravano tutti si, ma soprattutto quello che nella prima ora ci mostra un futuro molto Robocopesco in cui scene di addestramento militare per la fanteria spaziale si alternano a folli slogan per il reclutamento sui fantomatici schermi delle tv del futuro.
Quello in cui a recitare sono chiamati i peggiori bellocci da Beverly Hills che Verhoeven potesse trovare sulla piazza e in cui gli effetti speciali (eccezion fatta per gli insettoni, mostruosi e credibili) sono al livello di uno Star Trek qualsiasi degli anni ’80.
Quello che a vederlo oggi è uno dei film di fantascienza più stranamente trash che si possano immaginare: con quei modelli e modelle che si aggirano per lo schermo con battute da film di serie C ed espressioni da telenovela nello spazio.
Ci sarebbe da ridere per ore ma Verhoeven mette qualcosa in quegli “spot- slogan” militareschi che inquieta.
O meglio.
È qualcosa che stona.
Quasi si volesse fare un film volutamente trash e pieno di messaggi fin troppo espliciti (qualcuno su internet ha il coraggio di parlare di sottili metafore… manca solo il faccione di Verhoeven che urla al pubblico quel che pensa dell’esercito e degli Usa in generale ed è un documentario di Michael Moore!) per prendere in giro a sua volta un modo di fare cinema (quello della fantascienza anni ’30 prima e anni ’80 poi) volgarmente americano.
Il dubbio che Verhoeven ci faccia o ci sia (da quel che ricordo ora di Robocop e Atto di Forza) rimane e forse si rafforza.
Quel che è certo è che Starship Troopers rimane un film sicuramente particolare nel suo genere, direi anche “difficilmente giudicabile” data l’assurda volontarietà di cadere nel ridicolo-spazzatura in ogni suo elemento.
Non ci vuole molto coraggio a dire che se fosse stato girato dalla Troma (dico Toxic Avenger ) e non voglio aggiungere altro) un film come questo sarebbe entrato di diritto nell’olimpo dei film caciaroni visibili solo in gruppo sotto l’effetto di troppo alcool.
Il fatto che sia stato girato da Verhoeven lo ha trasformato invece in un cult di (ormai) altri tempi in cui molti (compreso me stesso) sono sviati dal vedere qualcosa di così grossolanamente brutto e famoso e doverci cercare obbligatoriamente un significato nascosto o almeno una volontaria tendenza alla spazzatura.
Apro e chiudo una parentesi che tanto parentesi non è: il discorso fatto negli ultimi 2 capoversi è il simpatico sunto di quel che penso di molti film di registi ormai diventati intoccabili per una critica pecorona che non sa far altro che ripetersi e attorcigliarsi su se stessa in un elogio dei soliti noti. Tutto ciò, se proprio vogliamo ricordarlo, è anche il motivo per cui ho aperto questo blog.
Chiusa parentesi.
REGIA: Paul Verhoeven
ANNO: 1997
UNA PAROLA: Trash d'autore?
VOTO: 6,5



Uno degli elementi che differenzia maggiormente questo primo episodio dal secondo capitolo di cui ho scoperto l’esistenza solo un anno fa è proprio questo: Starship Troopers 2 non è trash.
Almeno non come il primo episodio.
E non ha gli attorucoli, non ha gli effettacci speciali (su questo molti su internet dissentono ma il dubbio che il loro sia solo attaccamento emotivo (e pecorone) per il primo capitolo è forte) e nemmeno un po’ di ambiguità.
Si farebbe prima a dire l’unica cosa in comune delle due pellicole per cui qualcuno quasi dieci anni dopo è riuscito a tirar su ancora qualche soldo sfruttando un marchio abbastanza famoso: gli insettoni.
Detto questo Starship Troopers 2 è tutt’altro.
A volerlo descrivere con tre parole si potrebbe dire Alien, Pitch Black e Tremors.
Alien: nell’ambientazione cupa e claustrofobia che la pellicola assume per tutta la sua durata e nel particolare tipo di insetto che infesterà questi ultimi uomini sopravvissuti.
Pitch Black: nei colori bui e oscuri e se vogliamo nel protagonista “fuorilegge” muscoloso e dalla voce ruvida (fa quasi impressione pensarlo poi in Desperate Housewifes nei panni del normalissimo maritino Karl Mayer).
Tremors: solo e soltanto nei radar che segnano l’avvicinamento degli insettoni.
Starship Troopers 2 è molto più classicamente sci-fi-horror di media categoria del suo predecessore: gli attori sono tutti più o meno buoni, la storia si fa più """"introspettiva"""" (meno battaglie a viso aperto e più momenti di mistero-tensione-riflessione) e nonostante alcune buone sorprese tutto si può ricondurre a qualcosa di già visto e stravisto.
REGIA: Phil Tippet
ANNO: 2004
UNA PAROLA: scontato
VOTO: 6


Infine Starship Troopers 3.
Quel che più incuriosisce di questo terzo capitolo è la ripresa della storia dalla fine del primo, come se il secondo episodio non fosse mai esistito.
Sarebbe anche quasi lecito (non è sicuramente la prima volta che qualcuno se ne infischia di seguiti vari per far riprendere la storia dove si vuole) ma la presenza di Neumeier come regista e sceneggiatore fa un po’ sorridere dato che lo stesso Starship Troopers 2 era stato comunque scritto da lui.
Lavaggio del cervello?
Molto più probabilmente e semplicemente il ritorno di Verhoeven alla produzione.
E così riecco il benedetto Rico far capolino nuovamente sullo schermo con la stessa faccia di tolla di Casper Van Dien che nel frattempo ha quasi imparato a recitare.
Per il resto mancano tutti, ma basta la sua presenza per portare tutti indietro nel tempo.
Non fosse che.
Gli effetti speciali con un budget evidentemente ridicolo rispetto al primo episodio sono ancora più penosi per quanto riguarda le navicelle (quelle del 1997 erano veramente pessime, ma queste in rapporto all’anno di produzione del film sono terrificanti) e inguardabili per quanto riguarda gli insetti (nel secondo episodio a fronte di un budget ridotto si erano intelligentemente evitate scene che richiedevano troppo impegno “visivo”)
Le scenografie sono di polistirolo, le armi di gommapiuma, i dialoghi spazzatura.
Gli attori pessimi come ai bei vecchi tempi e quel tocco di humour da film della Troma (la vanga che trancia in due il soldato nella scena iniziale è quanto di più trash io abbia visto dopo Dude Postal che si divertiva a far sotto bambini e vecchiette!) da il colpo finale.
Starship Troopers 3 non sarebbe neanche un brutto film a volerlo spogliare di un qualche centinaio di difetti ma ne rimarrebbe uno scheletro sottile sottile fatto di rimandi al film di Verhoeven (le trasmissioni tv propagandistiche del futuro) e al libro Starship Troopers di Robert A. Heinlein di cui questo terzo episodio riprende uno dei temi più cari non affrontati da Verhoeven: le tute potenziate.
Che poi queste tute potenziate diventino nel finale il pretesto per una delle scene più tamarre e ridicole che io abbia mai visto in un film di fantascienza (dico solo: Padre Nostro in sottofondo, robottoni giganti con lanciafiamme che incendiano insetti giganti e un ralenty di quelli che solo Emmerich nei momenti migliori…) è tutt’altra storia.
Non c’è mai fine al peggio si dice.
Magari un bell’episodio in 3d…
REGIA: Edward Neumeier
ANNO: 2008
UNA PAROLA: trash e basta.
VOTO: 4,5

giovedì 17 dicembre 2009

1 ANNO DI VISIONI: 2008- QUARTA PARTE

Sempre ancora incredibilmente puntuale...altri 5 film direttamente dal 2008!
Per la prossima settimana dovrebbe essere pronta una trilogia filmica e subito dopo una recensione del libro da cui tutto è nato.
Indizio: ci sono dei ragni...

16: Juno


Visto la prima volta al cinema e la seconda su dvd.
Ora come allora mi riesce difficilissimo scriverne: non si tratta di commedia ma forse si, non si tratta di storiella adolescenziale ma si, non si tratta di film drammatico ma anche si.
Michael Cera (Paulie) fa sorridere con il suo viso e i suoi modi stralunati, Ellen Page (Juno) ti ricorda come sbattevi la testa contro i muri a quell’età per dimostrare che avevi ragione, la storia è meravigliosamente scritta con uno sguardo da 16 enne reale, credibile.
E quel finale così dolcemente amarognolo ti lascia li.
Con lo sguardo un po’ perso e il cuore più debole.
Seconda colonna sonora dell’anno dopo “Into The Wild” da segnalare.
Jason Reitman dopo il fantastico “Thank you for smoking” (7,5) è da tenere d’occhio.
Diablo Cody (sceneggiatrice di cui ormai anche i muli conoscono la storia) anche di più.
REGIA: Jason Reitman
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: naturale
CONSIGLIATO: assolutamente si.
VOTO: 8

17. La Zona


Visto per un corso di semiotica in università insieme ad un'altra manciata di film riguardanti “il confine, i limiti e simili cazzate nella società odierna”.
Sinceramente pesante, mal sceneggiato e se possibile girato anche peggio, in modo amatoriale al di là di tutti i significati fin troppo espliciti su una società chiusa in se stessa tra mura che non fanno altro che aumentare la diffidenza tra esterno e interno.
Di tutt’altro spessore nella stessa manciata di film “La sposa Siriana”.
REGIA: Rodrigo Plà
VISIONE: dvd
UNA PAROLA: banale e pesante.
CONSIGLIATO: no
VOTO: 4

18. Shootem' up- Spara o muori


C’è uno fighissimo che si mangia le carote mentre uccide della gente in svariati e assurdi modi, evita mille pallottole e si lancia giù dalla tromba delle scale mentre spara a un centinaio di cattivoni di nero vestito.
Poi per non farsi mancare nulla fa anche delle battute che neanche Schwarzenegger negli anni ’80.
Infine riesce a sparare al superboss finale tenendo delle pallottole semplicemente nella mano.
Astenersi intellettualoidi.
REGIA: Michael Davis
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: tamarro.
CONSIGLIATO: Ai fan del genere, assolutamente si.
VOTO: 7+

19. Leatherheads- In amore niente regole


Commedia romantica con George Clooney che gioca a football in una squadretta insignificante in un campionato senza regole ancora ben definite.
Si, George Clooney fa il gigione con tutte.
Si, incontrerà una donna che gli darà filo da torcere.
Si, c’è il lieto fine.
E una bella fotografia color seppia che dovrebbe far apparire tutto più immerso nei tempi andati e non fa altro che farti pensare che senza di quella sarebbe stata l’ennesima commedia romantica senza guizzi particolari.
Comunque, casomai ci fossero dubbi, lo è.
REGIA: George Clooney
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Gigione.
CONSIGLIATO: se sbavate dietro George Clooney
VOTO:6

20. Il matrimonio è un affare di famiglia


Pochi ricordi ma buoni.
La protagonista Brenda Blethyn e Richard Wilson nei panni del figlio handicappato che gareggiano per la miglior interpretazione e una storia che sinceramente poco ricordo ma che mi aveva colpito molto.
REGIA: Cherie Nowlan
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: indipendente.
CONSIGLIATO: si.
VOTO: 7

giovedì 10 dicembre 2009

1 ANNO DI VISIONI: 2008- TERZA PARTE

Puntuale persino questa volta.
Altri 5 film...mi rendo conto ora che in quei 20 giorni uscirono almeno due dei film più brutti dell'anno..ottima media!

11. John Rambo



È Rambo.
Devo dire qualcos’altro?
È Rambo nel 2008 (frigoriferoso e quadrato).
Non ha una storia, non ha degli attori (la Bello in realtà è un manichino) e non ha pretese morali.
È semplicemente Rambo che fa buddabuddabudda contro tutti.
Sta a voi.
REGIA: Silvester Stallone
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Rambo!
CONSIGLIATO: Ai Rambofili
VOTO: 7

12. Jumper


È il film dei nerd (tre titoli nerd per tre sceneggiatori nerd: Batman (e tutti i suoi accessori nerd), Fight Club (protagonista un nerd) e XXX 2 (che più per nerd di così si muore) ).
Con lo sfigatino che diventa un superfico grazie ai suoi superpoteri “ZUM ZUM e mi teletrasporto di qua e di là senza neanche mettermi il ditino in fronte come Goku”, con l’amico dello sfigatino che ovviamente è un supersfigato che fa il figo passando la sua vita davanti alla play nel deserto(?????) e naturalmente con la strafica di turno che si innamora dello sfigatino (che fa tanto Transformers e un’altra secchiellata di film da Nerd).
Ah già oltre ad Hayden "non azzecco più un film dall'ultima volta in cui combattevo con una spada laser sulla lava" Christensen c’è anche Samuel L. Jackson.
Che manca solo di una partecipazione nei Teletubbies insieme a Morgan Freeman e poi diventano Dei.
Onnipresenti.
REGIA:Doug Liman
VISIONE: dvd (grazie a Dio...)
UNA PAROLA: Nerd!
CONSIGLIATO: no.
VOTO: 5 (per l’idea che non era affatto malvagia se non l'avesse sviluppata qualche subumano nerd)

13. 10000 A.C.


Senza dubbio il kolossal su cui ci si può far più risate dell’anno.
Con i mammuth nel deserto, le piramidi, le popolazioni vestite in maniera improbabile, gli struzzi giganti assassini, i falsi Dei.
Gli attori monoespressione, le riprese con i ralenty, la sceneggiatura scritta (su un tenderly) da un celebroleso e gli effetti specialissimi che costano più di tutto il casting.
Qualcos’altro da dire?
Guardatelo!
REGIA: Roland Emmerich
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Talmente brutto che è bello.
CONSIGLIATO: si, una cosa del genere capita poche volte nella vita.
VOTO: 1

14. I padroni della notte


Joaquin Phoenix si ricorda sempre con piacere.
E quella sparatoria in macchina è difficile da dimenticare.
Per il resto un buon noir poliziesco in cui persino Mark Wahlberg sembra recitare e non muoversi sul set cercando di muovere i muscoli facciali senza riuscirci.
REGIA: James Gray
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: piovoso.
CONSIGLIATO: Si.
VOTO: 7

15. Questa notte è ancora nostra


No comment.
REGIA: Paolo Miniero & Luca Genovese
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: no comment.
CONSIGLIATO: assolutamente no.
VOTO: 3

giovedì 3 dicembre 2009

1 ANNO DI VISIONI: 2008- SECONDA PARTE

Si va avanti con altri 5 film del 2008 (si veda post precedente per chiarimenti).
Puntuale per una volta.
In attesa di finire la recensione di una trilogia.


6. La guerra di Charlie Wilson


Altro film, altri pochi ricordi.
Ultimo film visto dell'amato Mike Nichols è sicuramente non il migliore anche se con un tema del genere (politica politica politica) mi sorprendo ancora adesso che mi sia potuto piacere così tanto.
Tra parentesi: dal 2004 (The terminal) ad oggi questo è l’unico film in cui si vede Tom Hanks recitare e non cazzoneggiare come nei vari Codici Da Vinci e ancor più improbabili seguiti.
REGIA: Mike Nichols
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: politico con leggerezza
CONSIGLIATO: si
VOTO:7

7.30 Days Of Night- 30 giorni di buio


Tratto da un fumetto e molto criticato per la natura videoclippara e a tratti fumettosa della regia, 30 giorni di buio mi ha invece stupito piacevolmente.
I vampiri rapaci dall’ululato aquilino, rabbiosi come gli infettati di “28 giorni dopo” inquietano e spaventano in un paesaggio senza dubbio particolare e forse non sfruttato fino in fondo.
Non stupisce che in questi giorni si parli di seguiti vari ed eventuali in cui sicuramente avrà spazio una sorta di spiegazione della provenienza oscura di questi esseri.
La sceneggiatura purtroppo, al di là di ambientazione e esseri malefici, non brilla per originalità con personaggi visti e stravisti e scene e dialoghi da film zombieschi (e non vampireschi) ancora più visti.
Il finale per una volta diverso dal solito lascia intravedere quel che sarà il destino del regista Slade, Twilight Eclipse lo aspetta anche se sarà difficile creare una scena finale più suggestiva e romantica.
Da recuperare dello stesso Slade “Hard Candy”, pellicola sicuramente molto diversa e ancora più inquietante.
REGIA: David Slade
VISIONE: dvd
UNA PAROLA: originale a metà.
CONSIGLIATO: si
VOTO: 7

8. Il petroliere

Mi aveva fatto impazzire alla prima visione con tutta quell’epicità fredda che sfociava in un finale semplicemente folle.
A rivederlo in dvd sembra manchi qualcosa.
Qualcosa di grosso.
Un po’ troppo esercizio di stile per essere emozionante e un po’ troppo film per tutti per essere esercizio di stile.
E chi vuol intendere intenda.
Daniel Day Lewis è comunque immenso e alza il voto almeno di un punto.
REGIA: Paul Thomas Anderson
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: epico
CONSIGLIATO: assolutamente si
VOTO: 7,5

9.Non è un paese per vecchi



Il secondo della grande trilogia (in quel periodo uscirono in una settimana “Il petroliere, questo e “Sweeney Todd”) è anche il secondo film dell’anno su cui ricordo bene nutrivo enormi aspettative.
Il più grande film dell’anno, stupendo, meraviglioso, Javier Bardem da Oscar, i Coen sono dei geni, mia nonna è un astronauta e ho sognato un bosco senza fragole.
Sinceramente?
Cercai di farmelo piacere.
Al cinema, prima volta di un milione con la persona più speciale e poi a casa, da solo, in lingua originale, convinto ancora da lei perché qualcosa doveva esserci che ci eravamo persi alla prima volta.
Se dico niente qualcuno potrebbe darmi del pazzo.
Niente.
A distanza di un anno solo Javier Bardem mi è rimasto dentro, con la sua espressione (più capelli, mai sottovalutare i capelli) da psicosfiga che in Vicky Cristina Barcelona diventa un gran seduttore.
Poco.
Così almeno sono solo mezzo pazzo.
REGIA: Joel & Ethan Coen
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: deludente
CONSIGLIATO: ni
VOTO:6,5

10. Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street



Il terzo della trilogia.
Sicuramente quello su cui sono partito più prevenuto.
Forse perché ne avevo le palle letteralmente frantumate dal sentirne parlare ogni giorno da sei mesi al giorno d’uscita.
Forse perché ogni uscita di Tim Burton è diventata ormai appuntamento fisso per tutti i ragazzini dark e caccaemo della Terra.
Forse perché se insieme a Tim Burton ci metti anche Johnny Depp sei sicuro che al cinema NON sarai in buona compagnia.
Forse perché ok, bravo Burton, i film dark con protagonisti strambi o folli (sempre sempre sempre Depp che fa le sue faccette buffe) a cui devi voler bene sei capace a farli però basta!
Non se ne può più.
“Ma è la sua estetica, è la sua poetica!”
E la poetica di Steven Seagal è fare il cuoco che pesta tutti a calci e pugni: chissà perché quello non va giù a nessuno.
REGIA: Tim Burton
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Burtoneggiante
CONSIGLIATO: si
VOTO:7-

sabato 28 novembre 2009

1 ANNO DI VISIONI: 2008

È L’ULTIMA VOLTA CHE PROVO A FAR RIPARTIRE QUESTO BLOG, SE NON RIESCO A MANTENERMI COSTANTE ANCHE QUESTA VOLTA CHIUDO TUTTO, NON VALE LA PENA MANTENERE QUALCOSA IN QUESTO STATO DI SEMIABBANDONO.

Sembra di star davanti ad un cadavere agonizzante.
Accendo il pc ogni volta, recensioni libere, e vedo una data fissa da mesi che mi dice: “Ma che cazzo guardi?Scrivi qualcosa e vedi di non rompere i coglioni!”
Apro word, scrivo tre righe entusiasta dell’ultimo film visto, finisco il periodo, metto un punto.
Rileggo.
Bella merda.
Diventa tutto nero con le scritte bianche.
Click.
Via tutto.
Il file di word ricomincia a riempirsi.
Un periodo.
Due.
Tre.
Si questa volta sembra davvero scorrere tutto alla perfezione!
Rileggo.
È una merda.
Click.
Via tutto.
E la data continua a guardarmi impietosa.
Domandandosi se questa volta riuscirò a scrivere qualcosa che non mi parrà un immane cacca appena sarà riletta.
E click via tutto.
Ho appena riletto.
E la tentazione è forte.
Fortissima.
Immagino di aver scritto su un foglio di carta dove non basterebbe un click.
Questa volta tengo.
Anche solo per far sparire quella data così insopportabilmente immobile.
Al quasi scadere del 2009 questo sarà invece un riassuntone- revisione di tutti i film visti nel 2008 al cinema o più tardi in dvd (con relativo link alla recensione originale se presente).
Il titolo del film qui sotto è sempre in italiano se è già presente una recensione, altrimenti è riportato anche il titolo originale.
Il voto di un film, tanto per ribadire una cosa che ho ripetuto milioni di volte, va confrontato semplicemente con il voto di un film dello stesso genere.
Altri confronti (“Io sono leggenda” con “Juno” tanto per dirne uno) non hanno a mio parere alcun senso.
Va da se che una volta terminata la pubblicazione (pubblicazione di 5 film alla settimana, nell’ordine in cui uscirono al cinema) raggrupperò tutto in un unico post e aggiornerò se necessario.
Magari servirà anche a qualcuno per recuperare i film più interessanti (secondo me ovviamente) di quell’anno.
A freddo si dice sia diverso.
A freddo a me sembrerà solo un altro testo da buttare via in un desktop di un pc che ormai sembra sempre più un prato disseminato di cacche word.
O una qualsiasi via di Torino.
C’è chi capirà.
E il cadavere agonizzante prova a rimettersi in piedi.
Come in quei film in cui il cattivo si rialza ancora e ancora.
E ancora.



1. Io sono leggenda


Lasciate perdere l’ultimissima parte scritta da un gruppo di scimpanzè volanti al servizio di Papa “Non inchinatevi al Dio Denaro ma datemi l’8 per mille che io senza il mio scettro d’oro massiccio tempestato di diamanti la messa non la faccio” che anche alla seconda visione risulta leggermente (e con leggermente intendo fanculo) fastidiosa e concentratevi su un signor film post-apocalisse.
Quello che si espresse contro la realizzazione in computer graphic degli zombie nella recensione originale non ero io.
E se ero io non ero comunque io.
REGIA: Francis Lawrence
VISIONE: cinema e dvd (più e più volte)
UNA PAROLA: Apocalittico.
CONSIGLIATO: assolutamente si.
VOTO: 8,5

2. Bianco e nero


C’era Fabio Volo.
C’era Ambra.
Poi c’era sta storia con tutti sti razzisti e lo sceneggiatore che urlava “Guardate guardate come sono razzisti, adesso ve lo faccio vedere io come sono razzisti, guardate la sottile metafora di un uomo bianco che entra in una stanza piena di neri con sguardo sospettoso (tipo quello del cane dei Simpson)! L’avete capita? Difficile lo so ma se ci pensate bene…”
Qualcosa mi ricordo.
Qualcosa no.
E sinceramente non me ne frega niente.
REGIA: Cristina Comencini
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Italiano.
CONSIGLIATO: no
VOTO: 5,5

3. Into The Wild- Nelle terre selvagge


Mi ha cambiato la vita è un buon commento?
Non è perfetto, anzi.
Christopher Mc Candless a distanza di un anno e tre visioni mi pare sempre più rappresentato come un semidio con sembianze da ragazzoide figherrimo.
E quel voler trovare a tutti i costi una causa scatenante così esplicita in famiglia di tutta la sua voglia di libertà ancora adesso mi suona un po’ male.
Eppure mi è rimasto dentro.
Mi ha riacceso con quella mano che timidamente si avvicinava alla mia.
REGIA: Sean Penn
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: l’aggettivo che si usa (se esistente) per definire qualcosa che ti riaccende dentro.
CONSIGLIATO: assolutamente si.
VOTO: 9

4. Mr Magorium Emporium- Mr Magorium e la bottega delle meraviglie


Primo film della lista di cui non è presente una recensione.
Semplicemente perché non lo vidi al cinema ma solo in dvd molto tempo dopo, e ringrazio della scelta.
Non che pretendessi chissà quale meraviglioso capolavoro.
Il film è dichiaratamente un prodotto per famiglie.
Per famiglie.
Si potrebbe discutere ore sull’orrido aggettivo “film per famiglie” tanto caro a quei disperati commessi di blockbuster che si vedono piombare in negozio gli ancor più disperati genitori con bimbo caccoloso a carico alla ricerca (disperata) di un film che possa piacere un po’ a tutti.
Finirà che il padre burino affezionato al buon vecchio action anni ’80 si addormenterà accasciato sulla moglie dopo 5 minuti e il figlio riverserà il suo ettolitro di domande a una mamma che perderà dopo poco il filo di tutto il film.
Film per famiglie: hanno dei protagonisti indubbiamente buoni (nel 90% dei casi da carie ai denti), hanno una storia abbastanza semplice (nel 90% dei casi semplicerrima del tipo: buoni- buoni hanno un problema con qualche cattivo- buoni vincono e cattivi diventano buoni e sono tutti felici), durano mediamente poco e hanno senza dubbio una morale.
Mr magorium rispetta tutte le regole.
Anzi.
Non le rispetta.
Mr Magorium è quelle regole.
Con una buona idea da cui negli anni 80 sarebbe senz’altro nato uno di quei classici da vedere e rivedere con i bimbi ogni Natale (il negozio di giocattoli magico con gli effetti speciali di oggi potrebbe dare spunti all’infinito), tale Zach Helm con Dustin Hoffman (purtroppo non più un garanzia di qualità, sembra scelga i copioni in base a quanto NON deve recitare) e Natalie Portman a disposizione se ne esce con una caramella talmente dolciastra e soporifera che si fatica ad arrivare al finale.
O semplicemente, nonostante tre tentativi, non ci si arriva come il sottoscritto.
REGIA: Zach Helm
VISIONE: dvd
UNA PAROLA: mielosastro.
CONSIGLIATO: Per famiglia!
VOTO: 5

5. Sogni e Delitti


Un anno.
Le cose cambiano, Match Point sono riuscito finalmente a rivalutarlo e ringrazio lo splendido qualcuno che mi ha permesso di farlo, quello che definii “il nuovo film di Allen a Barcellona” si è rivelato forse una delle più belle sorprese di fine 2008.
Infine quel che mi ricordo davvero (a dispetto di quel che dissi nella recensione originale) di questo “Sogni e delitti”: ben poco a dir la verità.
Non ricordo la bella fidanzatina di Ian, non ricordo la fastidiosa doppiatrice, non ricordo le musiche di Glass ma soprattutto non mi ricordo di Colin Farrell e men che meno di Ewan Mc Gregor.
Per una volta quel sopracciglione era stato bravo e io me ne sono dimenticato?
O semplicemente faceva il sopracciglione accigliato (alla prossima battuta sulle sopracciglia di Farrell siete autorizzati a sputarmi in un occhio) come al solito senza cavarne un ciglio da un occhio (PTU!)?
Mi ricordo di un film certamente troppo impostato e senza dubbio inferiore a “Vicky Cristina Barcelona” ma che forse adesso saprei apprezzare di più, forse.
Nel dubbio.
REGIA: Woody Allen
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: insipido
CONSIGLIATO: mah
VOTO:6