mercoledì 28 aprile 2010

UN ANNO DI VISIONI: 2008- SETTIMA PARTE

31. Fist of the north star- legend of the true savior chapter of death for love_ Ken il guerriero- la leggenda di Hokuto



É Ken e per me non c’è oggettività con lui.
Eppure c’è qualcosa che non convince nell’insieme.
Forse aver compresso troppo (personaggi, storia, vicende così diverse) in così poco spazio fa perdere qual pathos che la serie anime originale indubbiamente aveva.
La morte di Shu (e tutte le vicende che vi sono legate) che rivista ancora oggi nella serie tv fa venire le lacrime agli occhi, qui appare fredda, quasi distaccata.
Ken al cinema però è un’ emozione.
REGIA: Takahiro Onimura
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: la Divina scuola di Hokuto contro la Sacra scuola di Nanto
CONSIGLIATO: si, se siete cresciuti con lui.
VOTO: 7

32.Get Smart_ Agente Smart- casino totale

Non mi ricordo niente.
Ma niente niente niente.
Forse ad un certo punto Steve Carrell veniva trascinato da un aereo su un carrello e faceva pure ridere, ma non ne sono sicuro.
Il fatto che mi ricordi “Un amore di testimone” più di questo non è un buon segno.
Per niente.
REGIA: Peter Segal
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: inutile?
CONSIGLIATO: si, se volete raccontarmi cosa succedeva.
VOTO:5 perché non mi ricordo nulla.

33.Funny Games

Violenza senza alcuna giustificazione in un film che angoscia e stuzzica lo spettatore fino a far diventar violento lui stesso nel momento in cui un telecomando porta indietro tutto.
L’originale non ho ancora avuto l’occasione di vederlo.
Ma quella faccia da schiaffi di Michael Pitt che praticamente non mi è mai piaciuto è perfetto nella parte.
REGIA: Michael Haneke
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: viuuuulenza!
CONSIGLIATO: si, ma senza bimbi potenzialmente psicopatici al seguito.
VOTO: 7

34. Hellboy 2: The Golden Army

Il miglior film puramente fantasy dell’anno.
E senza dubbio superiore a quel Batman che è si fantastico ma non fantasy e con cui comunque non ha nulla da spartire.
Guillermo Del Toro è un genio e questa ne è solo la conferma dopo la visione di quei tre semi e capolavori che sono “Cronos”(7-), “La spina del diavolo” (7,5), “Il labirinto del Fauno” (9) e quel filmetto che è “Mimic” (6, ma solo per l’apocalittica visione iniziale di bambini che muoiono per una strana epidemia).
Ed Hellboy è sicuramente il mio cinefumetto preferito.
REGIA: Guillermo Del Toro
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Fantasy
CONSIGLIATO: Assolutamente si, anche solo per vedere cosa è capace di immaginare Del Toro.
VOTO: 8

35. Il cavaliere oscuro

A distanza di mesi rimane purtroppo secondo me un film semplicemente sopravvalutato.
È sicuramente migliore di tutta quel ciarpame venuto dopo Tim Burton (compreso Batman Begins) e senza dubbio porta il cinefumetto ad un livello di realtà superiore a quel che si è mai visto sullo schermo.
Heath Ledger e il tanto sospirato Oscar postumo è stato quasi meritatamente meritato.
Detto questo la Batmoto è ridicola (come tutto l’inseguimento mal realizzato) e sembra sempre di vedere un film che vuole prendersi sul serio ma piacere anche ai ragazzini riuscendo forse di più in questo secondo obbiettivo.
Felice per loro.
A me non ha convinto del tutto.
REGIA: Christopher Nolan
VISIONE: cinema (2 volte)
UNA PAROLA: Oscuro.
CONSIGLIATO: si, non c’è confronto con gli ultimi 3.
VOTO: 7

venerdì 2 aprile 2010

UN ANNO DI VISIONI: 2008- SESTA PARTE

26. Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo




Ne potete leggere di tutti i colori.
Provate a scrivere il titolo dell’ultimo Indiana su google e troverete un miliardo di recensioni circa che vanno dal “pura merda” a “Il ritorno in grande stile del vecchio Indy”.
Nessuno urla giustamente al capolavoro.
Ma rimane uno dei migliori titoli fantastici (di fantasia sia chiaro, sono dislessico ultimamente, ma non ai livelli di Nikki di Tropical Pizza…) dell’anno.
REGIA: Steven spielberg
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: Indiana Jones!
CONSIGLIATO: assolutamente si!
VOTO: 8

27. Sex and the city



É Sex and The City.
Inutile incazzarsi se sembra di stare a vedere una sfilata di moda lunga due ore, tanti sono i cambi d’abito.
E dopo tanti anni è anche inutile chiedersi perché Sarah Jessica Parker è sempre vista come la scapolotta più figa di New York quando sappiamo tutti che una del genere, nella realtà, non se la filerebbe nessuno.
Poi c’è Mr Big, le amiche more (svampite), rosse (nevrotiche) e bionde (troioni da sbarco è troppo?) e le gag più o meno riuscite (compresa cacarella che fa tanto “Vacanze di natale”).
Rimane comunque un buon Sex and The City.
REGIA: Michael Patrick King
VISIONE: dvd
UNA PAROLA: modaiolo.
CONSIGLIATO: Si alle ragazze, ni ai ragazzi.
VOTO:7-

28. E venne il giorno




Adoro gli apocalittici.
E Shyamalan, di cui ho visto praticamente tutto, l’ho sempre ammirato.
Quindi capolavoro?
No.
“E venne il giorno” è quanto di più odioso e inguardabile un uomo possa trarre da una buona idea.
Wahlberg è inguardabile come nei tre quarti dei suoi film, Zooey Deschanel passa il tempo a strabuzzare gli occhi (molto meglio in “Yes man”) e Shyamalan scrive una sceneggiatura che andrebbe bene per pulirsi il culo se non fosse stampata su fogli di carta sicuramente troppo ruvidi.
E mi fermo qui perché sono un uomo fine.
REGIA: M. N.Shyamalan
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: irritante
CONSIGLIATO: si, se volete vedere come si rovina una buona idea.
VOTO: 3

29. Made of honor- Un amore di testimone


Commediola romantica (l’ennesima, ma quante ne producono all’anno?) con protagonista il dottore di quel dramma-commedia romantico-ospedaliera che è Grey’s Anatomy.
Senza arte ne parte.
Ne carne ne pesce.
Trovate voi qualche altro sinonimo.
Le Ebridi si risollevano un po’ dall’annacquamento generale in quanto isole (potete uccidermi se faccio un’altra battuta del genere).
REGIA: Paul Weiland
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: il solito.
CONSIGLIATO: per il disimpegno.
VOTO: 5,5

30. Wanted- Scegli il tuo destino




Forse il miglior film tamarro con una storia della stagione (per la tamarraggine più pura shootem' up non ha rivali) con una trama ben costruita e un regista con le palle.
A qualcuno forse faranno venire il mal di stomaco le zoomate, le accelerazioni e i ralenty improvvisi di Bekmambetov e alcune scene sono di una tamarraggine che forse solo Vin Diesel.
Eppure convince e colpisce.
Come una tastiera di un pc in piena faccia.
E Angelina Jolie è perfetta nella parte.
REGIA: T. Bekmambetov
VISIONE: cinema e dvd
UNA PAROLA: tamarro ma con una storia.
CONSIGLIATO: si
VOTO: 8

venerdì 26 marzo 2010

THE NIGHT OF THE LIVING DEAD- LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI (1990)

Dev’essere una particolarità tutta degli anni ’90 quella di generare remake incredibilmente inutili di capolavori degli anni 60.
Non tanto brutti, inguardabili, osceni e senza rispetto per l’originale.
Solo e semplicemente inutili.
Cominciamo da lontano: qualche anno fa un gruppo parecchio famoso, il cui leader se ne andava in giro bullandosi del suo cappellino rosso girato al contrario e dei suoi pantaloni a tre quarti, pensò bene di realizzare una cover di un vecchio pezzo degli Who.
Era alla fine dei suoi anni d’oro, siamo d’accordo.
Il tipo col cappellino rosso, superati ormai i 30 anni, pensò a lungo ad un metodo per liberarsi di quell’immagine da teenager numetallaro troppo cresciuto e comprese che l’unica alternativa alla trasformazione in vecchio emogay (linkin pork docet) era la composizione di un ballatone strappamutande da fattone grunge.
Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, in questo caso quello dell'ispirazione: tale Fred non teneva conto che la sua (se mai ne avesse avuta una) era andata a farsi fottere a forza di motherfu%&er e sh%&t e c%&k e blablablafu%&er vari.
Pensò bene a quella cover quindi, Behind Blue Eyes degli Who.

Fosse stata una canzone sua, nessuno avrebbe avuto nulla da dire sulla riuscita del pezzo, ma di rifacimento si trattò e quindi di confronto si dovette parlare per forza di cose.
Cos’era e cos’è la Behind Blue Eyes dei Limp Bizkit rispetto all’originale degli Who, se non una versione acustica e tranciata di netto sul finale strumentale elettrico, rispetto all’originale?

Niente di più e, anzi, molto di meno.
È una versione scialba e senza mordente di una song (quanto fa gggiovane dirlo) che puntava a essere sicuramente molto più di una semplice ballata, proprio grazie a quel finale volutamente fuori posto.
È, in sostanza, una cover inutile.
Ora prendete tutta quest’immensa introduzione e mettete come termini di paragone l’originale Notte dei morti viventi di Romero e il remake di Tom Savini oppure, se il gioco vi diverte, l’originale Psycho e quello di Gus Van Sant.
Non voglio stare a ripetere nuovamente ciò che dissi per Psycho nella sua recensione e quel che ho appena scritto qui sopra per Behind Blue Eyes.
Semplicemente il film di Tom Savini è una pellicola totalmente inutile.
Si può discutere a lungo sulla pessima qualità degli attori rispetto all’originale, ma quel che più salta agli occhi è semplicemente la futilità di questo remake.
Savini non è Romero così come Van Sant non è Hitchcock, dovrebbe bastare questo.
Ma il mondo vuole delle spiegazioni per tali ignobili operazioni e si finisce così con lo spacciare come omaggi delle scopiazzature riuscite male, riproduzioni sbiadite di capolavori che sono tali per un amalgama di elementi difficile, se non impossibile, da ricreare.
Ha voglia il nuovo regista di indurire il carattere della protagonista, di cambiare di una virgola il finale e di anticipare quella presa di coscienza degli zombie che in Romero avverrà (rispetto all’originale “Notte dei morti viventi” ed era già avvenuta nel 1990) solo con “Zombi” e “Il giorno dei morti viventi”, ma il risultato non cambia.
I colori tolgono fascino alla storia originale, gli attori di pessimo livello certamente non aiutano e pensarla come una pellicola fortemente voluta da Romero per recuperare qualche soldo dalla perdita dei diritti dell’originale “Notte dei morti viventi” fa venire anche un po’ di tristezza, a dirla tutta.
Film inutile non come la maggior parte dei remake, ma come solo questi “omaggi” sanno fare, e che di certo non da lustro a quei vecchi morti che camminano Romeriani che già nel 1990 non impressionavano più di tanto: lenti, goffi e in più di un’occasione ridicoli (a chi protesta: “Ma ormai lo scopo di Romero non è più spaventare ma solo criticare attraverso queste figure”, dico semplicemente che nei primi due film della saga è già detto tutto).
Se già con “Il giorno dei morti viventi” il regista degli zombies aveva perso una buona occasione per smetterla con i suoi living dead, con questo remake, di cui si fa produttore e cosceneggiatore, non fa altro che cadere più in basso.
Passerà più di un decennio per rivedere Romero direttamente all’opera con le sue amate creature ciondolanti ne “La terra dei morti viventi”, un’ idea senza dubbio migliore ma realizzata, forse, nel peggiore dei modi.
È il caso di dire: “Lasciateli riposare in pace”?

GENERE: horror
ANNO: 1990
REGIA: Tom Savini
UNA PAROLA: Inutile e brutto
VOTO: 3,5

lunedì 15 marzo 2010

LA DOLCE VITA

A 24 anni vedo per la prima un film di Fellini e.
Mi vergogno.
Mi rendo conto di quanto sono indietro.
Mi prostro di fronte alla sua grandezza.
Mi rendo conto che non avrei nemmeno il diritto di scrivere queste due righe per quanto sono ignorante in materia.
Ma.
Mi piace l’idea di scrivere qualcosa su un Fellini che poco conosco, se non per qualche storiella sentita in qualche documentario sulla Rai.
Nessuna base su cui poggiare, nessuna conoscenza di stilemi vari ed eventuali del regista o dello sceneggiatore che ti fanno digerire un film per vie traverse, senza nemmeno volerlo.
Molto probabilmente un giorno, con maggior competenza in materia, mi stupirò delle castronerie che seguono ma, ora come ora, al massimo, sarete voi a stupirvi e insultarmi.
Suggerimento.
Sicuramente di fronte a film così grandi ognuno ha una propria visione dettata dalle proprie esperienze e dalle sue convinzioni.
Completamento.
E molto probabilmente ciò accade perché in tali opere sono contenuti più temi di quanti una persona sia disposta in un primo momento a percepire, senza tenere conto di visioni forzate che si allargano a macchia d’olio con il passare del tempo e l’accumularsi di conoscenze sullo specifico autore.
Via.
Senza dover stare a raccontare per filo e per segno ma nemmeno per solo filo la trama di “Una dolce vita” che ognuno può trovare sul sito che più gli aggrada, voglio concentrarmi su quello che mi ha trasmesso.
Una critica alla società, dura ma soprattutto profonda, come in pochi o forse nessun film mi è capitato di vedere.
Una critica di quella spettacolarizzazione lucrosa del nulla e del marcio che oggi regna incontrastata su tutto.
Quella che fa dei bambini visionari un evento mediatico di immensa portata, dove ognuno (padre, madre, zio, conoscente) interpreta il suo ruolo volente (“Quelli so’ i miei nipoti”) o nolente (“Si metta così, guardi di là”) solo per la gioia dei paparazzi (così chiamati da "La dolce vita" in poi persino da Lady Gaga) urlanti, scomposti e violenti e quindi della massa (urlante, scomposta e violenta).
Una spettacolarizzazione che butta nello stesso calderone attrici dalle forme prorompenti e dalla gioia di vivere incontenibile (se non con la violenza), a omicidi-suicidi tragici di personaggi illustri.
Una spettacolarizzazione così eccessiva, e in cui sguazza per comodità Marcello, che porta lo stesso a diventare, infine, oggetto di spettacolo triste e decadente in mezzo a povere piume lanciate dall’interno di un cuscino per l’uscita di scena.
E niente può salvarsi da una società così forte da trascinarsi in basso con le proprie mani.
Non importa che tu sia una diva del cinema al tuo massimo splendore, uno scrittore realizzato che vive "nell’armonia che c’è nell’opera d’arte riuscita" o un giornalista casanova che affascina e fa innamorare perdutamente.
È cemento fresco la società tutta.
E una volta dentro i piedi, il cemento si asciuga sopra ad un oceano senza fondo.
E si comincia a sprofondare sempre più giù, tanto più giù quanto più i piedi sono entrati a fondo in quel cemento fresco, fino al punto in cui non si vede più nulla.
Aristocratici tanto in basso da non riconoscersi più come tali, che non sanno dove dirigersi, dove sbattere la testa per riaccendere anche solo un piccolo lume che li guidi verso qualcosa o perlomeno li faccia divertire in quel nulla buio.
Il nulla.
Quello in cui Marcello, seguendo le orme del padre esperto di champagne e di donne ben prima di lui, entra con tutto se stesso al termine di un percorso inevitabile.
Dal Nord al centro del mondo.
Dallo scrittore in erba al paparazzo.
Dal paparazzo al centro del mondo al giornalista PER chi quel mondo lo dovrebbe guardare dall’alto e invece finisce per esserne completamente sommerso.
Esseri umani così sordi all’affetto vero di un'altra persona da baciarne una seconda mentre la prima dichiara il proprio amore, eppure incapaci di rinunciare alla prima abbandonandola e ritornandola a prendere continuamente su una strada in mezzo al niente in cui avrebbero paura di perdersi senza di questa.
Esseri umani che un tempo, quando erano bimbi, prendevano in giro tutti rincorrendo ridenti una visione della Madonna e salutavano con gioia quel signore una volta seduto alla sua macchina da scrivere e oggi arenato su una spiaggia come una manta ormai morta ma che insiste a rimanere con gli occhi aperti e a guardare.

REGIA: Federico fellini
GENERE: Commedia
ANNO: 1960
UNA PAROLA: Profondo
VOTO: 10

venerdì 5 marzo 2010

UN ANNO DI VISIONI: 2008- QUINTA PARTE

Un mese di pausa per i maledettissimi ultimi esami e si riprende...
Maledettissimi anticipa il libro appena letto e nelle prossime settimane recensito.

21. Step Up 2- The street_ Step Up2- La strada per il successo

Ehm…si…dunque…c’è questa ragazza a cui piace ballare.
E indovinate?
Realizzerà il suo sogno!
Tra mille difficoltà e imprevisti improbabili vari ma ce la farà.
Scaricatevi l’ultima scena di ballo e lasciate perdere tutto il resto.
Sono sicuro che anche il regista ha fatto così.
REGIA: John Chu
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Ballo!
CONSIGLIATO: ehm…
VOTO: 5-

22. L'altra donna del Re

 Se volete vedere la Johansson con lo sguardo da maialino intorpidito, la Portman corrucciata e i muscoli di Eric Bana su una storiella tutto sommato apprezzabile bene.
Se invece cercate la vera storia di Enrico VIII compratevi pure una biografia e attendete che la smettano di girare “Troy” e company.
REGIA: Justin Chadwick
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: Storico?
CONSIGLIATO: ni.
VOTO: 6

23. The Darjeeling Limited- Il treno per il Darjeeling

Altro film, altra non recensione.
Si può scrivere di un film così colorato e surrealmente folle?
Wes Anderson ti lascia ancora una volta con la bocca semiaperta a fine pellicola mentre ti chiedi se sei tu che non lo capisci e se è lui che non vuole farsi capire.
È tutto eccessivo e stralunato eppure non così divertente come uno pensa possa esserlo.
O forse si?
Colonna sonora stupenda.
REGIA: Wes Anderson
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: stralunato.
CONSIGLIATO: si
VOTO: 7-

24. Saw IV

Già al terzo capitolo con maiali marci squartati sopra la testa di protagonisti senza nessun senso di esistere ci si chiedeva a cos’altro bisognava assistere per vomitare finalmente quei due popcorn che riuscivi a mandare giù prima di maciullamenti vari.
La risposta sta in questo quarto merdaviglioso capitolo.
Quel che più schifa non è nemmeno più il sangue, le budella, le teste che esplodono o chissà che altro.
Semplicemente pensi che nessun essere umano dotato di intelligenza avrebbe potuto scrivere una così immane cazzata.
E invece qualcuno c’è riuscito.
Mi dirigo verso il bagno.
REGIA: Darren Lynn Bousman
VISIONE: dvd
UNA PAROLA: orrore (non horror).
CONSIGLIATO: no
VOTO: 2

25. Notte brava a Las Vegas

Simpatica commedia non romantica con finalino straannunciato.
La differenza la fa il divertimento in mezzo.
REGIA: Tom vaughan
VISIONE: cinema
UNA PAROLA: caciarona.
CONSIGLIATO: perché no?
VOTO: 6,5

giovedì 28 gennaio 2010

UN LIBRO UN FILM_ STARSHIP TROOPERS

Leggermente preso dal periodo-esami ma così finisco il percorso su Starship Troopers.


Ci sarebbe da dividere questa recensione in due parti.

Quel che penso del libro a se stante.
Il libro di Robert A. Heinlein datato 1959 è esattamente il tomo di fantascienza che ti aspetti edito dalla Nord, quella simpatica casa editrice i cui libri si trovano a milioni negli scaffali della fantascienza usata solitamente di colore argentato o dorato (vengo a sapere ora che i volumi dorati sono i classici e quelli argentati i contemporanei).
Tomi (il cui autore non compare quasi mai sulla costa del libro per motivi a me oscuri) spesso illeggibili se non dannosi per l’intelligenza umana: avventure spaziali americane tipiche degli anni ’50 con eroi e cowboy spaziali che combattono contro creature improbabili ma sempre e comunque cattivissime per salvare una donna o un’intera nazione-pianeta-galassia.
Prendete Conan di Howard, un film di cowboy degli anni ’40, qualche futuribile e ridicola arma spaziale e metteteli in un bel frullatore: ecco un buon (???) libro dorato per la Nord.
Starship Troopers a queste caratteristiche fondamentali aggiunge un sottotesto di critica alla nostra società odierna, una critica ai metodi spesso troppo indulgenti verso i criminali e al cosiddetto diritto di voto universale portata avanti con argomenti validi che fanno pensare a un’ idea politica decisamente contrastante con quella dei nostri tempi.
Quel che Heinlein vuol far comprendere è che la sua società futura non è una società fintamente utopica come quella di Huxley ne “Il mondo nuovo” ma un serio progresso della democrazia dei nostri tempi.
Ora immaginatevi 350 pagine.
Di queste 350 pagine una cinquantina dedicate alla descrizione di questa società del futuro e alla sua politica e le restanti 300 da addestramenti (la parte più interessante) e infinite battaglie contro aracnidi e esseri oblunghi con descrizioni particolareggiate dei movimenti dell’esercito e delle decisioni spettanti ai comandanti, tenenti, sergenti, soldati semplici e così via.
Ora.
Al di là del fatto che per chi non ha mai avuto nozioni militari (e non si è mai interessato ad averne) è abbastanza delirante comprendere i vari gradi di comando e i vari schieramenti in battaglia, ci si può concentrare per 20 pagine sulla descrizione di una tuta potenziata usata per combattere?
Può anche essere stata un idea innovativa, geniale e ben sviluppata tanto da aggiudicarsi un premio Hugo nel ‘59 ma sinceramente oggi è qualcosa di quantomeno pesante se non ridicolo (si legga idea invecchiata male).
Sento che se leggessi un libro di cucina oggi non vorrei soffermarmi per 20 pagine sulla descrizione di una patata geneticamente modificata da usare in futuro per migliorare il mio riso con patate.
Poi magari, forse, molto probabilmente, nel futuro tutti useranno la patata geneticamente modificata per il loro riso con patate e ne tesseranno le lodi (di forma oblungamente perfetta, senza un baffo e deliziosa al palato) ma comunque si, sono noiosamente inutili queste avveniristiche 20 pagine sulla PGM.
Insomma il libro di Heinlein è sicuramente un libro ben scritto e su questo non si discute, che scorre via velocemente come nessun tomo della Nord è in grado di fare (almeno tra i letti) e presenta anche spunti interessanti su un’ ipotetica società militarizzata del futuro ma si ferma appunto a ottimi spunti che non vengono sviluppati a sufficienza rispetto ad una trama principale fatta di battaglie alla lunga frangipalle.
Quel che penso del libro rispetto al film.
Ho già parlato a lungo della trilogia di Starship Troopers cinematografica (di cui solo la prima pellicola si ispira esplicitamente al romanzo di Heinlein) quindi cercherò di non dilungarmi troppo concentrandomi giusto su pochissimi aspetti.
La società utopica di Heinlein è in Verhoeven una società falsamente utopica e il regista non fa altro che ripeterlo ossessivamente con i vari video di propaganda fascio-militare sparsi per tutto il film.
Sarà una lettura sballata di Verhoeven, sarà una volontaria rilettura, fatto sta che sembra davvero di stare di fronte a due società simili nei fatti ma opposte nell’idea che vogliono trasmettere.
Discorso diverso per l’esercito: se i fanti sono in entrambi i casi carne da macello, quello che Heinlein sottolinea più volte è il numero eccessivo di volontari che invece a Verhoeven non sembrano bastano mai.
L'esercito-bordello in cui uomini e donne si lavano e si strusciano insieme non era esattamente l’idea dello scrittore che fa della mancanza del sesso femminile una delle “malattie” di questi uomini superaddestrati.
Infine le tute potenziate.
Heinlein ne parla per 20 pagine approfonditamente, ne descrive ogni minuzia e durante ogni battaglia tiene a precisare come questa guerra del futuro sia molto diversa da quella di oggi grazie ad esse.
Va bene, Heinlein esagera nel descriverle e nel farle notare ad ogni possibile frangente ma a Verhoeven ste benedette tute potenziate cosa avranno fatto di male?
Forse nel ’97 non c’erano effetti visivi sufficienti, forse non gli sembravano importanti, forse semplicemente gli stavano in culo ma perché eliminarle del tutto dal film per poi farle comparire (in una versione moooolto personalizzata e tamarra) nel terzo film (di cui Verhoeven è produttore) che, se possibile, a livello visivo è ancora peggio?
Ruggeri cantava “Mistero!”
AUTORE: Robert A. Heinlein
ANNO: 1959
GENERE: Fantascienza
VOTO: 6,5
CONSIGLIATO: ai cultori della fantascienza più classica.

NOTA: Al momento di pubblicare controllando su internet scopro che il libro di Heinlein è stato pubblicato dalla Nord, non so se meravigliarmi della mia intuizione o rivalutare un poco la bistrattata Nord.

sabato 16 gennaio 2010

AVATAR

Finalmente.

C'è poco da dire.
3Damente parlando (così Cameron quando legge è contento se lo metto al primo posto) siamo a livelli improponibili rispetto al presente.
È come se 18 anni fa qualcuno avesse reso credibile un personaggio che si scioglieva e si ricreava come se nulla fosse.
Come se con 4 milioni di dollari e 36 giorni a disposizione sul finire degli anni ’80 potessi fare un film di fantascienza credibile.
Come se nel ’97 uno potesse ricreare un transatlantico in scala 1 a 1 spendendo 200 milioni di dollari e andare ancora in attivo di centinaia e centinaia di milioni dollari.
Ecco è un po’ una cosa così..
Non siamo al luna park, Cameron se ne sbatte di oggetti che ti vengono addosso e corse folli su carrellini da minatori, ti prende la testa e te la immerge in una vasca da cui non vorresti mai riemergere.
Si, graficamente parlando è una rivoluzione.
Storicamente parlando siamo sui livelli di un “Pocahontas”, “Battaglia per la terra”, “Braveheart” e chi più ne ha più ne metta.
Leggasi: uomo del popolo X che entra nel popolo Y per studiarlo e distruggerlo ma infine se ne innamora e comprende che il popolo bastardo è X, non Y.
No Cameron, non è assolutamente niente di nuovo, nemmeno il fatto che noi umani siamo alieni è innovativo (tanto per dirne uno recente “Placet 51”).
Si Cameron, è sempre una storia esaltante non posso darti torto.
Personaggisticamente parlando siamo dalle parti delle accette.
La dove i personaggi son tratteggiati col machete e persino il protagonista viene trascurato per far spazio a Pandora.
Pandoristicamente parlando: Sbav (Si veda Ratman per traduzione di sbav).
Fantascientificamente parlando: luce dei miei occhi.
Un “District 9” avrà una storia molto più innovativa, un “Terminator Salvation” sarà molto più apocalittico, Un “Il mondo dei replicanti” avrà un protagonista molto meglio tratteggiato ma un fan di fantascienza, fantasy e fantasia in generale non può che inginocchiarsi e sbavare ettolitri di bava fumante per tanto spettacolo chiuso in 2 e 40.
E ne vorresti ancora di più.
Vorresti vedere come vive il popolo del mare.
E quello delle pianure.
E scoprire ancora di più le montagne fluttuanti.
E esplorare tutta Pandora.
E cosa mangiano i Na’vi.
E qual è la loro storia.
E chi sono i loro antenati.
E com’è strutturata la loro famiglia.
E come vanno in bagno.
Ti prego Cameron.
Ancora.

REGIA: James Cameron
GENERE: fantascienza, fantasy.
ANNO: 2010
UNA PAROLA: portatevi un bavagliolo per la bava.
VOTO: 10-