venerdì 31 agosto 2007

CREATURE FROM THE BLACK LAGOON- IL MOSTRO DELLA LAGUNA NERA

Nel 1954 Jack Arnold alla sua seconda prova nel campo della fantascienza dopo l’ innovativo “Destinazione Terra”, fa centro con tutte le munizioni a sua disposizione.
L’ idea è quella di riprendere un classico come “King Kong”, e quindi il tema centrale della bella e la bestia, e trasporlo in una storia adatta a quel tipo di fantascienza da drive-in che lui stesso aveva contribuito ad inventare e che avrà molto successo soprattutto negli anni ’50.
Gli ingredienti ci sono tutti: un mostro, un eroe buono, la donna molto affascinante dell’ eroe buono, il rivale in amore del protagonista e l’ ambientazione in un luogo isolato e disabitato.
Rispettivamente il mostro anfibio (sicuramente l’ avete visto almeno una volta), David (interpretato dallo stesso R. Carlson di “Destinazione Terra”), Kay (la bellissima Julia Adams), Mark Williams (il biondo R. Denning che, oltre al colore dei capelli, ha in comune con il suo alter ego di “Destinazione Terra” il fatto di avere un ruolo superiore in società rispetto a David) e la Palude Nera in Amazzonia descritta dal capitano Lucas con una frase poi diventata classica: “è un Paradiso, soltanto che nessuno è mai tornato per descriverlo”.
La storia si muove esattamente come ci aspettiamo con la spedizione nella giungla per scoprire l’ anfibio misterioso, i primi attacchi del mostro, la cattura dell’ essere e la sua conseguente fuga e il finale aperto con l’ ultima caccia.
Se vi state chiedendo perché mai dovreste vedere un film di cui potete immaginare il finale fin dal primo quarto d’ ora vi rispondo subito facendovi notare che sono state le pellicole seguenti ad abusare di questo schema e il vostro ragionamento dovrebbe andare nella direzione opposta: perché mai ci sorbiamo (anche io ovviamente!) decine di film che si basano su una storiella semplicissima scritta più di 50 anni fa e non guardiamo almeno una volta l’ originale per rendercene conto?
Ma “Il mostro della Laguna Nera” non si limita ad essere un’ ottima storia di mostri: se si toglie un po’ di polvere dalla superficie si può notare come Jack Arnold, ancor più che in “Destinazione Terra”, sia ora dalla parte dell’ “alieno”. Se nel suo primo film di fantascienza egli assumeva semplicemente il punto di vista del mostro e ne giustificava le azioni che però disturbavano comunque gli umani, ora il regista ci fa notare come siano gli stessi uomini a disturbare la creatura nel suo habitat naturale. In definitiva se nella prima pellicola erano gli extraterrestri ad atterrare sulla Terra, ora è l’ uomo ad abusare di un territorio non suo provocando la giusta reazione del mostro, che poi tanto mostro non è. Se si fa un minimo di attenzione (davvero poca!) si noterà come Mark sia scambiato più di una volta per l’ anfibio facendoci infine comprendere come il vero mostro sia lui, a cui spetta, giustamente, una fine da “cattivo”.
Personalmente, avendo seguito proprio quest’ anno il mio primo corso da subacqueo, ho apprezzato anche l’ ottima fattura delle immagini subacquee (davvero ben fatte se si considera l’ anno in cui sono state effettuate), il realismo con cui è affrontata l’ avventura dei due sub David e Mark (film come “Open Water” al giorno d’ oggi sono meno realistici) e persino la divisione tra la vera passione dell’ eroe per il suo lavoro e l’ arroganza con cui il suo rivale affronta l’ elemento acquatico (fucile alla mano e coltello).
Per quanto riguarda gli attori Richard Carlson se la cava ottimamente anche questa volta insieme a Denning e al simpatico e burbero capitano Lucas interpretato da Nestor Pavia (anche questo tipo di personaggio sarà ripreso milioni di volte!) mentre Julia Adams fa sfoggio di tutta la sua sensualità in costume bianco e si diverte ad urlacchiare terrorizzata qua e la durante le riprese in modo che il giovanotto al drive-in possa abbracciare felice la sua ragazza.
La mano di Jack Arnold alla regia c’ è e si vede (oltre alle numerose classiche scene in cui si vede spuntare solo la mano del mostro, bellissima la sequenza in cui la creatura vede nuotare la sua bella in superficie e si avvicina voglioso per poi allontanarsi impaurito e ritornare all’ attacco deciso) e la fiducia degli attori pure dato che Ricou Browning accettò di girare numerose scene sott’ acqua armato di un ingombrante e scomodissimo costume di gomma per interpretare la creatura anfibia.Oggi la visione di una pellicola del genere può far sorridere (certo l’ ho fatto anch’ io cosa credete?) per la sua ingenuità ma la sua importanza storica non può essere negata, così come quella di Jack Arnold, capace di regalarci il secondo classico della fantascienza in due anni (senza contare il bellissimo "Radiazioni bx distruzione uomo" che produrrà di li a poco).
Seguito da "La vendetta del mostro" l' anno seguente a cura dello stesso Arnold.
Godetevi il trailer originale qui sotto!
REGIA: Jack Arnold
ANNO: 1954
GENERE: Fantascienza
VOTO: 8
QUANTO è CULT: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole gustarsi un classico della sci-fi anni ’50 per poi andare in giro a fare l’ imitazione del mostro con le mani protese in avanti e la bocca aperta!

giovedì 30 agosto 2007

WORLD TRADE CENTER


Per parafrasare una nota pubblicità: chi non ha mai avuto pregiudizi alzi la mano.
Io ne alzo anche due.
Non adoro dirlo, non mi piace vantarmene ma è così, inutile negarlo.
Quando ho deciso di vedere “World Trade Center” di Oliver Stone con protagonista Nicolas Cage avevo più di un pregiudizio: non verrebbe anche a voi pensando a un regista quantomeno inaffidabile (non ci riescono tutti a produrre capolavori come “Platoon” e schifezze ignobili come “Alexander”) e a un attore che partecipa a produzioni a dir poco di dubbio gusto come “Il mistero dei templari”?
Poco prima di metter su il mio dvd, però, ho deciso di ignorarli, di far finta che questo fosse un film qualunque basato su quello che può essere definito come il più grande evento storico (finora) di questo nuovo millennio: l’ attacco terroristico dell’ 11 settembre 2001 alle Twin Towers.
E ce l’ ho fatta, ho atteso con pazienza le molteplici immagini iniziali di vita quotidiana a New York (davvero troppe però!), ho conosciuto i nostri protagonisti poliziotti tra cui uno stempiatissimo e baffuto Nicolas Cage (ma in Ghost Rider non aveva una folta chioma?), ho visto crollare sulla testa dei Nostri un’ intero edificio e sono riuscito a sopportare per più di mezz’ ora le urla e gli sproloqui del sergente Mc Loughlin, di Jimeno e Pezzullo rimasti imprigionati sotto le macerie.
Ma.
Ma all’ arrivo sullo schermo di un ex marine di nome Dave Karnes che ritiene di dover rientrare in azione per dare un aiuto perché quella è la sua Missione ho cominciato a vacillare.
Quando poi il nostro fantomatico eroe si reca dal barbiere per il taglio da marine (oddio!) e si dirige sul luogo della tragedia in divisa riuscendo ad entrare all’ interno dell’ area devastata e sorvegliata senza presentare alcun documento e dicendo solo di essere della marina USA sono sbottato.
Ma come può venire in mente una cosa del genere?
Uno si aspetta una storia seria (l’ intera pellicola si basa su fatti e persone reali) e si trova di fronte al solito trito e ritrito eroe da film per il ciclo “alta tensione” su Canale 5.
Davvero troppo.
Se si aggiunge che la seconda ora di film si muove tra primi piani dei due sopravvissuti al crollo con relativi dialoghi del tipo “Devo tornare dai miei figli, mia moglie mi aspetta, voglio bene al mio cane….” e immagini dei famigliari disperati potete immaginare perché a mezz’ ora dal termine sperassi in un incredibile accelerazione delle lancette dell’ orologio.
Ma, se possibile, le lancette si sono mosse in modo ancora più lento e non mi è rimasto che tirare un grandissimo sospiro di sollievo sul finale con una retorica immagine del disastro e di una bandiera americana immobile arrotolata sulla sua asta.
Stone, definito come uno dei registi più nazionalisti e allo stesso tempo come uno dei più grandi antiamericani, questa volta ha scelto la prima via per rendere omaggio (a suo dire) ai grandi eroi dell’ 11 settembre: grandi, magniloquenti e retoriche inquadrature e attori spronati a dare un senso di ansia e terrore (ma se Michael Pena nei panni di Jimeno se la cava ci si aspetta qualcosa di più da Cage che una faccia sporca e un tono di voce da morente)
Al di la di qualsiasi errore contestato alla presentazione della pellicola (accade sempre e comunque nei film tratti da vicende storiche) credo che il film rappresenti semplicemente una grande occasione perduta per cercare di dare realmente un senso a questa immane tragedia.
Non mi rimane quindi che consigliarvi l’ altra pellicola su questo disastro “United 93”, sicuramente meno curata e iperprodotta ma, a mio modesto parere, molto più vicina allo spirito che molti (compresi alcuni parenti dei famigliari coinvolti) avrebbero voluto in World Trade Center ma che Stone non ha saputo donare a un film con tante pretese e davvero poche frecce al suo arco.
REGIA: Oliver Stone
ANNO: 2006
GENERE: Drammatico
VOTO: 5
QUANTO FA CADERE LE PALLE QUESTA PELLICOLA: 8
CONSIGLIATO A CHI: Non ha mai visto un immagine del crollo delle Torri Gemelle (vivete sulla Luna?!). A tutti gli altri consiglio i 1000 documentari che sono passati e passeranno in tv sulla tragedia, sicuramente più interessanti e moooolto meno romanzati.

sabato 25 agosto 2007

PERCORSI, OVVERO UN BREVE VIAGGIO TEMATICO TRA LE MI RECENSIONI

Questo spazio si propone in qualche modo come una sorta di spiegazione ai percorsi talvolta troppo intricati che la mia mente segue nello scegliere e recensire i film.
All’ interno di questo post non saranno elencate necessariamente tutte le pellicole che ho recensito (per quello potete ciccare qui o qui) ma semplicemente quelle che rientrano all’ interno di una specifica “rubrica” o, come si evince fin dal titolo, all’ interno di un percorso (che può intendersi come una semplice filmografia o genere o come qualcosa di più complicato).
I percorsi ancora da concludere sono segnalati e comunque non si esclude che quelli già conclusi (come quello su Jack Arnold o Guy Ritchie) possano essere riaperti per nuove opere dell’ autore in causa o che si rifanno a quelle.
Ogni film può essere incluso in più percorsi e minipercorsi.
I titoli utilizzati sono quelli con cui il film è uscito in Italia.
I link sono al percorso e non al singolo titolo (per quelli esistono le classificazioni per nome e per regista). Una volta sul percorso ovviamente troverete tutti i titoli citati nella stessa pagina scorrendo.


PERCORSO JACK ARNOLD
All’ interno del quale troverete la filmografia disponibile (alcuni film sono difficilmente recuperabili sul mercato odierno) fantascientifica (e non) di Jack Arnold negli anni ’50 e quella del suo assistente John Sherwood. All’ interno troverete, come potete ben vedere, un minipercorso sul mostro della laguna nera.
Il minipercorso sul mostro della laguna nera deve ancora concludersi con 2 produzioni “minori” in cui il mostro appare ma non è protagonista.

- Destinazione Terra (1953)
- Il mostro della laguna nera (1954) seguito da [minipercorso MOSTRO DELLA LAGUNA NERA]
- La vendetta del mostro (1955) seguito da [minipercorso MOSTRO DELLA LAGUNA NERA]
- Il terrore sul mondo (1956) di John Sherwood [minipercorso MOSTRO DELLA LAGUNA NERA]
- Tarantola (1955)
- Cittadino dello spazio (1955)
- Radiazioni bx distruzione uomo (1957)
- I figli dello spazio (1958)
- Ricerche diaboliche (1958)
- Il ruggito del topo (1959)
- La meteora infernale (1957) di John Sherwood


PERCORSO KING KONG E ERNEST B. SCHOEDSACK
All’ interno del quale troverete la filmografia disponibile (alcuni film sono difficilmente recuperabili sul mercato odierno) di Ernest B. Schoedsack con il suo compagno di avventure Merian C. Cooper.
Lo spunto iniziale da cui ha avuto inizio questo percorso è stata la profonda influenza che ha avuto King Kong su “Il mostro della laguna nera” di Jack Arnold per cui vi riporto al percorso precedente.
Il primo film analizzato è “Il mondo perduto” di Harry Hoyt che si ricollega al “King Kong” di Schoedsack per la presenza agli effetti speciali (stop-motion) di Willis O’ Brien, poi curatore degli stessi anche in King Kong.
Il minipercorso su King Kong deve essere ancora largamente sviluppato.

- Il mondo perduto (1925) di Harry Hoyt
- Grass: A Nation’ s Battle For Life (1925)
- La pericolosa partita (1932)
- King Kong (1933) seguito da [minipercorso KING KONG]
- Il figlio di King Kong (1933) [minipercorso KING KONG]
- Dr Cyclops (1940)

PERCORSO JOHN CARPENTER
All' interno del quale troverete la filmografia di John Carpenter e non solo.
Cercherò di seguire i film a cui si è ispirato John Carpenter per i suoi lavori e i remake delle sue pellicole che oggi vanno tanto di moda.
Lo spunto iniziale: l' influenza di "Destinazione Terra" di Jack Arnold su John Carpenter.
Il percorso sarà pieno zeppo di minipercorsi e necessiterà di mesi per essere concluso degnamente.

- Dark Star
- Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnemann [minipercorso DISTRETTO 13]
- Un dollaro d'onore (1959) di Howard Hawks [minipercorso DISTRETTO 13]
- El Dorado (1967) di Howard Hawks [minipercorso DISTRETTO 13]
- Rio Lobo (1970) di Howard Hawks [minipercorso DISTRETTO 13]
- Distretto 13: le brigate della morte (1976) [minipercorso DISTRETTO 13]
- Assault on precint 13 (2005) di Jean Francois Richet [remake di "Distretto 13" minipercorso DISTRETTO 13]
- La cosa da un altro mondo [il racconto] (1938) di John W. Campbell Junior [minipercorso LA COSA]
- La cosa da un altro mondo [il film] (1951) di C. Nyby [minipercorso LA COSA]
- La cosa (1982) [minipercorso LA COSA]

PERCORSO GUY RITCHIE
All’ interno del quale troverete la filmografia completa di Guy Ritchie compresa la regia dello stesso nello spot tv per la Bmw facente parte della serie “The Hire” e il film oggetto del suo unico remake: “Travolti da un insolito destino nell’ azzurro mare d’ agosto” da cui forse un giorno prenderà il via un altro percorso.
Lo spunto iniziale da cui ha avuto inizio questo percorso è stata semplicemente la curiosità dettata dal primo film del regista che considero ancora oggi il migliore della sua filmografia e che è stato oggetto della mia prima recensione su questo blog.
Il minipercorso “The Hire” deve essere ancora largamente sviluppato.

- Lock & Stock- Pazzi scatenati (1999)
- Snatch- Lo strappo (2000)
- Travolti da un insolito destino nell’ azzurro mare d’ agosto (1974) di Lina Wertmuller
- Travolti dal destino (2002)
- Revolver (2005)
- Star (2001) [minipercorso THE HIRE]

PERCORSO IL PIANETA DELLE SCIMMIE
All’ interno del quale troverete i vari film facenti parte della serie “Il pianeta delle scimmie”, il remake e il libro di Boulle da cui tutto è nato.
Lo spunto iniziale: il mio grande amore per la fantascienza.
Il percorso deve essere ancora largamente sviluppato.

- Il pianeta delle scimmie [il libro] (1963) di Pierre Boulle
- Il pianeta delle scimmie [il film] (1968) di Franklin J. Schaffner
- Il pianeta delle scimmie [il remake] (2001) di Tim Burton


PERCORSO MIKE NICHOLS
All’ interno del quale un giorno lontano troverete la filmografia di Mike Nichols.
È un progetto a lungo termine che per ora è un semplice abbozzo.
Lo spunto iniziale: il voler riscoprire un grande attore come Dustin Hoffman con “Il laureato”, un attore a cui dedicherò sicuramente un altro percorso.

- Chi ha paura di Virginia Woolf (1966)
- Il laureato (1968)


PERCORSO STEPHEN KING
All’ interno del quale ci saranno libri, film e quant’ altro ispirati all’ opera di uno dei miei scrittori preferiti.
Spunto iniziale: il mio grande affetto verso questo scrittore.
È ovvio che il tutto deve essere ancora largamente sviluppato ma essendo comunque un percorso trasversale (più autori, più opere) sarà costantemente aggiornato.

- Brivido [il film] (1986) di Stephen King
- L’ ombra dello scorpione [il film] (1994) di Mick Garris
- 1408 [il racconto] di Stephen King
- 1408 [il film] di Mikael Hafstrom


PERCORSO RICHARD MATHESON
All’ interno del quale si troveranno tutte le opere che hanno a che fare con Richard Matheson.
Spunto iniziale: il meraviglioso “Io sono leggenda” di Matheson.
Il percorso è quasi completato per le opere dichiaratamente ispirate al libro di partenza ma sarà ancora largamente sviluppato per quanto riguarda altre pellicole che si sono ispirate ai suoi lavori o per cui lui stesso ha lavorato alla sceneggiatura.

- Io sono leggenda [il libro] (1954) di Richard Matheson
- L’ ultimo uomo della Terra (1964) di Ubaldo Ragona
- Io sono leggenda [il film] (2007) di Francis Lawrence
- Tre millimetri al giorno (1956) di Richard Matheson
- Radiazioni bx: distruzione uomo (1957) di Jack Anold

PERCORSO ULTRACORPI
All’ interno del quale si troveranno le pellicole che mettono al centro della vicenda gli ultracorpi.
Spunto iniziale: l’ uscita nelle sale di Invasion.
Il percorso è quasi concluso

- L’invasione degli ultracorpi (1956) di Don Siegel
- Invasion (2007) di Oliver Hirschbiegel



PERCORSO OLIVER STONE
All’ interno del quale si trovano le pellicole dirette da Oliver Stone o a cui Oliver Stone ha dato un contributo significativo.
Spunto iniziale: Oliver Stone è un mattone sulle ginocchia. Riuscirò a trovare pellicole che mi aggradano nella sua filmografia?
Il percorso è ancora da sviluppare largamente anche perché vedere più di uno Stone al mese è per me una fatica immane.

- Platoon (1986)
- Alexander (2004)
- World Trade Center (2006)


PERCORSO DAVID CRONENBERG
All’ interno del quale si trovano le pellicole dirette sa Cronenberg o quelle in qualche modo legare alla sua opera.
Spunto iniziale: David Cronenberg è pazzo.
Il percorso sarà sviluppato maggiormente e più attentamente quando avrò un po’ più di tempo da dedicarci.

- Inseparabili (1988)
- A history of violence (2005)
- La promessa dell’ assassino (2007)


PERCORSO HOWARD HAWKS

All’ interno del quale si trovano le pellicole di uno dei grandi del cinema classico Hollywoodiano e quelle che ne sono state dichiaratamente ispirate.
Spunto iniziale: l’ influenza di Hawks sull’ opera di Carpenter
Percorso che necessiterà di secoli per essere concluso.

- Un dollaro d’ onore (1959)
- El Dorado (1967)
- Rio Lobo (1970)


PERCORSO LUC BESSON
All’ interno del quale troverete le pellicole girate e prodotte da quell’ americanaccio europeo che è Luc Besson.
Spunto iniziale: la mia passione per la subacquea che mi ha portato a vedere Le grand Bleu.
Percorso ancora da sviluppare.
- Le grand bleu (1988)
- Il quinto elemento (1997)


PERCORSO ORIGINAL & REMAKE
All’ interno del quale si troveranno tutte quelle pellicole che hanno avuto un remake ufficiale.
Spunto iniziale: notare differenze e sviluppi differenti.
Il percorso può essere sviluppato ulteriormente in ogni momento, soprattutto oggi, in un periodo in cui Hollywood sforna almeno 2-3 remake all’ anno.

- Nosferatu il vampiro (1922)- Nosferatu il principe delle tenebre (1979)
- Travolti da un insolito destino nell’ azzurro mare d’ agosto (1974)- Travolti dal destino (2002)
- Il bacio della pantera (1943)- Il bacio della pantera (1982)
- Il pianeta delle scimmie (1968)- Il pianeta delle scimmie (2001)
- Distretto 13: le brigate della morte (1976)- Assault On precint 13 (2005)

PERCORSO 3 CLASSICI UN MITO
All’ interno del quale troverete recensioni di film anche molto diversi tra loro accomunati da un unico elemento.
Spunto iniziale: tentare di dare una diversa lettura anche di film molto conosciuti.
Il percorso è continuamente sviluppatoo.

- Tre classici un mito: Il vampiro. Comprende Nosferatu il vampiro (1922), Nosferatu il principe delle tenebre (1979), Dracula di Bram Stoker (1992)
- Tre classici un mito: Il padrino. Comprende Il padrino (1972), Il padrino parte II (1974), Il padrino parte III (1990)
- Quattro classici un mito: Il falso ribelle. Comprende Senso (1954), La battaglia di Algeri (1966), The New World (2006), La promessa dell’ assassino (2007)
- Tre classici un mito: Il signore degli anelli. Comprende La compagnia dell’ anello (2001), Le due torri (2002), Il ritorno del re (2003)
- Tre classici due miti: Howard Hawks e John Wayne. Comprende Un dollaro d' onore (1959), El Dorado (1967), Rio Lobo (1970)
- Tre classici un mito: Starship Troopers. Comprende Starship Troopers (1997), straship Troopers 2 (2004), Starship Troopers 3 (2008)


PERCORSO WESTERN
All’ interno del quale troverete le pellicole dichiaratamente western o quelle che si mascherano da qualcos’ altro ma lo sono comunque.
Spunto iniziale: riscoprire John Wayne.
Percorso evidentemente troppo vasto per essere concluso ma a cui ho intenzione di regalare molte pellicole.

- Mezzogiorno di fuoco (1952)
- Un dollaro d’ onore (1959)
- El Dorado (1967)
- Rio Lobo (1970)

STRANGER THAN PARADISE- PIù STRANO DEL PARADISO

Come si fa a scrivere una recensione di un road movie di un ora e venti a cui partecipano una decina di attori in totale (compresi quelli che recitano per 5 secondi) in cui non succede praticamente nulla abituati alle ingarbugliate quanto assurde trame di oggi?
Sinceramente non ne ho idea.
Se vi dicessi che il protagonista di questa pellicola è un ragazzaccio di nome Willie che vive in un monolocale lurido perennemente con il cappello in testa (chissà perché mi ricorda quel finto alternativo di Pete Doherty) e con la fissa per il gioco (carte, corse di cani, cavalli e chi più ne ha più ne metta!) molto probabilmente pensereste a chissà quali avventure in giro per l’ America, tra droghe, fumo, alcool e feste.
Ma questo non è il classico road movie Hollywoodiano in cui può accadere qualsiasi cosa, lo definirei piuttosto un reale film della strada.
Qui non c’ è alcun sogno americano da esaltare o da distruggere per cercare di costruirne uno nuovo: il boom economico è lontano anni luce e il ’68 è ormai solo un lontano ricordo sbiadito, un sogno mai realizzato.
L’ inizio degli anni ’80 vede in scena una gioventù che non ha nemmeno più la forza di opporsi autodistruggendosi (vedi punk) al sistema: l’ apatia è la miglior difesa per un ragazzo immigrato da tempo in America che non riesce ad accettare il fatto di essere un Ungherese e non un “vero” Americano.
Se la cugina in visita rifiuta di adattarsi a un modo di vivere non suo, Willie tenta di inserirsi a forza all’ interno della società, diventando addirittura una caricatura di quello che la società americana secondo lui vuole da se stesso: la scena del cibo in vaschetta perché “In america si mangia così”, il regalo alla cugina Eva di un vestito perché “Devi vestirti come si vestono qui” e addirittura il nome cambiato da Bela in Willie ci fanno comprendere quanto il protagonista abbia paura di essere escluso da una società che comunque non sente sua.
Se la prima delle tre parti in cui è divisa la pellicola è intitolata ironicamente “The New World” e ci mostra il profondo disagio del protagonista (ma sempre con un tocco fine di umorismo) in una New York quanto meno estraniante (nelle poche esterne presenti sembra sempre di vedere una città deserta nel tentativo di isolare il debole uomo), la seconda parte ci mostra la vita della zia di Bela (Ai em the vinner.. capirete capirete!) da cui Eva vive per un anno.
Lotte (la zia) è una donna anziana che si potrebbe dire l’ esatto opposto del nipote: se lui fa di tutto per parlare solo inglese e comportarsi da Americano, lei sembra quasi provocarlo dialogando con lui solo in ungherese nonostante i suoi richiami.
La terza ed ultima parte, infine, intitolata “Paradise” vede Willie, l’ amico Eddie ed Eva andare in Florida, vero e proprio Paradiso rispetto alla nevosa Cleveland, dove un inaspettato finale metterà la parola fine ad un avventura di 3 ragazzi quanto meno singolare perchè di realmente straordinario non ha nulla se non il tentativo di esserlo.
Incredibilmente surreale quanto realistica, questa seconda pellicola di Jarmusch (in realtà la prima è un mediometraggio tesi di laurea di nome Permanent Vacation) si muove soprattutto grazie al talento dei semisconosciuti attori (John Lurie nella parte di Bela e R. Edson, primo batterista dei Sonic Youth, in quella dell’ amico Eddie) e alle riprese di Jarmusch che segue un modo tutto suo di riprendere: le scene vengono staccate da improvvisi tagli, a volte addirittura durante i dialoghi, i momenti di silenzio assoluto sono molti (controbilanciati dalle poche ma ben fatte musiche dello stesso John Laurie e dalla favolosa “I Put A Spell On You” di Screamin Jay Hawkins) e gli spazi di pellicola nera tra una scena e l’ altra altrettanti e altrettanto lunghi.
Insomma che vi devo dire? Si potrebbe concludere con un bel “Non è un film per tutti!” ma voi sapete indicarmene uno di questi tanto declamati "film per tutti"? Più modestamente vi posso dire che non è una pellicola adatta ad ogni momento: Jarmusch va seguito, gustato in ogni più piccolo particolare e ascoltato in ogni dialogo per coglierne appieno il fine umorismo amaro di fondo.
Un ultimo consiglio: se non avete mai visto un film del Nostro vi consiglio di partire da altro, anche il successivo Daunbailò risulta più accessibile con uno stralunato quanto magistrale Benigni.
“Che Cazzo ci farai a Budapest?”
Curiosità: tra i molti premi raccolti mi interessava far notare la Golden camera per miglior film d’ esordio al Festival di Cannes e il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival come film drammatico.
REGIA: Jim Jarmusch
ANNO: 1984
GENERE: Road Movie
VOTO: 8
QUANTO è DIVERSO JARMUSCH DAL 90% DEI REGISTI IMPROVVISATI DI OGGI: 10
CONSIGLIATO A CHI: Vuole passare una piacevole oretta in compagnia di 3 personaggi strampalati e stralunati in grado di divertire facendo riflettere (che sembra tanto na frase da film di Robin Williams ma non lo vuole assolutamente essere!).

giovedì 23 agosto 2007

DISTURBIA


Eccomi al mare.
Nessuna voglia di uscire per rintanarmi nel solito pub a bere il mio vodka lemon, confesso agli amici la tremenda verità:
“Stasera non c’ ho proprio voglia!”
Mi giro e faccio per andarmene stanco dalla spiaggia quando sento una voce lontana che propone il cinema come ultima possibilità.
Il cinema d’ estate in Italia: un incubo.
Film horror al 90%, il restante 10% sono filmacci di serie c distribuiti anni fa nelle sale americane e poi caduti nel dimenticatoio finchè qualche pazzoide distributore italiano decide che si, quel film aveva un’ attrice che ora è famosa per qualche serial e quindi va assolutamente distribuito.
Ma la disquisizione sul cinema estivo la lascio ad altri tempi.
Mi giro incuriosito e accenno al fatto che i film in sala facciano tutti a dir poco pena quando un “genio” di Dolce&Gabbana vestito (ma che vai a fare in spiaggia con i jeans e i medaglioni al collo mi chiedo io?) tira fuori la storia che lui a Milano ha visto un gran film, tale Disturbia di cui io mi sono beccato il trailer in tv almeno 10 volte (considerando che avrò visto 2 ore di tv in 15 giorni è una buona media!).
“Dani tu vieni se andiamo al cine?”
“Ma sai.. sono stanco, non ho voglia, è tardi, non ci sono più le mezze stagioni..”
“Daiiiii”
“Va beeene andiamo, d’ altronde peggio di quella schifezza di Hulk che vidi l’ ultima volta qui al mare non può essere! (era inverno se non ricordo male quella volta però).
Corro a casa, ceno in fretta, mi metto un pantalone da sporcare con la maionese dei nachos e corro al cinema.
Biglietto (7euro, maledetti multisala) e scena spassosa di una ragazza amica che riesce a prendere 2 pupazzetti orribili con una sola moneta in quelle scatole con braccio meccanico che di solito non acchiappi neanche il pupazzo de l’ orso bruno gigante.
Il divertimento finisce qui.
Si entra in sala, i soliti 2 imbecilli hanno occupato i nostri posti già prenotati (e fingono di non sentire quando io urlo che odio quelli che non si mettono al loro posto dopo aver pagato 7 euro) ma non ci va di litigare così ci si mette dietro.
Il film ha inizio dopo 10 interminabili minuti di pubblicità fuffa dei vari idraulici-piastrellisti-mobilifici della zona (come se io andassi al cinema per conoscere i nuovi idraulici della zona!).
I primi minuti promettono male: il dialogo tra il ragazzo protagonista e il padre è irreale e quasi ridicolo e già si sa che di li a poco succederà qualcosa di sconvolgente (per la serie non siamo prevedibili!).
I secondi minuti con il terribile incidente occorso ai due in macchina è la parte più angosciante dell’ intera pellicola: tutta la scena è realizzata con maestria e risulta incredibilmente verosimile con una bella inquadratura finale del viso di Kale che chiama il padre.
Da qui: il nulla.
I terzi minuti (se posso chiamarli così) vedono il ragazzo in questione sprofondare nella più classica delle crisi adolescenziali post perdita del genitore da cinema americano che si sia mai vista: Kale va male a scuola e diventa irascibile al punto da tirare un pugno al professore finendo così agli arresti domiciliari.
Rinchiuso in casa senza x-box ne internet che gli vengono inspiegabilmente tolti dalla madre in modo ridicolo (per staccare la tv la madre taglia i fili!), Kale diventa un guardone e si innamora della classica ragazza appena trasferitasi nella villa a fianco con i classici problemi famigliari.
Ma la banalità non finisce qui.
Se già è poco credibile il fatto che una bella ragazza ti si trasferisca a fianco e ti provochi dandoti certe occhiate prima di tuffarsi in acqua, cosa ne dite se l’ altro vicino è un serial killer che porta ragazze nella sua casa per ucciderle?
Perchè fa tutto ciò?
Ovviamente non viene spiegato! È un serial killer non vi basta come spiegazione?
Ora mettete che la ragazza si innamori di Kale dopo un suo discorso a dir poco imbarazzante (io mi tiravo un giornaletto in faccia durante la scena dal disgusto!), mettete che l’ amico del protagonista sia un emerito pirla che non fa ridere nessuno, mettete che l’ assassino ha tante porte e botole segrete nella sua casa quante non ne ha nemmeno un castello nelle favole più incredibili e capirete perché io a metà della pellicola abbia detto per la prima volta da 2-3 anni a questa parte:
“Ora me ne vado”
Ovviamente non me ne sono andato, mi sono sorbito la prima ora di film in cui sembra di vedere American Pie+ Oc e la seconda che potrebbe mettere paura a una gallina infreddolita.
Di fronte a una seppur buona prova del lanciatissimo Shia Labeouf e del killer David Morse (anche se si fa fatica a crederlo cattivo con quella faccia), a una regia piattissima ma soprattutto a una trama risibile con dei personaggi sottili come un foglio di carta come si fa a non uscire incazzati neri dal cinema con una tremenda voglia di prendere a sberle quel pirla di Dolce&Gabbana vestito che ha avuto il coraggio di dire che era un buon film?
Morale: non fidatevi mai dei consigli di chi va vestito in spiaggia come un modello a là 50 Cent, molto probabilmente ha visto 5 film nella sua vita di cui 4 sono Rambo, Rocky, Die Hard (anch’ io li ho visti e non mi vergogno a dire che mi piacciono ma grazie a Dio ho visto anche qualcos’ altro!) e altri due per il ciclo alta tensione mentre limonava con la ragazza. Se siete come lui andate a vedere Disturbia: è bellissimo! Confido nella vostra intelligenza.
Questo filmaccio è stato campione d’ incassi in America: mi immagino già sale piene di 50 Cent.
REGIA: D. J. Caruso
ANNO: 2007
GENERE : Thriller (?!)
VOTO: 4
QUANTO è MEGLIO DI HULK : 3
CONSIGLIATO A CHI: Ha visto 5 film nella sua vita.

sabato 11 agosto 2007

BEATLES_LENNON-MC CARTNEY_ LET IT BE

Di nuovo in viaggio, a presto con nuove emozionanti Deneil-recensioni. Non vi farò attendere troppo statene certi.

When I find myself in times of trouble
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
And in my hour of darkness
She is standing right in front of me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be.
Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.
And when the broken hearted people
Living in the world agree,
There will be an answer, let it be.
For though they may be parted there is
Still a chance that they will see
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be.
Let it be, let it be.
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be.
Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.
(instrumental break)
Let it be, let it be.
Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.
And when the night is cloudy,
There is still a light that shines on me.
Shine until tomorrow, let it be.
I wake up to the sound of music
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be.
Let it be, yeah let it be.
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be.
Let it be, yeah let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.

SNATCH- LO STRAPPO

Guy Ritchie se ne frega.
L’ anno scorso in un albergo all’ estero mangiai per quasi 2 settimane intere al buffet del ristorante interno e notai una cosa assai curiosa: se il lunedì c’ era pasta in bianco, il martedì c’ era pasta al sugo, il mercoledì pasta al sugo con le zucchine, il giovedì pasta al sugo con zucchine e melanzane, e così via.
Notate qualcosa di strano?
Forse che la pasta che mangiavo non era altro che la pasta del giorno precedente riscaldata con un ingrediente in più?
Bene.
Ora immaginate che Pulp Fiction sia già un piatto di pasta riscaldata (a me personalmente piace molto se fatta saltare in padella!) con molti ingredienti tutti diversi e tutti speciali in modo che non vi rendiate conto della somiglianza con la pasta del giorno precedente.
Ora prendete “Lock e Stock” e immaginate di scaldare la pasta riscaldata una seconda volta: non il massimo della genuinità ma si, si può ancora fare.
Infine vi capita “Snatch” tra le mani: è 2 giorni che mangiate la stessa cosa, non ne avete le palle piene?
Eppure c’ è qualcosa.
C’ è qualcosa nella storia assurda imbastita da Guy Ritchie piena come al solito di personaggi incredibili con nomi come Franky 4 dita (Benicio Del Toro) o Tony pallottola al dente che ti fa venire voglia di assaggiarla ancora una volta.
C’ è qualcosa in quella storia strafottente dove uno zingaro di nome Mickey (Brad Pitt) viene convinto a lottare per 2 combattimenti clandestini, mentre intorno succedono cose incredibili come cani che inghiottono giocattoli squittenti, diamanti rubati nei modi più insperati, boss che uccidono i propri scagnozzi e li danno da mangiare ai porci che ti fa venir ancora l’ acquolina in bocca.
C’ è qualcosa nel montaggio frenetico e ubriaco di Guy Ritchie pieno di inquadrature roteanti, stop and go (anche se molto probabilmente non si chiamano così), rallentamenti e flash che inevitabilmente ti attira ancora verso quel piatto.
C’ è qualcosa nel vedere Brad Pitt impersonare uno zingaro dislessico e sporco lottare su un ring a mani nude con la faccia incrostata di sangue che ti fa venir voglia di dire: “Ancora!”
C’ è qualcosa in quei monologhi irreali (quello iniziale sulla religione) e in quei dialoghi deliranti (“Tony guarda nel cane!” “Che vuol dire guarda nel cane?” “Vuol dire che devi aprirmelo!)” che ti attira come una calamita attira la limatura di ferro.
C’ è qualcosa in tutta quell’ insensata violenza di fondo simbolo di una società ormai allo sbaraglio (a un uomo viene chiusa la testa nel finestrino e viene costretto a confessare un nome mentre l’ automobile procede a velocità sostenuta) che ti dice che non puoi smettere.
C’ è qualcosa in quella maledetta testaccia di Guy Ritchie che riesce a farti credere di mangiare una pasta appena scolata, mentre lui ti mette nel piatto sempre la solita minestra riscaldata e se ne frega altamente, o, forse, più semplicemente, finge di essere un buzzurro, un malato di cinema alla Tarantino, un pazzo con troppe cose per la testa.
Mentre è attento a ogni minimo particolare, a ogni minima inflessione verbale e inquadratura, Guy Ritchie ci spia mentre gustiamo la sua specialità: pasta riscaldata.
Guy Ritchie finge di fregarsene.
REGIA: Guy Ritchie
ANNO: 2000
GENERE: Pulp
VOTO: 7
QUANTO SEMBRA FUSO BRAD PITT NEI PANNI DI UNO ZINGARO STRACCIONE E DISLESSICO: 9
CONSIGLIATO A CHI: ama Quentin e “Lock e Stock”, come me non riesce a mettere un brutto voto ad un film come questo nonostante non abbia nulla di originale rispetto a “Lock e Stock”.